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	<title>Iri Archives - InsideOver</title>
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		<title>La fine dell&#8217;industria italiana</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-fine-dellindustria-italiana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2019 07:47:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Ilva]]></category>
		<category><![CDATA[Iri]]></category>
		<category><![CDATA[Telecom]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="917" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Un-lavoratore-dellIlva-e1574149662481.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un dipendente dell&#039;Ilva protesta a Taranto (LaPresse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Un-lavoratore-dellIlva-e1574149662481.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Un-lavoratore-dellIlva-e1574149662481-300x143.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Un-lavoratore-dellIlva-e1574149662481-768x367.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Un-lavoratore-dellIlva-e1574149662481-1024x489.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nei giorni in cui la crisi dell&#8217;Ilva fa sentire con sempre maggior forza i suoi effetti sul tessuto industriale italiano e sul governo Conte emerge in maniera crescente l&#8217;ampiezza del vuoto politico che ha contribuito a produrre situazioni problematiche tanto difficili da gestire. Ferite aperte nell&#8217;economia e nella società nazionale dalla progressiva desertificazione di qualsiasi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-fine-dellindustria-italiana.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="917" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Un-lavoratore-dellIlva-e1574149662481.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un dipendente dell&#039;Ilva protesta a Taranto (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Un-lavoratore-dellIlva-e1574149662481.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Un-lavoratore-dellIlva-e1574149662481-300x143.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Un-lavoratore-dellIlva-e1574149662481-768x367.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Un-lavoratore-dellIlva-e1574149662481-1024x489.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nei giorni in cui la crisi dell&#8217;<strong>Ilva </strong>fa sentire con sempre maggior forza i suoi effetti sul tessuto industriale italiano e sul governo Conte emerge in maniera crescente l&#8217;ampiezza del vuoto politico che ha contribuito a produrre situazioni problematiche tanto difficili da gestire. Ferite aperte nell&#8217;economia e nella società nazionale dalla progressiva desertificazione di qualsiasi ragionamento serio sulla <strong>politica industriale </strong>post Prima Repubblica.</p>
<p>Industria, programmazione strategica, infrastrutture: la fine del sistema costruito nella <strong>Prima repubblica </strong>e lo smantellamento dell’architettura di economia mista incentrata sull&#8217;<strong>Istituto di ricostruzione industriale (Iri) </strong>ha portato con sé non il miglioramento dell&#8217;efficienza dei settori liberalizzati e privatizzati ma un deperimento della qualità dei servizi, della programmazione economica, del livello di investimenti. Con conseguenze produttive, occupazionali, ambientali e securitarie. E ricadute enormi sul posizionamento strategico dell’Italia in Europa e nel mondo. Con tutti i limiti progressivamente emersi, legati principalmente alla progressiva irreggimentazione politica, l&#8217;economia mista incentrata sull&#8217;Iri riusciva a complementare le esigenze pubbliche con quelle del settore privato.</p>
<p>Manager illuminati come <strong>Enrico Mattei</strong>,<strong> Oscar Sinigaglia </strong>e<strong> Adriano Olivetti </strong>capirono che i due mondi non dovevano essere conflittuali ma capaci di sovrapporsi attivamente. &#8220;L&#8217;economia privata era basata su un&#8217;imprenditoria diffusa, quella pubblica sostenuta dallo Stato aveva lo scopo di investire nel lungo periodo e creare concentrazioni di più grande dimensione&#8221;, <a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/progetto-italia/viaggio-nella-storia-economica-italiana-la-parola-a-giuseppe-berta/" target="_blank" rel="noopener">ha dichiarato all&#8217;Osservatorio Globalizzazione lo storico dell’economia Giuseppe Berta</a>.</p>
<p>E nel quarantennio di consolidamento dell’Italia repubblicana, c&#8217;è da dire che tale funzione è stata ampiamente assolta. Si è precedentemente citato Mattei: ma la parabola dell&#8217;<strong>Eni globale</strong> del manager marchigiano non è stata una storia a sé. Che cos&#8217;era fino a una ventina di anni fa l&#8217;Ilva di Taranto, la più grande acciaieria d&#8217;Europa, se non il frutto dell’opera della vecchia Finsider dell&#8217;Iri guidata da Sinigaglia? La <strong>Finsider</strong> fu capace di realizzare gli impianti in grado di permettere a tutti i Paesi europei la conquista dell&#8217;indipendenza nella produzione della materia più strategica per l&#8217;industria moderna. L&#8217;uscita dall&#8217;orbita pubblica dell&#8217;Ilva è stata fatale, perché ha fatto perdere la necessaria coordinazione tra impianti e la <em>ratio</em> di fondo della politica industriale.</p>
<blockquote><p>Dai Riva ad ArcelorMittal, il Paese ha perso credibilità industriale e ora vede a rischio decine di migliaia di posti di lavoro</p></blockquote>
<p>Avevamo anche il visionario &#8220;impero romano&#8221; della Stet, &#8220;costruttrice di cavi e reti che hanno garantito all&#8217;Italia&#8221;, <a href="https://www.quotidianodelsud.it/laltravocedellitalia/editoriali/2019/11/06/leditoriale-del-direttore-roberto-napoletano-laltravoce-cera-una-volta-litalia/">scrive il direttore del <em>Quotidiano del Sud </em></a>Roberto Napoletano, &#8220;il primato mondiale delle telecomunicazioni e i segreti dell’industria del futuro globale&#8221;, prima che Telecom-Tim venisse privatizzata. Così come Ilva, anche sulla società di telefonia si è scatenata una gara geoeconomica coinvolgente Paesi stranieri interessati ad aumentare la propria proiezione nell&#8217;economia italiana. La Francia<strong>, </strong>attraverso <strong>Vincent Bolloré </strong>e Vivendi, è in questo caso intenta in un <a href="https://www.startmag.it/economia/tim-e-open-fiber-come-va-il-gioco-della-rete-fra-cdp-enel-elliott-e-vivendi/">braccio di ferro</a> con gli <strong>Stati Uniti </strong>impegnati attraverso il <strong>Fondo Elliott</strong>. Nonostante tutto, <a href="https://www.startmag.it/mondo/tim-telecom-italia-sparkle-usa-francia-germania-e-italia/">attraverso <strong>Sparkle</strong></a>, la Telecom gestisce e costruisce ancora una rete significativa e strategica di cavi sottomarini di telecomunicazione. Ma senza il controllo nazionale questo risultato rischia di ridurre i dividendi positivi per il Paese. Risulta strano constatare il rifiuto del governo di appoggiare, recentemente, la proposta di Fabio Rampelli (Fdi) su una convergenza di Tim con OpenFiber per l&#8217;istituzione di un &#8220;<strong>golden power</strong>&#8221; pubblico sulle reti.</p>
<p>L&#8217;azione di politica economica e industriale è discontinua, spezzettata e confusa. E la radice del problema sta nella scelta, compiuta negli anni Novanta, di smantellare il sistema di partecipazioni incentrato sull&#8217;Iri per venire incontro al nuovo vento della globalizzazione, della liberalizzazione e delle regole europee. Le privatizzazioni furono giustificate ideologicamente con l&#8217;obiettivo di modernizzare il Paese, ottenere valuta e risorse da utilizzare per conformarsi alle regole europee dei <strong>parametri di Maastricht </strong>e aprire il Paese agli investitori stranieri. Principale fautore dello smantellamento dell&#8217;Iri e del sistema dell’economia mista, dopo il 1992, <a href="https://it.insideover.com/economia/dietro-il-disastro-ilva-il-vuoto-di-una-seria-politica-industriale.html" target="_blank" rel="noopener">fu il suo ultimo direttore e futuro presidente del Consiglio <strong>Romano Prodi</strong></a>. L&#8217;Iri, che ancora nel 1993 era il settimo conglomerato al mondo con un fatturato complessivo delle sue imprese superiore ai 67 miliardi di euro, fu smantellato nel decennio successivo e il suo patrimonio disperso.</p>
<p>Alcune imprese (<strong>Fincantieri</strong> e<strong> Finmeccanica</strong>) non affondarono, altre (<strong>Autostrade</strong>) furono privatizzate attraverso manovre che dettero ai concessionari posizioni di rendita, altre ancora ebbero la storia travagliata che abbiamo narrato. A decenni di distanza possiamo solo rammaricarci di quanto questo capitale disperso avrebbe potuto contribuire alla crescita del Paese e di quanto lo smantellamento dell’economia mista abbia contribuito al depauperamento della <a href="https://it.insideover.com/economia/dietro-il-disastro-ilva-il-vuoto-di-una-seria-politica-industriale.html">cultura strategica in campo industriale</a>. Un <a href="https://it.insideover.com/economia/le-bombe-a-orologeria-che-minacciano-litalia.html" target="_blank" rel="noopener">gioco sfacciato</a> sulla pelle delle decine di migliaia di persone portate in difficoltà da queste dinamiche, ultime in linea temporale le maestranze di Ilva e del suo indotto, a cui ha contribuito anche una grande imprenditoria italiana scarsamente incisiva.</p>
<blockquote><p>Di questo gap di capacità e programmazione il Paese ha avuto più volte di che dolersi</p></blockquote>
<p>In una fase storica in cui la competizione economica internazionale si intensifica e l’omogeneità strategica dei sistemi-Paese è più che mai necessaria, l&#8217;Italia naviga priva di bussola. Incapace di determinare quali settori industriali siano davvero strategici o di rafforzare politicamente i suoi campioni nazionali. Terra di conquista per capitali stranieri. Uno stato di cose che contribuisce a renderci oggetto, e non soggetto, della partita dello sviluppo industriale, finanziario e tecnologico che deciderà gli equilibri del prossimo futuro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-fine-dellindustria-italiana.html">La fine dell&#8217;industria italiana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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