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		<title>I missili yemeniti raggiungono il cuore del territorio saudita</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/missili-yemeniti-raggiungono-cuore-del-territorio-saudita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jul 2017 15:38:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[houthi]]></category>
		<category><![CDATA[Missili]]></category>
		<category><![CDATA[Sciiti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1644" height="1104" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/yabu.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/yabu.jpg 1644w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/yabu-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/yabu-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/yabu-1024x688.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1644px) 100vw, 1644px" /></p>
<p>La guerra tra Arabia Saudita e Yemen ha, tra le sue tante disgrazie, anche quella di essere poco mediatica: se in Siria, pur tra una giungla di informazioni spesso artefatte ed affidate alla propaganda dell’una o dell’altra metà del campo, i riflettori sono accesi praticamente dall’inizio del conflitto, quanto sta accadendo nell’estremo sud della penisola &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/missili-yemeniti-raggiungono-cuore-del-territorio-saudita.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1644" height="1104" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/yabu.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/yabu.jpg 1644w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/yabu-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/yabu-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/yabu-1024x688.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1644px) 100vw, 1644px" /></p><p>La guerra tra Arabia Saudita e Yemen ha, tra le sue tante disgrazie, anche quella di essere poco mediatica: se in Siria, pur tra una giungla di informazioni spesso artefatte ed affidate alla propaganda dell’una o dell’altra metà del campo, i riflettori sono accesi praticamente dall’inizio del conflitto, <strong>quanto sta accadendo nell’estremo sud della penisola arabica appare invece molto più celato</strong> sia al pubblico occidentale che a quello mediorientale. In Europa ad esempio in tanti conoscono ciò che è accaduto presso le rovine dell’antica Palmyra e quale destino è stato riservato alla storica Moschea di Mosul, in pochi sanno dei <strong>danni provocati dai raid sauditi sugli storici palazzi di Sana’a</strong> e sui monumenti beni UNESCO dello Yemen i quali testimoniano (ed in molti casi testimoniavano) la culla delle civiltà che si sono succedute presso la penisola arabica; allo stesso modo, in pochi <a href="http://www.occhidellaguerra.it/27302-2/">conoscono la situazione derivante dall’epidemia di colore</a> la quale, in pochi mesi, ha mietuto tante vittime molte delle quali impossibilitare ad accedere alle cure per via del conflitto. La guerra, che i Saud hanno voluto scatenare per contrastare gli Houti sciiti, si sta rivelando <strong>un disastro anche per Riyadh</strong>: molti uomini persi, tanti mezzi distrutti, ma da qualche mese è a rischio anche la sua stessa<strong> integrità territoriale.</strong></p>
<p>I missili yemeniti capaci di colpire obiettivi sensibili dell’Arabia Saudita</p>
<p>Lo Yemen, già prima del conflitto era lo Stato più povero della regione e questo, oltre che sulla disastrata economia, ha avuto ripercussioni anche nello sviluppo del suo armamento: l’esercito yemenita non può disporre di mezzi e uomini in grado di contrastare la tecnologia degli armamenti in dotazione ai Saud, derivanti soprattutto dalla vendita di armi da parte di USA e paesi occidentali; inoltre, non tutti i reparti di Sana’a nel 2015, anno dell’inizio delle ostilità, si sono schierati al fianco dell’ex presidente Saleh coalizzato con la<strong> milizia sciita degli Houti</strong> e questo sulla carta ha ulteriormente indebolito la capacità difensiva del paese arabo. Tanto gli sciiti quanto i sostenitori dell’ex Capo di Stato, per rispondere ai raid sauditi, hanno quindi puntato su due elementi:<strong> la guerriglia</strong> e la preparazione derivate dalla conoscenza del territorio delle milizie popolari, da un lato, e <strong>lo sfruttamento dell’arsenale missilistico</strong> che, in mancanza di un’aviazione efficiente, appare l’unica reale carta da poter opporre ai jet dell’Arabia Saudita.</p>

<p>Dopo due anni di conflitto, g<strong>li Houti e gli alleati fedeli all’ex presidente hanno perso poco territorio ed hanno ancora il controllo di Sana’a</strong>, mentre dall’altro lato Riyadh non è riuscita a venire a capo della situazione nonostante la superiorità di mezzi: mancanza di addestramento e <strong>scarsa capacità di reazione alla guerriglia</strong> messa in atto dagli sciiti, sono tra gli elementi responsabili di una disfatta ancora non ufficialmente ammessa dall’Arabia Saudita, la cui azione tiene sotto scacco milioni di yemeniti alle prese con città distrutte ed una profonda e preoccupante crisi umanitaria. Ma adesso, per i Saud, <strong>le grane arrivano anche in termini di sicurezza del territorio</strong>: i missili yemeniti, anche se non in grado di ostacolare i mezzi sauditi e degli altri paesi della coalizione del Golfo, sono stati capaci in questi due anni di guerra di creare preoccupazione circa l’integrità del territorio controllato da Riyadh.</p>
<p><a href="https://www.agenzianova.com/a/0/1596048/2017-06-28/arabia-saudita-nuovo-attacco-dei-ribelli-sciiti-yemeniti-a-najran-2">Ne sanno qualcosa gli abitanti di Najran</a>, la più importante città saudita a ridosso del confine con lo Yemen: da quando è scoppiato il conflitto, i cittadini hanno iniziato a convivere con le esplosioni di numerosi missili partiti dall’altra parte della frontiera e, per diversi periodi, lo stesso aeroporto della città è stato costretto alla chiusura per via di una situazione sempre più incandescente. Nel dicembre 2015, gli Houti hanno anche posto in essere alcuni timidi avanzamenti all’interno del territorio saudita, creando anche in questo caso apprensione tra la popolazione civile: a tutto questo, bisogna aggiungere i circa 500 morti tra i soldati dei Saud, così come i molti <strong>obiettivi militari distrutti dalla reazione delle milizie sciite</strong> ai raid compiuti dalla coalizione sunnita; una somma di elementi, tra perdite militari e province meridionali sotto attacco, che fornisce un quadro della situazione fortemente negativo per l’Arabia Saudita e che indebolisce ulteriormente l’immagine della dinastia fondatrice del paese.</p>
<p>L’attacco missilistico alla raffineria saudita di Yanbu</p>
<p>L’efficacia della strategia derivante dall’uso dei missili, i quali comunque al momento non hanno mai causato vittime civili, per gli Houti e per gli yemeniti rimasti al fianco di Saleh ha costituito un importante sprono per sviluppare l’arsenale missilistico; Sana’a, prima del conflitto, <a href="http://www.agi.it/estero/2015/06/06/news/yemen_riad_abbattuto_missile_scud_lanciato_da_sciiti_houthi-182735/">poteva disporre delle armi donate dall’Iraq di Saddam Hussein allo stesso Saleh </a>negli anni 90: tali armi comprendevano anche <a href="http://www.occhidellaguerra.it/iraq-ecco-il-primo-test-missilistico-post-saddam/">i missili ‘Al Hussein’</a>, ossia gli ordigni balistici sviluppati da Baghdad durante la guerra contro l’Iran che hanno dato vita di fatto ad un aggiornamento degli SCUD di fabbricazione sovietica e che sono stati utilizzati nel corso della prima guerra del golfo. Smantellati dall’ex rais iracheno all’indomani della sconfitta della guerra in Kuwait, diversi esemplari erano però stati già donati al governo yemenita di Saleh e, una volta scoppiato il conflitto contro i sauditi, da Sana’a è stata presa la decisione di utilizzarli contro Riyadh.</p>
<p>Dapprima i missili yemeniti hanno colpito i dintorni di Najran e poi, via via, <strong>anche altri territori ben oltre la frontiera</strong>; negli ultimi mesi poi, la coalizione opposta ai Saud ha annunciato l’evoluzione dei suoi SCUD che ha portato alla fabbricazione del ‘<strong>Borkan 1</strong>’ prima e del ‘<strong>Borkan 2</strong>’ subito dopo: dal piano di sviluppo missilistico i militari yemeniti al fianco degli Houti sono riusciti a sviluppare delle armi balistiche che adesso possono raggiungere anche <strong>un raggio di 1000 km</strong>. Se n’è avuta conferma nella giornata di sabato quando, presso <a href="https://www.almasdarnews.com/article/saudi-arabian-oil-refineries-set-fire-longe-range-yemeni-missile/">la raffineria di Yanbu</a>, un missile lanciato dallo Yemen ha rischiato di distruggere una delle strutture petrolifere più importanti gestite dall’Aramco, l’azienda statale che si occupa del vitale mercato degli idrocarburi saudita; secondo quanto dichiarato dagli ufficiali yemeniti, la base di lancio del Borkan 2 caduto su Yanbu era distante 1000 km dall’obiettivo con la contraerea di Riyadh che si è ritrovata impreparata da un simile episodio.</p>
<p>La raffineria, che si trova in effetti in una località del Mar Rosso a circa 900 km dal confine yemenita, non è stata centrata in pieno e<a href="https://english.alarabiya.net/en/News/gulf/2017/07/23/Saudi-refinery-operations-not-affected-by-transformer-fire.html"> l’attività lavorativa al suo interno è potuta proseguire regolarmente</a> e senza grossi intoppi; il missile infatti, sarebbe caduto nelle vicinanze del sito petrolifero causando panico tra la popolazione civile e tra gli addetti ai lavori presenti a Yanbu, pur tuttavia l’elemento più importante legato al lancio del Borkan 2 dallo Yemen riguarda <strong>la conferma dello sviluppo del piano missilistico di Sana’a</strong> e dell’aumento quindi dei <strong>pericoli per l’integrità del territorio saudita</strong>. La strategia inerente i lanci dei missili verso l’Arabia potrebbe proseguire anche nei prossimi giorni, con l’intento dichiarato di mettere pressione ai sauditi e rendere ancora più impopolare il conflitto all’interno della stessa famiglia Saud.</p>

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		<title>Il primo test missilistico post Saddam</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/iraq-ecco-il-primo-test-missilistico-post-saddam.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jul 2017 07:11:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Baghdad]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1234" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Soviet_made_Iraqi_SA-6b_Gainful.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Soviet_made_Iraqi_SA-6b_Gainful.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Soviet_made_Iraqi_SA-6b_Gainful-300x193.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Soviet_made_Iraqi_SA-6b_Gainful-768x493.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Soviet_made_Iraqi_SA-6b_Gainful-1024x658.jpeg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’Iraq torna a sviluppare dopo 14 anni il proprio programma missilistico e l’annuncio ufficiale del buon esisto dei primi esperimenti è arrivato ad una settimana esatta dalla liberazione di Mosul; il paese mesopotamico, messo alle strette dalla guerra al califfato, dalle velleità indipendentistiche curde e dal pericolo di una nuova esplosione delle violenze settarie specie &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/iraq-ecco-il-primo-test-missilistico-post-saddam.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/iraq-ecco-il-primo-test-missilistico-post-saddam.html">Il primo test missilistico post Saddam</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1234" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Soviet_made_Iraqi_SA-6b_Gainful.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Soviet_made_Iraqi_SA-6b_Gainful.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Soviet_made_Iraqi_SA-6b_Gainful-300x193.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Soviet_made_Iraqi_SA-6b_Gainful-768x493.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Soviet_made_Iraqi_SA-6b_Gainful-1024x658.jpeg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L’Iraq torna a sviluppare dopo 14 anni il proprio programma missilistico e l’annuncio ufficiale del buon esisto dei primi esperimenti è arrivato ad una settimana esatta dalla liberazione di Mosul; il paese mesopotamico, messo alle strette dalla guerra al califfato, dalle velleità indipendentistiche curde e dal pericolo di una nuova esplosione delle violenze settarie specie dopo i recenti episodi nella provincia di Ninive,<strong> negli ultimi anni però ha anche cercato di sviluppare una politica maggiormente autonoma</strong> sia in campo estero che sul lato militare che non può non passare anche dal ripristino di programmi e progetti sospesi dopo la caduta di Saddam Hussein nel 2003. <strong>Lo sviluppo di propri missili</strong> ha sempre avuto, nelle agende dei governi iracheni, un posto di grande rilievo a partire dai primi anni del Partito Baath il quale, anche prima dell’arrivo dell’ex rais giustiziato a fine 2006, ha acquistato una grande quantità di<strong> missili SCUD</strong> di fabbricazione sovietica.</p>
<p>Il primo programma missilistico iracheno</p>
<p>Bisogna risalire alla prima metà degli anni 80 per accertare l’esistenza di un piano di Baghdad volto a sviluppare, partendo dalla base degli SCUD sovietici, propri missili e propri ordigni balistici da realizzare con il mero apporto dell’ingegneria militare irachena; Massimo Annati e Tullio Scovazzi, nel loro libro ‘<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://books.google.it/books?id=21bfT-moSjcC&amp;pg=PA296&amp;lpg=PA296&amp;dq=missili+balistici+iracheni&amp;source=bl&amp;ots=NsOwk6PkJg&amp;sig=H2S-363JjcxXpVjz3AGYJ2-8GZc&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwissqmi0ZLVAhXlJsAKHaohChcQ6AEIKTAB#v=onepage&amp;q=missili%20balistici%20iracheni&amp;f=false">Diritto Internazionale e Bombardamenti Aerei</a>’, affermano che il primo attacco missilistico compiuto dal governo di Saddam Hussein porta la data del<strong> 27 ottobre 1982</strong> quando il paese era in guerra contro l’Iran e, in quella occasione, i vertici iracheni hanno intuito la necessità di realizzare missili balistici volti a coprire un raggio molto ampio che doveva andare ben oltre quello garantito dai mezzi in dotazione anche perché, tra le altre cose, le armi che Siria e Libia avevano venduto all’Iran erano molto più potenti ed aggiornate. Per tal motivo,<strong> l’Iraq già prima del 1985 ha varato il proprio programma missilistico.</strong></p>

<p>Lo sviluppo dei missili iracheni ha avuto in primo luogo l’obiettivo di aggiornare gli SCUD e di creare proprie versioni coniugando, per via della guerra allora in corso, una maggiore efficienza con la vitale necessità di arrivare in tempi brevi alla fabbricazione delle nuove armi; il prodotto più famoso di quel programma, è stato senza dubbio il missile ‘<em><strong>Al – Hussein</strong></em>’, capace di coprire un raggio di 650 km e questo ha permesso a Baghdad di avere sotto tiro sia l’entroterra iraniano che il territorio israeliano.<strong> Il missile Al Hussein è stato testato per la prima volta nel 1987,</strong> ad un anno dalla fine del conflitto con Teheran; ecco perché, di fatto, la notorietà di tale arma è arrivata soltanto durante la prima<strong> guerra del golfo del 1991</strong>. Quando dopo l’invasione del Kuwait sull’Iraq iniziavano a spirare venti di guerra, Baghdad ha più volte cercato di usare l’Al Hussein come arma deterrente e di minaccia prima ancora che come missile da impiegare nel campo di battaglia.</p>
<p>Una volta scoppiato il conflitto però, l’Iraq ha utilizzato il ‘suo’ missile complessivamente per 98 volte contro obiettivi stranieri: dalla base di lancio di Taij, quest’arma irachena è stata scagliata per <strong>46 volte contro l’Arabia Saudita</strong> e<strong> 42 contro Israele</strong>; nella grande maggioranza dei casi, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=LlOi6Gl25Lg">i patriot americani</a> e la contraerea dello stato ebraico hanno neutralizzato gli Al Hussein, pur tuttavia in alcune occasioni il bersaglio è stato centrato come, tra tutte, presso<strong> la base statunitense di Dhahran</strong> (in territorio saudita) dove <a href="http://www.nytimes.com/1991/02/26/world/war-in-the-gulf-scud-attack-scud-missile-hits-a-us-barracks-killing-27.html">il 25 febbraio 1991 </a>l’esplosione causata dai missili ha provocato la morte di 28 soldati USA e la distruzione di gran parte delle caserme. Durante la prima guerra del golfo, l’Al Hussein è stato sì temuto ma al tempo stesso anche criticato per la poca precisione e per un sistema di guida considerato rudimentale già per la tecnologia di allora; la propaganda americana infatti, nel presentare quel conflitto, ha spesso fatto riferimento alla differenza tra le cosiddette ‘bombe intelligenti’ di fabbricazione USA e gli SCUD aggiornati iracheni, come fatto presente da Enrico De Angelis nel libro &#8216;<em>Guerra e Mass Media</em>&#8216;.</p>
<p>La necessità di un nuovo piano di sviluppo missilistico</p>
<p>Gli Al Hussein sono in gran parte stati utilizzati o distrutti durante la guerra del 1991: il governo iracheno, a fine conflitto, ha ufficialmente dichiarato l’esistenza di appena 61 modelli i quali nel mese di luglio di quell’anno sono stati smantellati sotto la supervisione dell’ONU. L’embargo e l’isolamento internazionale, hanno limitato ma non del tutto eliminato il piano missilistico voluto da Saddam Hussein: negli anni 90 infatti, l’Iraq si è dotato di altri modelli quali l’<strong>Al-Samoud 2</strong> e l’<strong>Ababil-100</strong> che però, oltre a non essere mai entrati pienamente in funzione prima del nuovo conflitto del 2003, erano a corto raggio. Con la deposizione di Saddam Hussein ad opera degli USA, Baghdad non ha più avuto modo di riproporre un nuovo piano in grado di far dotare il paese di missili di propria produzione.</p>
<p>Ma adesso la situazione è cambiata: da un lato, l’Iraq guidato dai governi sciiti ha intrapreso da circa un decennio un percorso volto gradualmente ad affrancarsi dagli USA ed a strizzare maggiormente l’occhio all’Iran con la volontà di tornare ad avere una più autonoma politica estera, dall’altro <strong>il paese è stato scosso dal terrorismo e dal dilagare dell’ISIS nell’estate del 2014</strong> ed è soprattutto quest’ultimo elemento che ha palesato la necessità di dotarsi di armi più pesanti in grado di difendere i confini ed il territorio. La riattivazione del programma missilistico non è stata però semplice, sia per la crisi economica che per le difficoltà dovute agli scontri interetnici i quali hanno influito e non poco nelle politiche militari e nella vita stessa dell’esercito; pur tuttavia, a distanza di quattordici anni dalla sua sospensione, l’Iraq è stato in grado nelle scorse ore di presentare i nuovi missili progettati nel programma.</p>
<p>Il missile ‘Al-Yaqeen 1’ testato con successo</p>
<p>A capo del nuovo programma missilistico è stato posto il direttore delle Industrie Generali Militari irachene,<strong> Sadiq al-Tamimi</strong>; è stato proprio lui ad esprimere soddisfazione per l’ottima riuscita del test del primo missile iracheno post Saddam Hussein denominato ‘<strong><em>Al-Yaqeen 1</em></strong>’: “Tutto è andato per il meglio – ha dichiarato ai microfoni della tv iraniana in lingua inglese ‘PressTv’ – L’intero apparato iracheno è soddisfatto per la riuscita del test”. Non è un caso che sia stato uno dei più importanti canali di comunicazione iraniano a dar <a href="http://presstv.ir/Detail/2017/07/17/528774/Iraq-testfires-indigenous-rocket-fight-Daesh-Takfiri-terroorists">notizia dell’esperimento missilistico </a>visto che, dietro all’investimento per il ripristino del programma di sviluppo iracheno, potrebbe esserci proprio l’Iran il quale ha certamente interesse a dar manforte ad un governo sciita alleato anche al fine di allontanare la minaccia dell’ISIS dalla Mesopotamia. Il missile Al Yaqeen è comunque a corto raggio avendo, come ha specificato lo stesso al-Tamimi, una copertura di 15 km ed una portata di 350 kg di esplosivo; si è quindi ben lontani dalle potenzialità dell’Al Hussein, pur tuttavia la riuscita del test ha un importante valore simbolico data la riattivazione tra mille problematiche di un ambizioso programma di produzione missilistica.</p>
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