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	<title>Viktor Orban Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
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	<title>Viktor Orban Archives - InsideOver</title>
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		<title>La &#8220;Visegrad parallela&#8221;: il patto tra i sindaci per sfidare Orban &#038; Co.</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/la-visegrad-parallela-il-patto-tra-i-sindaci-per-sfidare-orban-co.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Dell'Orco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2020 10:43:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Gruppo di Visegrad]]></category>
		<category><![CDATA[Viktor Orban]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel blocco di Visegrad sta rinascendo l&#8217;età comunale. Al nuovo &#8220;feudalesimo&#8221; instaurato dai governi di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, fatto di forte accento nazionalistico, difesa dei confini, tutela della sfera agricola e militare come baluardo di identità e formazione dell&#8217;individuo, i sindaci delle quattro rispettive capitali sognano di rifondare le città-Stato, realtà mercantili &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/la-visegrad-parallela-il-patto-tra-i-sindaci-per-sfidare-orban-co.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/la-visegrad-parallela-il-patto-tra-i-sindaci-per-sfidare-orban-co.html">La &#8220;Visegrad parallela&#8221;: il patto tra i sindaci per sfidare Orban &#038; Co.</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nel <strong>blocco di Visegrad</strong> sta rinascendo l&#8217;età comunale. Al nuovo &#8220;feudalesimo&#8221; instaurato dai governi di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, fatto di forte accento nazionalistico, difesa dei confini, tutela della sfera agricola e militare come baluardo di identità e formazione dell&#8217;individuo, i sindaci delle quattro rispettive capitali sognano di rifondare le città-Stato, realtà mercantili abitate da cittadini &#8220;orizzontali&#8221; con diritti di stampo più progressista e una maggiore partecipazione al governo, ponendoli (quasi) tutti su un piano di sostanziale parità.</p>
<p>Per riuscirci, <strong>Gergely Karacsony</strong>, sindaco di Budapest (membro del partito ecologista di sinistra &#8220;Dialogo per l’Ungheria&#8221;), il ceco <strong>Zdenek Hrib</strong>, primo cittadino di Praga (eletto nella lista del &#8220;Partito Pirata&#8221;), lo slovacco <strong>Matúš Vallo</strong> di Bratislava (civico sostenuto da moderati di centrodestra e centrosinistra) e il polacco Rafał Trzaskowski di Varsavia (del partito cristiano-democratico &#8220;Piattaforma Civica&#8221;) hanno firmato lo scorso dicembre nella capitale ungherese il <strong>&#8220;Patto delle città libere&#8221;</strong>.</p>
<p>Per comprendere le basi ideologiche di questa sorta di Visegrad parallela basti pensare che la scelta della sede per la firma non è stata affatto casuale.<br />
Oltre ad essere tutti membri degli schieramenti opposti a quelli dei governi, su insistenza di Karacsony l&#8217;incontro simbolo è avvenuto nella sede dell’<strong>Università dell’Europa centrale</strong>, il cui fondatore è quel <strong>George Soros</strong> di fatto &#8220;bandito&#8221; dal premier <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/da-piazza-degli-eroi-alla-scena-europea-chi-e-viktor-orban.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Viktor Orban</strong></a> poiché considerato nemico delle tradizioni e della cultura mitteleuropea. Orban ha provato in tutti i modi a spingere altrove l&#8217;Ateneo, ma Karacsony, al contrario, ha sin da subito solidarizzato col rettore Michael Ignatieff affinché tenesse aperta l&#8217;Università implementando, se possibile, il numero dei corsi.</p>
<p>Ufficialmente, comunque, i motivi sono altri. Nel testo si legge: &#8220;Noi sindaci di Bratislava, Budapest, Praga e Varsavia ci impegniamo a proteggere e promuovere i nostri valori comuni di libertà, dignità umana, democrazia, uguaglianza, stato di diritto, giustizia sociale, tolleranza e diversità culturale&#8221;. I primi cittadini si sono dunque impegnati a mettere a sistema tra loro le buone pratiche di gestione amministrativa e urbana in ambiti come la sostenibilità, la difesa dell&#8217;ambiente, l&#8217;inclusione sociale, l&#8217;edilizia urbana, i trasporti etc. Ma il messaggio, nemmeno tanto velato, rivolto a Bruxelles è: &#8220;Date a noi direttamente i fondi e <strong>combatteremo il populismo di destra</strong>&#8220;.</p>
<p>I primi ministri dei Paesi europei sono tenuti sin da ora a coinvolgere le autorità urbane e le altre autorità pubbliche nella preparazione dei cosiddetti accordi di partenariato con la Commissione europea (i documenti che stabiliscono come il paese investirà i propri fondi europei per lo sviluppo), ma chiaramente Bruxelles può fare ben poco per evitare che un governo nazionale trascuri le preferenze di spesa dei sindaci dell&#8217;opposizione.</p>
<p>Se però, come sperano i sindaci, dall&#8217;Ue dovessero trovare il modo di far arrivare, attraverso fini operazioni di lobbying, finanziamenti nelle casse delle Capitali anziché in quelle dei governi centrali, avrebbero modo di <strong>contrastare dall&#8217;interno</strong> molte delle derive politiche che hanno creato a vario titolo fratture tra l&#8217;Europa e i Paesi di VisegrAd. Potrebbe essere la carotina giusta con cui ingolosire il coniglietto di Bruxelles a saltare fuori dal cilindro.<br />
Il &#8220;prezzo&#8221; da pagare per assoldare questi cavalieri dell&#8217;europeismo? <strong>Mille miliardi di euro totali</strong>.</p>
<p>Per motivare le singole iniziative ogni sindaco ha puntato sul contesto interno del proprio Paese. Detto dell&#8217;Ungheria &#8220;illiberale&#8221; di Orbán, Hřib ha invece fatto riferimento a un audit dell&#8217;Ue sui sussidi ricevuti nel 2015 da una società di proprietà del primo ministro <strong>Andrej Babiš</strong>, il &#8220;Donald Trump ceco&#8221; che però governa con l&#8217;appoggio esterno dei comunisti (e in Europa sta con i liberali di Alde).</p>
<p>Matúš Vallo invece, che ha detto di considerare le quattro capitali come &#8220;isole di democrazia&#8221;, sostiene che le Capitali siano capaci di <strong>mantenere la più alta concentrazione di diversità</strong>, sociale, religiosa, politica ed etnica e debbano vivere in base a criteri di tolleranza e apertura.<br />
Ma è il caso polacco che, forse più di tutti, ritrae alla perfezione il contrasto politico-sociale tra la Visegrád reale e quella &#8220;parallela&#8221;.</p>
<p>Trzaskowski, che contro tutti i sondaggi ha sfiorato la vittoria alle scorse elezioni presidenziali contro <strong>Andrzej Duda</strong>, è riuscito a battere l&#8217;avversario in sede di ballottaggio <strong>in ben 26 delle prime 30 città della Polonia</strong>. Eppure, alla fine ha perso.</p>
<p>La narrazione fortemente conservatrice di Duda, basata sulla tutela dell&#8217;identità, su un&#8217;immigrazione controllata e selezionata soprattutto in Ucraina, Bielorussia e Comunità degli Stati Indipendenti, su un welfare volto alla redistribuzione della ricchezza nelle campagne e agli incentivi alla natalità (molto apprezzato il programma 500+, che paga alle famiglie 115 euro al mese per ogni bambino) è risultata vincente, e deve far riflettere molto sulla reale conformazione socio-culturale del blocco dell&#8217;Europa centrale.</p>
<p>Se da un lato infatti i sindaci sostengono, a ragione, che lo sviluppo del blocco di Visegrad sia direttamente proporzionale alla crescita delle Capitali, dall&#8217;altro le aree rurali, oltre ad essere sempre più disabitate, <strong>sono addirittura più povere di prima</strong>. Le politiche pro-mercato che hanno fatto seguito alla fine del comunismo senza un reale passaggio di consegne, hanno permesso difatti al Pil pro capite di schizzare in alto, ma alla ricchezza di finire nelle mani dei pochi, aumentando le disuguaglianze e quindi anche il malcontento. Il tutto, poi, viene condito dalla voglia delle famiglie di &#8220;difendere i valori cristiani&#8221;, radicatissimi specie in Polonia e Ungheria, dall&#8217;avanzata delle istanze Lgbt e dall&#8217;atteggiamento delle élite liberal delle città cosmopolite che non perdono occasione per disprezzare i &#8220;retrogradi&#8221; delle campagne. Come un po&#8217; in tutto il mondo, del resto, i nuovi aristocratici finiscono per odiare ciò che di fatto non riescono più a comprendere.</p>
<p>La sfida della destra di Visegrád, dunque, che a ben guardare è più una battaglia di civiltà, consiste nel puntellare la presenza al di fuori delle città, ripopolare le campagne e incentivare la natalità.</p>
<p>Così, se per Hřib l&#8217;apertura di canali finanziari indipendenti per affrontare le sfide delle città sarebbe l&#8217;unica ricetta giusta per combattere il populismo nella regione, i governi centrali <strong>potrebbero addirittura rafforzarsi</strong> qualora riuscissero a convincere i popoli del ruolo antagonista dei sindaci urbani liberali che incanalano i preziosi fondi Ue verso aree relativamente ricche. <strong>C&#8217;è anche una terza via</strong>, ben più estrema. Queste fratture tra campagne e città potrebbero portare a sollevazioni di carattere populista anche negli ambienti liberal, che finirebbero per avanzare istanze autonomiste o addirittura indipendentiste. Come già succede in diverse parti d&#8217;Europa e come potrebbe accadere anche in una Regione che, tra dominazioni straniere di vario tipo, retaggi totalitari e disuguaglianze sociali, presenta al suo interno culture, modi di vivere, sensi d&#8217;appartenenza e aspirazioni molto diverse tra loro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/la-visegrad-parallela-il-patto-tra-i-sindaci-per-sfidare-orban-co.html">La &#8220;Visegrad parallela&#8221;: il patto tra i sindaci per sfidare Orban &#038; Co.</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Oltre il muro di Orbàn</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/sulle-tracce-dei-migranti/abbiamo-forzato-il-muro-di-orban-%e2%80%8bseguendo-i-profughi-siriani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2015 12:03:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Viktor Orban]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="825" height="550" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1441969124-1441968863-dscf6563.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1441969124-1441968863-dscf6563.jpg 825w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1441969124-1441968863-dscf6563-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1441969124-1441968863-dscf6563-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 825px) 100vw, 825px" /></p>
<p>Buongiorno siamo giornalisti, vorremmo venire con voi. Benvenuti, si parte subito. Alle 11.45 di mercoledì arriviamo alla stazione ferroviaria di Palic, poche case nella campagna serba. Tra gli alberi una cinquantina di siriani in partenza per il confine ungherese, che dista appena qualche chilometro. Ci avviciniamo, ci presentiamo.Dicono di essere tutti siriani, poi scopriamo che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/sulle-tracce-dei-migranti/abbiamo-forzato-il-muro-di-orban-%e2%80%8bseguendo-i-profughi-siriani.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/sulle-tracce-dei-migranti/abbiamo-forzato-il-muro-di-orban-%e2%80%8bseguendo-i-profughi-siriani.html">Oltre il muro di Orbàn</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="825" height="550" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1441969124-1441968863-dscf6563.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1441969124-1441968863-dscf6563.jpg 825w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1441969124-1441968863-dscf6563-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1441969124-1441968863-dscf6563-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 825px) 100vw, 825px" /></p><p>Buongiorno siamo giornalisti, vorremmo venire con voi. Benvenuti, si parte subito. Alle 11.45 di mercoledì arriviamo alla stazione ferroviaria di <strong>Palic</strong>, poche case nella campagna serba. Tra gli alberi una cinquantina di<strong> siriani </strong>in partenza per il <strong>confine ungherese</strong>, che dista appena qualche chilometro. Ci avviciniamo, ci presentiamo.Dicono di essere tutti<strong> siriani</strong>, poi scopriamo che non è così. Ci sono siriani, <strong>iracheni</strong>,<strong>libanesi</strong>. Con noi viaggiano almeno una decina di bambini, lattanti di otto mesi e ragazzini adolescenti. Due le donne incinta, sette o otto gli anziani oltre i sessant&#8217;anni.</p>
<p>Camminiamo per mezz&#8217;ora tra le case, villette bianche con giardini ben curati. I cani abbaiano al nostro passaggio, ma i padroni serbi non voltano nemmeno la faccia.Lasciate le ultime case di Palic, imbocchiamo uno sterrato che si perde nella campagna. Pochi metri e tagliamo per i campi. Granturco, finocchietto, alberi da frutto. Chiacchiero con chi parla inglese, scopro che nel gruppo ci sono un oncologo, un insegnante di inglese, un video editor.</p>
<h2><strong>Nella foresta</strong></h2>
<p>Al primo boschetto ci fermiamo a riposarci. Abdullah, il capo spedizione, controlla la strada. Ha uno smartphone ultimo modello per consultare costantemente il <strong>Gprs</strong>. Mi spiega che non taglieremo direttamente verso il confine, ma lo fiancheggeremo a lungo fino al punto più adatto per il passaggio, nel folto della foresta.</p>
<p>Dopo un paio d&#8217;ore di marcia, il sentiero si smarrisce tra gli alberi. Passiamo una mezz&#8217;ora di passione per cercare la via, ma alla fine ritroviamo la strada. Un&#8217;altra ora di cammino e ci fermiamo per mangiare.Le donne si tolgono le scarpe per massaggiarsi i piedi, i ragazzi dormono, qualche bimbo gioca con la sabbia del sentiero. Un vecchio stende a terra un tappeto e inizia a pregare rivolto verso la Mecca.Io e Maurizio, il fotografo, non abbiamo cibo né acqua, non immaginavamo che la<strong> marcia </strong>sarebbe durata tutto il giorno e la sete inizia a farsi sentire. Mentre faccio alcune riprese ai profughi che si riposano sento qualcuno che mi tira per i pantaloni: è Falloumi, una bambina di sei anni che mi tende una manciata di noccioline. Poco dietro, suo padre mi guarda e sorride.Prima, durante la marcia, ci eravamo scambiati appena un timido “salam”. Lei, sulle spalle del padre, aveva protestato con lui perché io parlavo solo in inglese. Ora, tutta vergognosa, è venuta a offrirci del cibo.</p>
<h2><strong>Il muro di Orbàn</strong></h2>
<p>Riprendiamo il cammino. Arriviamo a una fattoria, dove un contadino serbo ci avverte: siamo a pochi metri dal confine, ma la via è libera. Dopo un rifornimento d&#8217;acqua nella stalla partiamo.Usciamo dal bosco e attraversiamo alcuni campi. Ancora due filari d&#8217;alberi e ci siamo. Di fronte al famigerato <strong>muro di filo spinato</strong> costruito dal primo ministro ungherese Orbàn.</p>
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<p>Non ha un aspetto minaccioso: dei rotoli di filo spinato ammonticchiati in una strada sterrata. Pur non essendo molto alto, io lo supero di una spanna.Occhieggiamo dai cespugli, non si vede nessuno nemmeno sulle torrette di osservazione. I capi spedizione escono allo scoperto e lavorano per superare la barriera. Il filo viene avvolto in delle coperte e sollevato da terra di cinquanta centimetri. Gli zaini sono lanciati dall&#8217;altra parte, i bimbi fatti passare al di sopra del filo spinato.Uomini e donne strisciano nella polvere, una donna grassa e goffa si taglia con le spine. In pochi minuti mi rendo conto che io e Maurizio siamo tra gli ultimi rimasti in Serbia, bisogna andare. Passo lo zaino dall&#8217;altra parte, qualcuno mi regge la borsa con la telecamera e sono in terra. Due gomitate nella sabbia, testa bassa e lavorare di ginocchia. Siamo in <strong>Ungheria</strong>, clandestini.Nemmeno il tempo di accorgersene che già l&#8217;ultimo profugo è passato, mi prende per il gomito e corriamo a rotta di collo fino ai primi alberi.</p>
<h2><strong>Oltre confine</strong></h2>
<p>Ora inizia il tratto più pericoloso. Forzare la recinzione confinaria è un reato penale per cui sono previste pene molto gravi. Se la <strong>polizia </strong>ungherese li sorprende qui i profughi verrebbero avviati a un centro di identificazione dove verrebbero loro prese impronte digitali e foto segnaletiche. Volendo tutti andare in Germania, questo pone un problema. I siriani verrebbero accolti comunque, ma gli altri rischierebbero di essere costretti a richiedere <strong>asilo </strong>in Ungheria.Qui assistiamo a uno spettacolo incredibile: dagli zaini spuntano<strong> magliette</strong> bianche con il volto di <strong>Angela Merkel</strong> e il tricolore tedesco, “Wir lieben dich Angela”, ti amiamo. Hanno portato anche una bandiera ungherese da srotolare nel caso incontriamo la polizia.</p>
<p>Mentre ci addentriamo nella campagna, magiara, però, non si vede nessuno. Dopo l&#8217;ennesimo granturco, sbuchiamo in campo aperto, a duecento metri da una <strong>fattoria</strong>. Le mucche ci guardano placide, ma i cani iniziano ad abbaiare furibondi.Da una casa escono due uomini, il padre con i baffoni da Cecco Beppe e il figlio biondo con le infradito e le cuffie della musica al collo. Sporgendosi sopra una staccionata in legno distribuiscono ai profughi delle bottiglie d&#8217;acqua, provano a chiedere dieci euro. I migranti spiegano che non ne hanno e quelli non insistono. A gesti ci indicano la direzione del primo villaggio.Il capo dei siriani avrebbe un appuntamento con un connazionale che dovrebbe fornire loro <strong>taxi </strong>e macchine, ma il fixer non risponde. Ci sono attimi di tensione quando due membri del gruppo si perdono nelle campagne, ma dopo poco le guide decidono che sono abbastanza adulti per cavarsela da soli.</p>
<h2><strong>Verso la civiltà</strong></h2>
<p>Arriviamo su una strada asfaltata che ormai inizia a fare buio. Dopo ore di cammino i profughi sono sfiniti. Una madre con un bimbo in collo prova a fermare le rare macchine che passano. Nessuno si ferma. Persino l&#8217;ultimo autobus della sera tira dritto, anche di fronte allo sventolio dei soldi e dei passaporti italiani.Tutti hanno paura della polizia. Solo un vecchietto incartapecorito con un viso da tartaruga ci ospita nella sua casetta da fiaba dei fratelli Grimm. Offre un bicchiere di latte ad Adam, dieci mesi. Battendosi il petto, pronuncia “magyar” e si indica il cuore: anche se è evidentemente ubriaco, tiene a spiegarci che gli ungheresi hanno il cuore grande.</p>
<p>Ma il sole già scende e camminare di notte nella foresta non è consigliabile. I profughi decidono di accamparsi in un tratto riparato del bosco. Hanno perso le speranze di trovare i taxi, aspetteranno il mattino. Sfiniti, si preparano per la notte.Noto che un bimbo è ferito in testa, la fronte fasciata da una vistosa garza. Preoccupato, chiedo cosa gli sia successo. Il papà sorride e mi spiega che si è schiantato contro un palo, giocando. Come tutti i bimbi della sua età.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/sulle-tracce-dei-migranti/abbiamo-forzato-il-muro-di-orban-%e2%80%8bseguendo-i-profughi-siriani.html">Oltre il muro di Orbàn</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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