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	<title>Giuseppe Lucci Archives - InsideOver</title>
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	<title>Giuseppe Lucci Archives - InsideOver</title>
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		<title>Raffinerie, cavi, algoritmi: le infrastrutture europee nel mirino</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/raffinerie-cavi-algoritmi-le-infrastrutture-europee-nel-mirino.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2025 05:11:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="805" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/oil-refinery-3713276_1280.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/oil-refinery-3713276_1280.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/oil-refinery-3713276_1280-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/oil-refinery-3713276_1280-1024x644.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/oil-refinery-3713276_1280-768x483.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/oil-refinery-3713276_1280-600x377.jpg 600w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>L’Europa dorme su una polveriera. Mentre le cancellerie discutono di transizione digitale e Green Deal, attori ostili stanno metodicamente testando la tenuta del nostro sistema nervoso centrale: le infrastrutture critiche. Non si tratta di un’ipotesi, ma di un collaudo strutturale eseguito con precisione militare. 20 ottobre 2025. Ploiești, Romania; Százhalombatta, Ungheria. Due raffinerie cruciali, ancora &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/raffinerie-cavi-algoritmi-le-infrastrutture-europee-nel-mirino.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="805" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/oil-refinery-3713276_1280.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/oil-refinery-3713276_1280.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/oil-refinery-3713276_1280-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/oil-refinery-3713276_1280-1024x644.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/oil-refinery-3713276_1280-768x483.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/oil-refinery-3713276_1280-600x377.jpg 600w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>L’Europa dorme su una polveriera. Mentre le cancellerie discutono di transizione digitale e Green Deal, attori ostili stanno metodicamente testando la tenuta del nostro sistema nervoso centrale: le infrastrutture critiche. </p>



<p>Non si tratta di un’ipotesi, ma di un collaudo strutturale eseguito con precisione militare. <strong>20 ottobre 2025. <a href="https://it.insideover.com/politica/romania-e-ungheria-esplosioni-nelle-raffinerie-del-petrolio-russo-come-il-nord-stream-attentati-contro-leuropa.html">Ploiești, Romania; Százhalombatta, Ungheria.</a> Due raffinerie cruciali,</strong> ancora <strong>dipendenti dal greggio di Mosca,</strong> saltano in aria quasi simultaneamente. Le autorità liquidano l&#8217;accaduto come incidenti tecnici, ma la coincidenza temporale e settoriale nega la fatalità. Il messaggio è cinetico: le <strong>infrastrutture dell&#8217;Est, cordone ombelicale dell&#8217;oleodotto Druzhba, sono ostaggi geopolitici.</strong> </p>



<p>Colpirle significa paralizzare l&#8217;avversario senza oltrepassare la soglia dell&#8217;Articolo 5 della NATO. È la dottrina della guerra ibrida nella sua forma più pura: infliggere danni reali mantenendo una ‘plausibile negabilità’.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fronte sommerso .</h2>



<p>Mentre gli occhi erano puntati sulle fiamme a Est, l&#8217;Atlantico si surriscaldava. Tra il 20 e il 25 novembre, la nave oceanografica russa Yantar ha violato le acque tra Irlanda e Regno Unito. Ufficialmente impegnata in ‘ricerche scientifiche’, la Yantar ha in realtà condotto manovre aggressive sui cavi sottomarini, spina dorsale della connettività transatlantica. </p>



<p>L&#8217;equipaggio non si è limitato solo ad osservare i fondali marini, ha utilizzato anche puntatori laser per accecare i ricognitori britannici, testando i tempi di reazione della NATO. Non si tratta di una nave qualunque, la Yantar è dotata di sommergibili operativi fino a 6.000 metri di profondità. La Yantar è il braccio operativo del GUGI, la divisione più segreta della Difesa russa. La strategia è quella della tenaglia: nel Baltico sabotaggi grezzi tramite ancore commerciali; nell&#8217;Atlantico, ricognizione ad alta tecnologia per preparare il campo di battaglia sottomarino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra algoritmica</h2>



<p>La minaccia più letale, tuttavia, non ha scafo né bandiera. Lo scorso settembre, <strong>operatori cinesi hanno armato Claude</strong>, un sistema di intelligenza artificiale avanzata, scatenandolo contro trenta obiettivi strategici occidentali. Non è stato un semplice hacking: l&#8217;Intelligenza Artificiale (IA) ha gestito in autonomia il 90% della kill chain: scansione, identificazione delle falle, scrittura ‘automatica’ di codice malevolo. </p>



<p>Il fattore umano è ormai il collo di bottiglia. L&#8217;IA comprime mesi di intrusioni in poche ore, eseguendo migliaia di operazioni al secondo. È un cambio di paradigma che rende obsolete le difese tradizionali: la velocità dell&#8217;offesa ha superato la nostra capacità cognitiva di risposta.</p>



<p>Raffinerie in fiamme, cavi sottomarini mappati dal nemico, reti penetrate da algoritmi. Non si tratta di eventi isolati, ma di vettori convergenti di un&#8217;unica strategia di attrito proveniente da più direzioni. L&#8217;obiettivo non è la distruzione immediata, ma la dimostrazione della nostra impotenza. L&#8217;Europa ha costruito la sua prosperità sull&#8217;interconnessione. Oggi, quella complessità è il nostro tallone d&#8217;Achille. Se non iniziamo a trattare energia, spazio, dati e difesa come un unico dominio di sicurezza nazionale, non rischiamo solo un blackout o una crisi petrolifera. Rischiamo la democrazia.</p>
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		<title>La minaccia strategica dei blackout in un mondo che va ad elettricità</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/la-minaccia-strategica-dei-blackout-in-un-mondo-che-va-ad-elettricita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 May 2025 09:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Blackout]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza energetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1362" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-1536x1022.jpg 1536w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Non ci pensiamo quasi mai, eppur viviamo tutti immersi in un flusso continuo di energia elettrica. È qualcosa che diamo per scontato, ma che alimenta ogni aspetto della nostra vita: illuminazione, cellulari, frigoriferi e treni che prendiamo ogni giorno. In poche parole, dipendenza totale dall’elettricità! Le reti elettriche non sono semplici infrastrutture tecniche, sono in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/la-minaccia-strategica-dei-blackout-in-un-mondo-che-va-ad-elettricita.html">[...]</a></p>
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<p>Non ci pensiamo quasi mai, eppur <strong>viviamo tutti immersi in un flusso continuo di energia elettrica.</strong> È qualcosa che diamo per scontato, ma che alimenta ogni aspetto della nostra vita: illuminazione, cellulari, frigoriferi e treni che prendiamo ogni giorno. In poche parole, dipendenza totale dall’elettricità!</p>



<p>Le reti elettriche <strong><a href="https://it.insideover.com/energia/giuseppe-lucci-le-lezioni-sulla-sicurezza-dal-black-out-in-spagna-e-portogallo.html">non sono semplici infrastrutture tecniche,</a></strong> sono in realtà sistemi incredibilmente complessi, quasi degli ‘organismi viventi’ che pulsano attraverso cavi, interruttori e software.</p>



<p> Queste reti vengono classificate come <strong><em>infrastrutture critiche</em> perché, in fondo, sono la spina dorsale delle nostre economie e della sicurezza nazionale</strong>, ma sotto quella apparente solidità si nasconde una fragilità che deriva dalla loro complessità e dalle interconnessioni sempre più fitte. E quando qualcosa va storto – pensiamo ai grandi blackout – quella fragilità emerge in maniera evidente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida strategica dei blackout</h2>



<p>I blackout come quello italiano del 2003 o quello più recente della Penisola Iberica di aprile 2025, non sono solo incidenti isolati, sono campanelli d&#8217;allarme, dei veri e propri stress test del nostro sistema elettrico. Ci mostrano i limiti di un modello energetico basato sull&#8217;interdipendenza e, allo stesso tempo, ci offrono lezioni preziose.</p>



<p>Per capire davvero questa vulnerabilità, dobbiamo prima affrontare il concetto di complessità: non si tratta solo di avere tanti elementi, ma soprattutto di come questi elementi interagiscono tra loro.</p>



<p><strong>Una rete elettrica è un sistema articolato</strong>: centrali che producono energia, linee ad altissima tensione che la trasportano come autostrade invisibili, reti di distribuzione che la portano nei quartieri, fino ai contatori delle nostre case. Il tutto gestito da una <strong><a href="https://it.insideover.com/tecnologia/il-5g-e-decisivo-per-lefficienza-energetica.html">componente digitale </a></strong>– software, sensori, telecomunicazioni – che rappresenta il &#8220;cervello&#8221; del sistema. Stiamo parlando, insomma, di sistemi dove hardware e software sono legati indissolubilmente.</p>



<p>Ciò che rende questi sistemi così delicati è la loro interconnessione. Ogni componente fa parte di una rete fittissima. A livello continentale, le reti elettriche nazionali sono collegate tra loro, specialmente in Europa. Quest&#8217;intreccio favorisce l&#8217;efficienza e la sicurezza, ma può anche diventare un veicolo per la propagazione del rischio.<strong> Un singolo evento – magari un albero che cade su una linea – può innescare un guasto a cascata</strong>: il fallimento di un elemento sovraccarica gli altri, che cedono a loro volta, creando un effetto domino potenzialmente devastante. In queste situazioni, diventa impossibile identificare una sola causa: quello che vediamo è un comportamento emergente, tipico dei sistemi complessi spinti oltre i loro limiti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lezione italiana: il caso del 2003</h2>



<p>Il blackout del 28 settembre 2003 in Italia ne è un esempio perfetto. Tutto iniziò in Svizzera, quando una linea elettrica ad alta tensione venne a contatto con un albero. Un guasto apparentemente banale, che però trovò terreno fertile in un contesto già fragile.</p>



<p>In quel periodo, l&#8217;Italia dipendeva pesantemente dalle importazioni di energia, soprattutto da Francia e Svizzera. Circa un quarto del fabbisogno notturno era coperto da queste forniture estere. Le linee di interconnessione erano già al limite. Quando la prima linea svizzera cedette, il carico si spostò sulle altre, che si sovraccaricarono in un attimo.</p>



<p>Ma non fu solo un problema tecnico. La gestione della crisi fu un disastro: mancò il coordinamento tra i gestori svizzeri e italiani, e le contromisure arrivarono troppo tardi. Nel giro di pochi minuti, <strong>l&#8217;intera rete italiana si ritrovò isolata dal resto d&#8217;Europa. </strong>Privata del supporto esterno, non riuscì a reggersi da sola. E così, l&#8217;intero sistema collassò. Non fu solo un disagio per i cittadini, ma una lezione geopolitica durissima: dipendere troppo dalle forniture estere, con una rete interna poco resiliente e con una pessima cooperazione internazionale, può trasformarsi in una minaccia seria alla sicurezza nazionale.</p>



<p>Ventidue anni dopo, nell&#8217;aprile 2025, <strong><a href="https://it.insideover.com/societa/el-dia-del-apagon-il-blackout-della-spagna-visto-da-dentro.html">la Penisola Iberica ha vissuto una crisi simile,</a></strong> ma in un contesto profondamente cambiato. Spagna e Portogallo erano diventati leader nelle energie rinnovabili, in particolare solare ed eolico. Questa transizione, fondamentale per combattere il cambiamento climatico, ha però introdotto nuove criticità: la produzione è intermittente, difficile da prevedere e gestire, e la connessione tramite inverter riduce l&#8217;inerzia del sistema, rendendolo più vulnerabile agli squilibri.</p>



<p>Un altro punto debole era la limitata interconnessione con il resto d&#8217;Europa. La Penisola Iberica era, di fatto, un&#8217;isola energetica. Quando si è verificata una perdita improvvisa di produzione – forse per un guasto tecnico, forse per una debolezza strutturale –<strong> il sistema ha ceduto. È crollato tutto.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Le cause del blackout iberico</h2>



<p>All&#8217;inizio si è escluso un attacco informatico, ma l&#8217;incertezza sulle cause e l&#8217;apertura di un&#8217;indagine per possibile sabotaggio hanno riportato al centro l&#8217;importanza della cybersecurity. La crescente digitalizzazione delle reti crea nuove opportunità, ma<strong> ci espone anche a rischi imprevisti. </strong>Senza investimenti adeguati in flessibilità, stoccaggio e sicurezza, la transizione energetica rischia di esporci a nuove vulnerabilità strategiche.</p>



<p>I blackout non sono solo questioni tecniche. Sono eventi che mettono in discussione la nostra capacità di garantire la stabilità di uno dei pilastri della civiltà contemporanea. L&#8217;intero funzionamento della società – dall&#8217;economia ai trasporti, dalla sanità alle comunicazioni, fino alla difesa – dipende dall&#8217;energia elettrica. Un blackout prolungato non è un semplice fastidio: è una crisi sistemica, con potenziali conseguenze disastrose su scala nazionale.</p>



<p>Nel 2020, un attacco informatico ha colpito i centri di controllo della rete elettrica indiana, mostrando quanto il cyberspazio possa minacciare concretamente infrastrutture critiche e sicurezza nazionale.</p>



<p>Anche eventi apparentemente lontani dal settore energetico, come il <strong>blocco del Canale di Suez </strong>nel 2021, ci ricordano quanto sia pericoloso un chokepoint. Un singolo intoppo in un punto strategico può generare effetti a catena, bloccare milioni di tonnellate di merci, mettere in crisi le filiere produttive e causare perdite enormi.<strong> Le reti elettriche funzionano con logiche simili:</strong> sono fragili proprio perché sono interconnesse.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Proteggere le infrastrutture critiche</h2>



<p>In uno scenario geopolitico sempre più instabile, le infrastrutture critiche possono diventare strumenti di potere. Controllare, proteggere &#8211; o colpire &#8211; una rete elettrica significa influenzare profondamente la capacità di una nazione di resistere o reagire.</p>



<p>Se la complessità è una caratteristica intrinseca delle reti elettriche, allora la resilienza diventa la risposta strategica. Resilienza non significa evitare ogni rischio, ma accettare l&#8217;incertezza, prepararsi agli imprevisti e creare sistemi capaci di assorbire gli urti, adattarsi e riprendersi.</p>



<p>Per fortuna, già da qualche anno si sta rivedendo il paradigma stesso della sicurezza elettrica: non più solo prevenzione del guasto (secondo la logica ingegneristica del criterio N-1), ma <strong>capacità di gestione dinamica, sistemica,</strong> basata sull&#8217;osservazione delle interdipendenze e delle dinamiche emergenti. Tuttavia, la strada verso una vera resilienza infrastrutturale resta ancora lunga, poiché gli investimenti massicci nelle reti di trasmissione e distribuzione &#8211; pur rappresentando un punto di partenza fondamentale &#8211; dovranno essere accompagnati da una trasformazione culturale e organizzativa che permetta di abbracciare pienamente la complessità sistemica che caratterizza le nostre arterie energetiche nel contesto geopolitico contemporaneo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/la-minaccia-strategica-dei-blackout-in-un-mondo-che-va-ad-elettricita.html">La minaccia strategica dei blackout in un mondo che va ad elettricità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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