La geopolitica della corsa allo spazio
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Chasing the Infinte, “inseguendo l’infinito”: questo il titolo scelto per il nuovo numero del magazine inglese di Inside Over. Un numero dedicato interamente alla nuova corsa allo spazio, partita geopolitica, economica, scientifica e tecnologica che coinvolge le maggiori potenze del pianeta in una rivalità a tutto campo. Lo spazio è, assieme all’infosfera, uno dei due nuovi domini di confronto e competizione nel contesto di una geopolitica contemporanea sempre più caotica e complessa.

La nuova corsa allo spazio differisce dalla precedente, andata in scena nel pieno della Guerra Fredda e in grado di portare l’uomo a superare limiti atavici dal volo di Gagarin alla passeggiata lunare dell’Apollo 11, per un dato di fatto molto eloquente: è decisamente più muscolare. Certo, sotto il profilo retorico anche la nuova corsa allo spazio è animata da ambiziosi e romantici traguardi scientifici ed esplorativi (con il ritorno dell’uomo sulla Luna e il primo viaggio verso il pianeta rosso nel mirino) ma rispetto alla precedente, andata in scena nel corso della Guerra Fredda, è molto più difficile celare gli interessi particolari di matrice geopolitica, strategica ed economica che sottendono all’impegno dei Paesi nella contesa.



La nuova corsa allo spazio è una partita militare, tecnologica e di intelligence. Il conflitto ucraino ha messo in luce, una volta di più, il ruolo decisivo della sinergia tra servizi segreti, apparati di osservazione della terra e centrali di elaborazione dati sparse sulla Terra. Robert Cardillo, alto funzionario dell’amministrazione Usa, a lungo alla guida della Us Geospatial Intelligence, parla proprio di questo nell’articolo che inaugura il magazine: Cardillo analizza approfonditamente le dinamiche legate all’uso dello spazio per operazioni di intelligence e analisi, sottolineando come sia dovere dei regimi democratici sottoporre la prassi dell’osservazione della Terra alle regole di rispetto delle libertà umane che caratterizzano le nostre società. Aprendo dunque alla possibilità che anche nella gestione dello spazio possa riproporsi l’eterna faglia tra democrazia e autoritarismo.

In relazione alla citata guerra d’Ucraina, l’ingegnere Marcello Spagnulo, analista specializzato in geopolitica dell’esplorazione spaziale e consigliere scientifico di Limes, prosegue analizzando come è cambiata la competizione per le orbite dopo lo scoppio della guerra nell’Est Europa. Anche nello spazio si sono riverberate le rivalità terrestri, segno di una competività che ha travolto anche la natura cooperativa delle relazioni scientifiche costituitesi nello spazio in oltre mezzo secolo. Spagnulo analizza la dinamica della corsa allo spazio del XXI secolo intessendo un interessante paragone tra il dominio dello spazio e il dominio dei mari nel passato: ieri come oggi si tratta di governare le aree ove passano i più strategici flussi economici e informativi per la competizione globale e le dinamiche di potenza.

Non a caso il tema dell’importanza economica dello spazio è direttamente connesso a quello della sua rilevanza geopolitica. José Salgado indica nella nuova corsa allo spazio l’equivalente di una “nuova corsa all’oro”, nelle orbite un Klondike da esplorare. Dalla gestione dei dati al controllo dei flussi di merci e persone sulla Terra per arrivare allo sfruttamento minerario dei corpi celesti, la New Space Economy è realtà e impatta profondamente anche per l’elevato effetto moltiplicatore generato dagli investimenti in tecnologie e impianti del settore aerospaziale. Uno dei cui più importanti ritrovati sono oggi i mini-satelliti in grado di trasmettere il traffico internet, radio o televisivo o di fare da hub per costellazioni più estese. Dal macro al micro: Brian Berger, direttore di Space News, ci guida alla scoperta di questa interessante rivoluzione che nello strato più vicino dell’atmosfera avvicina la partita della nuova corsa allo spazio alle quotidianità delle società più avanzate. Come in terra, così in cielo: la partita per la frontiera infinita è aperta. E nessuno può permettersi di restare indietro.

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