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Nvidia entra in Intel al fianco del governo Usa: Washington blinda la filiera tech

Nvidia ha investito 5 miliardi di dollari in Intel, acquisendo quote della storica rivale in difficoltà. Il titolo Intel è volato sulla scorta dell’ingresso della rivale, che completa così un azionariato di sostegno all’azienda con sede nella stessa città, Santa...

Nvidia ha investito 5 miliardi di dollari in Intel, acquisendo quote della storica rivale in difficoltà. Il titolo Intel è volato sulla scorta dell’ingresso della rivale, che completa così un azionariato di sostegno all’azienda con sede nella stessa città, Santa Clara, dove opera il colosso di Jensen Huang, reduce dallo schiaffo cinese e dallo stop di Pechino all’uso dei suoi chip IA nella Repubblica Popolare.

Lo scenario dell’investimento di Nvidia in Intel

La mossa è da intendersi come una risposta alle pulsioni di mercato e degli obiettivi economici e strategici dell’amministrazione americana di Donald Trump, a cui Intel ha deciso gradualmente di adattarsi in una nuova fase segnata dal superamento di una strategia fallimentare che l’ha vista per anni inseguire tanto Nvidia sul design dei chip più avanzati quanto i colossi asiatici come Tsmc e Samsung sulla manifattura, finendo spiazzata su entrambi i fronti.

Il Ceo Lip-Bu Tan ha dunque deciso di sforbiciare i progetti d’espansione europea, di tagliare 25mila posti di lavoro e di rimettere di fatto Intel al servizio della nuova era della manifattura tecnologica a stelle e strisce, valorizzando il ruolo di fabbrica dei chip rispetto all’ormai difficilmente concretizzabile tentativo di competere con campioni come Nvidia sulla scala e le tecnologie richieste per rendere profittevoli gli investimenti della corsa all’intelligenza artificiale.

Salvare Intel è una missione per gli Usa

Intel, che brucia miliardi di dollari di cassa e capitale, ha puntato sulla sua valenza strategica, sull’essere too big to fail in un’epoca in cui Washington ha bisogno di linee produttive, centri di ricerca, filiere per reggere la sfida tecnologica di Pechino. Non è detto che ora diventerà una “fab” di Nvidia, ma sicuramente l’iniezione di capitale e un socio forte di Huang e il suo gruppo aiuteranno a reimpostare le strategie industriali.

La crisi del gruppo di Santa Clara ha chiamato a raccolta il sistema-Paese Usa. Così, prima è arrivato l’ingresso del governo americano nel capitale di Intel, mossa senza precedenti in termini di intervento pubblico, con il Tesoro guidato da Scott Bessent che ha preso il 10% delle quote di Intel convertendo le sovvenzioni del Chips Act in azioni, giocando in sinergia con un altro investitore di eccezione, SoftBank, il fondo giapponese di Masayoshi Son. Poi è giunta la mossa del cavallo di Nvidia, l’azienda più capitalizzata al mondo, intervenuta nella consapevolezza che un flop di Intel danneggerebbe l’intero sistema americano.

Un nuovo passo per il “capitalismo nazionalista”

Parliamo di una manifestazione a tutto campo del capitalismo nazionalista di cui l’amministrazione Trump è propugnatrice. La direttrice è chiara. La sfida sull’Ia è la madre di tutte le partite nel confronto con la Cina; per vincerla, Washington vuole dominare industria e ricerca; a tal fine, il cuore è il progetto Stargate di cui SoftBank è una delle maggiori finanziatrici, che costruirà una serie di data center di cui Nvidia realizzerà unità di calcolo e processori.

Un’azienda manifatturiera come Intel in prospettiva può inserirsi in questo settore, anche considerato il fatto che l’accordo per l’ingresso nel capitale di Nvidia arriva poco dopo lo stop cinese al gruppo di Huang e soprattutto dopo il maxi-accordo da 300 miliardi di dollari di investimento tra Oracle e OpenAI per far decollare Stargate. La partita per moltiplicare la potenza di calcolo, accelerare la corsa allo sfruttamento dell’IA e mettere in campo i frutti della nuova strategia nazionale Usa in riguardo entra nel vivo. E Washington vuole avere tutte le frecce al proprio arco.


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Tra sicurezza economica e sicurezza nazionale

L’espansione dell’attivismo del governo americano e la sinergia tra politica e potentati economici a livello osmotico crea un vero e proprio “Stato Maggiore” della sicurezza economico in cui settore pubblico e privato si compenetrano e sommano.

Con buona pace dei privatizzatori a priori e dei neoliberisti ostili a prescindere all’intervento sinergico degli apparati statuali nell’economia, si può dire che l’ingresso di Nvidia è conseguenza della mossa dell’amministrazione Trump. Con colossi come Intel, in sostanza, la priorità non è da dare al mercato, ma alla sicurezza economica, dominio pienamente integrato nel campo della sicurezza nazionale. A cui anche i titani dell’economia Usa oggi sono chiamati a contribuire.

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