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	<title>Galizia Archives - InsideOver</title>
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		<title>Se l&#8217;Isis &#8220;rivendica&#8221; persino gli incendi in Galizia e Portogallo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lisis-rivendica-persino-gli-incendi-galizia-portogallo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Oct 2017 19:42:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="980" height="544" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1508222995-1508222874-incendio8.jpg.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1508222995-1508222874-incendio8.jpg.jpg 980w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1508222995-1508222874-incendio8.jpg-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1508222995-1508222874-incendio8.jpg-768x426.jpg 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></p>
<p>Gli incendi che hanno devastato il Portogallo, la Galizia e le Asturie hanno lasciato un bilancio tragico in termini di vittime e di danni alla cittadinanza. Sono stati circa 41 i morti causati dalle fiamme, fra questi anche un bimbo di pochi mesi. Alla tragedia umana, si aggiungono poi le migliaia di ettari andati in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lisis-rivendica-persino-gli-incendi-galizia-portogallo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="980" height="544" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1508222995-1508222874-incendio8.jpg.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1508222995-1508222874-incendio8.jpg.jpg 980w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1508222995-1508222874-incendio8.jpg-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1508222995-1508222874-incendio8.jpg-768x426.jpg 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></p><p>Gli incendi che hanno devastato il Portogallo, la Galizia e le Asturie hanno lasciato un bilancio tragico in termini di vittime e di danni alla cittadinanza. Sono stati circa 41 i morti causati dalle fiamme, fra questi anche un bimbo di pochi mesi. Alla tragedia umana, si aggiungono poi le migliaia di ettari andati in fumo, le case distrutte, le aziende incenerite, con un danno ecologico e all’agricoltura delle regioni colpite che ancora sono difficile quantificare. E come sempre avviene negli ultimi tempi per ogni tragedia che colpisce l’Europa o l’Occidente, le reti social legate allo Stato islamico non hanno perso tempo nell’esaltare la forza distruttrice delle fiamme come un messaggio di Allah nei confronti degli infedeli occidentali, che subirebbero l’ira divina morendo negli incendi o nelle calamità naturali o in qualunque tragedia possibile.</p>

<p>Secondo quanto riferisce <a href="https://www.elconfidencialdigital.com/seguridad/Islamico-celebra-incendios-Galicia-Asturias_0_3024297548.html"><em>El Confidencial Digital</em></a>, i canali Telegram che lo Stato islamico utilizza per propagandare messaggi jihadisti sono stati invasi in queste settimane di messaggi inneggianti agli incendi in Spagna e Portogallo. E c’è qualcuno fra gli jihadisti dell’etere che ha addirittura attribuito la causa degli incendi all’Isis stesso, senza fare i conti con le notizie degli arresti di piromani che nulla avevano a che fare né con il Califfato né tantomeno con l’islamismo. I servizi d’intelligence spagnoli, così come quelli lusitani, hanno già ampiamente definito come completamente false le rivendicazioni dello Stato islamico riguardo gli incendi che hanno colpito la penisola iberica nelle ultime settimane. Ormai la rete jihadista utilizza sempre di più queste rivendicazioni senza fondamento per destare ammirazione in coloro che si avvicinano per la prima volta all’Isis così come per alimentare la tensione e l’immagine di poter colpire ovunque e in ogni modo gli Stati che sono considerati obiettivo del terrorismo islamico. Negli ultimi mesi, il Daesh, attraverso la propria rete social, ha rivendicato ogni tipo di tragedia che ha colpito l’Occidente o Paesi in cui l’islamismo vuole colpire. È stato così per l’attacco di Las Vegas perpetrato da Steven Paddock, che l’Isis attribuì a se stesso nonostante gli investigatori abbiano scartato da subito l’ipotesi del terrorismo di matrice islamica. Ed è stato così anche per l’incendio che ha devastato un albergo delle Filippine, poche settimane fa, e in cui sono morte quasi 40 persone. In realtà, nonostante la rivendicazione dello Stato islamico &#8211; che nel sud delle Filippine ha il suo bastione -, la polizia accertò quasi subito come si fosse trattato di una tragedia causata dalla follia di un giocatore d’azzardo che aveva perso tutto con alcune giocate nel casinò dell’hotel.</p>
<p>A fronte delle false rivendicazioni di Daesh riguardo agli incendi di Portogallo e Galizia e in minor entità nelle Asturie, non va comunque dimenticato che lo Stato islamico ha pubblicato, fra i tenti manuali jihadisti presenti in rete, anche uno in cui si istruisce il potenziale terrorista su come provocar incendi devastanti. Il &#8220;Lone Wolf’s Handbook&#8221;, il manuale per lupi solitari fatto circolare agli inizi di questa estate attraverso i canali Telegram dell’Isis, aveva anche delle vere e proprie infografiche su come appiccar incendi boschivi e per farli propagare il più velocemente possibile. Il tutto con lo scopo non solo di fare vittime e distruggere case e aziende, ma anche per mandare in tilt l’intero sistema di un Paese che si trova a dover fare i conti con incendi indomabili. L’importante è creare terrore, a prescindere da come questo sia attuato. E il fuoco, ancora oggi, è una delle minacce più gravi per qualunque area del mondo. Rivendicare falsamente queste calamità non solo aiuta a creare consenso, ma aiuta anche a esaltare la mente delle cellule dormienti o dei cosiddetti “lupi solitari” che potrebbero effettivamente decidere di attentare in questo modo alla vita dei cittadini.</p>

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		<title>Catalogna e effetto domino</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/catalogna-ce-rischio-di-un-effetto-domino.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jun 2017 08:47:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Catalogna]]></category>
		<category><![CDATA[Galizia]]></category>
		<category><![CDATA[Paesi Baschi]]></category>
		<category><![CDATA[secessione-catalogna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170609195352_23405159.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170609195352_23405159.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170609195352_23405159-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170609195352_23405159-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170609195352_23405159-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, ha annunciato nella giornata ieri la volontà di indire un referendum per la secessione dalla Spagna il primo d’ottobre del 2017. Un annuncio che non è ancora l’indizione ufficiale del voto, ma semplicemente la dichiarazione di volontà di indire una consultazione per la separazione da Madrid. In questo senso, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/catalogna-ce-rischio-di-un-effetto-domino.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/catalogna-ce-rischio-di-un-effetto-domino.html">Catalogna e effetto domino</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170609195352_23405159.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170609195352_23405159.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170609195352_23405159-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170609195352_23405159-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170609195352_23405159-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, ha annunciato nella giornata ieri la volontà di indire un referendum per la secessione dalla Spagna il primo d’ottobre del 2017. Un annuncio che non è ancora l’indizione ufficiale del voto, ma semplicemente la dichiarazione di volontà di indire una consultazione per la separazione da Madrid. In questo senso, è sempre importante ricordare come la Costituzione spagnola non preveda alcun tipo di referendum popolare in materia di secessione, e che dunque tutto quanto viene indetto da parte delle Comunità autonome e da considerare privo di valore legale. È per questo motivo che il precedente leader catalano, Artur Mas, è stato condannato a due anni d’interdizione dai pubblici uffici per aver proclamato il referendum del 2014.Il tema dell’<strong>indipendentismo catalano</strong> è un problema che periodicamente riaffiora nel dibattito politico e culturale spagnolo. Non è un problema né di quest’anno né del 2014, ma, come ovvio, questi due referendum rappresentano la punta dell’iceberg di un problema che è presente da molto tempo in Catalogna. In particolare, nell’ultimo decennio, il processo catalanista ha subito una decisa accelerazione verso la richiesta di autonomia politica che, fino ai primi anni 2000, sembrava doversi essere spenta. Il referendum del 2014, comunque, dimostrò che nonostante vi sia una consistente fetta di popolazione che ritiene giusto separarsi da Madrid, la maggioranza non è d’accordo. Gli elettori che andarono alle urne, anche se consapevoli che fosse solo un referendum consultivo, votarono in larghissima maggiorana per le secessione, tuttavia l’affluenza alle urne fu solo del 37%: segno che in molti boicottarono il voto perché contrari al procedimento di separazione unilaterale.Il governo di Mariano Rajoy non ha mai nascosto di voler fare tutto il possibile per impedire qualsiasi tipo di consultazione popolare sulla secessione della Catalogna. E riguardo all’annuncio di Puigdemont, di poche ore fa, da parte dell’esecutivo c’è stata la ferma dichiarazione di respingere ogni proposta, e di fermare con ogni mezzo, anche di polizia, l’allestimento di un referendum illegale. In questo senso, il Partido Popular è sempre stato particolarmente chiaro, così come l’altro partito di centrodestra, Ciudadanos: nessuna possibilità di secessione, men che meno tramite un referendum.Bloccare questo referendum non significa soltanto inviare un messaggio duro e chiaro agli indipendentisti catalani, ma significa anche dare un chiaro messaggio a tutti i movimenti indipendentisti di Spagna. Lo Stato spagnolo ha, infatti, in sé una serie di regioni che da anni covano sentimenti di autonomia e che con difficoltà cerca di sopire distribuendo una serie di prerogative a livello costituzionale. Se, infatti, la Catalogna è la regione che in questo periodo provoca più problemi sul punto, altre regioni, in particolare Galizia e Paesi Baschi, sono da sempre sotto stretta osservazione da parte degli esecutivi di Madrid. A livello governativo, sia la Galizia sia i Paesi Baschi non hanno intenzione di indire un referendum né di procedere a una richiesta di secessione. Però quello che viene temuto in particolare da Madrid è l’effetto domino sui movimenti autonomisti, che già da oggi hanno iniziato a manifestare per sostenere la scelta di Puigdemont e per chiedere anche per le loro regioni una consultazione popolare. Per questo sabato sono previste manifestazioni sia in Galizia, in particolare a Santiago de Compostela, in plaza del Obradoiro, dove le sigle galiziane si sono unite per scendere in piazza a difesa della scelta elettorale. E altre manifestazioni sono previste nei Paesi Baschi, a Bilbao, dove il movimento Gure Esko Dago chiederà di siglare un patto tra Stato e regioni per autorizzare i referendum in ogni comunità dove si chiede autonomia.La Xunta de Galicia e il governo basco hanno già da tempo abbandonato la loro scelta secessionista in visione di una più completa autonomia all’interno dello Stato. Lo stesso Urkullu, presidente del Pais Vasco, ha siglato un patto con Mariano Rajoy per avere autonomie certe pur rimanendo fedele all’unità dello Stato. Tuttavia, questa nuova scelta catalana rischia di creare divisioni all’interno degli indipendentisti di entrambe le regioni, che finora erano stati abbastanza inclini ad accogliere la linea moderata dei propri governi regionali. In questo senso, l’effetto domino sarebbe un rischio non solo per Madrid, ma anche per i governi locali, che ritengono più utile un sano pragmatismo rispetto a un aumento delle tensioni con referendum incostituzionali e che porterebbero soltanto un raffreddamento dei rapporti con lo Stato centrale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/catalogna-ce-rischio-di-un-effetto-domino.html">Catalogna e effetto domino</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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