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	<title>mine Archives - InsideOver</title>
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	<title>mine Archives - InsideOver</title>
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		<title>Stretto di Hormuz: la Marina italiana invierà 4 navi per dare la caccia alle mine dell&#8217;Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/stretto-di-hormuz-la-marina-italiana-inviera-4-navi-per-dare-la-caccia-alle-mine-delliran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 10:08:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Marina miliare italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[mine]]></category>
		<category><![CDATA[Stretto di Hormuz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="900" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare.jpg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>I cacciamine italiani sono tra i più avanzati al mondo: ne invieremo due, con una fregata di scorta e una nave per la logistica. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/stretto-di-hormuz-la-marina-italiana-inviera-4-navi-per-dare-la-caccia-alle-mine-delliran.html">Stretto di Hormuz: la Marina italiana invierà 4 navi per dare la caccia alle mine dell&#8217;Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="900" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare.jpg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1473946354-marina-militare-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>&#8220;<em>La pianificazione prudenziale che ha fatto il capo di Stato Maggiore della Difesa prevede un gruppo basato su 2 cacciamine con un&#8217;unità di scorta e una logistica che ci permette di aumentare il periodo. In tutto 4 navi. Ovviamente noi non andiamo da soli, andiamo all&#8217;interno di una coalizione internazionale, anche le altre nazioni manderanno dei cacciamine. In Europa ci sono Francia, Inghilterra e un gruppo congiunto tra l&#8217;Olanda e il Belgio</em>&#8220;. Lo ha dichiarato il capo di Stato maggiore della Marina militare, Giuseppe Berutti Bergotto. La <strong>missione nello Stretto di Hormuz</strong>, in accordo con gli alleati, ha il solo obiettivo di mettere in sicurezza lo Stretto, bonificandolo da quelle che si ritengono essere <strong>20 mine navali posate dai Guardiani dalla Rivoluzione Islamica</strong>, si ritiene <strong>mine a influenza</strong> del tipo Maham 3 e Maham 7. Stando a quanto dichiarato dal Pentagono, per ripulire lo Stretto di Hormuz dalle mine potrebbero volerci sei mesi ed è improbabile che l&#8217;operazione venga intrapresa prima della fine della guerra. Ciò significa che i cacciamine italiani, classe Lerici, dovrebbero svolgere la loro missione in tempo di pace. Ma la “<em>pace</em>” sembra essere tutt’altro che vicina.</p>



<p>Lo avevamo accennato in tempi non sospetti. L&#8217;Italia non vuole farsi trascinare nel conflitto che Israele e Stati Uniti hanno armato contro la Repubblica Islamica dell’Iran e il suoi programmi di armamenti, missilistico e nucleare, ma è pronta a partecipare a una missione internazionale per <strong>ristabilire la sicurezza</strong> e la <strong>libera navigazione </strong>attraverso lo Stretto di Hormuz, crocevia strategico attraverso il quale transita il 20% del commercio mondiale di petrolio e gas naturale, attualmente soggetto a un doppio blocco: uno sostenuto dai guardiani della rivoluzione e dalla loro componente navale, l’IRGC-N, che hanno approfittato del loro vantaggio geostratecio per bilanciare l’aggressione statunitense, colpendo l’economia occidentale e delle potenze del Golfo che fanno affari con l’Occidente; e uno sostenuto dall’imponente dispositivo militare schierato dagli Stati Uniti, che vogliono incidere sugli interessi di Teheran, che lasciava “entrare e uscire” le navi che desidera, fossero esse dirette in Cina o proveniente dall’India, per portare degli esempi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un&#8217;operazione lunga sei mesi</h2>



<p>Al centro delle tensioni crescenti, lo Stretto di Hormuz, dove i pasdaran hanno postato <strong>almeno 20 mine navali</strong>, molte delle quali, secondo i rapporti dell’<strong>intelligence statunitense</strong>, sarebbero uscite dagli schemi di controllo e rappresenterebbero un pericolo per la navigazione dell’intera regione, dato che una volta sganciate dai loro supporti potrebbero vagare trasportate dalle correnti marine, tra il Golfo Persico, quello d’Oman e il Mar Arabico.</p>



<p>La condizione di totale insicurezza che interessa lo Stretto, ha provocato gravi ripercussione sull’economia mondiale, provocando un aumento straordinario delle <strong>quotazioni dei prezzi del greggio</strong>, e la conseguente carenza di carburante, rischia di condurre molti paesi verso il “<em>lockdown energetico</em>”, per questo molti attori internazionali, pur negando di prendere parte a operazioni belliche in Medio Oriente, diniego che ha fatto infuriare l&#8217;inquilino della Casa Bianca che è tornato a minacciare la NATO, si stanno preparando a un&#8217;operazione internazionale per supportare l&#8217;impegno statunitense nella bonifica dello stretto dalle temute mine navali.</p>



<p>Secondo il <strong>Pentagono</strong>, potrebbero servire <strong>fino a 6 mesi per sminare</strong> un tratto di mare che non è ancora stato &#8220;delimitato&#8221; con precisione. L&#8217;Italia, quando saranno state create le condizioni per agire, è pronta a fare la propria parte, <strong>inviando 2 cacciamine con un&#8217;unità di scorta</strong> e con un&#8217;unità logistica che permetteranno di aumentare il periodi di dispiegamento. In tutto sarebbero 4 navi, &#8220;due operative, una logistica e una di scorta&#8221;, afferma il capo di Stato maggiore della Marina militare, che ha spiegato: lo Stretto &#8220;<em>è una zona minata. Non sappiamo bene qual è l&#8217;area che è stata minata, non è determinata. Si presuppone che l&#8217;area minata sia nella zona della linea di separazione del traffico in ingresso e uscita da Hormuz. La tipologia dei fondali ci aiuta a capire quali sono le mine</em>&#8220;, circa 20 per il Pentagono, &#8220;c<em>he possono essere utilizzate. Possiamo ipotizzare le operazioni che dobbiamo attuare per bonificare l&#8217;area. Vicino alla costa ci sono dei fondali rocciosi&#8221;. Alcuni elementi sono già noti: &#8220;Ci sono principalmente due tipi di mine: quelle da fondo, che sono delle mine che stanno proprio sul fondo del mare, e quelle ormeggiate. Sono delle mine che hanno una base sul fondo e sono semigalleggianti. Di solito sono messe ad alto fondale</em>&#8220;. <br><br>Secondo indiscrezioni, le unità italiane coinvolte potrebbero essere i <strong>cacciamine Crotone</strong> e <strong>Rimini</strong>, affiancati da una nave di supporto logistico e una di scorta. Attualmente la Marina Militare italiana dispone di una flotta di dieci cacciamine tra i più avanzati al mondo, progettati per individuare e neutralizzare anche le mine più sofisticate, comprese quelle magnetiche e di ultima generazione, definite “<em>intelligenti</em>”. Otto unità appartengono alla <strong>classe Gaeta</strong>, entrate in servizio tra il 1992 e il 1996, mentre due appartengono alla <strong>classe Lerici</strong>, più datate ma ancora operative. Le navi della classe Gaeta rappresentano la componente più moderna ed efficiente della flotta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La ricerca con il ROV</h2>



<p>Questi cacciamine sono imbarcazioni relativamente compatte, lunghe circa 52 metri e larghe meno di 10, con equipaggi di circa 40-50 persone. <strong>Una delle loro caratteristiche distintive è lo scafo realizzato in vetroresina rinforzata,</strong> un materiale che garantisce l’assenza di campo magnetico e quindi evita l’attivazione delle mine sensibili alle variazioni magnetiche. Inoltre, la struttura offre una notevole resistenza agli urti causati da eventuali esplosioni subacquee. Anche i motori sono progettati per ridurre al minimo le vibrazioni sonore, essendo montati su supporti indipendenti: questo accorgimento limita il rischio di attivare mine dotate di sensori acustici.</p>



<p>Le operazioni di sminamento si articolano in tre fasi principali: individuazione, identificazione e neutralizzazione. La prima fase è affidata al sonar di bordo, che funziona come un radar subacqueo. Attraverso l’emissione di onde sonore e l’analisi del loro eco, il sonar consente di costruire immagini dettagliate del fondale e individuare oggetti sospetti, distinguendoli da elementi naturali come rocce o detriti. <strong>In condizioni favorevoli, un singolo cacciamine può mappare fino a 26 chilometri quadrati di fondale al giorno. </strong>Una volta individuato un possibile ordigno, si procede alla fase di identificazione mediante un veicolo sottomarino telecomandato (ROV). Questo dispositivo, dotato di telecamere e sensori, viene calato in acqua e guidato a distanza dall’equipaggio della nave. </p>



<p>Il ROV può operare per diverse ore, raggiungere velocità di circa 13 km/h e scendere fino a profondità di 600 metri. Avvicinandosi all’oggetto sospetto, trasmette immagini in tempo reale che permettono agli operatori di confermare se si tratti effettivamente di una mina. La fase finale è quella della neutralizzazione dell’ordigno. Il metodo più utilizzato prevede l’impiego dello stesso ROV, che posiziona una carica esplosiva vicino alla mina e poi si allontana. Successivamente, la nave madre si mantiene a distanza di sicurezza, generalmente intorno a un chilometro, <strong>mentre viene effettuata un’esplosione controllata per distruggere l’ordigno. </strong>In alternativa, possono intervenire direttamente i palombari della Marina, specialisti nel disinnesco subacqueo, che utilizzano attrezzature avanzate per operare in sicurezza, mantenendo una bassa visibilità acustica e magnetica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La scorta ai cacciamone</h2>



<p>Per garantire la sicurezza durante queste operazioni complesse, i cacciamine operano solitamente accompagnati da una scorta navale, che include <strong>una fregata e una nave logistica.</strong> Questo tipo di missione richiede elevati livelli di addestramento, precisione e concentrazione, ma è fondamentale per ripristinare la sicurezza delle rotte marittime. Una volta completata la bonifica, l’area esplorata può essere considerata sicura per la navigazione. Oltre ai cacciamine, esiste un’altra tipologia di unità impiegata nello sminamento navale: i dragamine. Si tratta di mezzi più tradizionali, utilizzati fin dalla Prima guerra mondiale, che operano trascinando dispositivi meccanici o magnetici per far detonare mine semplici o tagliare i cavi di ancoraggio di quelle galleggianti. Questo approccio consente di bonificare rapidamente vaste aree, ma è efficace solo contro mine poco sofisticate.</p>



<p>I cacciamine, al contrario, rappresentano una soluzione più moderna e precisa. Operano in modo mirato, individuando e neutralizzando singolarmente ogni ordigno grazie all’impiego di tecnologie avanzate come sonar ad alta risoluzione, veicoli sottomarini e operatori specializzati. Questa capacità li rende particolarmente adatti a contrastare mine moderne, comprese quelle di fondo, magnetiche o dotate di sensori acustici, che non possono essere eliminate con le tecniche tradizionali dei dragamine. Proprio per queste caratteristiche, l’Italia ha proposto l’impiego dei propri cacciamine nello Stretto di Hormuz, con l’obiettivo di contribuire alla sicurezza di una delle rotte marittime più importanti al mondo.</p>
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		<title>Le mine navali, il vero perno dell&#8217;interdizione marittima cinese</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/le-mine-navali-il-vero-perno-dellinterdizione-marittima-cinese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Nov 2025 05:55:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[marina cinese]]></category>
		<category><![CDATA[mine]]></category>
		<category><![CDATA[US Navy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="743" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/cina-marina-esercitaizoni-La-Presse-e1574956607652.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cina marina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/cina-marina-esercitaizoni-La-Presse-e1574956607652.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/cina-marina-esercitaizoni-La-Presse-e1574956607652-300x116.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/cina-marina-esercitaizoni-La-Presse-e1574956607652-768x297.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/cina-marina-esercitaizoni-La-Presse-e1574956607652-1024x396.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le mina navali rappresentano il punto di forza principale nella strategia cinese di controllo degli specchi marittimi contigui, ma non solo</p>
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<p>Missili ipersonici, caccia di quinta generazione, nuove portaerei, missili balistici antinave. Al di là delle nuove risorse militari messe in campo dalla <strong>Repubblica Popolare Cinese (RPC)</strong>, sicuramente più appariscenti ma che dimostrano un cambio dottrinario <em>in fieri</em>, la strategia di <strong><em>sea denial</em></strong> di Pechino ruota intorno a un&#8217;arma molto meno complicata, piccola, e disponibile in gran numero: le <strong>mine navali</strong>.</p>



<p>Il <em>sea denial</em> cinese, ovvero le operazioni di interdizione marittima, per il momento si applica ai mari contigui il territorio continentale della RPC, che vede la presenza di due aree di crisi (tre considerando l&#8217;arcipelago nipponico delle Senkaku) al centro dell&#8217;agenda del PLA (People&#8217;s Liberation Army): <strong>il Mar Cinese Orientale e quello Meridionale, separati dall&#8217;isola di Taiwan.</strong> Entrambi i mari sono all&#8217;interno della Prima Catena di Isola, un gruppo di arcipelaghi che va dal Giappone sino alle Filippine che rappresenta, secondo la dottrina militare cinese, il “giardino di casa” della RPC.</p>



<p>Il Politburo sta da tempo dando enfasi alle capacità navali nazionali, con un imponente piano di nuove costruzioni, che non dimentica la componente subacquea, centrata su SSN e SSBN ma che possiede numerosi battelli più piccoli del tipo <strong>SSK</strong>, appositamente messi in servizio per avere capacità di <em>sea denial</em> nei propri mari contigui. </p>



<p>Gli strateghi della Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLAN) sostengono che le mine marine siano “facili da piazzare e difficili da ripulire; il loro potenziale di occultamento è forte; il loro potere distruttivo è elevato; e il valore della minaccia è di lunga durata”. Gli obiettivi chiave per una strategia offensiva cinese riguardante l&#8217;impiego di mine sarebbero “il <strong>blocco delle basi</strong> nemiche, dei porti e delle rotte marittime; la <strong>distruzione delle capacità di trasporto</strong> marittimo del nemico; l’attacco o la <strong>limitazione della mobilità</strong> delle navi da guerra; e la paralisi e l’esaurimento della forza di combattimento nemica”. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Libro Bianco sulla difesa della Cina</h2>



<p>Per la futura guerra costiera, si dice che “le mine marine costituiscono la principale minaccia per ogni marina, e in particolare per i gruppi di battaglia delle portaerei e i sottomarini”. Inoltre, questa enfasi corrisponde alla valutazione del PLAN secondo cui “rispetto ad altre aree di missione di combattimento, <strong>le capacità di guerra con mine [della Marina statunitense] sono estremamente deboli”</strong>. Gli strateghi navali cinesi notano che delle diciotto navi da guerra perse o gravemente danneggiate dal termine della Seconda Guerra Mondiale, quattordici sono state colpite da mine navali. L&#8217;analisi della PLAN riferisce che “quando gli esperti militari gettano lo sguardo sulla vasta area di battaglia navale […] i sottomarini in agguato che attaccano con siluri e l’ingegnoso dispiegamento di mine sono ancora il principale equipaggiamento da battaglia di una marina moderna.”</p>



<p>Il ruolo prominente del “posamine” nella dottrina militare cinese contemporanea è evidenziato dal fatto che questo termine è stato utilizzato non meno di tre volte nel Libro Bianco sulla difesa della Cina del 2008. Mentre molti Paesi stanno approntando in larga parte le proprie capacità di contromisure mine, <strong>pochi perseguono così sfacciatamente la guerra offensiva con questi strumenti bellici. </strong>Parallelamente alle capacità sottomarine, quindi, la RPC è ora impegnata in uno sforzo significativo per <strong>potenziare la sua capacità di guerra con mine</strong>.</p>



<p>I sottomarini a propulsione nucleare sono grandi e difficili da nascondere, e diverse agenzie di intelligence di altre potenze sono senza dubbio in sintonia con la portata e le dimensioni di questi importanti sviluppi. Al contrario, le capacità di guerra con mine (<strong>Mine Warfare &#8211; MIW</strong>) sono facilmente occultabili e costituiscono quindi un vero e proprio “proiettile d&#8217;argento” nel caricatore della PLAN. Facendo ampio affidamento sulle mine marine, la marina militare cinese è già pienamente in grado di <strong>bloccare Taiwan</strong> e altre cruciali linee di comunicazione marittime nell&#8217;area del Pacifico occidentale, anche per via della particolare morfologia dei fondali che vedono, in alcune aree, acque poco profonde (ad esempio nello Stretto di Taiwan). </p>



<p>L&#8217;attuale inventario di mine navali cinese comprende una vasta gamma di armi. Le stime, effettuate tramite fonti pubbliche, variano <strong>da cinquantamila a centomila armi singole</strong>. Vale la pena notare che le scorte di mine sono facilmente occultabili, pertanto queste stime devono essere trattate con notevole cautela. Secondo fonti cinesi, la RPC possiede oltre cinquantamila mine, composte da “oltre 30 varietà di mine marine a contatto, magnetiche, acustiche, a pressione d&#8217;acqua e a reazione mista, mine marine telecomandate, mine a razzo e mine mobili”. </p>



<p>La postura incentrata sull&#8217;<strong>uso offensivo delle mine</strong> è particolarmente evidente quando si osserva che la PLAN ha diversi tipi di mine lanciabili da sottomarini in grado di navigare sino al loro obiettivo: questo permettere di colpire o bloccare aree marittime e porti che sarebbero inaccessibili con altri mezzi di posizionamento. Analizzando le piattaforme di sgancio mine, si può osservare che nelle forze armate cinesi esse sono diversificate: sottomarini, cacciatorpediniere, fregate, alcune unità contromisure mine e da assalto anfibio, elicotteri, bombardieri H-6, cacciabombardieri (tipo JH-7) e perfino <strong>vascelli civili</strong> come pescherecci attrezzati. Ovviamente, i programmi di addestramento riflettono questa postura, e impiegano anche i reggimenti di aviazione della East Sea Fleet e della South Sea Fleet, a ulteriore sottolineatura della maggiore enfasi nella capacità di sea denial nei mari contigui. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il principio del &#8220;primo controllo&#8221;</h2>



<p>Un aspetto preoccupante delle attività di posa delle mine della PLAN è la cooperazione civile per integrare le risorse militari. Negli ultimi anni, ogni unità della marina cinese ha organizzato <strong>forze paramilitari</strong> (milizie civili armate) che costituiscono una forza importante nella futura guerra marittima. Il Libro Bianco della difesa cinese del 2008 menziona esplicitamente che è probabile che le forze di riserva siano coinvolte nella guerra di mine (sia nella posa che nella rimozione) e sono state condotte, nel corso degli anni (almeno a partire dal 2004), esercitazioni della East Sea Fleet con navi civili, che operavano anche nelle attività di bonifica di vari tipi di mine. </p>



<p>Di particolare interesse, dal punto di vista dottrinario, è il concetto di “<strong>primo attacco</strong>”, che permea la dottrina del PLA, ed è particolarmente rilevante per la guerra con le mine. Questa espressione, che compare spesso negli scritti cinesi riguardanti la Mine Warfare, suggerisce una forte tendenza preventiva, pertanto <strong>la posa clandestina di mine marine potrebbe offrire il vantaggio della sorpresa. </strong>Secondo un articolo di Naval and Merchant Ships, “le mine sono diventate una componente importante delle operazioni di combattimento basate sul principio del &#8216;primo controllo&#8217;”, e parimenti viene individuata la problematica che, qualora la stesa di mine non possa essere effettuata rapidamente in modo preventivo, sarà probabilmente impossibile farlo nel momento dello scoppio di un conflitto.</p>



<p>Gli avanzati studi nel settore degli <strong>UUV</strong> (compresi XLUUV) e <strong>USV</strong>, come anche osservato nella recente parata militare di Pechino, lasciano supporre quindi che la PLAN abbia in essere un programma per il Mine Warfare che preveda l&#8217;utilizzo di questi strumenti <em>unmanned</em> e autonomi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/le-mine-navali-il-vero-perno-dellinterdizione-marittima-cinese.html">Le mine navali, il vero perno dell&#8217;interdizione marittima cinese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>The mine that kills</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/environment/the-mine-that-kills.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2019 10:20:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Environment]]></category>
		<category><![CDATA[asbestos]]></category>
		<category><![CDATA[mine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/DSC_4370-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/DSC_4370-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/DSC_4370-1-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/DSC_4370-1-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/DSC_4370-1-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Minaçu) &#8211; Albertino de Oliveira is a broken man. He has seen seven members of his family die in the past ten years. “My wife, my father, a brother, three uncles, a cousin, “ says the man with white hair at the age of 54. His family members all have something in common: they were &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/environment/the-mine-that-kills.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/DSC_4370-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/DSC_4370-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/DSC_4370-1-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/DSC_4370-1-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/DSC_4370-1-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><span style="font-weight: 400;"><strong>(Minaçu) &#8211;</strong> Albertino de Oliveira is a broken man. He has seen seven members of his family die in the past ten years. “My wife, my father, a brother, three uncles, a cousin, “ says the man with white hair at the age of 54. His family members all have something in common: they were all employees of the asbestos mine in the city of Minaçu. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Albertino has a list of 30 people who suffer from mesothelioma or have spots on their pleura. These are illnesses typical of asbestos workers. Besides some of the names, Alertino writes the letter “F” or “falecidos”, that is, deceased.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">From 1973 to 1988, he also worked in the mine, bagging the fibers. “Fifteen years of work in a cloud of dust with pieces of cotton up my nose serving as my only form of protection,” he says. He is not sick yet, but it is a struggle for those who have breathed the fiber for years that are dying today.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Albertino has calculated that in the coming years, around 500 people will develop medical issues related to asbestos, among whom many will be former employees of the mine but also those who simply lived in the area, that up until 1987 were totally immersed in the white asbestos dust. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In this area of the state of Goiàs, found 400 kilometers north of Brasilia, in the center of Brazil, the former employees don’t have a voice. Some have received settlements, others are trying to years after leaving the company, still without having their illnesses recognised. La Sama, already owned by the most infamous company, even in Italy, Eternit, have almost always obtained extra-judicial agreements with all its victims, so as not to be cited in any penal proceedings. In Minaçu, a city in which around 30 thousand people live, criticising asbestos puts the only local employer in danger. “The town was born with asbestos and it will die with it” says Albertino.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Around 70% of the taxes collected by the local government come from mining activities. WIth a total of 300 thousand tonnes extracted every year, it is the third largest asbestos mine on the planet, ones in Russia and Cananda. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">And the only one still active in Latin America. Around 13% of all asbestos sold around the world comes from Minaçu.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">For those form Sama, asbestos is not dangerous, not when it is carefully managed, for example, by limiting the contact between workers and the asbestos dust. </span></p>
<p><div id="gallery_211834" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_211834 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/DSC_4341.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/DSC_4341.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/DSC_4346.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/DSC_4346.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/DSC_4370.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/DSC_4370.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/DSC_4420.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/DSC_4420.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/DSC_4603.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/DSC_4603.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/DSC_4639.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/DSC_4639.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/DSC_4663.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/DSC_4663.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/DSC_4676.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/DSC_4676.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/DSC_4697.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/DSC_4697.jpg","subHtml":""}];</script></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“The workers were forced to work with masks and uniforms, carefully washing themselves at the end of each shift. The mine extraction sites, today, are sprayed with large volumes of water pumped by out by trucks in order to remove the dust,” explains Adelman Araujo, president of the labour union for the asbestos workers in Minaçu, which knows that asbestos can cause </span><b>cancer</b><span style="font-weight: 400;">, but denies every case of contamination in the city. “Of the 16 thousand people that have worked in the mine since it opened in 1967, only 2% have become sick as a result on the handeling of asbestos, Minaçu is not a city that causes cancer” the sindicate says. From a number of 396 to 13, and all the while, cancer has already found its victim in a small, humble house warmed by the strong afternoon sun. Maria de Lourdes opens the gate, she takes refuge in the shade and the sweat that covers her tired face dries. On one of the walls, there is a photo of her husband, Claudivino, who died in 2002 at the age of 56. “A mesothelioma killed him, he suffered unbearable pain. “ From 1977 to 1990, he worked in the mine. “At night, when he returned from the site, he threw up endless amounts of blood,” Maria de Lourdes continued. “He had so much pain in his lungs that even drinking water was an ordeal. He knew that this was a sign of something being wrong, they always hid the fact that asbestos kills.”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La Sama has never taken responsibility for the deaths of its workers. The widow has never received any compensation. She has not even had access to the autopsy of her husband. On his death certificate, the doctors of Sama describe the man as a person of fragile health and the cause of death as the excessive consumption of alcohol. “Claudivino never drank a drop of alcohol,” Marina de Lourdes told us. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">There are several similar cases to this in Minaçu. According to a document sent out in August 2012 by the minister of health, between 2000 and 2010 2,400 people died as a result of asbestos related illnesses. The trend is of a rapid increase in the number of cases in the past few years, the study concluded.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Minaçu, “the great mine” in the language of Tupi Guarani, may, however, have its days numbered, as in November of 2018 the supreme court of Brazil prohibited the extraction and the use of asbestos in all domestic territories, but in the following December, Rosa Weber, president of the supreme court, suspended this measure, pending its official publication, which a year later has still not taken place with no future previsions expected. La Sama (Ethernit), today, continues to extract asbestos. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“If it were to close it would be a disaster for Minaçu, the mine has 500 workers and 400 service providers,” says Adelman Araujo, the sindicate, who continues “it indirectly sustains 15 thousand people If it closes, 70% of residents will flee the city.”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In front of his house, Albertino bends down to take a piece of bitumen raised by the heat. “Here, we walk on asbestos,” he says showing the white misty fiber on the tar. The asphalt, which was recently resurfaced, is made up of rocks derived from the mine. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In Minaçu, the road from hell is littered with good intentions.  </span></p>
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