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	<title>Guerra in Sudan Archives - InsideOver</title>
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	<title>Guerra in Sudan Archives - InsideOver</title>
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		<title>Sudan: lo stallo tra forze del governo e milizie Rsf apre la strada a una &#8220;soluzione libica&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Aug 2025 04:51:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Sudan]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="sudan" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Stallo è la parola che meglio può sintetizzare l'attuale fase della guerra in Sudan: uno stallo che è sia militare che politico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sudan-lo-stallo-tra-forze-del-governo-e-milizie-rsf-apre-la-strada-a-una-soluzione-libica.html">Sudan: lo stallo tra forze del governo e milizie Rsf apre la strada a una &#8220;soluzione libica&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="sudan" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p><strong>Lì dove l&#8217;azione militare rischia di fallire, ecco che ad attivarsi è l&#8217;azione politica</strong>: è seguendo questo principio che, lo scorso 26 luglio<a href="https://www.reuters.com/world/africa/sudanese-coalition-led-by-paramilitary-rsf-announces-parallel-government-2025-07-26/">, le milizie Rsf hanno annunciato la formazione di un nuovo governo sudanese nelle aree da loro controllate</a>. Il tutto per provare ad avere una qualche forma di<strong> legittimazione politica</strong>, visto che sul fronte prettamente militare le forze guidate dal <strong>generale Dagalo</strong> hanno perso terreno nei confronti dell&#8217;esercito regolare comandato dal presidente<strong> Al Burhan.</strong> Per molti analisti, <strong>si va verso uno scenario libico</strong>: Dagalo, pur sapendo di non avere grandi velleità di riconoscimento per il suo governo,<strong> cerca di imitare il modello del generale libico Khalifa Hafta</strong>r. Ossia, creare forme di autorità parallele con cui poter parlare direttamente con i vari attori internazionali. Tutto questo, nel contesto sudanese, si sta traducendo con una sola parola: <strong>stallo</strong>. Sia militare che, soprattutto, politico. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo spettro dello scenario libico</h2>



<p>Il rifermento alla Libia non è certo casuale. Perché la regia dietro il nuovo governo parallelo delle Rsf ha sede tutta ad Abu Dhabi: gli<strong> Emirati Arabi Uniti</strong>, tra i principali sostenitori di Haftar in Libia, adesso stanno cercando di attuare in Sudan lo stesso scenario presente da oltre un decennio in Libia. Il tutto per sostenere la causa delle Rsf, con cui Abu Dhabi è alleata: &#8220;Gli Emirati sono un Paese ricco ma piccolo &#8211;<a href="https://www.africarivista.it/la-mossa-delle-rsf-in-sudan-per-ottenere-legittimita-con-modello-libico-e-regia-emiratina/275512/"> ha sottolineato su Rivista Africa il ricercatore Marco Di Liddo</a> &#8211; Come tutte le monarchie del Golfo, cercano Stati con terra e popolazione. Le milizie sudanesi offrono uomini e network&#8221;. </p>



<p>Con le continue sconfitte sul campo subite dalle Rsf, occorreva in qualche modo trovare una soluzione politica che garantisse una forma di legittimazione agli uomini di Dagalo. Le Rsf, è bene ricordare, nei mesi scorsi <strong>hanno perso il controllo della parte centrale del Sudan e, soprattutto, della capitale Khartoum</strong>. Il palazzo presidenziale, al netto dei lavori di ristrutturazione dopo essere stato quasi raso al suolo durante le battaglie, a breve tornerà a ospitare la sede del governo. Uno smacco non indifferente per le Rsf, le quali adesso proveranno però ad aprire canali diplomatici ufficiosi con diversi attori internazionali. Del resto, l&#8217;oro e i minerali nelle aree da loro controllate potrebbero far gola a molti e non solo ad Abu Dhabi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo stallo militare </h2>



<p>Lo scenario libico potrebbe materializzarsi anche a livello militare. Così come sta accadendo nel Paese nordafricano, anche in Sudan le forze ufficiali e quelle del governo parallelo <strong>non hanno infatti forze sufficienti per accaparrarsi il controllo totale del Paese</strong>. L&#8217;impressione è che si arriverà a una <strong>cristallizzazione dei fronti </strong>con ciascuno dei governi che opererà<em> de facto</em> sulle aree controllate. </p>



<p>Il sostegno emiratino sta evitando a Dagalo un ulteriore collasso delle proprie forze, le quali adesso sono presenti anche nel Sud della Libia nei territori controllati da Haftar. Qui, secondo diversi report di intelligence, le milizie Rsf stanno ricevendo addestramento e sostegno. Quasi a legare ulteriormente in modo inscindibile lo stallo libico con quello sudanese. Dall&#8217;altro lato, l&#8217;esercito regolare (che gode, tra gli altri, del sostegno saudita), non ha la forza per riprendere l&#8217;intero <strong>Darfur</strong>. Ossia una delle ultime regione roccaforte delle Rsf.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Una situazione umanitaria disperata</h2>



<p>In questo contesto, a subire le peggiore conseguenze sono senza dubbio i civili. La prosecuzione della guerra, l&#8217;instabilità e lo stallo stanno contribuendo ad alimentare una già grave crisi umanitaria. Secondo l&#8217;<strong>Unhcr</strong>, l&#8217;agenzia Onu per i rifugiati, la crisi sudanese è la più grave degli ultimi anni a livello internazionale. Sono milioni i rifugiati interni, seppur in diminuzione dopo la presa di Khartoum da parte dell&#8217;esercito, così come quelli presenti tra il Ciad e i Paesi limitrofi. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sudan-lo-stallo-tra-forze-del-governo-e-milizie-rsf-apre-la-strada-a-una-soluzione-libica.html">Sudan: lo stallo tra forze del governo e milizie Rsf apre la strada a una &#8220;soluzione libica&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>In Sudan l&#8217;Italia amica degli stragisti</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-ruolo-dimenticato-dellitalia-nella-guerra-in-sudan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Feb 2025 08:06:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Sudan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1273" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101410255397_457cc6119ea24941ecb81f8e544459a8-e1728894485336.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101410255397_457cc6119ea24941ecb81f8e544459a8-e1728894485336.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101410255397_457cc6119ea24941ecb81f8e544459a8-e1728894485336-600x398.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101410255397_457cc6119ea24941ecb81f8e544459a8-e1728894485336-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101410255397_457cc6119ea24941ecb81f8e544459a8-e1728894485336-1024x679.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101410255397_457cc6119ea24941ecb81f8e544459a8-e1728894485336-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101410255397_457cc6119ea24941ecb81f8e544459a8-e1728894485336-1536x1018.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ecco il capolavoro della diplomazia italiana: tre mesi di attesa per rispondere a un’interrogazione parlamentare sulla crisi in Sudan, con un nulla di fatto. Il solito comunicato burocratico, infarcito di formule rituali, dati sconclusionati e promesse vaghe. Intanto, il paese africano sprofonda in una guerra devastante, con massacri, fame e milioni di sfollati. Ma a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-ruolo-dimenticato-dellitalia-nella-guerra-in-sudan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1273" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101410255397_457cc6119ea24941ecb81f8e544459a8-e1728894485336.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101410255397_457cc6119ea24941ecb81f8e544459a8-e1728894485336.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101410255397_457cc6119ea24941ecb81f8e544459a8-e1728894485336-600x398.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101410255397_457cc6119ea24941ecb81f8e544459a8-e1728894485336-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101410255397_457cc6119ea24941ecb81f8e544459a8-e1728894485336-1024x679.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101410255397_457cc6119ea24941ecb81f8e544459a8-e1728894485336-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101410255397_457cc6119ea24941ecb81f8e544459a8-e1728894485336-1536x1018.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ecco il capolavoro della diplomazia italiana: tre mesi di attesa per rispondere a un’interrogazione parlamentare sulla<strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/le-conseguenze-della-guerra-civile-nel-sud-sudan.html"> crisi in Sudan</a></strong>, con un nulla di fatto. Il solito comunicato burocratico, infarcito di formule rituali, dati sconclusionati e promesse vaghe. Intanto, il paese africano sprofonda in una guerra devastante, con massacri, fame e milioni di sfollati. Ma a Roma tutto tace. E non per distrazione, ma per calcolo. Perché l’Italia, in questa guerra, un ruolo ce l’ha eccome. E ha pure qualche vecchio amico da proteggere.</p>



<p>La domanda era chiara: cosa sta facendo il governo italiano, oltre a “esprimere sostegno” alla popolazione sudanese? Quali iniziative diplomatiche ha messo in campo, quali pressioni internazionali ha esercitato, quali risorse ha destinato alla crisi? La risposta è un elegante giro di parole per dire: niente.<strong> Si riconosce che il conflitto è una catastrofe, </strong>si citano i soliti “segnali positivi” che nessuno ha mai visto, si elencano <a href="https://it.insideover.com/guerra/sudan-le-rsf-costrette-a-indietreggiare.html">i milioni già spesi in Sudan anni fa –</a> perché tirare fuori altri soldi, adesso, sarebbe troppo faticoso. E poi, la perla finale: il Sudan non è tra i paesi destinatari del “Piano Mattei” perché lì c’è la guerra. Tradotto: se sei abbastanza sfortunato da essere sotto le bombe, non sei una priorità.</p>



<p>Ma la farsa non finisce qui. Perché quando la deputata Lia Quartapelle accusa il governo di aver relegato il Sudan tra i “conflitti dimenticati” e di aver spostato i programmi di cooperazione in Ciad ed Etiopia, arriva il colpo di scena. In mezzo a tanto immobilismo, spunta un’azione concreta del governo italiano. Peccato che non sia un’azione diplomatica, ma un accordo con le Rapid Support Forces, <strong>le RSF di Mohamed Hamdan Dagalo, alias Hemeti.</strong> Quelle stesse milizie che Antony Blinken, non proprio un pericoloso estremista, ha accusato di genocidio.</p>



<p>La relazione tra Roma e Hemeti non nasce con la guerra del 2023. È una storia di vecchia data, che affonda le radici nella solita ossessione italiana: bloccare i migranti prima che arrivino in Libia e poi sulle nostre coste. Il 12 gennaio 2022, quando il Sudan era ancora formalmente un paese stabile, il <strong>colonnello Antonio Colella incontra Hemeti a Khartoum per discutere di cooperazione militare.</strong> L’obiettivo è addestrare le sue milizie nel controllo delle frontiere, con training a Khartoum, El Obeid e anche in Italia. Perché per il governo italiano, ieri come oggi, le forze paramilitari sudanesi non sono un problema: sono un argine.</p>



<p>Lui stesso, Hemeti, lo rivendica apertamente. Dopo l’incontro con i vertici militari italiani, appare in tv in Libia e dichiara che “gli italiani ci sostengono, li ringraziamo. La loro formazione ci ha aiutato molto nella lotta al terrorismo e alla migrazione clandestina”. In altre parole, l’Italia – e l’Europa – hanno finanziato, addestrato e legittimato un gruppo di tagliagole, sperando che bastassero a fermare i flussi migratori. Quando poi Hemeti ha deciso di prendersi tutto il Sudan con la forza, è diventato improvvisamente scomodo. Ma non abbastanza da farci rompere con lui.</p>



<p>La conferma arriva durante l’evacuazione dei cittadini italiani da Khartoum, nell’aprile 2023. È guerra aperta tra le RSF di Hemeti e le SAF di Burhan, il paese brucia. Ma il 23 aprile, le RSF annunciano con grande enfasi di aver aiutato gli italiani a mettersi in salvo, scortandoli fino all’aeroporto. Hemeti stesso ne parla con Tajani, e il nostro ministro degli Esteri lo ringrazia pubblicamente per lo sforzo. Un’accoglienza calorosa per un leader accusato di crimini di guerra, massacri etnici e violenze sistematiche.</p>



<p>E il governo che fa? Finge di niente. Evita di menzionare il Sudan, ignora le domande, non risponde sulla natura dei rapporti con Hemeti. Meglio il silenzio che dover ammettere l’imbarazzo. Eppure, già nel 2016, due europarlamentari – Barbara Spinelli e Marie-Christine Vergiat – avevano chiesto chiarimenti sui rapporti tra Italia e milizie sudanesi. A loro nessuno rispose. Né il governo Gentiloni, né quello Renzi, né i successivi. Perché dire la verità su Hemeti significherebbe ammettere che l’Italia, come l’Europa, ha speso anni a foraggiare milizie brutali pur di chiudere un occhio su torture, deportazioni e crimini di guerra.</p>



<p>A questo punto, almeno una spiegazione sarebbe dovuta. <strong>La sottosegretaria Tripodi avrebbe potuto dire: sì, l’Italia ha collaborato con le RSF in passato, ma oggi prende le distanze</strong>. Oppure: sì, abbiamo ancora rapporti con Hemeti e riteniamo che possa avere un ruolo nel futuro del Sudan. Invece, nulla. Solo la speranza che <strong>nessuno noti le contraddizioni, che nessuno chieda conto di questa relazione imbarazzante,</strong> che nessuno colleghi il sostegno militare dato ai janjaweed con il silenzio imbarazzato di oggi.</p>



<p>Roma non è un attore neutrale nella crisi sudanese. Ha giocato un ruolo, ha stretto alleanze, ha fatto scelte. Eppure, quando si tratta di assumersi le proprie responsabilità, la strategia è sempre la stessa: far finta di niente. Chiudere gli occhi, evitare il tema, sperare che la prossima crisi sposti l’attenzione altrove. Ma il Sudan non è scomparso. Hemeti è ancora lì, e con lui le macerie di un paese che l’Italia ha contribuito, nel suo piccolo, a rendere ancora più instabile. A Roma dovrebbero almeno avere il coraggio di dirlo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-ruolo-dimenticato-dellitalia-nella-guerra-in-sudan.html">In Sudan l&#8217;Italia amica degli stragisti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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