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Tecnologia

La febbre cinese degli AI Token: dentro l’ultima rivoluzione digitale di Pechino

La Cina sta sviluppando un vantaggio competitivo nell’economia dei token AI grazie a costi più bassi ed efficienza.

Li ha designati come ciyuan, utilizzando un termine che affianca “ci“, che in cinese si traduce con “parola“, a “yuan“, ovvero il sinonimo di “valuta“. I token, le unità computazionali che alimentano strumenti di intelligenza artificiale come Claude, ChatGPT e Gemini, sono sempre più importanti per Pechino.

Che cosa sono? Per dirla in parole povere, parliamo di pezzetti di testo, mattoncini, tasselli che un modello di IA utilizza per capire e generare frasi. Consentono agli assistenti virtuali di leggere input, ma anche di generarli e mantenere memoria nelle varie conversazioni. Quindi, più token vengono impiegati e più un dato chatbot o agente Ia sarà in grado di gestire testi lunghi e complessi.

Fatta questa premessa, la notizia riguarda l’ultima rilevazione effettuata da OpenRouter, che monitora queste unità di testo e che ha fotografato una situazione chiara: a partire dallo scorso febbraio, i modelli di IA cinesi, e cioè quelli realizzati da DeepSeek, MiniMax e simili, hanno superato i concorrenti statunitensi in termini di consumo di token. Non è un particolare di poco conto, visto che, come ha spiegato Jensen Huang, Ceo di Nvidia, la produzione e l’utilizzo di queste unità digitali guideranno l’economia dell’Ia.

Lo sprint cinese sui token dell’Ia

Come ha spiegato il Financial Times, gli agenti di intelligenza artificiale cinesi più moderni consumano molti più token rispetto ai chatbot precedenti. Ebbene, la capacità del Dragone di produrre tali unità a basso costo sta rimodellando la competizione globale e conferendo a Pechino un nuovo vantaggio sui rivali.

Il discorso è semplice: se un modello di IA consuma milioni di token al giorno, anche una minima differenza nel costo per token può trasformarsi in una spesa significativa. Ebbene, questo rappresenta un vantaggio strutturale per i laboratori cinesi; un vantaggio destinato ad aumentare con la crescente diffusione degli stessi agenti intelligenti.

Due sono i fattori che consentono lo sprint cinese: il costo più economico dell’energia e l’impiego di modelli più efficienti. Questo consente ad aziende come MiniMax e Moonshot di addebitare da 2 a 3 dollari per milione di token prodotti, una differenza di circa sei volte in confronto ai circa 15 dollari di Claude Sonnet 4.5 di Anthropic.

La differenza diventa ancora più evidente con gli agenti di intelligenza artificiale, che consumano molti più token rispetto ai chatbot. Un esempio? Riassumere l’Amleto di Shakespeare potrebbe richiedere circa 30.000 token a un chatbot, ma un agente di Intelligenza Artificiale, uno strumento più complesso, può richiederne fino a 20 milioni per un’attività di programmazione di base.

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Il vantaggio di Pechino

Dove sta l’importanza? Una dinamica del genere sta cambiando il modo in cui gli sviluppatori di IA scelgono di investire il proprio denaro, preferendo puntare su modelli cinesi low cost per le attività quotidiane e riservare, semmai, quelli statunitensi per operazioni più rare e complesse.

Certo, le aziende statunitensi continuano a crescere rapidamente, e i richiamati OpenAI, Anthropic e Google registrano tutte una forte crescita dei ricavi e un’elevata diffusione. Attenzione però, perché i modelli cinesi a basso costo hanno trovato spazio d’azione considerevole e hanno conquistato quote di mercato tra gli utenti di tutto il mondo.

Il vantaggio di prezzo dei token in Cina, come detto, deriva in parte dai vasti investimenti del Paese nelle energie rinnovabili (Pechino ha designato la “sinergia tra informatica ed elettricità” come priorità nazionale, collegando esplicitamente la politica energetica alla competitività nel campo dell’Intelligenza Artificiale) e in parte dall’adozione di architetture efficienti di Ia che riducono la richiesta di calcolo (talvolta a scapito della precisione).

Liu Liehong, a capo della National Data Administration of China ha intanto spiegato che ciyuan non è solo un punto di riferimento per il valore nell’era dell’intelligenza artificiale, ma anche un’unità di regolamento che collega l’offerta tecnologica alla domanda commerciale, consentendo così di quantificare i modelli di business. “Si sta rapidamente delineando un nuovo sistema di valori incentrato sull’emissione, la distribuzione e la liquidazione dei token, e questo sta diventando una via fondamentale per monetizzare il settore dell’intelligenza artificiale”, ha spiegato lo stesso Liehong. Il Dragone corre forte. Anche nel campo dei token.

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