Gli incendi che hanno devastato il Portogallo, la Galizia e le Asturie hanno lasciato un bilancio tragico in termini di vittime e di danni alla cittadinanza. Sono stati circa 41 i morti causati dalle fiamme, fra questi anche un bimbo di pochi mesi. Alla tragedia umana, si aggiungono poi le migliaia di ettari andati in fumo, le case distrutte, le aziende incenerite, con un danno ecologico e all’agricoltura delle regioni colpite che ancora sono difficile quantificare. E come sempre avviene negli ultimi tempi per ogni tragedia che colpisce l’Europa o l’Occidente, le reti social legate allo Stato islamico non hanno perso tempo nell’esaltare la forza distruttrice delle fiamme come un messaggio di Allah nei confronti degli infedeli occidentali, che subirebbero l’ira divina morendo negli incendi o nelle calamità naturali o in qualunque tragedia possibile.

Secondo quanto riferisce El Confidencial Digital, i canali Telegram che lo Stato islamico utilizza per propagandare messaggi jihadisti sono stati invasi in queste settimane di messaggi inneggianti agli incendi in Spagna e Portogallo. E c’è qualcuno fra gli jihadisti dell’etere che ha addirittura attribuito la causa degli incendi all’Isis stesso, senza fare i conti con le notizie degli arresti di piromani che nulla avevano a che fare né con il Califfato né tantomeno con l’islamismo. I servizi d’intelligence spagnoli, così come quelli lusitani, hanno già ampiamente definito come completamente false le rivendicazioni dello Stato islamico riguardo gli incendi che hanno colpito la penisola iberica nelle ultime settimane. Ormai la rete jihadista utilizza sempre di più queste rivendicazioni senza fondamento per destare ammirazione in coloro che si avvicinano per la prima volta all’Isis così come per alimentare la tensione e l’immagine di poter colpire ovunque e in ogni modo gli Stati che sono considerati obiettivo del terrorismo islamico. Negli ultimi mesi, il Daesh, attraverso la propria rete social, ha rivendicato ogni tipo di tragedia che ha colpito l’Occidente o Paesi in cui l’islamismo vuole colpire. È stato così per l’attacco di Las Vegas perpetrato da Steven Paddock, che l’Isis attribuì a se stesso nonostante gli investigatori abbiano scartato da subito l’ipotesi del terrorismo di matrice islamica. Ed è stato così anche per l’incendio che ha devastato un albergo delle Filippine, poche settimane fa, e in cui sono morte quasi 40 persone. In realtà, nonostante la rivendicazione dello Stato islamico – che nel sud delle Filippine ha il suo bastione -, la polizia accertò quasi subito come si fosse trattato di una tragedia causata dalla follia di un giocatore d’azzardo che aveva perso tutto con alcune giocate nel casinò dell’hotel.

A fronte delle false rivendicazioni di Daesh riguardo agli incendi di Portogallo e Galizia e in minor entità nelle Asturie, non va comunque dimenticato che lo Stato islamico ha pubblicato, fra i tenti manuali jihadisti presenti in rete, anche uno in cui si istruisce il potenziale terrorista su come provocar incendi devastanti. Il “Lone Wolf’s Handbook”, il manuale per lupi solitari fatto circolare agli inizi di questa estate attraverso i canali Telegram dell’Isis, aveva anche delle vere e proprie infografiche su come appiccar incendi boschivi e per farli propagare il più velocemente possibile. Il tutto con lo scopo non solo di fare vittime e distruggere case e aziende, ma anche per mandare in tilt l’intero sistema di un Paese che si trova a dover fare i conti con incendi indomabili. L’importante è creare terrore, a prescindere da come questo sia attuato. E il fuoco, ancora oggi, è una delle minacce più gravi per qualunque area del mondo. Rivendicare falsamente queste calamità non solo aiuta a creare consenso, ma aiuta anche a esaltare la mente delle cellule dormienti o dei cosiddetti “lupi solitari” che potrebbero effettivamente decidere di attentare in questo modo alla vita dei cittadini.

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