<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Kobane Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/tag/kobane/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/tag/kobane</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Wed, 24 Apr 2019 08:13:50 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Kobane Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/tag/kobane</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Il jihadista che parla italiano</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/il-jihadista-che-parla-italiano</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2019 08:13:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Kobane]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?post_type=video&#038;p=200568</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria9.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria9-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>KOBANE (Siria) - Jihadista pentito o seguace del Califfo che cerca di salvarsi il collo? Abu Mussa, 34 anni, tunisino, si è arruolato nello Stato islamico fin dalla prima ora, quattro anni fa per poi arrendersi lo scorso mese nell’inferno dell’assedio di Raqqa. Gli uomini dell’antiterrorismo curdo nella regione autonoma di Rojava, nel nord est della Siria, lo portano fuori da un buio corridoio con un cappuccio in testa. Quando capisce che lo stiamo immortalando si inalbera dicendo in inglese di aspettare. Poi si calma e comincia a parlicchiare in italiano. “Ho dei cugini a Verona” spiega mentre risponde alle domande nella nostra lingua, che capisce abbastanza bene. Capelli lunghi, barbone nero, tunica grigia il mujahed sostiene di avere studiato l’italiano a Tunisi per lavorare negli alberghi. In realtà i rapporti con il nostro Paese sono più stretti e delicati. Abu Mussa, nome di battaglia, è parente di un pezzo grosso a Raqqa, storica capitale dello Stato islamico. Addirittura il numero due delle difese del Califfo, l’emiro Abu Hamza, pure lui tunisino. Guarda caso l’emiro ha sposato Sonia Khediri, la giovanissima jihadista italiana partita per la Siria da Treviso. Ed i parenti del prigioniero vivono a Verona nella stessa regione, anche se lui spiega “che i cugini in Italia mi dicevano di andare via da Raqqa e di tornare a casa”. Forse sono solo coincidenze, ma capi importanti dei volontari tunisini della guerra santa internazionale come Noureddine Chouchane e Moez Fezzani hanno vissuto a lungo nel nostro Paese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/il-jihadista-che-parla-italiano">Il jihadista che parla italiano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria9.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria9-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>KOBANE (Siria) &#8211; Jihadista pentito o seguace del Califfo che cerca di salvarsi il collo? Abu Mussa, 34 anni, tunisino, si è arruolato nello Stato islamico fin dalla prima ora, quattro anni fa per poi arrendersi lo scorso mese nell’inferno dell’assedio di Raqqa. Gli uomini dell’antiterrorismo curdo nella regione autonoma di Rojava, nel nord est della Siria, lo portano fuori da un buio corridoio con un cappuccio in testa. Quando capisce che lo stiamo immortalando si inalbera dicendo in inglese di aspettare. Poi si calma e comincia a parlicchiare in italiano. “Ho dei cugini a Verona” spiega mentre risponde alle domande nella nostra lingua, che capisce abbastanza bene. Capelli lunghi, barbone nero, tunica grigia il mujahed sostiene di avere studiato l’italiano a Tunisi per lavorare negli alberghi. In realtà i rapporti con il nostro Paese sono più stretti e delicati. Abu Mussa, nome di battaglia, è parente di un pezzo grosso a Raqqa, storica capitale dello Stato islamico. Addirittura il numero due delle difese del Califfo, l’emiro Abu Hamza, pure lui tunisino. Guarda caso l’emiro ha sposato Sonia Khediri, la giovanissima jihadista italiana partita per la Siria da Treviso. Ed i parenti del prigioniero vivono a Verona nella stessa regione, anche se lui spiega “che i cugini in Italia mi dicevano di andare via da Raqqa e di tornare a casa”. Forse sono solo coincidenze, ma capi importanti dei volontari tunisini della guerra santa internazionale come Noureddine Chouchane e Moez Fezzani hanno vissuto a lungo nel nostro Paese.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/il-jihadista-che-parla-italiano">Il jihadista che parla italiano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ultima chiesa di Kobane</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/lultima-chiesa-kobane.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Nov 2017 08:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Kobane]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/lultima-chiesa-kobane-162935.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1249" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20170123123917_21942494.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20170123123917_21942494.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20170123123917_21942494-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20170123123917_21942494-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20170123123917_21942494-1024x666.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sul nostro cammino incrociamo pick-up con soldati curdi armati fino ai denti, i numerosissimi posti di blocco lungo la strada sterrata rallentano la nostra marcia verso Kobane, la città simbolo della resistenza curda alle bandiere nere dell’Isis. Siamo nel Nord della Siria al confine con la Turchia, la nemica di sempre dei curdi siriani. I &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/lultima-chiesa-kobane.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/lultima-chiesa-kobane.html">L&#8217;ultima chiesa di Kobane</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1249" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20170123123917_21942494.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20170123123917_21942494.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20170123123917_21942494-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20170123123917_21942494-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20170123123917_21942494-1024x666.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sul nostro cammino incrociamo pick-up con soldati curdi armati fino ai denti, i numerosissimi posti di blocco lungo la strada sterrata rallentano la nostra marcia verso <strong>Kobane</strong>, la città simbolo della resistenza curda alle bandiere nere dell’Isis. Siamo nel Nord della Siria al confine con la Turchia, la nemica di sempre dei curdi siriani. I tagliagole di Al-Baghdadi sferrarono l’attacco contro Kobane nel settembre del 2014. Dopo poco più di sei mesi di resistenza, i curdi delle forze dell’Unità di Protezione Popolare (YPG) supportati dai Peshmerga curdo iracheni e dai bombardamenti dell’aviazione statunitense, hanno respinto l’avanzata del Califfato marcando così il punto di svolta alla lotta contro lo Stato islamico nel Nord della Siria.</p>
<p>Quando entriamo in città veniamo immediatamente accolti da una maestosa statua di un angelo bianco dedicato ai &#8220;martiri&#8221;, come vengono chiamati i soldati e civili che, imbracciando le armi contro l’Isis, hanno perso la propria vita per la libertà della loro popolazione. Dei manifesti con i loro visi sono appesi sui lampioni lungo le strade, fuori dai negozi ed edifici. Ogni nucleo famigliare a Kobane è stato colpito duramente dalla guerra. Mogli e figli portano le icone dei propri cari morti in combattimento ancora attaccate ai vestiti.</p>
<p>I soldati cristiani del Syriac Military Council, che ci scortano portando sempre con loro dei kalashnikov, ci conducono dentro la città. I segni della lunga battaglia sono ancora evidenti ma si nota come la vita stia tornando lentamente a una sorta di normalità: notiamo alcune ragazze senza velo e con lo zaino in spalla che stanno tornando dalla scuola, dei bambini giocare per strada tra le macerie e negozi di abbigliamento aprire le saracinesche.</p>
<p>La sorpresa è notevole quando Kino Gabriel, portavoce delle milizie cristiane, ci invita a guardare una <strong>croce</strong> che spicca da un edificio. È una chiesa cristiana, l’unica nella città. Si trova dentro un appartamento al primo piano di una casa ristrutturata. Sull’uscio la scritta in inglese, curdo e arabo “Church of the Brethren”, la chiesa dei confratelli.</p>
<p>Veniamo accolti dagli occhi increduli dei pochi membri della comunità cristiana che si stavano riunendo in quel momento. Quattro famiglie e quaranta membri in tutto fanno parte della comunità di fedeli di Gesù Cristo a Kobane. Ci mostrano con orgoglio i loro rosari, le croci e le icone sacre.</p>

<p>Per la maggior parte sono curdi sunniti che si sono convertiti al cristianesimo, dato non da sottovalutare considerando come, in molti paesi mussulmani, la conversione è punita anche con la morte.</p>
<p><a href="http://www.ilgiornale.it/static/reportage/aiutiamo_cristiani/aiutiamo_cristiani_home.htm"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-36633 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2017/11/cristiani_perseguitati_strip.jpg" alt="cristiani_perseguitati_strip" width="984" height="130" /></a></p>
<p>“Viviamo fianco a fianco con gli altri membri della comunità musulmana di Kobane e ci sentiamo perfettamente integrati,” ci dice Omar. “Lo scorso anno abbiamo invitato i nostri vicini a celebrare il Santo Natale con noi e a decorare la chiesa con i tradizionali simboli natalizi.”</p>
<p>“Abbiamo anche una libreria cristiana al pian terreno dell’edificio, dove vendiamo Bibbie e altri libri cristiani tradotti in curdo e arabo per la nostra comunità ma anche per i musulmani che li richiedessero… e non sono pochi,” Omar ci racconta stupendoci notevolmente.</p>
<p>Scopriamo inoltre che le attività sociali della comunità cristiana di Kobane sono ben radicate: oltre alla chiesa e alla libreria cristiana, hanno una pasticceria e una clinica mobile per aiutare i rifugiati e tutte le persone che ne abbiano bisogno a prescindere dal credo religioso fornendoli cure mediche e viveri all’occorrenza.</p>

<p>Al tramonto, veniamo invitati a condividere con loro una semplice cena ed esattamente nel momento in cui i cristiani si accingono a pregare per ringraziare Dio per il pasto serale, il muezzin richiama i fedeli mussulmani alla preghiera serale da un minareto a pochi metri dalla chiesa cristiana dove ci troviamo. La libertà religiosa è tangibile in quello spicchio di Medio Oriente martoriato da guerre di religione e interessi economici. Da capire quanto questo spirito pacifico tra le diverse comunità religiose ed etniche potrà durare una volta sconfitto il nemico comune dello Stato Islamico.</p>
<p>Lasciamo Kobane quando il sole è già calato. I cristiani ci regalano alcuni crocifissi per auspicare un viaggio di ritorno sicuro nell’imprevedibile notte siriana.</p>
<p><strong>Tre progetti diversi con un unico obiettivo: sostenere i cristiani di Aleppo</strong><br /><strong>Iban: IT67L0335901600100000077352 Banca Prossima</strong><br /><strong>Causale: ilgiornale per i cristiani</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ci guardiamo indietro verso quella croce fuori dall’edificio che ospita la chiesa. Stupisce notare come a Kobane, in Siria, le croci e la fede in Gesù Cristo stiano risorgendo dalle macerie di un’orrenda guerra civile mentre noi ci accingiamo a tornare in Europa dove le croci cristiane vengono rimosse e le chiese abbattute.</p>

<p>Il paradosso di questa situazione è osservare come in Europa, e proprio nell’Europa cristiana, onde evitare di offendere altre religioni, si decida di rimuovere le croci, di abolire le recite di natale e i cori natalizi, mentre in Sira, territorio prevalentemente mussulmano, i Cristiani espongono simboli natalizi e cristiani con fierezza e li utilizzino per integrarsi dandoci la lezione più importante: non è che nascondendo ciò che siamo o vergognandoci di ciò in cui crediamo che accettiamo le diversità, ma proprio riscoprendo la forza della nostra cultura possiamo aprirci al confronto con altre culture e accettarne tutte le differenze.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/lultima-chiesa-kobane.html">L&#8217;ultima chiesa di Kobane</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Palmira non è pop quanto Kobane</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/palmira-non-e-pop-quanto-kobane.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Mar 2016 15:58:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Kobane]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Palmira]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/palmira-non-e-pop-quanto-kobane-156167.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="539" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/caputo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/caputo.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/caputo-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/caputo-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/caputo-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Per l’Occidente non tutti i combattenti per la libertà sono uguali. Alcuni valgono molto più di altri. Prendiamo come esempio i curdi e la loro eroica resistenza a Kobane, la città siriana che sorge vicina al confine con la Turchia, che ha visto nel 2014 le milizie del PYD respingere l’assedio di Daesh. Quante pagine &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/palmira-non-e-pop-quanto-kobane.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/palmira-non-e-pop-quanto-kobane.html">Palmira non è pop quanto Kobane</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="539" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/caputo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/caputo.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/caputo-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/caputo-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/caputo-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p><p class="p1">Per l’Occidente non tutti i combattenti per la libertà sono uguali. Alcuni valgono molto più di altri.</p>

<p class="p1">

<p class="p1">Prendiamo come esempio i <strong>curdi</strong> e la loro eroica resistenza a <strong>Kobane</strong>, la città siriana che sorge vicina al confine con la Turchia, che ha visto nel 2014 le milizie del PYD respingere l’assedio di Daesh. Quante pagine sono state scritte sulla “Stalingrado del Vicino Oriente”? Quanti documentari sono stati trasmessi? Quanto inchiostro è stato versato per raccontare le incredibili gesta dei <i>peshmerga</i> e delle soldatesse del Rojava? Il motivo è il seguente: i curdi a differenza di altri hanno avuto la fortuna di attirare le simpatie di tutto il mondo fin dalle prime comparsate televisive. Un <strong>popolo</strong> musulmano a modo suo, non arabo e senza Stato, discriminato, illuso, tradito per decenni, che ancora oggi non vede materializzarsi il suo “confederalismo democratico” tanto caro ai progressisti occidentali. Un sistema di autogoverno alternativo agli Stati-nazione tradizionali nato sulle dottrina marxista-leninista poi evolutosi in un <strong>socialismo-libertario</strong> basato sull’economia solidale e antitetico alle società patriarcali esistenti in Medio Oriente. La donna è madre e combattente allo stesso tempo. Ma soprattuto non indossa il velo.</p>

<p class="p1">L’intelligenza delle autorità curde è stata quella di riuscire ad <strong>internazionalizzare</strong> la propria causa (in passato grazie alla lotta contro Saddam Hussein oggi contro <i>Daesh, </i>sempre con il sostegno militare americano), distribuirla in <strong>mondovisione</strong> ed espanderla nell’immaginario dei giovani occidentali attraverso un comunicazione capillare via <i>social </i>(Twitter, Facebook e Instagram). Così col passare degli anni questo popolo diviso tra Siria, Turchia, Armenia, Iraq e Iran è riuscito a diventare un’icona <i>pop</i> per una parte del Vecchio Continente in un’epoca dove la rigorosa dottrina marxista lasciava il posto ad una visione del mondo <i>liberal</i> e progressista. Per molti giovani europei partire per il “Kurdistan” è persino divenuta una tappa fondamentale così come lo era il <strong>Kibbutz</strong> israeliano negli anni Cinquanta e Sessanta. Sono molti infatti gli stranieri che hanno preso parte alla resistenza di Kobane e che ancora oggi si arruolano tra le fila del PYD o del PKK per l’autodeterminazione di questo popolo. </p>
<p class="p1">Tutto questo è sacrosanto e nobile, ma i curdi non sono gli unici a combattere armi in pugno il <strong>Califfato</strong>. Da cinque anni a fare il lavoro sporco, tra il silenzio e la demonizzazione mediatica, c’è anche l’esercito siriano supportato dalle milizie sciite libanesi di <em>Hezbollah</em>. L’ultimo successo è arrivato da <strong>Palmira</strong>, la città romana dell’imperatrice Zenobia. In passato era uno dei centri culturali più importanti del mondo antico, luogo di transito delle carovane che attraversavano l’arido deserto lungo la Via della Seta, poi col tempo è stata iscritta dall’Unesco nel Patrimonio mondiale dell’Umanità. Prima dell’inizio della crisi in <strong>Siria</strong>, nel 2011, veniva visitata da oltre 150mila turisti all’anno, che accorrevano per vedere le oltre mille colonne, il tempio di Bel, le statue e la necropoli di 500 tombe. Quando <em>Daesh</em> l’aveva occupata nel maggio scorso l’intero circo mediatico aveva gridato allo scandalo, ma ora che è stata riconquistata dal governo di Assad nessuno esulta più. Anche il giornalista dell’<i>Independent </i><strong>Robert Fisk</strong> ha commentato con sarcasmo il silenzio dei leader occidentali, di fronte a una delle maggiori sconfitte, al pari di Kobane, del Califfato. Gli unici a sorridere sono stati gli stessi soldati che con un “selfie” pubblicato in modo grossolano &#8211; senza filtri e senza hashtag &#8211; sui loro rispettivi profili hanno dato per primi la notizia della presa di Palmira. Come i curdi, anche loro, hanno sconfitto il Califfato ma pochi hanno rilanciato  l’istantanea della vittoria. Alcuni addirittura hanno fatto di tutto per minimizzare la portata storica dell&#8217;evento. La loro unica colpa è quella di essere siriani dunque molto poco <i>pop</i>. Ma in fondo che interessa ad buon musulmano?  La vera gloria è in paradiso mica sulle copertine occidentali. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/palmira-non-e-pop-quanto-kobane.html">Palmira non è pop quanto Kobane</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 59/171 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-08-14 18:45:50 by W3 Total Cache
-->