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	<title>Van Der Bellen Archives - InsideOver</title>
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	<title>Van Der Bellen Archives - InsideOver</title>
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		<title>Un&#8217;onda sta travolgendo l&#8217;Europa?</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2016 07:25:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1183" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/GETTY_20161202135910_21486482-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/GETTY_20161202135910_21486482-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/GETTY_20161202135910_21486482-1-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/GETTY_20161202135910_21486482-1-768x473.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/GETTY_20161202135910_21486482-1-1024x631.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lunedì pomeriggio scopriremo se il ciclone Trump riuscirà a sconvolgere gli equilibri politici anche sull’altra sponda dell’Atlantico. Domenica, dalle 7 di mattina, infatti, 6,4 milioni di cittadini austriaci si recheranno alle urne, per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. La sfida, tutta da giocare, è la stessa dello scorso maggio: quella tra l’ex leader dei Verdi, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/dallaustria-unonda-sta-travolgendo-leuropa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1183" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/GETTY_20161202135910_21486482-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/GETTY_20161202135910_21486482-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/GETTY_20161202135910_21486482-1-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/GETTY_20161202135910_21486482-1-768x473.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/GETTY_20161202135910_21486482-1-1024x631.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Lunedì pomeriggio scopriremo se il ciclone Trump riuscirà a sconvolgere gli equilibri politici anche sull’altra sponda dell’Atlantico. Domenica, dalle 7 di mattina, infatti, 6,4 milioni di cittadini <strong>austriaci</strong> si recheranno alle urne, per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. La sfida, tutta da giocare, è la stessa dello scorso maggio: quella tra l’ex leader dei Verdi, Alexander Van Der Bellen ed il candidato dell’Fpö, Norbert Hofer, che, fino ad ora, è rimasto sempre in testa nei sondaggi. Si vota fino alle 17, ma lo spoglio dei voti per posta, sui quali lo scorso 22 maggio furono certificate le irregolarità che portarono all’annullamento del risultato del ballottaggio, inizierà solo lunedì mattina. Per i dati ufficiali bisognerà aspettare, dunque, la fine del conteggio delle schede arrivate dall’estero che, oggi come nel maggio scorso, saranno determinanti. A dividere i due candidati alla carica di capo dello Stato, secondo gli ultimi sondaggi, ci sarebbero, infatti, uno o due punti percentuali. Fino a lunedì l’Europa rimarrà, quindi, con il fiato sospeso. Perché una svolta a destra di Vienna è tutt’altro che improbabile. E perché quello di Vienna potrebbe essere solo il primo di una serie di appuntamenti elettorali che, tra la fine del 2016 e il 2017, potrebbero ridisegnare la mappa politica europea.Dai Paesi dell’Europa centro-orientale, come la <strong>Polonia</strong> e l’<strong>Ungheria</strong>, l’ondata nazionalista ed euroscettica avanza, infatti, nel cuore del Vecchio Continente, passando per la <strong>Gran Bretagna</strong>, che, con il referendum sulla Brexit ha detto addio alle istituzioni europee, considerate sempre più incapaci di offrire risposte e soluzioni alle questioni all’ordine del giorno nello scenario internazionale. In Austria, la crisi economica e l’arrivo di oltre 100mila migranti in un Paese di otto milioni e mezzo di abitanti, hanno determinato la crescita inarrestabile del Partito delle Libertà austriaco, che ora, con più del 30% dei consensi, è diventato il partito più votato nel Paese. E se in America, Hillary Clinton, non ce l’ha fatta a diventare la prima Madame President degli Stati Uniti, in Francia, c’è un’altra donna che si candida a riuscire nell’impresa, nella primavera del 2017. È la leader del Front National, <strong>Marine Le Pen</strong>, che punta a diventare il prossimo presidente francese. Quella di una vittoria della Le Pen alle prossime presidenziali, che si terranno, ad aprile-maggio prossimi, in una Francia lacerata dagli attacchi jihadisti, è un’ipotesi tutt’altro che peregrina. Parola del premier Manuel Valls, che<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-11-18/valls-marine-pen-puo-vincere-063835.shtml?uuid=ADlnNUxB"> a novembre aveva detto che</a>, “oui”, è “possibile” che Marine Le Pen “vinca le presidenziali dell’anno prossimo”. Non a caso i Repubblicani hanno scelto il conservatore <strong>François Fillon</strong> per battere la leader del Front National, che sicuramente supererà il primo turno e arriverà al ballottaggio del 7 maggio. Dopo la primavera francese, sarà poi la volta dell’autunno tedesco. I nazionalisti euroscettici di Alternative Für Deutschland non smettono di guadagnare terreno sul partito della cancelliera, Angela Merkel. Dopo l’exploit in Meclemburgo-Pomerania e gli ottimi risultati ottenuti nella città-stato di Berlino, Alternativa per la Germania è in crescita esponenziale, e, a settembre dell’anno prossimo, la leader dell’AfD, <strong>Frauke Petry</strong>, si prepara a sfidare la Merkel, che, poche settimane fa, ha reso pubblica la sua decisione di candidarsi per un quarto mandato. Anche in <strong>Olanda</strong>, in cui si voterà per le elezioni politiche a marzo del 2017, in testa nei sondaggi c’è il partito nazionalista del leader anti-Islam e anti-immigrati, <strong>Geert Wilders</strong>. Lo stesso Wilders, che a metà luglio applaudiva Donald Trump alla convention repubblicana di Cleveland, stando agli ultimi sondaggi, rischia di vedere triplicati i seggi del suo Partito della Libertà (PVV) nel parlamento olandese, diventando così il leader del primo partito del Paese.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/" target="_blank"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-18789" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/12/unnamed.jpg" alt="unnamed" /></a>Pescano voti nella classe media, distrutta dalla crisi economica, nelle aree rurali, tra i giovanissimi, i disoccupati e gli operai orfani della sinistra. I partiti nazionalisti ed euroscettici, sono sempre meno “di destra” e sempre più trasversali e popolari. O, per chi lo preferisce, “<strong>populisti</strong>”. Per questo piacciono e conquistano. Contro la burocrazia dell’Unione Europea, contro l’Islam e l’immigrazione, gridano “Österreich zuerst” o “Les français d’abord”, “prima l’Austria”, “prima i francesi”. Uno slogan fatto proprio, con i dovuti distinguo, anche dal neo presidente eletto degli Stati Uniti. E le differenze nel programma politico di partiti come Fpö, Front National o AfD, sono davvero minime. Eccezion fatta per l’approccio leggermente differente adottato in politica interna o riguardo l’economia, tutti invocano “referendum” in stile Brexit, per abbandonare Euro ed Unione Europea. Critici con Bruxelles per la gestione della politica migratoria, vogliono mettere un freno all’immigrazione, soprattutto economica, verso il Vecchio Continente. Tutti sono a favore di politiche che sostengano la famiglia e la natalità e che difendano le radici cristiane dell’Europa e l’identità europea contro l’Islam radicale. Tutti sono contrari alle sanzioni alla Russia di Putin e guardano volentieri verso Mosca che, a differenza dei leader liberali, non vedono come un nemico, ma come un alleato, difensore dei valori tradizionali europei, contro la globalizzazione e gli schemi del mondo “unipolare”, considerati ormai vecchi e superati. È proprio Hofer, ad esempio, a volere che l’Austria ritorni ad essere la sede del grande dialogo diplomatico internazionale, promuovendo e auspicando nuove intese tra la Russia di Vladimir Putin e l’America di Donald Trump.In un’Europa sempre più in crisi, la vittoria di Trump nelle presidenziali americane, sembra aver dato nuovo vigore al vento nazionalista ed euroscettico che soffia in Europa. E a Vienna, sono pronti a scommettere sul “Trump effect”. &#8220;Se ce l&#8217;hanno fatta in America, possiamo farcela in Austria&#8221;, avrebbe detto il segretario dell’Fpö austriaco. Anche se in Austria il presidente della Repubblica ha un ruolo di rappresentanza, conquistare la presidenza sarebbe la migliore base di partenza per conquistare la Cancelleria. Ed è proprio alla Cancelleria che, comunque andranno le elezioni di domenica, punta l’Fpö.</p>
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		<title>Verso le elezioni in Austria</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/austria-e-testa-a-testa-tra-hofer-e-van-der-bellen.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Dec 2016 10:07:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/GETTY_20161202135918_21486487.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/GETTY_20161202135918_21486487.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/GETTY_20161202135918_21486487-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/GETTY_20161202135918_21486487-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/GETTY_20161202135918_21486487-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Dopo una campagna elettorale durata un anno, a causa dell&#8217;annullamento del risultato del ballottaggio del 22 maggio scorso, invalidato dalla Corte Costituzionale per irregolarità nei voti arrivati dall&#8217;estero, domenica i cittadini austriaci si recheranno di nuovo alle urne per scegliere il loro presidente. Ma, dopo la Brexit e la vittoria di Trump, il voto austriaco &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/austria-e-testa-a-testa-tra-hofer-e-van-der-bellen.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/austria-e-testa-a-testa-tra-hofer-e-van-der-bellen.html">Verso le elezioni in Austria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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Ma, dopo la <strong>Brexit</strong> e la vittoria di <strong>Trump</strong>, il voto austriaco si trasforma, naturalmente, in un nuovo test sull&#8217;avanzata dell&#8217;euroscetticismo in Europa.<a href="http://www.ilgiornale.it/static/reportage/cristiani_siria_iraq/cristiani_siria_iraq_home.htm" target="_blank"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-18789" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/12/unnamed.jpg" alt="unnamed" /></a>Il risultato, a poche ore dal voto, infatti, è tutt’altro che scontato. Dallo scorso 22 maggio, quando il candidato, ex leader dei Verdi, Alexander Van Der Bellen, vinse al ballottaggio contro il candidato dell’FPÖ, Norbert Hofer, per soli 31mila voti, non è cambiato molto. L’Austria rimane spaccata in due. A dividere i due candidati ci sono percentuali bassissime, dall’1 al 2%. Ma, se uno degli ultimi sondaggi, pubblicato il 18 novembre, scommette sulla vittoria dell’economista settantaduenne, candidato dei Verdi, è difficilissimo fare previsioni. Anche perché, forse grazie all’onda lunga degli ultimi avvenimenti politici internazionali, dalla Brexit alla vittoria di Trump, all’avanzata della destra populista dell&#8217;AfD, in Germania, il candidato dell’estrema destra,<strong> Norbert Hofer</strong>, è rimasto sempre in testa nelle ultime rilevazioni, arrivando addirittura, in alcuni momenti, a superare di 6 punti Van Der Bellen. Il Partito delle Libertà Austriaco, sempre secondo i sondaggi, da mesi sarebbe ormai il primo partito nel Paese.Tuttavia, secondo gli analisti, anche in questa tornata, saranno decisivi i voti per corrispondenza. E il fatto che siano aumentati di un terzo, rispetto al voto di maggio, i cittadini austriaci residenti all’estero che hanno richiesto di poter votare, potrebbe ribaltare il risultato in favore del candidato dei Verdi, come è successo lo scorso maggio. Da una maggiore affluenza nel voto all&#8217;estero, infatti, secondo gli esperti,  potrebbe trarre beneficio proprio il verde Van Der Bellen, visto che l’elettore medio di Hofer appartiene alle classi popolari austriache e del mondo rurale, ed esprime un voto più &#8220;convinto&#8221; contro l&#8217;attuale sistema politico.La sfida su immigrazione e Unione EuropeaLa partita si gioca, quindi, sul filo del rasoio. Per questo, giovedì, nell’ultimo faccia a faccia televisivo prima del voto, i due candidati si sono sfidati senza esclusione di colpi. Il candidato verde ed europeista, Van Der Bellen, che gode del supporto degli elettori dei centri urbani e degli accademici del Paese, è stato definito da Hofer come una “spia sovietica” e un “comunista”, per via delle sue origini, ed è stato accusato di mentire agli elettori. Aldilà delle categorie “storiche”, però, a dividere l’economista settantaduenne candidato dei Verdi, e il quarantacinquenne ingegnere aeronautico dell’FPÖ, ci sono soprattutto le questioni di attualità. A partire dall’<strong>Unione Europea</strong>. Se, infatti, secondo quanto hanno dichiarato i due candidati all’agenzia tedesca DPA, per Van Der Bellen, “decine di migliaia di posti di lavoro nell&#8217;industria e nel turismo dipendono dall&#8217;appartenenza dell&#8217;Austria alla Ue e sarebbero a rischio in caso di uscita”, per Hofer, invece, l’Ue è un “progetto che ha bisogno di evolvere urgentemente&#8221;. &#8220;Non so perché tu abbia tanta paura della democrazia diretta&#8221;, ha detto, durante il confronto televisivo di giovedì, Hofer a Van Der Bellen, parlando di un eventuale referendum sulla “Oexit”, che il candidato dell’FPÖ potrebbe essere intenzionato ad indire in caso di vittoria. A farla da padrone nel Paese di otto milioni e mezzo di abitanti che ha accolto, nel 2015, oltre 100mila rifugiati, c’è poi il tema dei migranti. Proprio sul contrasto all’immigrazione e sul rifiuto dell’Islam, che “non fa parte dei valori dell’Austria”, Hofer ha costruito l’ascesa del suo partito. Su questo tema il candidato dell&#8217;estrema destra chiede risultati “concreti” al governo, per limitare l’ingresso dei “migranti economici”, e sforzi all’Europa per la difesa dei confini europei. Van Der Bellen, invece, è più cauto sul tema dell&#8217;immigrazione. Per affrontare la crisi migratoria, ha detto, serve un “aumento degli sforzi a livello europeo, per agire con solidarietà”. Hofer ha fatto marcia indietro, invece, riguardo la possibilità di indire un referendum sulla &#8220;reintroduzione della pena di morte&#8221;, chiarendo come questa non sia “conciliabile&#8221; i principi europei.Toni moderati per l’ultimo comizio di HoferPer colmare il gap che lo separa dal candidato dei Verdi e, quindi, da una vittoria storica, che lo incoronerebbe come il più giovane presidente austriaco, Hofer ha usato toni più concilianti anche durante il comizio di chiusura della campagna elettorale. Venerdì, nell&#8217;ultimo incontro prima del voto, alla Borsa di Vienna, ha invitato i cittadini austriaci a &#8220;liberarsi dalla vecchia polvere”. “Dobbiamo tornare a essere orgogliosi di essere austriaci”, ha detto Hofer, che in questi mesi si è rivolto anche e soprattutto all’elettorato cattolico. Il candidato dell&#8217;FPÖ ha optato per toni meno aspri su Islam e immigrazione, mostrando un volto più moderato e affermando, come riporta<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.repubblica.it/esteri/2016/12/02/news/hofer_van_der_bellen_austria_ballottaggio_comizi_europa-153294543/"> la corrispondente del quotidiano <em>Repubblica</em></a>, di voler essere, in caso di vittoria, “il presidente di tutti”. Anche di chi non lo avrà votato. Parole che fanno tornare alla mente il primo discorso pronunciato dal presidente americano Donald Trump, subito dopo la vittoria elettorale alle presidenziali americane. E, forse, è proprio sull’onda di questa vittoria che Hofer punta a giocarsi il tutto per tutto.</p>
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