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	<title>Economisti Archives - InsideOver</title>
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	<title>Economisti Archives - InsideOver</title>
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		<title>Errore di previsione o bisogno di nuove ricette? Gli economisti di fronte alla crisi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Jul 2022 14:12:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Economisti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1205" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_FGR2783261-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_FGR2783261-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_FGR2783261-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_FGR2783261-1024x643.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_FGR2783261-768x482.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_FGR2783261-1536x964.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_FGR2783261-2048x1286.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un &#8220;fiasco degli economisti&#8220;: così Federico Rampini dalle colonne del Corriere della Sera ha etichettato la problematica alla base dell&#8217;attuale fase di acuta volatilità economica che i governi occidentali non sono in grado di contenere. Il combinato disposto tra residui degli impatti economici della pandemia, carovita e conseguenze globali della guerra in Ucraina sta creando nelle maggiori &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/errore-di-previsione-o-bisogno-di-nuove-ricette-gli-economisti-di-fronte-alla-crisi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1205" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_FGR2783261-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_FGR2783261-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_FGR2783261-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_FGR2783261-1024x643.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_FGR2783261-768x482.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_FGR2783261-1536x964.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_FGR2783261-2048x1286.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Un &#8220;<strong>fiasco degli economisti</strong>&#8220;: così Federico Rampini dalle colonne del <em>Corriere della Sera </em>ha etichettato la problematica alla base dell&#8217;attuale fase di acuta volatilità economica che i governi occidentali non sono in grado di contenere. Il combinato disposto tra residui degli impatti economici della pandemia, carovita e conseguenze globali della guerra in Ucraina sta creando nelle maggiori economie del pianeta le premesse per una <strong>stagflazione, </strong>ovvero un combinato disposto tra un&#8217;inflazione feroce e dinamiche recessive.</p>
<p>Anzi, su queste colonne sottolineavamo che la fase in cui stiamo dirigendoci potrebbe essere quella di una <a href="https://it.insideover.com/economia/il-mondo-va-verso-una-nuova-crisi-finanziaria.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>stagnazione secolare</strong></a>, ovvero un ciclo di mancato sviluppo destinato a durare anni o decenni, saldandosi con le fasi precedenti dell&#8217;ultimo trentennio in un contesto unico di declino relativo rispetto ad altre aree del mondo.</p>
<p>Rampini nella sua analisi sottolinea che &#8220;non è la prima volta che la professione dell’economista esce malconcia dal test della realtà, anzi gli ultimi anni sono un susseguirsi di casi simili&#8221;: gli economisti &#8220;non seppero prevedere il 2008, sbagliarono ricette sull’Eurozona, previdero Apocalissi mai avvenute dopo Brexit e i dazi di Trump&#8221;. <strong>Rampini, che economista non è, </strong>compie un processo di eterogenesi dei fini tra scelte politiche e analisi economiche.</p>
<p>L&#8217;equivoco in cui il celebre editorialista sembra cadere è quello del superamento del lato sociale della scienza economica, ridotta a una serie di dinamiche matematiche e a flussi di dati. Ma l&#8217;economia è molto di più: è influenzata dall&#8217;emotività umana, dagli obiettivi geopolitici, dalle contingenze (clima e epidemie per fare un esempio) e, più di ogni altra cosa, dalla politica. Gli economisti che prevedettero la <strong>crisi del 2008, ad esempio, </strong>c&#8217;erano e avevano in <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/luomo-che-predisse-la-crisi-avverte-italia-e-europa-a-rischio.html">Nouriel Roubini</a> </strong>la loro punta di lancia: fu la cerchia delle grandi università, soprattutto anglosassoni, a metterli in disparte e assieme a loro i grandi quotidiani finanziari e l&#8217;alta politica. Da <strong>Wolfgang Munchau </strong>a <strong>Paolo Savona, </strong>da <strong>Giulio Sapelli </strong>a <strong>Thomas Piketty, </strong>poi, non mancarono gli studiosi che hanno in anticipo indicato la fallacia delle scelte, politiche prima ancora che basate su tesi da manuale economico, compiute prima della recessione da austerità nell&#8217;Europa dello scorso decennio. Brexit e dazi, poi, sono state spesso indicate come &#8220;deflagrazioni&#8221;, ma si sono inserite negli anni in una fase di crisi strutturale dell&#8217;ordine globale culminata nella pandemia.</p>
<p>Fu politica, negli anni precedenti Lehmann Brothers, la scelta di dopare i <strong>mutui subprime </strong>e la finanziarizzazione dell&#8217;economia americana; fu politica quella di introdurre le regole europee sul deficit al 3% del Pil nel Patto di Stabilità e di inserire concetti già sfatati nei decenni scorsi come l&#8217;<strong>output gap </strong>(confutato dall&#8217;italiano Piero Sraffa) e il tasso di disoccupazione &#8220;naturale&#8221; tra i parametri di valutazione delle economie nell&#8217;Unione Europea; è stata politica, e qui Rampini coglie il punto, la decisione di surriscaldare l&#8217;economia americana nel post-Covid con le politiche di Joe Biden che hanno immesso 1.900 miliardi di dollari in un sistema già in vigorosa ripresa, alimentando l&#8217;inflazione.</p>
<p>Il problema della <strong>scienza economica </strong>è stato, nell&#8217;ultimo ventennio, l&#8217;ibridazione con i <em>princeps </em>politici di turno e, soprattutto, la <em>hybris </em>di una disciplina che, a livello epocale, si è vista <strong>architetto della globalizzazione </strong>e ha cercato di conformare la realtà ai modelli più che compiere l&#8217;opposto. E così, prima del 2007-2008 in economia dominava l&#8217;avversione a ogni forma di intervento pubblico, mentre negli anni del <strong>quantitative easing globale </strong>è stata la generazione degli economisti formati come docenti nelle università a stelle e strisce a convertirsi sulla via del neo-keynesismo temprando le proprie posizioni. Qualche esempio: l&#8217;attuale consigliere economico del premier italiano Mario Draghi è <strong>Francesco Giavazzi, ex ultra-liberista </strong>convinto; negli Stati Uniti il Segretario al Tesoro è l&#8217;ex capo della Fed <strong>Janet Yellen, </strong>teorica della seconda fase meno interventista del quantitative easign; l&#8217;economista francese <strong>Olivier Blanchard, </strong>da posizioni simili a quelle di Giavazzi, ha sposato le tesi del <a href="https://www.economist.com/by-invitation/olivier-blanchard-on-emmanuel-macrons-economic-policies/21808696" target="_blank" rel="noopener">&#8220;pragmatismo socialdemocratico&#8221; che a suo avviso Emmanuel Macron avrebbe cavalcato dopo la pandemia</a>.</p>
<p>E proprio Blanchard, assieme all&#8217;ex segretario al Tesoro Usa <strong>Lawrence Summers</strong>, ricorda Rampini, è stato tra i pochi &#8220;<a href="https://www.corriere.it/esteri/22_giugno_13/recessione-arrivo-profezia-ormai-prossima-larry-summers-1277d73e-eb2c-11ec-b89b-6b199698064a.shtml" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.corriere.it/esteri/22_giugno_13/recessione-arrivo-profezia-ormai-prossima-larry-summers-1277d73e-eb2c-11ec-b89b-6b199698064a.shtml&amp;source=gmail&amp;ust=1656851657410000&amp;usg=AOvVaw0lhjmQ7OHzqHgiM5dQZxOM">a lanciare l’allarme inflazione all’inizio del 2021</a>. Inascoltati, perché la maggior parte dei loro colleghi era del parere opposto: l’inflazione sarebbe stata una fiammata breve, una conseguenza del tutto temporanea della pandemia&#8221;. Va detto che né Blanchard né Summers hanno però per fare un esempio considerato il tema del <strong>superciclo delle materie prime in atto </strong>e sono pochi gli studiosi che hanno riflettuto sull&#8217;attrito creatosi tra economia reale e finanza, tra catene del valore e rapporti commerciali formali, tra Stati ad alto tasso di sviluppo e innovazione e Paesi esportatori di materie prime nell&#8217;era seguita al Covid-19.</p>
<p>L&#8217;economia non ha previsto la crisi? Può essere. Ma non lo ha fatto nemmeno la politica internazionale che spesso dell&#8217;ibridazione tra discipline in nome della &#8220;governance&#8221; e dell&#8217;indole tecnocratica dichiara di fare la propria forza. Come del resto denunciato da tempo, è il <strong>conformismo </strong>ad aver bloccato gli economisti. I quali hanno preferito gestire il lato &#8220;formale&#8221; della governance, l&#8217;esercizio del controllo sul &#8220;qui e ora&#8221;, la ricerca di un substrato teorico alle idee più in voga rispetto a un dato contesto all&#8217;analisi della complessità. Molto in quest&#8217;ottica ha fatto l&#8217;egemonia di pensiero della <strong>scuola marginalista e neoliberista </strong>che dai padri fondatori, Milton Friedman in testa, si è ibridata con il pensiero di altri studiosi come <strong>Robert Lucas </strong>per creare la &#8220;New Classical Economics&#8221;. Al cui interno, scrive Francesco Saraceno ne <em>La scienza inutile, </em>&#8220;con l’assunzione di aspettative razionali (è come se gli agenti conoscessero i modelli economici, ciò che permette loro di poter sconfessare, nei fatti, qualsiasi politica economica), con la riduzione dei cicli stessi a fenomeni di equilibrio, ci si è convinti che sia possibile fare economia senza teoria&#8221;.</p>
<p>E teoria vuol dire dinamismo e conflitto di idee. Negli Stati Uniti da diversi anni <a href="https://thenextrecession.wordpress.com/2019/10/22/corporate-debt-fiscal-stimulus-and-the-next-recession/" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;economista <strong>Michael Roberts </strong>cura il blog <em>The Next Recession</em></a> cercando di decostruire l&#8217;ibridazione tra &#8220;pigrizia&#8221; teorica, politicizzazione estrema dell&#8217;economia e passaggio degli studiosi da un conformismo all&#8217;altro per mettere la teoria e la prassi di fronte a problemi concreti spesso dimenticati: nell&#8217;analisi di Roberts priorità hanno il lavoro, gli oligopoli tecnologico-industriali e il loro potere, il rapporto tra politica, industria e finanza, ma potremmo aggiungere a questo anche i temi dell&#8217;approvvigionamento energetico, della risposta all&#8217;inflazione, della geopolitica. Gli economisti non hanno errato a &#8220;non prevedere&#8221;, hanno al massimo errato nel cessare di farsi trent&#8217;anni fa le dovute domande sul mondo. Assecondando il non fortunato motto di Francis Fukuyama sulla &#8220;fine della Storia&#8221;, salvo poi risvegliarsi assieme alla politica quando il ritorno dello Stato è emerso nel  mondo, ritenuto piatto, della globalizzazione. Se di colpa, come Rampini, si può parlare è un <strong>concorso di colpe</strong>. Tra politica ed economia. Entrambe di fronte alla necessità di tornare, una volta per tutte, a creare pensiero autonomo. Per immaginare non il mondo in forma contingente, ma il progresso del domani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/errore-di-previsione-o-bisogno-di-nuove-ricette-gli-economisti-di-fronte-alla-crisi.html">Errore di previsione o bisogno di nuove ricette? Gli economisti di fronte alla crisi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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