La Spagna ha vissuto negli ultimi mesi una delle peggiori cristi istituzionali della sua storia recente. La possibile secessione della Catalogna ha rappresentato una ferita nelle istituzioni democratiche e nella convivenza del popolo spagnolo che farà fatica a rimarginarsi, perché profonda e perché radicata in un sentimento collettivo che non ha ancora superato traumi del primo Novecento. Ma mentre Madrid si occupa della piccola Catalogna ribelle, di Puigdemont auto-esiliato a Bruxelles e di come far capire agli altri spagnoli di avere il controllo della situazione, accade qualcos’altro, assolutamente poco mediatico, ma di fondamentale importanza. La Cosco, azienda leader del settore navale cinese e perno della Nuova Via della Seta nel mar Mediterraneo, porta a termine l’acquisizione dei maggiori porti spagnoli da JP Morgan e nomina il cinese Kai Sun, già noto per aver gestito l’acquisizione del Pireo, come amministratore delegato del consorzio Noatum Ports. Insieme a lui è stato nominato come presidente di Noatum sempre il cinese Wei Zhang e nel c.d.A. arriva anche un altro cinese, Ken Chan. Una triade cinese che oggi sa di avere in mano una buona parte del commercio navale spagnolo.

Con un processo di acquisizione che è iniziato a giugno di quest’anno e che si è concluso positivamente all’inizio di questa settimana, la Cosco si ritrova ora nelle mani alcune fra le più importanti infrastrutture portuali spagnole. All’azienda cinese è, infatti, passato il controllo della quota maggioritaria del porto di Valencia, del porto di Bilbao, e degli interporti di Madrid e Saragozza. In questo modo, il consorzio di Hong-Kong, che ha già acquistato il controllo del porto del Pireo grazie ad accordi molto vantaggiosi con il governo greco a guida Tsipras, inizia a mettere “le ancore” della Nuova della Seta anche dall’altra parte del Mediterraneo, e cioè nella penisola iberica. Un fenomeno che era già chiaro nei mesi precedenti, ma che adesso è diventato realtà e che manifesta, ancora una volta, l’assoluta necessità di studiare la geopolitica cinese in Europa e di comprendere quanto sia importante l’ingresso del gigante asiatico nell’assetto infrastrutturale ed economico del Vecchio Continente. La Spagna, in questo, grazie a una crisi economica molto più profonda di quanto possa sembrare, è per la Cina un obiettivo utile e facile da conquistare. In cerca di soldi, in crescita e con una posizione strategica fra Mediterraneo ed Atlantico, la Spagna è un perfetto hub commerciale per smistare le merci e per investire denaro nelle infrastrutture. E non a caso Valencia come porto mediterraneo e Bilbao, come porto atlantico, sono i fulcri di questa presa di possesso della cantieristica spagnola.

Il fatto che Pechino abbia già iniziato questa rapida ed inesorabile acquisizione di terminali portuali mediterranei (l’Italia è già da tempo oggetto di mira) mostra l’enorme interesse del governo cinese per il mercato europeo. Un mercato ancora abbastanza ricco, sicuramente il più ricco insieme a quello nordamericano, e soprattutto composto da governi che negli anni si sono indeboliti e si sono resi incapaci di proporre modelli di sviluppo che contribuiscano a creare una possibile competitività dei nostri sistemi con quello cinese. Il fallimento dell’Unione europea è evidente, se si pensa che il presidente Macron abbia fatto di tutto per non lasciare che l’italiana Fincantieri possedesse la quota maggioritaria del porto di Saint-Nazaire, ma Parigi, sotto la precedente guida Hollande, non abbia fatto nulla per evitare che il porto francese passasse in mani sudcoreane. Ci si domanda allora fino a che punto si possa parlare di progetto europeo se si aspetta come una manna dal cielo il fiume di denaro che la Cina è disposta  a investire nei nostri porti, lei come le altre potenze asiatiche del settore, ma si faccia fatica a consegnare le chiavi a un vicino che, in teoria, è parte dello stesso sistema politico ed economico. Intanto, mentre l’Europa s’indebolisce e gli Stati nazionali si sgretolano sotto i colpi esterni ed interni, altre potenze, nettamente superiori, si inseriscono nelle nostre infrastrutture nevralgiche  e ne prendono il controllo. Gli Stati europei sembrano non aspettare altro, desiderosi di ricevere boccate di ossigeno grazie all’arrivo di miliardi di dollari nelle loro casse disastrate da una crisi senza fine. Ma tutto ha un prezzo e, nel frattempo, la Cina ringrazia.

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