Lo sapevate che nel 2023 il Marocco ha esportato circa 536.000 auto in Unione Europea? D’accordo: parliamo di una quantità minore rispetto ai quasi 783.000 mezzi provenienti dalla Cina, nuova regina indiscussa delle quattro ruote, ma che in termini di valore, con oltre 15,3 miliardi di euro all’attivo, supera però i 13,5 miliardi di Pechino. Nel corso del 2024 questa tendenza si è addirittura consolidata, visto che Rabat ha spedito circa 600.872 veicoli in direzione dell’Europa facendo segnare un incremento del 4% su base annua. Cosa significa tutto questo? E che c’entrano i cinesi? Andiamo con ordine.
Se è vero che il 15% del Pil del Marocco dipende dalla sua produzione agricola, è vero anche che il 22% arriva dal settore dell’automotive. Un settore in continua crescita, che dà lavoro a 220.000 persone e che ha consentito al Paese di trasformarsi nel primo produttore ed esportatore di autovetture dell’intera Africa (superando il Sudafrica). Ecco, è qui che entra in gioco il gigante asiatico, fortemente interessato a rafforzare i legami con un attore sempre più cruciale per le aziende cinesi – in primis quelle impegnate nell’automotive – intenzionate ad aggirare i dazi sulle esportazioni dirette in Europa.

La Cina rafforza i rapporti con il Marocco
Negli ultimi due anni, ha sottolineato il New York Times, gli investimenti in Marocco da parte di produttori cinesi di energia, veicoli elettrici e batterie sono aumentati in maniera vertiginosa, sfiorando quasi i 10 miliardi di dollari. Ci sono decine di aziende d’oltre Muraglia che stanno aprendo, o hanno già aperto, sedi in loco, a conferma della crescente importanza che Pechino assegna a Rabat.
Il motivo è presto detto: il Marocco ha un accordo di libero scambio con l’Unione europea e può consentire ai player del gigante asiatico di bypassare dazi e tariffe. In più, come anticipato, quello marocchino è un Paese che funge ormai come hub centrale all’interno del sistema commerciale globale delle auto.
Situato proprio alle porte dell’Europa, il Marocco sta costruendo da almeno 20 anni un efficiente ecosistema automobilistico. Rabat può contare su una rete di trasporti che comprende porti come Tangeri-Med e grandi riserve di fosfati, utilizzati nella produzione di batterie per auto. Il Paese si sta inoltre muovendo rapidamente verso la transizione verso l’energia pulita, e anche questo aspetto funge da calamita per gli investitori cinesi.
L’anno chiave è coinciso con il 2023 quando, come riportato da Auto World Journal, il Marocco è diventato il principale esportatore di automobili verso l’Unione Europea, davanti a Cina, Giappone e India.

Il nuovo epicentro dell’automotive
Attenzione però, perché se il Marocco è diventato un campione dell’automotive non lo deve alla Cina. Renault, per esempio, attratta dai costi di manodopera ed energia inferiori a quelli europei, produce qui da più di 20 anni, mentre Stellantis ha ampliato la sua presenza dal 2019. In un certo senso, dovessimo fare un paragone, il Marocco potrebbe svolgere per le case automobilistiche del Dragone desiderose di entrare in Europa lo stesso ruolo che il Messico ha a lungo svolto per i produttori cinesi che intendevano eludere i dazi statunitensi ed esportare i loro prodotti nel mercato Usa.
La Cina è arrivata in un secondo momento ma quando ha deciso di puntare sul Marocco lo ha fatto a modo suo, mettendo sul tavolo ingenti investimenti per progetti strategici. La Belt and Road Initiative ha contribuito allo sviluppo economico del Marocco costruendo varie infrastrutture, come una linea ferroviaria ad alta velocità, centrali solari e un polo tecnologico a Tangeri.
Il produttore cinese di componenti per batterie, Cngr Advanced Material, ha iniziato a realizzare componenti a Jorf Lasfar. Gotion High-Tech ha invece mobilitato 1,3 miliardi di dollari per costruire la prima gigafactory di batterie per veicoli elettrici in Africa a pochi passi da Rabat, mentre i produttori di componenti per batterie, Btr New Material Group e Shinzoom, hanno portato in dote rispettivamente 300 e 690 milioni di dollari.
Il Marocco deve tuttavia mantenere un certo equilibrio. Partecipa infatti a esercitazioni militari con la Nato e collabora con gli Stati Uniti nella lotta al terrorismo. Non solo: il governo marocchino vorrebbe da tempo acquistare i caccia stealth statunitensi F-35.

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