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	<title>Elezioni americane Archives - InsideOver</title>
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	<title>Elezioni americane Archives - InsideOver</title>
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		<title>La rivolta delle comunità: data center, la nuova battaglia politica dell’America profonda</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/la-rivolta-delle-comunita-data-center-la-nuova-battaglia-politica-dellamerica-profonda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 22:19:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Data center]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni midterm]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-600x337.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>La rivolta americana contro l’AI: Data center, bollette e territorio: nasce un nuovo fronte populista contro la Silicon Valley.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-rivolta-delle-comunita-data-center-la-nuova-battaglia-politica-dellamerica-profonda.html">La rivolta delle comunità: data center, la nuova battaglia politica dell’America profonda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-600x337.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Per anni i <strong>data center</strong> sono stati l&#8217;infrastruttura invisibile dell&#8217;economia digitale americana: enormi edifici pieni di server, lontani dall&#8217;immaginario politico quanto i cavi sottomarini o le centrali elettriche. Poi è arrivata l&#8217;intelligenza artificiale. E improvvisamente quei capannoni industriali sono diventati il luogo fisico nel quale si concentra una delle più grandi trasformazioni economiche e tecnologiche del nostro tempo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.maps.com/app/uploads/2025/12/article-data-centers-full-map-nr-2048x1325.webp" alt=""/></figure>



<p>Il problema è che, per costruire l&#8217;America dell&#8217;AI, servono terra, energia, acqua e nuove infrastrutture. E quando la corsa alla potenza di calcolo arriva nei quartieri, nelle contee rurali e nelle periferie, la promessa astratta dell&#8217;innovazione si trasforma in una domanda molto concreta: <strong>chi paga il prezzo della rivoluzione tecnologica?</strong> È qui che nasce uno dei fenomeni politici più interessanti del 2026 americano: <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-cannabis-allia-perche-gli-usa-vogliono-trasformare-le-serre-di-marijuana-in-data-center.html">il populismo anti-data center</a></strong>. Un movimento ancora frammentato, ma capace di mettere nello stesso spazio politico ambientalisti progressisti, conservatori anti-establishment, comunità rurali, attivisti anti-AI e cittadini semplicemente preoccupati per le proprie bollette.</p>



<p>Il primo elemento da capire è che la protesta non nasce necessariamente da un rifiuto ideologico dell&#8217;intelligenza artificiale. In molti casi nasce da qualcosa di molto più semplice: la percezione che un&#8217;azienda privata stia arrivando in una comunità e chiedendo <strong>accesso a risorse</strong> che fino a quel momento appartenevano alla collettività. L&#8217;espansione dell&#8217;AI ha moltiplicato la domanda di infrastrutture informatiche. I grandi modelli richiedono enormi capacità di calcolo e, di conseguenza, grandi quantità di energia. I data center hanno inoltre bisogno di sistemi di raffreddamento, collegamenti alla rete elettrica, terreni e infrastrutture di supporto. Il risultato è una <strong>nuova geografia dell&#8217;AI americana</strong>. Non più soltanto Silicon Valley, Seattle o i grandi hub tecnologici, ma Georgia, Texas, Virginia, Michigan, Utah, Florida e decine di altre aree nelle quali <strong>l&#8217;arrivo di un gigantesco complesso industriale può modificare il rapporto tra una comunità e il proprio territorio.</strong></p>



<p>In <strong>Georgia</strong>, per esempio, gli attivisti locali hanno iniziato a studiare l&#8217;impatto dei progetti sulla rete elettrica, sulle falde acquifere e sull&#8217;utilizzo del territorio. In alcuni casi la protesta è partita da gruppi ambientalisti; successivamente sono arrivati conservatori, cittadini indipendenti e organizzazioni nazionali. È un passaggio politicamente significativo. Perché il vecchio conflitto industriale americano aveva una struttura relativamente semplice: ambientalisti contro industria, sindacati contro imprese, comunità contro grandi aziende. <strong>Il conflitto sui data center è invece molto più fluido</strong>. In <strong>Utah</strong>, ad esempio, la contestazione di un grande progetto di data center è esplosa in uno Stato particolarmente sensibile alla questione delle risorse idriche. La pressione degli abitanti ha contribuito a ridimensionare il progetto, trasformando una questione apparentemente tecnica in un caso politico nazionale.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRKfIeMm4Yo_3sCjPTkdZIAXVa_m_mSkP4L9Df0U-j2oAkuLVwN1jGxQuE&amp;s=10" alt=""/></figure>
</div>


<p>Un cittadino conservatore può contestare un data center perché teme che aumenterà la bolletta elettrica. Un ambientalista può farlo perché teme il consumo di acqua. Un proprietario terriero perché non vuole una gigantesca struttura vicino casa. Un populista di destra perché vede nell&#8217;AI l&#8217;ennesimo progetto imposto dalle élite tecnologiche. Un progressista perché considera i data center il simbolo della concentrazione di ricchezza e potere nelle mani di poche corporation.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Motivazioni diverse, conclusione politica uguale</h2>



<p>Secondo un&#8217;analisi di <em><a href="https://www.carbon-direct.com/press/carbon-direct-releases-new-analysis-of-community-opposition-to-ai-data-center-development">Carbon Direct</a></em>, tra gennaio 2024 e maggio 2026 almeno 46 progetti di data center legati all&#8217;AI sono stati pubblicamente ritardati, ritirati o cancellati dopo opposizioni locali, per un valore annunciato complessivo di circa 170 miliardi di dollari distribuiti in 20 Stati. <strong>Nel primo trimestre del 2026 ben 75 progetti, per circa 130 miliardi di dollari, hanno incontrato opposizione.</strong> E le banche hanno iniziato a considerare il consenso locale, le autorizzazioni e il rischio di cancellazione come elementi rilevanti nella valutazione finanziaria dei progetti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La parola alle comunità</h2>



<p>Uno degli esempi più evidenti è <strong>Amy Kremer</strong>, attivista conservatrice legata al movimento <strong>Tea Party</strong> e già tra le figure coinvolte nell&#8217;organizzazione del raduno di Washington del 6 gennaio 2021. Nel 2026 Kremer è diventata presidente di <strong>Humans First</strong>, organizzazione impegnata contro l&#8217;espansione incontrollata dei data center e dell&#8217;AI. <strong>La sua posizione è interessante proprio perché non coincide con quella di molti oppositori progressisti. </strong>Kremer non chiede necessariamente un divieto nazionale dei data center. La sua impostazione è quella del controllo locale: le comunità devono avere il diritto di decidere se vogliono o meno ospitare queste strutture.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.insider.com/6a41709e360acd489560ca82?width=700" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Amy Kremer</figcaption></figure>
</div>


<p>È una posizione profondamente populista perché sposta il centro del problema dalla domanda &#8220;l&#8217;AI è buona o cattiva?&#8221; alla domanda &#8220;chi decide?&#8221;. Ed è esattamente questo il punto nel quale destra e sinistra possono incontrarsi. Da una parte ci sono esponenti progressisti come <strong>Bernie Sanders</strong> e <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>, che hanno sostenuto l&#8217;idea di una <strong>moratoria federale sui nuovi data center</strong>. Dall&#8217;altra ci sono esponenti della destra populista che accusano la Silicon Valley di voler utilizzare il peso economico e politico delle proprie corporation per imporre le proprie priorità alle comunità locali.</p>



<p>Non significa che esista una nuova alleanza strutturata tra destra e sinistra. Significa qualcosa di più interessante: <strong>esiste un terreno comune di sfiducia verso Big Tech</strong>. E questo terreno rischia di diventare elettoralmente rilevante.</p>



<p>Le proteste nazionali del 18 luglio hanno rappresentato un salto di scala. Secondo <em>Reuters</em>, gli oppositori dei data center hanno organizzato <strong>142 manifestazioni in 42 Stati,</strong> trasformando per la prima volta la protesta contro l&#8217;espansione delle infrastrutture AI in una mobilitazione nazionale coordinata. Perché il populismo ha bisogno di un racconto semplice, di un avversario riconoscibile e di una comunità che si percepisca esclusa dai processi decisionali.</p>



<p>Per comprendere quanto sia cambiata la politica americana bisogna guardare anche all&#8217;evoluzione della destra. Per anni il <strong>Partito Repubblicano</strong> ha avuto un <strong>rapporto ambivalente con Big Tech</strong>. La destra populista ha spesso accusato Google, Meta, Apple e altre grandi società tecnologiche di censura, progressismo culturale e abuso del potere monopolistico. Ma contemporaneamente l&#8217;industria tecnologica rappresentava uno dei motori dell&#8217;economia americana e dell&#8217;innovazione nazionale. L&#8217;AI sta rendendo questa contraddizione molto più difficile da gestire.</p>



<p>In questo senso è significativo il percorso di figure come <strong>Joe Allen</strong>, commentatore anti-tecnologico diventato vicino all&#8217;area di <strong>Steve Bannon</strong>. La sua critica all&#8217;AI si inserisce in una corrente di pensiero nella quale la tecnologia viene letta come uno strumento attraverso cui un&#8217;élite economica può aumentare il proprio controllo sulla società. <em>WIRED</em> ha raccontato questo ambiente politico descrivendo il movimento contro i data center come uno dei più insoliti punti d&#8217;incontro tra populismo di destra e ambientalismo progressista.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.wired.com/photos/6a6a26026e7818d8fecc99a1/master/w_1920,c_limit/20260719-MattEich-0260-toned.jpg" alt="" style="width:654px;height:auto"/><figcaption class="wp-element-caption">Joe Allen</figcaption></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Quando il problema tocca le bollette</h2>



<p>Se c&#8217;è un elemento capace di trasformare l&#8217;AI da questione tecnologica a questione elettorale, è probabilmente l&#8217;<strong>energia</strong>. Gli americani possono avere opinioni molto diverse su ChatGPT, robot umanoidi o automazione del lavoro. Ma se una nuova infrastruttura viene percepita come responsabile dell&#8217;aumento delle bollette, il discorso cambia immediatamente. La costruzione di grandi data center richiede nuova capacità elettrica e nuove infrastrutture. Questo significa investimenti nella rete, nuove connessioni, generazione aggiuntiva e, in alcuni casi, discussioni sulla ripartizione dei costi tra aziende e consumatori. Il rischio politico è evidente: se gli investimenti necessari per sostenere il boom dell&#8217;AI vengono trasferiti, direttamente o indirettamente, sulle famiglie, il beneficio dell&#8217;innovazione rischia di essere percepito come privato mentre il costo diventa pubblico. <a href="https://arxiv.org/abs/2608.09882">Un&#8217;analisi pubblicata recentemente</a> evidenzia proprio come gli impatti economici e ambientali dei data center dipendano non soltanto dalla tecnologia utilizzata all&#8217;interno delle strutture, ma dal sistema energetico, idrico e territoriale nel quale vengono inseriti.</p>



<p>La questione diventa ancora più delicata per l&#8217;amministrazione Trump. Il progetto politico dell&#8217;<strong>America First</strong> può entrare in collisione con la corsa all&#8217;AI se quest&#8217;ultima viene percepita come un processo che privilegia le corporation globali rispetto alle comunità americane. La Casa Bianca considera la leadership tecnologica americana una componente fondamentale della competizione con la Cina. Ma la mobilitazione anti-data center introduce una domanda difficile: <strong>leadership per chi?</strong></p>



<p>Uno degli aspetti più importanti della nuova protesta è che non nasce principalmente a Washington. Nasce nei consigli comunali, nelle assemblee di contea, nelle commissioni urbanistiche, nelle riunioni pubbliche e nelle campagne per i referendum locali. È esattamente ciò che accadde con il Tea Party, con l&#8217;ambientalismo locale, con le battaglie contro l&#8217;immigrazione e con molte delle mobilitazioni che hanno trasformato questioni territoriali in identità politiche nazionali. L&#8217;AI sta diventando rapidamente <strong>una questione elettorale nazionale</strong>. Il <em>New Yorker</em> ha recentemente osservato che l&#8217;espansione dei data center è ormai entrata nel dibattito politico in vista delle <strong>elezioni di midterm</strong>, con una maggioranza significativa degli americani contraria alla presenza di queste infrastrutture nelle proprie comunità.</p>



<p>Milioni di americani stanno iniziando a chiedersi se la rivoluzione tecnologica venga costruita <strong>con loro o sopra di loro</strong>. Ed è questa domanda, molto più del destino di un singolo data center, a poter rimodellare la politica americana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-rivolta-delle-comunita-data-center-la-nuova-battaglia-politica-dellamerica-profonda.html">La rivolta delle comunità: data center, la nuova battaglia politica dell’America profonda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;agenda di Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/dossier/lagenda-di-trump</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jan 2025 08:42:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
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<p>Parte il Trump 2.0: vediamo le prospettive diplomatiche, geopolitiche e strategiche della nuova amministrazione. In continuità con quelle che l'hanno preceduta, inclusa la prima del tycoon repubblicano, nel gestire un mondo che è sempre meno a stelle e strisce, ma in cui nessuna potenza si è ancora candidata a sostituire Washington nel suo ruolo di prima potenza globale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/dossier/lagenda-di-trump">L&#8217;agenda di Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241029093029314_cc8f789f412af19e22adddddc368c55c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241029093029314_cc8f789f412af19e22adddddc368c55c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241029093029314_cc8f789f412af19e22adddddc368c55c-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241029093029314_cc8f789f412af19e22adddddc368c55c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241029093029314_cc8f789f412af19e22adddddc368c55c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241029093029314_cc8f789f412af19e22adddddc368c55c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241029093029314_cc8f789f412af19e22adddddc368c55c-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/dossier/lagenda-di-trump">L&#8217;agenda di Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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