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	<title>Rigopiano Archives - InsideOver</title>
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		<title>Tra i ghiacci e la neve: l&#8217;addestramento degli alpini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Feb 2019 06:30:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito italiano]]></category>
		<category><![CDATA[L'Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[Rigopiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Alpini.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Alpini.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Alpini-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Alpini-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Alpini-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Chi è il tuo istruttore, alpino?&#8221;. Domanda un anziano sottufficiale, osservando un tipo che avanza con il berretto calato sulla nuca e gli sci al contrario. Domanda lecita sia perché lo sci andrebbe trasportato con le punte rivolte verso, il basso sia perché c’è un giornalista nella base e quindi si pretende dagli allievi ancora &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/addestramento-alpino-una-penna-fra-le-penne-nere.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/addestramento-alpino-una-penna-fra-le-penne-nere.html">Tra i ghiacci e la neve: l&#8217;addestramento degli alpini</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Alpini.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Alpini.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Alpini-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Alpini-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Alpini-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>&#8220;Chi è il tuo istruttore, alpino?&#8221;. Domanda un anziano sottufficiale, osservando un tipo che avanza con il berretto calato sulla nuca e gli sci al contrario.</p>
<p>Domanda lecita sia perché lo sci andrebbe trasportato con le punte rivolte verso, il basso sia perché c’è un giornalista nella base e quindi si pretende dagli allievi ancora più rigore. Peccato che sotto le spoglie della &#8220;discolo&#8221; alpino ci sia proprio il reporter che per cinque giorni frequenterà il corso base di sci militare. E per farlo bene è necessario si confonda fra i militari della caserma del 9° Reggimento Alpini de L’Aquila.</p>
<p>Leit motiv degli iter addestrativi dell&#8217;<strong>esercito italiano</strong> è la capacità di gestire lo <strong>stress</strong> e l’equipaggiamento delle truppe da montagna mette a dura prova la testa, prima ancora che il fisico. Infatti, poiché le attività da svolgere sono diversificate, ai già citati sci si aggiungono le <strong>ciaspole</strong>, due tipi diversi di abbigliamento, sacco a pelo &#8220;meno trenta&#8221;, ulteriori indumenti caldi, pala, due paia di scarponi.</p>
<p>&#8220;Ogni uscita aiuta gli allievi alpini a capire cosa sia indispensabile &#8211; spiega il caporal maggiore capo scelto <strong>Rino Terramani</strong> &#8211; per questo diciamo loro di portare tutto: con il tempo, con l’esperienza e soprattutto memori dello sforzo imparano a selezionare il necessario&#8221;.</p>
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<p>Zaini da cento litri riempiti fino al limite: quando l’uscita in montagna prevede una continuativa (giorno e notte) e a quasi 2mila metri d’altezza, la speranza è che quanto trasportato valga davvero lo sforzo. Infatti, lasciato il pullman e montate le pelli di foca (striscia sintetica che crea attrito col suolo) inizia lo sci di fondo, circa due chilometri in piano e in pendio per raggiungere &#8220;Gli Innamorati&#8221;, area di sosta a metà fra gli impianti di salita e di discesa di Campo Felice, grande complesso di sport invernali alle porte de L’Aquila.</p>
<p>Per chi sulla neve c’è stato solo da piccolo e con il bob il primo impatto è un po&#8217; forte; se poi si è un reporter al seguito della compagnia i break aumentano, fra riprese di fiato e riprese fotografiche: grande fatica, muscoli doloranti ma uno scenario che lascia basiti per tanta, naturale bellezza. Mai successo prima che una penna da quotidiano seguisse le penne nere in azione e la singolare, forse unica, presenza del giornalista aumenta quello <strong>spirito di corpo</strong> che da oltre un secolo caratterizza gli alpini. Inoltre riuscire a portare a termine il tragitto è un elemento in più che rafforza la confidenza e la condivisione fra il civile e i militari…</p>
<p>&#8220;Niente alcol mi raccomando&#8221;, rammenta, con tono scherzoso, il Primo Maresciallo <strong>Piero Figurato</strong> capo del team di istruttori. Non c’è pericolo, nessuno va oltre il caffè per quanto la sfilza di bombardini (vov caldo e panna) trangugiata dai vacanzieri della settimana bianca un po’ di desiderio lo faccia venire.</p>
<p>Niente alcol perché si è in servizio e perché &#8220;è un vasodilatatore. Lasciamo nel cassetto l’immagine dell’alpino con la grappa: a pochi minuti di calore segue una dispersione termica che non aiuta a resistere al freddo rigido&#8221;, prosegue Figurato, mentre chiede ai corsisti di ricontrollare gli equipaggiamenti. &#8220;Si è convinti di aver portato tutto, poi si arriva e ci si accorge che qualcosa manca&#8221;.</p>
<p>Malgrado sia uno dei più duri della fanteria leggera italiana, l’addestramento degli alpini colpisce per il rapporto fra istruttore e allievo fatto di <strong>rigore</strong>, certo ma anche di comprensione, di disciplina e di momenti informali specie quando si scava la &#8220;<strong>truna</strong>&#8220;, ricovero spartano ricavato dalla neve fresca dove si trascorrerà la notte.</p>
<p>&#8220;Meglio stretta che larga &#8211; spiega Terramani &#8211; perché poi ad ampliarla si fa sempre in tempo. L’importante è che il poncho-tenda copra bene, evitando spiragli: di notte si scende a meno venti e il<strong> rischio di congelamento</strong> è dietro l’angolo, soprattutto se la neve che cade sul sacco a pelo si scioglie, si bagna e poi si solidifica…&#8221;.</p>
<p>La truna è pronta e a primo acchito pare un loculo, con tanto di lucina: una candela cimiteriale che serve a scaldare e a fornire un minimo di illuminazione. Niente di macabro, semmai un arduo e &#8220;scomodo&#8221; modo di testare le capacità di resistenza e di adattamento del militare nel contesto invernale.</p>
<p>Attorno alle 20, in un silenzio surreale tre luci spuntano dalla pista: sono il comandante del 9°, colonnello<strong> Paolo Sandri</strong> e i suoi comandanti di battaglione arrivati per trascorrere la notte con i ragazzi del corso.</p>
<p>&#8220;Il corso di sci militare è prova necessaria per un alpino, nonché indispensabile per acquisire competenze operative utili tanto all&#8217;estero quanto in &#8216;casa&#8217;&#8221;, commenta il colonnello Sandri. Con &#8220;casa&#8221; si intende l’Italia, in particolare i luoghi delle emergenze neve e terremoto nei quali il 9° è intervenuto e dove continua a lavorare nell&#8217;ambito di Sabina 2 e di Strade Sicure.</p>
<p>&#8220;Insieme al personale militare e della difesa civile &#8211; continua il comandante &#8211; siamo arrivati con gli sci ai piedi anche a <strong>Rigopiano</strong>, poiché era impossibile giungervi con altri mezzi&#8221;.</p>
<p>Dopo una notte calma, una breve bufera accompagna le prime luci dell’alba. Il maltempo non ferma però le penne nere che, zaino in spalla, si lanciano giù per l&#8217;ultima discesa: quasi un chilometro percorso con scarsa visibilità fino al rifugio a valle. Le motoslitte del team di soccorso del 9° sorvegliano i corsisti: quattro operatori la cui giornata è iniziata alle otto del giorno precedente, finita alle cinque e proseguita assistendo i commilitoni.</p>
<p>Un caffè aiuta a recuperare le forze mentre ci si scalda accanto alla stufa del rifugio. Chiacchiere, qualche risata e l’Aiutante Figurato che arriva con nuovi ordini: &#8220;Cambiarsi, mettere gli scarponi, indossare le ciaspole e avanti fino all&#8217;incrocio. Su ragazzi sono solo un paio di chilometri, poi tutti in caserma!&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/addestramento-alpino-una-penna-fra-le-penne-nere.html">Tra i ghiacci e la neve: l&#8217;addestramento degli alpini</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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