<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Giovanni Maria Visconti Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/autore/giovanni-maria-visconti/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/autore/giovanni-maria-visconti</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 05 Dec 2019 10:23:41 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Giovanni Maria Visconti Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/autore/giovanni-maria-visconti</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Khan e Trump: un nuovo inizio nelle relazioni tra Pakistan e Stati Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/khan-e-trump-un-nuovo-inizio-nelle-relazioni-tra-pakistan-e-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Aug 2019 11:32:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=221177</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="939" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10058924-1-e1564918318371.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10058924-1-e1564918318371.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10058924-1-e1564918318371-300x147.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10058924-1-e1564918318371-768x376.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10058924-1-e1564918318371-1024x501.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>All&#8217;indomani della sua elezione a presidente, Donald Trump ha assunto verso la Repubblica Islamica del Pakistan un atteggiamento decisamente più risoluto rispetto a quello dei suoi predecessori Bill Clinton, George W. Bush Jr. e Barack Obama. Nonostante i dubbi sulle relazioni tra il governo e i servizi segreti pakistani da un lato e Osama bin &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/khan-e-trump-un-nuovo-inizio-nelle-relazioni-tra-pakistan-e-stati-uniti.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/khan-e-trump-un-nuovo-inizio-nelle-relazioni-tra-pakistan-e-stati-uniti.html">Khan e Trump: un nuovo inizio nelle relazioni tra Pakistan e Stati Uniti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="939" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10058924-1-e1564918318371.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10058924-1-e1564918318371.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10058924-1-e1564918318371-300x147.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10058924-1-e1564918318371-768x376.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10058924-1-e1564918318371-1024x501.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>All&#8217;indomani della sua elezione a presidente, <strong>Donald Trump</strong> ha assunto verso la Repubblica Islamica del Pakistan un atteggiamento decisamente più risoluto rispetto a quello dei suoi predecessori Bill Clinton, George W. Bush Jr. e Barack Obama.</p>
<p>Nonostante i dubbi sulle relazioni tra il governo e i servizi segreti pakistani da un lato e Osama bin Laden e diversi gruppi estremisti islamici dall&#8217;altro, nel 2016 Barack Obama, che pure ha evitato di visitare il Pakistan nei suoi due viaggi in Asia meridionale, ha infatti concesso al Pakistan aiuti per 860 milioni di dollari. Trump, al contrario, nei primi mesi della sua presidenza, ha pubblicamente accusato il Pakistan di non contribuire sufficientemente al processo di pace in Afghanistan e di ospitare sul suo territorio gruppi estremisti islamici. Quest’ultima accusa, in particolare, aveva già causato in passato altre rotture tra gli Stati Uniti e il Pakistan, nonostante i ripetuti episodi di cooperazione quali la partecipazione del Pakistan nella Seato (1954-1972) e la mediazione del Pakistan tra gli Stati Uniti di Nixon e la Repubblica Popolare Cinese durante la Guerra Fredda, in preparazione alla visita di Nixon in Cina del 1972.</p>
<p>Gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 e la Guerra in Afghanistan iniziata nello stesso anno e tuttora in corso avevano tuttavia portato i due paesi ad instaurare una stretta cooperazione per riportare la stabilità nel paese, che confina a oriente con lo stesso Pakistan. Trump ha invece deciso di agire energicamente in un momento critico per il Pakistan e per il suo primo ministro, <strong>Imran Khan</strong>. Il paese si trova infatti in una difficile situazione dal punto di vista economico e politico a causa di un significativo rallentamento della crescita con un conseguente calo di consenso interno e a causa della ripresa dell’offensiva talebana in Afghanistan in seguito al ritiro della maggior parte delle truppe americane e Nato nel 2014.</p>
<h2>La visita di Khan</h2>
<p>Il 22 luglio 2019, Imran Khan si è recato in visita a Washington, dove ha incontrato, tra gli altri, il Presidente Trump, il Segretario di Stato Mike Pompeo, Nancy Pelosi, speaker della Camera dei Rappresentanti, e i vertici del Pentagono. Non si è trattato di una semplice visita di cortesia, ma della prima mossa da parte di Khan per tentare di migliorare le relazioni bilaterali tra il suo paese e gli Stati Uniti, significativamente peggiorate, come abbiamo visto, in seguito all&#8217;elezione di Trump nel 2017. Secondo molti osservatori, tra cui Michael Kugelman del Wilson Center, la priorità di Khan sarebbe far riprendere la crescita economica anche grazie al sostegno statunitense. Il Pakistan ha infatti significativamente aumentato la sua esposizione debitoria verso Cina e Arabia Saudita e ha richiesto, ottenendolo, un prestito di circa 6 miliardi di dollari dal <strong>Fondo monetario internazionale</strong>.</p>
<h2>L’annunciata visita di Trump</h2>
<p>Trump si è dimostrato soddisfatto dell’incontro con Khan, giudicando positivamente lodando gli sforzi del Pakistan nel portare i talebani al tavolo della trattative che si stanno svolgendo a Doha, in Qatar. Il Presidente americano avrebbe persino lodato i media pakistani, dichiarando di preferire i giornalisti pakistani a quelli americani. Tutto ciò dopo aver aspramente criticato il Pakistan e la sua leadership e dopo aver ridotto gli aiuti economici americani. Trump ha più volte sorpreso l’opinione pubblica internazionale e i professionisti di politica e diplomazia col suo stile non proprio “canonico” e con dei repentini cambi di opinione e di strategia. Questo nuovo colpo di scena non è senza ragione: se, come afferma ancora Kugelman, Trump non ha a cuore la situazione economica del Pakistan, egli ha invece un forte interesse nella conclusione della guerra in <strong>Afghanistan</strong>, una delle sue più importanti promesse elettorali.</p>
<p>Per mettere fine al conflitto, Trump ha bisogno della mediazione del Pakistan e soprattutto necessita che il Pakistan cessi di sostenere alcuni gruppi di estremisti islamici che trovano all&#8217;interno del suo territorio un rifugio sicuro. Si spiega dunque la volontà di Trump di considerare la concessione di 1.3 miliardi dollari di aiuti per il Pakistan e una sua visita personale nella repubblica islamica, la prima visita di un Presidente americano da quella di George W. Bush Jr., nell&#8217;ormai lontano 2006. Obama non si è infatti mai recato in Pakistan, pur avendo visitato ben 2 volte sia l’Afghanistan che l’India, con grande preoccupazione di Islamabad.</p>
<h2><em>Do ut des</em></h2>
<p>La visita di Khan negli Stati Uniti e la prossima visita di Trump in Pakistan sono certamente un duplice successo per il premier pakistano Khan, bisognoso di dollari e di consenso interno, come anche sottolineato da Syed Hassan Akbar del Jinnah Institute di Islamabad. Inoltre Khan, a soli quattro giorni dalla sua visita a Washington, ha già ottenuto 125 milioni di dollari per fornire supporto tecnico ai suoi F-16. Trump, per il momento, guadagna solo ulteriori promesse da parte del Pakistan nella speranza di sbloccare le trattative per l’Afghanistan e portare i talebani al cessate il fuoco, permettendo così l’agognato ritiro totale delle truppe americane ed occidentali. Ma anche il “successo” di Khan va ridimensionato: il Pakistan deve dimostrarsi un buon partner con risultati tangibili nelle trattative coi talebani. Questi ultimi non hanno però alcun interesse a trattare col governo afghano, per il momento escluso dalle trattative che si stanno svolgendo a <strong>Doha</strong> tra americani e talebani. Questo perché in seguito al ritiro della maggioranza delle forze americane dall&#8217;Afghanistan a fine 2014, la loro influenza non ha fatto altro che crescere, a spese del governo di Kabul, che si presenta dunque come un interlocutore debole.</p>
<h2>Ostacoli insormontabili?</h2>
<p>Le possibilità di Islamabad di garantire un cessate il fuoco in Afghanistan appaiono limitate. Inoltre, sembra improbabile che il Pakistan possa mettere fine ai suoi rapporti con alcuni gruppi estremisti islamici come la Rete Haqqani e Lashkar-e-Taiba. Tali gruppi sono infatti fondamentali per sostenere gli interessi pakistani non solo in Afghanistan, ma anche nel <strong>Kashmir</strong>, dove dal lontano 1947 infuria un conflitto tra India e Pakistan. Il supporto di questi gruppi appare tanto più necessario quanto più gli Stati Uniti si mostrano vicini all&#8217;India, rivale storico del Pakistan. La prospettiva di una visita di Trump in Pakistan preoccupa non a caso il gigante asiatico: secondo Manoj Joshi dell’Observer Research Foundation di Nuova Delhi, la precedente “ostilità” americana verso il Pakistan rafforzava la posizione internazionale indiana. Pochi giorni fa, il governo indiano, che è sempre stato avverso ad interventi esterni nel conflitto in Kashmir, ha comunicato che il premier indiano <strong>Narendra Modi</strong> non ha mai richiesto la mediazione di Trump nel conflitto, smentendo così quanto dichiarato dal Presidente americano. Resta inoltre il problema della tradizionale vicinanza tra Cina e Pakistan in funzione anti-indiana, altro ostacolo nella ripresa delle relazioni tra Islamabad e Washington, da tempo più vicina a Nuova Delhi.</p>
<p>Trump ha affermato, durante l’incontro con Khan, che gli basterebbe una sola settimana per mettere fine alla guerra in Afghanistan, ma che non vuole cancellare il paese dalla faccia della terra, suscitando tra l’altro la dura reazione dell’Iran e di funzionari del governo afghano. In realtà tal caso, il Presidente non potrà risolvere la questione con i soliti colpi di scena e dovrà dedicarvi ben più di una settimana e pianificare con molta attenzione la sua visita in Asia meridionale. Nel frattempo, le elezioni del 2020 sono sempre più vicine e la politica internazionale ha più volte influenzato l’esito elettorale, rendendo necessario un successo in politica estera nel breve periodo. Successo che, però, salvo sorprese nella visita del Presidente in Pakistan, appare improbabile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/khan-e-trump-un-nuovo-inizio-nelle-relazioni-tra-pakistan-e-stati-uniti.html">Khan e Trump: un nuovo inizio nelle relazioni tra Pakistan e Stati Uniti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Dragone nella Neve: lo scontro tra Cina e Russia per la Siberia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cina-siberia-russia-scontro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jul 2019 06:40:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Siberia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=215761</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1133" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8486501-e1564036852488.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8486501-e1564036852488.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8486501-e1564036852488-300x177.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8486501-e1564036852488-768x453.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8486501-e1564036852488-1024x604.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non è semplice comprendere quanto grande sia la Siberia, un’immensa regione geografica situata nell’Eurasia nordorientale. Si estende per un’area di circa 13 milioni di chilometri quadrati tra gli Urali e il Pacifico. Dal 17esimo secolo, la Russia ha gradualmente imposto il suo controllo sulla regione, che oggi costituisce ben il 77% dell’intero territorio della Federazione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cina-siberia-russia-scontro.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cina-siberia-russia-scontro.html">Il Dragone nella Neve: lo scontro tra Cina e Russia per la Siberia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1133" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8486501-e1564036852488.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8486501-e1564036852488.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8486501-e1564036852488-300x177.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8486501-e1564036852488-768x453.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8486501-e1564036852488-1024x604.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Non è semplice comprendere quanto grande sia la <strong>Siberia</strong>, un’immensa regione geografica situata nell’<strong>Eurasia</strong> nordorientale. Si estende per un’area di circa 13 milioni di chilometri quadrati tra gli Urali e il Pacifico. Dal 17esimo secolo, la <strong>Russia</strong> ha gradualmente imposto il suo controllo sulla regione, che oggi costituisce ben il <strong>77%</strong> dell’intero territorio della Federazione Russa, pur ospitandone solamente poco più del <strong>25%</strong> della popolazione, 36 milioni di abitanti su 146,8 totali (Crimea inclusa). Per comprendere la sproporzione tra la popolazione e l’estensione di questa gigantesca area geografica, è sufficiente pensare che se la Siberia fosse una nazione indipendente e separata dalla Russia europea, sarebbe comunque il più grande paese al mondo per estensione, ma solo il 35esimo per popolazione. Ma la Siberia ha un’altra qualità fondamentale: la ricchezza di risorse naturali, come acqua, terre coltivabili, legname, gas e petrolio. Infine, la Siberia ha per secoli costituito un punto di passaggio tra oriente ed occidente: controllando la Siberia insieme alla sua parte europea, la Russia si trova infatti a confinare, tra gli altri, sia con la Norvegia che con la Corea del Nord, distanti più di 7500 chilometri l’una dall&#8217;altra.</p>
<h2>Russia, ma anche Cina</h2>
<p>Un altro colosso geopolitico guarda con interesse a questa terra: la <strong>Repubblica popolare cinese</strong>. Ciò non deve sorprendere e non rappresenta certo una novità. Dal 17esimo secolo, le due potenze si sono confrontate e hanno combattuto per il controllo di questa regione. Nel solo 20esimo secolo, si possono contare almeno due conflitti principali incentrati su questioni legate al confine tra i due paesi, nel 1929 e, soprattutto, nel 1969, a seguito della rottura sino-sovietica verificatasi a cavallo degli anni ‘50 e ‘60. Solo la crisi prima e la disintegrazione poi dell’Unione Sovietica hanno portato a una demilitarizzazione del confine. Nel 1991, uno degli ultimi trattati internazionali firmati dall&#8217;Urss riguardava proprio la questione del confine sino-sovietico.</p>
<p>In seguito alla disintegrazione dell’Unione Sovietica, le trattative proseguirono e il trattato fu ratificato dalla Cina e dalla neonata Federazione russa nel febbraio del 1992. Questo era però solo l’inizio di un processo così lungo e difficoltoso da essersi concluso solo nel 2005, con la ratifica dell’ultimo trattato dedicato alla sistemazione del confine sino-russo. Le ragioni dell’interesse cinese per la Siberia sono numerose e vanno ben oltre il semplice prestigio e la sistemazione dei torti subiti in seguito alla firma dei cosiddetti “trattati ineguali” estorti dalla Russia e da altre potenze occidentali, oltre che dal Giappone, tra il 19esimo e il 20esimo secolo. In ogni caso, Pechino sembra avere, come spesso accade, una visione estremamente pragmatica e di lungo termine.</p>
<h2>Risorse</h2>
<p>È facile pensare alla Siberia come a un gigantesco deserto freddo, vuoto e inospitale, ma la regione è in realtà un gigantesco bacino di risorse: terre coltivabili, legname, cibo, minerali, gas e petrolio sono solo alcuni esempi. Non a caso, la Russia è oggi il principale fornitore di petrolio della Cina, la cui domanda non fa che aumentare. Nel 2019 è entrato in funzione il <strong>Power of Siberia</strong>, un gasdotto che trasporta il petrolio russo in Cina proprio attraverso la Siberia. Essa dunque non è solo una fonte, ma anche un punto di transito di risorse naturali. In più, con lo scioglimento dei ghiacci, le impervie rotte del Mar Glaciale Artico diventeranno via via più sicure, veloci e redditizie. In considerazione del fatto che quasi metà del Mar Glaciale Artico costeggia la Siberia, si comprende come la regione non farà che guadagnare sempre più importanza nel commercio mondiale, soprattutto per un colosso economico come la Cina.</p>
<h2>Commercio</h2>
<p>Cina e Russia stanno attualmente investendo soprattutto sulle potenzialità della Siberia come rotta commerciale terrestre. La Russia ha dato via all’<strong>Unione Economica Eurasiatica</strong>, per ora limitata ad Armenia, Bielorussia, Kazakhstan Kirghizistan e alla Russia stessa. Al contempo, la Cina sta investendo miliardi di dollari per portare avanti la sua iniziativa per una “nuova via della seta”. Tale iniziativa strategica prevede almeno due rotte commerciali terrestri passanti per la Siberia: il c.d. “corridoio Cina-Mongolia-Russia” e il “nuovo ponte continentale eurasiatico”.</p>
<h2>Demografia</h2>
<p>La Siberia, con soli <strong>36 milioni di abitanti</strong>, è una regione scarsamente popolata. Si calcola che nel bacino dell’Amur, il fiume che marca gran parte del confino sinorusso nella Siberia sudorientale, vivano appena un milione di russi a fronte di 40 milioni di cinesi risiedenti appena oltreconfine. La netta superiorità demografica cinese e il costante bisogno di terre e risorse fornisce un’altra efficace spiegazione alle ambizioni cinesi in Siberia.</p>
<h2>Incontro-scontro fra titani</h2>
<p>La Siberia rappresenta il principale punto di contatto fra Russia e Cina in quanto regione di confine tra le due potenze e punto focale di interessi strategici di lungo termine. Durante la <strong>Seconda Guerra Mondiale</strong>, la regione conobbe uno dei momenti di maggior sviluppo, accogliendo la popolazione e l’industria russa messe al riparo dall’avanzata del Terzo Reich, all’epoca apparentemente inarrestabile. Paradossalmente, la fine della Seconda guerra mondiale rappresentò l’inizio di un rapido processo di deindustrializzazione e depopolamento, con il ritorno a ovest, nella Russia europea, di fabbriche, uomini e donne, specialmente i giovani. Tali fenomeni non si sono arrestati con la perestrojka e la fine dell’Urss, e tra il 1990 e il 2010 il declino demografico non ha fatto che continuare. Al di là del confine, decine di milioni di cinesi bisognosi di terra, risorse e lavoro sono pronti a stabilirsi in questo gigantesco spazio semivuoto. Per la prima volta dall’epoca staliniana con le sue epurazioni, i cinesi si riaffacciano in massa in Siberia. Non è chiaro quanti di loro si trovino già nella regione: alcune fonti ufficiali sostengono che non vi risiedano più di 300mila cinesi, ma c’è chi li quantifica in almeno 1 milione e mezzo.</p>
<p>L’insediamento di cittadini cinesi in Siberia è solo uno dei punti di contatto tra Cina e Russia. Tra la caduta dell’Urss e il 2018 sono stati firmati numerosi e variegati accordi di collaborazione economica e militare (nel bilancio commerciale russo con la Cina, la vendita di materiale bellico è la sola voce in attivo). Il gigante russo, bisognoso di capitali e tecnologie, concede alla Cina di sfruttare le ricche risorse siberiane, arrivando persino a far insediare centinaia di migliaia di cittadini cinesi in territorio russo. Se da un lato la Russia ha avuto un certo successo nel ricostruire un profilo di potenza mondiale proprio a Pechino, guadagnando appoggio contro l’espansione della Nato e l’ingresso nell’<strong>Apec</strong> (Asia-Pacific Economic Cooperation), essa rischia di trovarsi nella posizione di “junior partner” in cui precedentemente aveva tentato di confinare la stessa Cina prima della già citata rottura sino-sovietica.</p>
<p>D’altro canto, l’Occidente ha fatto ben poco per guadagnare la Russia al campo occidentale, consegnandola così al nascente astro cinese, unica fonte di supporto internazionale, tecnologia e capitali. La posizione russa è stata esposta con grande chiarezza dal politologo russo Sergey Alexandrovich Karaganov, capo del Consiglio per la Politica Estera e di Sicurezza. A suo dire, nel 2008 la Russia ha compiuto una decisiva svolta verso Oriente dopo aver guardato all&#8217;Occidente per secoli a partire dal regno di Pietro il Grande, al trono dal 1682 al 1725. Tra il 2012 e il 2013, il presidente Vladimir Putin ha dato vita al Ministero per lo Sviluppo dell’Estremo Oriente e l’Artico, a conferma di tale cambiamento di prospettiva. A coloro che evocano il “pericolo giallo” ricordando le invasioni tataro-mongole del 13esimo secolo, Karaganov ha fatto più volte notare che negli ultimi 5 secoli gli attacchi alla Russia sono sempre venuti da ovest, non certo da est. Egli giunge addirittura a parlare di un’alleanza sino-russa, de facto se non de jure, ma non per questo meno rilevante. Ancora, Karaganov non ha mancato di sottolineare gli errori europei a partire dagli anni 90, che hanno determinato la “svolta ad oriente” della Russia a partire dai primi anni 2000.</p>
<h2>Un futuro incerto</h2>
<p>Un <strong>asse Pechino-Mosca</strong> rappresenterebbe certo un potente blocco in opposizione al cosiddetto ordine globale guidato dagli <strong>Stati Uniti d’America</strong>, unica superpotenza rimasta, ma apparentemente in declino. Tuttavia, proprio dal punto focale di questo potenziale asse, la gigantesca Siberia, sorgono i grandi dubbi sul futuro dell’amiciza sino-russa. Non sono pochi i russi del luogo che si lamentano di essere stati “venduti” alla Cina. Inoltre, la penetrazione cinese non si ferma certo all’oriente russo: il dragone cinese ha saldamente “piantato le zampe anteriori” nell’Asia Centrale, con investimenti per miliardi di dollari. Mosca, in cambio del suo benestare, ha ottenuto l’appoggio internazionale della Cina su molte questioni di estrema importanza, soprattutto per quanto concerne Iran e Siria, oltre che capitali e tecnologie. Sono però in molti a dubitare dell’amicizia tra i due colossi. <strong>John Bolton</strong>, 27esimo Consigliere per la Politica di Sicurezza di Washington, non ha mancato di “incoraggiare” la sinofobia in Russia</p>
<p>. L’ormai anziano ma influente <strong>Henry Kissinger</strong>, affidandosi all’antico adagio “divide et impera” e memore dell’apertura alla Cina in funziona antisovietica nel 1972, vorrebbe ripetere l’exploit, ma in modo inverso: aprire alla Russia in funzione anticinese. Karaganov stesso avrebbe dichiarato che la Russia è disposta a cooperare con la Cina, ma che se questa dovesse avere “ambizioni eccessive”, la Russia sarebbe pronta a fare fronte comune con India, Turchia, l’Unione Europea e persino con gli stessi Stati Uniti per mettere un freno a Pechino. Molto dipende, a questo punto, dal futuro della lontana Siberia e dalla capacità occidentale di riguadagnare la fiducia russa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cina-siberia-russia-scontro.html">Il Dragone nella Neve: lo scontro tra Cina e Russia per la Siberia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 58/138 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-09-12 00:05:52 by W3 Total Cache
-->