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		<title>Mentre Madrid pensa alla Catalogna, la Cina si prende la Spagna</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Nov 2017 13:19:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2872" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/xi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/xi.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/xi-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/xi-768x551.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/xi-1024x735.jpg 1024w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>La Spagna ha vissuto negli ultimi mesi una delle peggiori cristi istituzionali della sua storia recente. La possibile secessione della Catalogna ha rappresentato una ferita nelle istituzioni democratiche e nella convivenza del popolo spagnolo che farà fatica a rimarginarsi, perché profonda e perché radicata in un sentimento collettivo che non ha ancora superato traumi del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/madrid-pensa-alla-catalogna-la-cina-si-prende-la-spagna.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2872" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/xi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/xi.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/xi-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/xi-768x551.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/xi-1024x735.jpg 1024w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p><p>La Spagna ha vissuto negli ultimi mesi una delle peggiori cristi istituzionali della sua storia recente. La possibile secessione della Catalogna ha rappresentato una ferita nelle istituzioni democratiche e nella convivenza del popolo spagnolo che farà fatica a rimarginarsi, perché profonda e perché radicata in un sentimento collettivo che non ha ancora superato traumi del primo Novecento. Ma mentre Madrid si occupa della piccola Catalogna ribelle, di Puigdemont auto-esiliato a Bruxelles e di come far capire agli altri spagnoli di avere il controllo della situazione, accade qualcos’altro, assolutamente poco mediatico, ma di fondamentale importanza. La Cosco, azienda leader del settore navale cinese e perno della Nuova Via della Seta nel mar Mediterraneo, <a href="https://www.elconfidencial.com/espana/comunidad-valenciana/2017-10-31/cosco-control-noatum-ports-ceo-kai-sun-el-pireo_1470280/">porta a termine l’acquisizione dei maggiori porti spagnoli da JP Morgan</a> e nomina il cinese Kai Sun, già noto per aver gestito l’acquisizione del Pireo, come amministratore delegato del consorzio Noatum Ports. Insieme a lui è stato nominato come presidente di Noatum sempre il cinese Wei Zhang e nel c.d.A. arriva anche un altro cinese, Ken Chan. Una triade cinese che oggi sa di avere in mano una buona parte del commercio navale spagnolo.</p>

<p>Con un processo di acquisizione che è iniziato a giugno di quest’anno e che si è concluso positivamente all’inizio di questa settimana, la Cosco si ritrova ora nelle mani alcune fra le più importanti infrastrutture portuali spagnole. All’azienda cinese è, infatti, passato il controllo della quota maggioritaria del porto di Valencia, del porto di Bilbao, e degli interporti di Madrid e Saragozza. In questo modo, il consorzio di Hong-Kong, che ha già acquistato il controllo del porto del Pireo grazie ad accordi molto vantaggiosi con il governo greco a guida Tsipras, inizia a mettere “le ancore” della Nuova della Seta anche dall’altra parte del Mediterraneo, e cioè nella penisola iberica. Un fenomeno che era già chiaro nei mesi precedenti, ma che adesso è diventato realtà e che manifesta, ancora una volta, l’assoluta necessità di studiare la geopolitica cinese in Europa e di comprendere quanto sia importante l’ingresso del gigante asiatico nell’assetto infrastrutturale ed economico del Vecchio Continente. La Spagna, in questo, grazie a una crisi economica molto più profonda di quanto possa sembrare, è per la Cina un obiettivo utile e facile da conquistare. In cerca di soldi, in crescita e con una posizione strategica fra Mediterraneo ed Atlantico, la Spagna è un perfetto hub commerciale per smistare le merci e per investire denaro nelle infrastrutture. E non a caso Valencia come porto mediterraneo e Bilbao, come porto atlantico, sono i fulcri di questa presa di possesso della cantieristica spagnola.</p>
<p>Il fatto che Pechino abbia già iniziato questa rapida ed inesorabile acquisizione di terminali portuali mediterranei (l’Italia è già da tempo oggetto di mira) mostra l’enorme interesse del governo cinese per il mercato europeo. Un mercato ancora abbastanza ricco, sicuramente il più ricco insieme a quello nordamericano, e soprattutto composto da governi che negli anni si sono indeboliti e si sono resi incapaci di proporre modelli di sviluppo che contribuiscano a creare una possibile competitività dei nostri sistemi con quello cinese. Il fallimento dell’Unione europea è evidente, se si pensa che il presidente Macron abbia fatto di tutto per non lasciare che l’italiana Fincantieri possedesse la quota maggioritaria del porto di Saint-Nazaire, ma Parigi, sotto la precedente guida Hollande, non abbia fatto nulla per evitare che il porto francese passasse in mani sudcoreane. Ci si domanda allora fino a che punto si possa parlare di progetto europeo se si aspetta come una manna dal cielo il fiume di denaro che la Cina è disposta  a investire nei nostri porti, lei come le altre potenze asiatiche del settore, ma si faccia fatica a consegnare le chiavi a un vicino che, in teoria, è parte dello stesso sistema politico ed economico. Intanto, mentre l’Europa s’indebolisce e gli Stati nazionali si sgretolano sotto i colpi esterni ed interni, altre potenze, nettamente superiori, si inseriscono nelle nostre infrastrutture nevralgiche  e ne prendono il controllo. Gli Stati europei sembrano non aspettare altro, desiderosi di ricevere boccate di ossigeno grazie all’arrivo di miliardi di dollari nelle loro casse disastrate da una crisi senza fine. Ma tutto ha un prezzo e, nel frattempo, la Cina ringrazia.</p>

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		<title>La Marina militare cinese sbarca nel Pireo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-marina-militare-cinese-sbarca-nel-pireo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jul 2017 15:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Marina militare cinese]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1219" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/type-052c-luyang-ii-ddg-150-changchun.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/type-052c-luyang-ii-ddg-150-changchun.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/type-052c-luyang-ii-ddg-150-changchun-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/type-052c-luyang-ii-ddg-150-changchun-768x488.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/type-052c-luyang-ii-ddg-150-changchun-1024x650.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’arrivo di una delegazione militare straniera in un determinato Paese è di solito il simbolo di una collaborazione strategica di ampio respiro. L’arrivo di una flotta, in particolare, rappresenta molto spesso l’idea che lo Stato dove si attracca sia un vero e proprio porto sicuro, e dunque l’immagine perfetta per rappresentare un’alleanza politica e militare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-marina-militare-cinese-sbarca-nel-pireo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1219" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/type-052c-luyang-ii-ddg-150-changchun.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/type-052c-luyang-ii-ddg-150-changchun.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/type-052c-luyang-ii-ddg-150-changchun-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/type-052c-luyang-ii-ddg-150-changchun-768x488.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/type-052c-luyang-ii-ddg-150-changchun-1024x650.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L’arrivo di una delegazione militare straniera in un determinato Paese è di solito il simbolo di una collaborazione strategica di ampio respiro. L’arrivo di una flotta, in particolare, rappresenta molto spesso l’idea che lo Stato dove si attracca sia un vero e proprio porto sicuro, e dunque l’immagine perfetta per rappresentare un’alleanza politica e militare oppure un’amicizia stabile e anche duratura. Ed è in questa prospettiva che si può osservare l’arrivo della flotta militare cinese nel porto del Pireo di domenica scorsa: come l’immagine di quell’alleanza fra Atene e Pechino che continua a rafforzarsi nel tempo. La fregata Jingzhou, il cacciatorpediniere Changchun, e l&#8217;unità navale di rifornimento Chaohu, saranno ormeggiate nel maggiore porto della Grecia per una visita di quattro giorni che ha l’obiettivo, a detta di entrambe le parti, proprio di dimostrare l’alto grado di collaborazione in ambito politico, militare, economico e culturale che ormai esiste fra la Grecia e la Cina. Un rapporto che è stato espresso anche dal comandante del comando navale dell&#8217;Egeo Georgios Agrafiotis, durante la cerimonia per l&#8217;arrivo della flotta cinese: “Le relazioni tra i nostri paesi recentemente hanno raggiunto un livello molto alto in considerazione della cooperazione commerciale e culturale, e stiamo guardando avanti verso il meglio.”</p>

<p>Gli ottimi rapporti fra il governo cinese e il governo greco sono un qualcosa di assolutamente evidente e che dimostrano la lungimiranza di Pechino nei confronti dell’Europa sfruttando il suo burrascoso rapporto con Atene. La Grecia ha bisogno d’investimenti, di capitali e di infrastrutture: tutti elementi che la Cina può e vuole fornire anche per alimentare il mercato delle sue stesse imprese, esportando il marchio cinese fuori dall’Asia e soprattutto fuori dalla semplice immagine di produzione quantitativamente elevata ma scadente.</p>

<p>La Repubblica Popolare cinese è entrata nel Mediterraneo grazie agli investimenti nel Pireo. Ed ora lo sta conquistando, anno dopo anno, con enormi investimenti economici nei porti di tutto il (fu) “Mare nostrum”. Dalla Spagna a Israele, passando per l’Algeria, l’Italia e la Grecia, la Cina si sta costruendo una cintura di investimenti marittimi nel Mar Mediterraneo di fondamentale importanza, costruendo e investendo in porti commerciali che diventeranno gli hub in cui si concentreranno i flussi commerciali di Pechino diretti verso il grande mercato europeo. La Grecia, in particolare il porto del Pireo, si è dimostrata, in questi anni, il fulcro di questi investimenti. Soltanto nell’aprile del 2017, <a href="http://www.maritimeherald.com/2017/container-turnover-cosco-shipping-ports-increased-10-april-2017/">il volume dei container cinesi nel porto greco è aumentato del 10,8%</a> rispetto all’anno precedente, e l’obiettivo già palesato dai fondi d’investimento cinesi è quello di creare una rete che colleghi il proto del Pireo all’Europa centrale grazie a linea ferroviaria che passi Macedonia, Serbia e Ungheria. Una rete ferroviaria fondamentale per la Cina, tanto che la Commissione Europea ha intrapreso un’indagine sull’assegnazione dell’appalto in assenza di gare pubbliche da parte del governo ungherese.</p>

<p>La crisi dell’economia europea, l’assenza di capacità di grandi investimenti e i lacci che legano gli Stati facenti parte dell’Unione Europea ai rigidi parametri imposti da Bruxelles, stanno inevitabilmente creando un sistema perverso per cui l’unica soluzione per le entità portuali nazionali è quella di ricercare investitori stranieri. Gli Stati non possono intervenire e le imprese europee non possono competere, quanto a numeri, alle imprese cinesi partecipate dai fondi sovrani. La Cina ha un mercato da conquistare, che è l’Europa, e una quantità infinita di denaro da poter utilizzare, oltre che molte imprese desiderose di immettersi nel mercato europeo. Il Mediterraneo non è solo il punto di arrivo di un progetto infrastrutturale marittimo che colleghi i porti cinesi a quelli europei, ma è un mare che può diventare il punto di partenza per la conquista di due aree fondamentali: il Nordafrica e l’Europa. La Grecia, con il Pireo, è un esempio, ma ne esistono altri, e l’Italia non è esclusa da questa penetrazione cinese. Una penetrazione che per ora è solo economica, ma che, come dimostrato dall’arrivo della flotta cinese in Grecia, diventa sempre più forte anche in termini politici e culturali.</p>
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