Israele verso il voto, manifestazioni contro Netanyahu
A Hebron, in Cisgiordania occupata, centinaia di famiglie palestinesi sono costrette a lasciare le loro case nel cuore della notte, a piedi e con una sola borsa ciascuna.
I soldati israeliani circondano i quartieri di al-Jalda e Ein Deir Bahha e ordinano ai residenti di andarsene con gli altoparlanti e con messaggi su Telegram. Nelle zone di Farsh al-Hawa e Abu Katila, secondo fonti locali, le famiglie cacciate sono circa 250 e non possono usare l’auto.
A Farsh al-Hawa i bulldozer abbattono un palazzo di tre piani, i negozi vicini e parte di una fabbrica, e spianano circa 7.000 metri quadrati di terreno. Agli abitanti del palazzo i soldati lasciano cinque minuti per portare via quello che possono, riferisce Al Jazeera.
Il 23 ottobre, secondo l’esercito israeliano, due palestinesi di 27 anni hanno aperto il fuoco su un battaglione di riservisti vicino a Hebron e hanno ucciso due soldati. I due palestinesi sono stati uccisi dopo uno scontro a fuoco di venti minuti.
Poche ore dopo, a quattro giorni dalle elezioni israeliane, il primo ministro Benjamin Netanyahu è arrivato sul posto con il giubbotto antiproiettile e ha ordinato l’assedio della città, che ha più di 200.000 abitanti.
“Prima di tutto agiremo per distruggere questo posto. Perlustreremo casa per casa e useremo metodi aggressivi”, scrive in un post il premier israeliano.
“Il modello del campo profughi di Jenin arriva a Hebron”, ha annunciato il ministro della Difesa Israel Katz.
Nel gennaio 2025 l’operazione Muro di ferro ha svuotato i campi profughi di Jenin, Tulkarem e Nur Shams e ha fatto sfollare più di 33.000 palestinesi.
Mustafa Barghouti, segretario del partito Iniziativa nazionale palestinese, dice ad Al Jazeera che la chiusura trasforma ogni città e villaggio in una piccola prigione.
Il giornalista palestinese @AbubakerAbed, di Gaza, scrive su X: “Pulizia etnica nella Striscia di Gaza occupata e in Cisgiordania. L’Occidente civilizzato tace”.