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	<title>Mwavita Archives - InsideOver</title>
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	<title>Mwavita Archives - InsideOver</title>
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		<title>La confessione di Mukwege: &#8220;Così ho iniziato questo lavoro&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/59491-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Oct 2018 13:45:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Mwavita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1291" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8606319.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8606319.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8606319-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8606319-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8606319-1024x688.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C&#8217;è una paura che pervade, spaventa e pietrifica quando ci si immerge in incubi concreti: è la paura che le vite degli altri, il loro dolore, la loro sofferenza possano rimanere vittima del grande Moloch dell&#8217;anonimato. Setacciamo il male, ci affacciamo a guardarlo con vertigini e fragilità; armati di biro e macchine fotografiche attraversiamo le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/donne/59491-2.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1291" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8606319.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8606319.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8606319-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8606319-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8606319-1024x688.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>C&#8217;è una paura che pervade, spaventa e pietrifica quando ci si immerge in incubi concreti: è la paura che le vite degli altri, il loro dolore, la loro sofferenza possano rimanere vittima del grande Moloch dell&#8217;anonimato.</p>
<p>Setacciamo il male, ci affacciamo a guardarlo con vertigini e fragilità; armati di biro e macchine fotografiche attraversiamo le vite degli ultimi, delle vittime, ci impossessiamo dell&#8217;intimo altrui, noi giornalisti, cronisti, fotografi, noi così arroganti, brutali e blasfemi nel rapire la sacralità del dolore dell&#8217;altro. Siamo peccatori, ma capaci di assolverci all&#8217;istante, in nome della verità: quante volte abbiamo temuto che le storie raccolte non rimanessero altro che giaculatorie personali affastellate su un taccuino sporcato di inchiostro e di male? Quante volte i nostri occhi hanno visto una foto e ne conosco i dettagli ma non sanno i nomi, i cognomi dei soggetti di quelle foto? Quante volte siamo inciampati nella frustrazione dell&#8217;impotenza, del nulla mai cambierà, dell&#8217;accettazione fatalista, della resa incondizionato al Dolore? Tante. E abbiamo peccato. E oggi un premio Nobel per la pace a un medico congolese che ha votato la sua vita ad aiutare le donne vittime della violenza sessuale nella Repubblica democratica del Congo ce lo sta insegnando. Ha la potenza di un ceffone paterno, di una biro rossa e blu che corregge l&#8217;ortografia della nostra morale e che ci ammonisce che nulla va mai considerato perduto.</p>
<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://player.vimeo.com/video/213071027" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Era il 2016 ed eravamo nella <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/mwavita/" target="_blank" rel="noopener">Repubblica democratica del Congo</a>, con l&#8217;obiettivo di realizzare un reportage sulle violenze sessuali in quel Paese che è stato ribattezzato con crudele cinismo mediatico &#8221;la <strong>capitale mondiale degli stupri</strong>&#8221;. Ore di interviste, in villaggi avvolti da nebbie dannate, immersi in una vegetazione assoluta, verde e nera, tenebra, con una natura madre e matrigna satura di orrore ad avvolgere testimonianze di cieca follia e vigliacca violenza. Come a Kavumu, dove in tre anni oltre 40 bambine sono state prelevate dalle loro case e violentate, torturare e mutilate. In quel villaggio la terra sembrava urlare e gemere e avevamo paura a calpestarla, cercavamo di non pesare su quel suolo rosso e fangoso, come se a ogni nostro passo un grido ancora ci assordasse, ci urlasse la colpevolezza maschile e la responsabilità dell&#8217;assistere ci schiacciava, ci prendeva a pugni e ci faceva sprofondare nella frustrazione del perduto, nella resa al male. Esiste però la reazione, la resilienza, la biblica prova di forza di Davide. A Bukavu, Ospedale Panzi, ad accoglierci un marabutto della scienza, statuario, in camice bianco, formale e disponibile: <strong>Denis Mukwege</strong>, oggi premio Nobel per la Pace.</p>

<p>&#8220;Il medico che ripara le donne&#8221; era stato ribattezzato da un documentario, per noi era un volto di speranza. Scortato dalla polizia perché già vittima di un attentato, incominciò a raccontare: &#8220;Chi abbia cercato di assassinarmi? Non lo so; certo è che quando si denunciano dei crimini, i malfattori non ti applaudono, ma fanno il possibile perché tu taccia. Io ho iniziato a dedicare la mia vita alle donne vittime di violenza quando, durante la guerra, ho visto i primi casi di abusi. Eravamo impreparati e le donne che venivano in ospedale versavano in una condizione devastante, con gli organi interni dilaniati. Lo stupro è una piaga sociale, distrugge le donne e la società, perché le vittime non vengono considerate come tali, ma sono colpevolizzate, vengono tacciate di essere delle prostitute e vengono allontanate sia dai mariti, che dalla comunità. Per non parlare poi di coloro che contraggono l&#8217;Hiv, che è una malattia che provoca un’ulteriore esclusione sociale&#8221;.</p>
<p>E poi, interrogato su cosa fosse necessario fare perché tale situazione cessasse, il premio Nobel chiosò: &#8220;Innanzitutto che i colpevoli vengano puniti. Perché l&#8217;impunità fa si che i criminali continuino a compiere queste atrocità. E poi occorrerebbe una ferma volontà politica, nazionale e internazionale, affinché si fermi il saccheggio delle materie prime del Congo e, conseguentemente, anche la guerra per il loro possesso&#8221;. È un riflettore su quel mondo troppo spesso dimenticato questo premio Nobel. E, non me ne voglia Dottor Mukwege, questo premio è suo, ma non solo: è di Beatrice, Daniela, Ombeni, Bora, di tutte quelle donne che ci hanno insegnato il valore dell&#8217;orgoglio, della perseveranza, dell&#8217;ostinazione a vivere contro ogni supplizio e a non alzare mai una bandiera bianca di resa al male, anche quando tutto sembra perduto. <em>Asante</em>! Grazie!</p>

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		<title>&#8220;Mwavita, nata in tempo di guerra&#8221; vince lo Slum Film Festival di Nairobi</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/mwavita-nata-tempo-guerra-vince-lo-slum-film-festival-nairobi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Mar 2018 13:42:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Mwavita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GUM_20170212_rapes_congo_037-2-1-1-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GUM_20170212_rapes_congo_037-2-1-1-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GUM_20170212_rapes_congo_037-2-1-1-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GUM_20170212_rapes_congo_037-2-1-1-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GUM_20170212_rapes_congo_037-2-1-1-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p>
<p>È quasi passato un anno da quando Gli Occhi della Guerra hanno pubblicato il docureportage &#8220;Mwavita, nata in tempo di guerra&#8220;, realizzato da Daniele Bellocchio e Marco Gualazzini che affronta il tema della tragedia degli stupri nella Repubblica democratica del Congo. Oltre alle numerose proiezioni all&#8217;estero e in Italia, attraverso le quali è stato possibile &#8230; <a href="https://it.insideover.com/donne/mwavita-nata-tempo-guerra-vince-lo-slum-film-festival-nairobi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GUM_20170212_rapes_congo_037-2-1-1-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GUM_20170212_rapes_congo_037-2-1-1-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GUM_20170212_rapes_congo_037-2-1-1-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GUM_20170212_rapes_congo_037-2-1-1-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GUM_20170212_rapes_congo_037-2-1-1-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p><p>È quasi passato un anno da quando <em>Gli Occhi della Guerra</em> hanno pubblicato il docureportage &#8220;<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/mwavita/" target="_blank" rel="noopener">Mwavita, nata in tempo di guerra</a>&#8220;, realizzato da Daniele Bellocchio e Marco Gualazzini che affronta il tema della tragedia degli stupri nella Repubblica democratica del Congo. Oltre alle numerose proiezioni all&#8217;estero e in Italia, attraverso le quali è stato possibile diffondere e far conoscere in modo sempre più capillare la drammatica realtà che vivono le donne congolesi, il lavoro è riuscito anche ad aggiudicarsi diversi riconoscimenti nazionali e internazionali.</p>
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<p>Il documentario prodotto da<em> Gli Occhi della Guerra</em>, con il contributo del <strong>Rotary Club Soresina</strong>, è stato infatti vincitore, come miglior documentario, dell&#8217;International Tour Film Festival, il concorso cinematografico che ha visto la partecipazione di oltre 1760 pellicole provenienti da tutto il mondo. Sempre in Italia è giunto in finale alla quattordicesima edizione del <strong>premio internazionale Marco Luchetta</strong>, e si è aggiudicato un posto fra i finalisti della categoria &#8220;cortometraggi della realtà&#8221; del<strong> premio L’Anello Debole Award</strong>, che si svolge all’interno del <strong>Capodarco L’Altro Festival</strong> di Fermo che ha l’obiettivo di premiare le produzioni audiovisive che meglio riescono a portare al centro del dibattito la popolazione più fragile e marginalizzata.</p>
<p>Ma numerosi premi sono arrivati anche da oltre confine. &#8220;Mwavita, nata in tempo di guerra&#8221;, si è classificato infatti come miglior documentario straniero nella categoria cortometraggi del premio<strong> Hollywood International Independent Documentary</strong>, poi ha ricevuto un premio al merito per il miglior cortometraggio all’<strong>Accolade Global Film Competition</strong> e al<strong> Best Shorts Competition</strong>, entrambi concorsi californiani e il riconoscimento più recente è arrivato dall&#8217;Africa, il continente in cui è stato realizzato il documentario.</p>

<p>È notizia proprio delle ultime ore infatti la vittoria allo<strong> Slum Film Festival di Nairobi</strong> per la miglior storia raccontata. Il successo ottenuto da Mwavita è il riconoscimento di una volontà di denunciare una terribile realtà troppo a lungo taciuta. La piaga dello stupro in Congo, che colpisce donne e bambine con una frequenza di 15mila violenze ogni anno.</p>
<p>E inoltre la modalità di racconto del docureportage, per la potenza dimostrata nel descrivere situazioni drammatiche in modo immediato ma sensibile allo stesso tempo a un pubblico numeroso ed eterogeneo, è stata abbracciata da <em>Gli Occhi della Guerra</em> che anche quest&#8217;anno infatti si sono impegnati con il Rotary Club Soresina a realizzare un altro documentario, sempre inerente questioni dal forte impatto sociale, e che verrà pubblicato e condiviso nelle prossime settimane.</p>

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		<title>Successo internazionale per Mwavita</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/successo-internazionale-mwavita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Mar 2017 16:02:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Mwavita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/mwavita-smaller-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/mwavita-smaller-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/mwavita-smaller-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/mwavita-smaller-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/mwavita-smaller-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dalla sua pubblicazione nel febbraio 2017 Mwavita, nata in tempo di guerra, il docureportage realizzato da Daniele Bellocchio e Marco Gualazzini per denunciare la pratica dello stupro in Congo, non ha mai smesso di diffondere il suo messaggio, e ha saputo conquistare l&#8217;approvazione delle giurie di cinque prestigiosi premi nazionali e internazionali. Dopo essere giunto in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/donne/successo-internazionale-mwavita.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/mwavita-smaller-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/mwavita-smaller-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/mwavita-smaller-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/mwavita-smaller-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/mwavita-smaller-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Dalla sua pubblicazione nel febbraio 2017 <em>Mwavita, nata in tempo di guerra</em>, il docureportage realizzato da Daniele Bellocchio e Marco Gualazzini per denunciare la pratica dello stupro in Congo, non ha mai smesso di diffondere il suo messaggio, e ha saputo conquistare l&#8217;approvazione delle giurie di cinque prestigiosi premi nazionali e internazionali.</p>
<p>Dopo essere giunto in finale alla quattordicesima edizione del premio internazionale Marco Luchetta, Mwavita si è infatti aggiudicato un posto fra i finalisti della categoria &#8216;cortometraggi della realtà&#8217; del premio L&#8217;Anello Debole Award, che si svolge all&#8217;interno del Capodarco L&#8217;Altro Festival di Fermo con l&#8217;obiettivo di premiare le produzioni audiovisive che meglio riescono a portare al centro del dibattito la popolazione più fragile e marginalizzata.</p>

<p>In giugno il docureportage ha portato le testimonianze delle donne congolesi vittime di stupro a Hollywood, classificandosi come miglior documentario straniero nella categoria cortometraggi del premio Hollywood International Independent Documentary.</p>
<p>I riconoscimenti internazionali tuttavia non si fermano qui per Mwavita, che ha ricevuto un premio al merito per il miglior cortometraggio all&#8217; Accolade Global Film Competition e al Best Shorts Competition, entrambi californiani.</p>
<p><strong><a style="color: #ff0000;" href="http://www.occhidellaguerra.it/mwavita/" target="_blank">Guarda l&#8217;intero reportage qui</a></strong></p>
<p>I successo ottenuto da Mwavita è il riconoscimento di una volontà di raccontare e di denunciare una terribile realtà troppo a lungo taciuta. La piaga dello stupro in Congo, che colpisce donne e bambine con una frequenza di 15.000 violenze ogni anno, non può lasciare indifferenti. Non può e non deve essere dimenticata.</p>

<p>&nbsp;</p>
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