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Nvidia e accidia, il mercato mondiale e l’IA ai piedi di Jensen Huang

La finanza dopo il calo dei titoli dell'intelligenza artificiale, aspettava con ansia i conti di Nvidia, che non ha deluso.
Jensen Huang

L’azienda nata avendo il nome tratto (dal latino) dal peccato capitale dell’invidia e con il tradizionale colore verde associata a questo peccato capitale, una volta di più ha stimolato l’accidia dei mercati, la cui sostanziale inazione è stata sciolta dalla pubblicazione dei numeri trimestrali provenienti da Santa Clara.

La corsa infinita di Nvidia

La finanza mondiale, dopo giorni sull’ottovolante proprio a causa dei titoli dell’intelligenza artificiale, aspettava con ansia i conti di Nvidia, appuntamento trimestrale per capire in che misura la corsa dell’intelligenza artificiale potesse continuare coi ritmi attuali, in che proporzione gli avvertimenti sulla “bolla tech” fossero fondati e, soprattutto, se il gruppo guidato da Jensen Huang avrebbe dato la proverbiale buona notizia per far ripartire le Borse dopo un inizio di novembre turbolento.

Il Ceo di Nvidia Jensen Huang, 62enne fondatore del gruppo nel 1993 e oggi ottavo uomo più ricco del mondo

Les jeux son faits: Nvidia non ha solo soddisfatto le aspettative, ma le ha sovraperformate: in quello che formalmente è il terzo trimestre dell’anno fiscale 2026, finito a ottobre, Nvidia ha presentato ricavi per 57 miliardi di dollari, oltre i 55 delle aspettative, e una crescita del 62% anno su anno trainata dalla domanda crescente di chip di intelligenza artificiale per gli hyperscaler che stanno costruendo data center e accumulando potenza di calcolo. Festeggiano le Borse, con dati in rialzo, ma la questione del crescendo di attenzioni con cui ogni volta Nvidia presenta i conti mostra indubbiamente una problematica strutturale dei mercati.

L’accidia da Nvidia

E qui veniamo all’accidia, all’accidia da Nvidia per la precisione. In sostanza: era chiaro che Nvidia avrebbe presentato risultati soddisfacenti. Qualsiasi dato possa pubblicare il gruppo guidato da Huang, è oggettivamente fuori scala per imprese “normali”: l’azienda ha aumentato del 1.000% la propria capitalizzazione da quando OpenAI ha presentato ChatGpt nel novembre 2022, ha un portafoglio ordini da 500 miliardi di dollari che ne garantisce fatturati e sviluppo ed è regista dell’economia “circolare” fatta di partecipazioni incrociate e contratti tra gruppi volta a far crescere la potenza di calcolo negli Usa.

Dopo aver scommesso 100 miliardi di dollari su OpenAI e aver firmato accordi per fornire i suoi prodotti al gruppo di Sam Altman, Nvidia ha di recente finanziato con 15 miliardi di dollari Anthropic, la sua rivale titolare del sistema di Ia generativa Claude. En passant, Nvidia è oggi un asset strategico per la diplomazia economica e il capitalismo nazionalista di Donald Trump, tanto che anche il New York Times ha sottolineato l’importanza del gruppo di Santa Clara per le strategie della Casa Bianca.

Geopolitica di Nvidia

“I chip dell’azienda hanno inoltre fornito al presidente una potente leva contrattuale con diversi paesi, tra cui Arabia Saudita, Gran Bretagna e Cina e hanno persino svolto un ruolo, mai riportato prima, nelle mediazioni di pace dell’amministrazione tra diverse nazioni”, come quella tra Armenia e Azerbaijan, nota il Nyt, sottolineando che di recente, quando il Kazakstan si è unito agli accordi di Abramo con Israele, “ha anche annunciato un accordo da 2 miliardi di dollari per sviluppare data center di intelligenza artificiale con chip Nvidia”.

Il peso di un colosso tech

Parliamo di un gruppo, dunque, che ha capacità di market mover a prescindere dal suo pur importante peso finanziario. L’azienda più capitalizzata al mondo, prima a sfondare quota 5mila miliardi di dollari di valore, pesa per l’8% di Wall Street, per il 10% dell’indice tecnologico Nasdaq e circa per il 4% dell’intero capitale borsistico mondiale. Ma sono la sua postura nell’economia reale, la sua capacità di penetrazione nelle filiere industriali e la sua forza come attore della globalizzazione tecnologica a fare da fattore trainante.

Insomma, Nvidia è un’azienda fuori scala i cui dati sono usati come proxy della rivoluzione dell’Ia ma anche come “giustificazione” per i mercati, sempre in cerca di positività, per rivendicare buone notizie e spingere un rally borsistico che ha portato i listini ai massimi. Tutto questo crea un paradosso: se i suoi risultati fossero stati sottoperformanti, si sarebbe potuto parlare di una bolla Ia in via di sgonfiamento. Ora che i risultati sono stati brillanti, si potrà parlare di crescita mettendo da parte per ora l’infausta parola “bolla”.

Riparte così il gioco dell’accidia, ovvero di inazione volontaria in mercati cari, costosi e al tempo stesso costellati da una combinazione di avidità crescente da profitti e paura per possibili scossoni, fino alla prossima iniezione di dopamina. Spesso coincidente con l’appuntamento trimestrale con i conti di Nvidia. Azienda divenuta così fuori scala da essere trasformata in punto di riferimento, e così punto di riferimento da far pensare, per ora, a tutti gli investitori che l’intero mercato si possa muovere sul solco e in scia ai suoi risultati operativi.

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