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	<title>Attentati di Parigi Archives - InsideOver</title>
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	<title>Attentati di Parigi Archives - InsideOver</title>
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		<title>Bataclan, il terrorismo islamista dieci anni dopo i massacri di Parigi: parla Carlo Biffani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 05:42:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Attentati di Parigi]]></category>
		<category><![CDATA[Bataclan]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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<p>Bataclan, la minaccia del terrorismo islamista dieci anni dopo i massacri di Parigi: parla Carlo Biffani, esperto di terrorismo.</p>
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<p>Sono passati ormai 10 anni da quando, il 13 novembre 2015, <strong>Parigi fu insanguinata da una serie di attacchi terroristici</strong> organizzati dallo Stato Islamico che ebbero il loro epicentro nell&#8217;assalto di un commando di jihadisti alla discoteca Bataclan. <strong>130 civili furono uccisi </strong>nel più sanguinoso attentato della storia francese e in uno dei più scioccanti casi di terrorismo jihadista della storia europea.</p>



<p>A dieci anni di distanza, che lezioni ha insegnato il Bataclan e che sfide pone ancora il terrorismo islamista? Ne abbiamo parlato con l&#8217;esperto <strong>Carlo Biffani,</strong> ricercatore in materia di sicurezza e intelligence e da oltre 20 anni in campo come operatore nel settore del Risk Assesment e del Risk Management. <strong>Dal 2009, Biffani è CEO del Security Consulting Group</strong> ed è un attivo divulgatore di tematiche legate agli scenari securitari e all&#8217;antiterrorismo.</p>



<p><strong>Dieci anni dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015, cosa resta di quella notte nella memoria collettiva europea e nelle politiche di sicurezza del continente?</strong></p>



<p>&#8220;Leggevo lunedi sul Corriere una interessante intervista all’ex presidente francese Hollande, in merito agli attacchi multipli a Parigi di dieci anni fa, e una cosa ha attirato la mia attenzione, ovvero quando in un passaggio lo stesso definisce quanto accaduto una “azione di guerra” e non un attacco terroristico. In effetti la definizione è quantomai adeguata e calzante, oltre che pienamente in linea con la soluzione strategica dettata ed auspicata dal Califfo Al-Baghdadi che, nel sermone di tenuta a battesimo di Isis a Mosul, invitò gli affiliati e i suoi seguaci a, cito testualmente “portare la guerra nelle città abitate dagli infedeli”. Quella che accadde fu a tutti gli effetti una azione di guerra, visto che un team di più di dieci terroristi attaccò praticamente in simultanea una serie di obiettivi diversi, utilizzando armi individuali come fucili d’assalto e pistole oltre che cariche esplosive&#8221;.</p>



<p><strong>Quali furono i tratti salienti che consentono di definirlo un vero atto di guerra?</strong></p>



<p>&#8220;Come ho avuto modo di sottolineare più volte, l’aspetto importante sta nel fatto che, in buona sostanza, si presero la città per ore, generando oltre che morte e dolore, uno stato di panico e di isteria generale che gettò nella costernazione il Paese e l’Europa intera, lasciando inoltre per mesi insinuarsi la sensazione che, malgrado Charlie Hebdo e l’attacco al supermercato Kosher del giorno successivo, fossero accaduti solo poco tempo prima, il pericolo fosse stato largamente sottovalutato e loro potessero agire come e quando volevano, nelle nostre città. Ho analizzato quello che accadde e pur riconoscendo le enormi difficoltà che sussisterebbero per gli attaccanti nel voler replicare una azione simile e gli innumerevoli errori commessi dai terroristi, non solo in quello ma in episodi precedenti e successivi, non possiamo sottovalutare la pericolosità che azioni di questa portata, generano in via indiretta anche in termini di tentativi di emulazione&#8221;.</p>



<p><strong>Cosa ci ha insegnato il Bataclan in termini di vulnerabilità dei sistemi di sicurezza e capacità di risposta operativa?&nbsp;</strong></p>



<p>&#8220;Come spiegavo in precedenza, uno degli aspetti fondamentali è quello del lascito di “modelli da emulare e replicare” e questo vale tanto per chi è in attacco quanto per chi deve difendersi. Il Sistema di Sicurezza che ricordiamolo, si basa sulla interazione fra aspetti quali gli investimenti che vengono fatti in materia di prevenzione e contrasto, l’integrazione dell’attività degli organismi di intelligence e di messa a sistema e condivisione dei dati che vengono raccolti, l’azione degli organi inquirenti e l’operato dell’anti terrorismo e del contro terrorismo, tutto questo congiuntamente alla creazione di banche dati che contengono le informazioni su soggetti in odore di contiguità o di partecipazione diretta a gruppi ispirati al jihadismo, ha generato un sistema di prevenzione e reazione molto più performante se paragonato a quanto accadeva dieci o quindici anni fa. </p>



<p>Si è inoltre molto lavorato in questi ultimi dieci anni e più, a modelli di risposta da parte di Unità specializzate nel contro terrorismo, cercando di generare un modello che consentisse l’intervento di operatori addestrati ed in possesso di dotazioni e piattaforme che li mettano nel minor tempo possibile, in condizione di intervenire per contenere la minaccia, evitando che a farlo debba essere il personale impegnato nelle cosiddette attività di routine delle Forze di Polizia. Oggigiorno esistono, anche sul territorio nazionale, Unità e Reparti che si addestrano incessantemente per mantenere altissima la loro performance in ipotesi di scenari di intervento complessi e si cerca di lavorare al meglio sui tempi di reazione che devono necessariamente essere quanto più contenuti sia possibile, visto che, come anche io sottolineo da anni, il vero discrimine fra la riuscita o il fallimento di una azione terroristica è rappresentato principalmente dal tempo di intervento di quelli che in gergo vengono definiti First Responder&#8221;.</p>



<p><strong>Come è cambiata, in questi dieci anni, la natura della minaccia islamista in Europa?</strong></p>



<p>&#8220;Non esistendo più un territorio geografico, ovvero il cosiddetto Stato Islamico in Siria ed Iraq, nel quale dei leader esercitano il loro potere, raccolgono cifre ingenti, dettano la strategia ed organizzano in maniera verticistica e piramidale le azioni da compiere, è venuta meno la componente di strutturazione e pianificazione organica degli attacchi, ma Isis Daesh va considerato come una sorta di organizzazione svincolata dalla necessità di strutturazione classica dei gruppi terroristici che abbiamo visto nascere e svilupparsi negli ultimi 50 anni. “Andate e colpiteli con qualsiasi mezzo” è il dogma e il credo emanato dal Califfo Al-Baghdadi, quindi è lecito attendersi un lungo sviluppo negli anni a venire di azioni forse, ma non è detto, meno complesse e strutturate di quella di dieci anni fa, ma non per questo meno pericolose, sanguinose e a fortissimo impatto mediatico. Non esiste più una linearità fra chi decide cosa fare, dove, quando farlo ed a chi farlo fare e la perdita di una struttura verticistica, potrebbe essere sotto molti aspetti, un motivo di ulteriore preoccupazione&#8221;.</p>



<p><strong>Oggi siamo di fronte a una minaccia “diffusa” e meno strutturata, o esistono ancora reti organizzate in grado di colpire con la stessa efficacia di allora?</strong></p>



<p>&#8220;Esistono regioni, aree e zone del mondo nelle quali i gruppi di ispirazione quaedista o jihadista più in generale agiscono ancora potendo contare su una serie di debolezze sistemiche dei Paesi nei quali agiscono. Basti pensare all’area Sub Sahariana, nella quale i terroristi che si ispirano alle modalità tattiche ed agli obiettivi propri di Isis, agiscono pressoché da padroni, permettendosi il lusso, come accaduto in Mali recentemente, di costringere a sganciarsi ed a abbandonare il terreno ad una forza armata delle dimensioni e della potenza della compagine francese&#8221;.</p>



<p><strong>Quali sono oggi le priorità operative e strategiche nella lotta al terrorismo in Europa?</strong></p>



<p>&#8220;Si potrebbero riassumere nella necessità di continuare a sostenere nel tempo, aggiungerei in una economia di guerra per altro, i costi di una imponente attività di prevenzione e di raccolta e condivisione delle evidenze di intelligence. Non mollare la presa significa continuare a investire, a monitorare, a raccogliere informazioni e dati ed a mantenere alte le capacità ed il livello di performance di chi è deputato a contrastare tali minacce integrando e perfezionando i piani di contingenza, ma si tratta, mi spiace dirlo, di attività estremamente dispendiose&#8221;.</p>



<p><strong>Come valuta l’efficacia delle misure di intelligence condivisa tra i Paesi europei? Esiste ancora una carenza di coordinamento?</strong></p>



<p>&#8220;Sarò lapidario, mi spiace, riguardo a questo. Riterrei, pur riconoscendo che qualcosa in tal senso sia stato tentato, che l’i<em>ntelligence information sharing</em> rappresenti più una aspirazione da dare in pasto alla opinione pubblica che un perseguibile e concreto obiettivo strategico in cima alla lista dei desiderata degli organismi di intelligence alleati e non. Il dato di intelligence rappresenta da sempre un elemento di assoluto valore strategico, che solo nella fantasia, visto il vantaggio che rappresenta per chi lo detiene, può essere condiviso con chi è al di là dei propri confini&#8221;.</p>



<p><strong>La dimensione “ibrida” delle minacce (terrorismo, radicalizzazione, cyber e disinformazione) richiede una nuova mentalità di difesa?</strong></p>



<p>&#8220;Quello di affrontare le minacce in maniera integrata e globale e di considerarle come un unicum è un passaggio obbligato ed una modalità di pensiero ed azione che si è andata consolidando nel tempo. Le minacce sono sempre più integrate le une con le altre ed ultimamente, come è chiaramente evidente, anche gli Stati si ispirano a strategie e modalità applicative meno rigide, compartimentate e più ispirate al modello ibrido. Basta guardare cosa accade nel conflitto Ucraina-Russia ed all’utilizzo di strumenti come i droni od i cyber attacchi&#8221;.</p>
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		<title>La Francia e il &#8220;caso Brisard&#8221;, il super esperto di terrorismo alla sbarra per frode</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/la-francia-e-il-caso-brisard-il-super-esperto-di-terrorismo-alla-sbarra-per-frode.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Jul 2025 15:13:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Attentati di Parigi]]></category>
		<category><![CDATA[Bataclan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="790" height="551" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/brisard.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Jean-Charles Brisard" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/brisard.webp 790w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/brisard-600x418.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/brisard-300x209.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/brisard-768x536.webp 768w" sizes="(max-width: 790px) 100vw, 790px" /></p>
<p>Jean-Charles Brisard, esperto di terrorismo, è accusato di frode e riciclaggio. La Procura ha chiesto una condanna a tre anni di carcere.</p>
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<p>Un caso che sta scuotendo l’opinione pubblica francese si è aperto al Tribunale di Parigi, dove <strong>Jean-Charles Brisard, noto come consulente ed esperto di terrorismo,</strong> è finito sul banco degli imputati con accuse pesanti: frode fiscale aggravata e riciclaggio di denaro. La Procura francese ha chiesto una condanna a tre anni di carcere, di cui uno da scontare effettivamente, una multa di 400.000 euro e l’interdizione dalla gestione di qualsiasi società. Il verdetto è atteso per il 2 ottobre 2025, ma il processo sta già sollevando interrogativi su un personaggio che, per anni, si è costruito una reputazione come analista di sicurezza internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un profilo controverso</h2>



<p>Jean-Charles Brisard, figura spesso invitata nei salotti televisivi e alle conferenze internazionali come esperto di terrorismo, si trova ora al centro di un’inchiesta che ne mette in discussione l’integrità. <strong>L’accusa sostiene che Brisard abbia orchestrato un sistema di frode fiscale per un valore di circa 780.000 euro,</strong> utilizzando meccanismi di riciclaggio per occultare i profitti illeciti. La Procura finanziaria nazionale, nota per il suo rigore nelle indagini sui reati economici, ha ricostruito un quadro di operazioni finanziarie opache, che avrebbero permesso a Brisard di eludere il fisco francese attraverso società di comodo e trasferimenti sospetti.</p>



<p>Il caso ha un sapore amaro per chi conosce il percorso di Brisard. Autore di libri e rapporti sul terrorismo globale, ha collaborato con istituzioni e media, <strong>presentandosi come un’autorità nel campo della sicurezza.</strong> La sua immagine di esperto si scontra ora con le accuse di aver manipolato il sistema fiscale a proprio vantaggio, un contrasto che alimenta il dibattito pubblico sulla credibilità di figure che si ergono a paladini di cause globali mentre, secondo l’accusa, agiscono nell’ombra per interessi personali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il contesto: una Francia sotto pressione</h2>



<p>L’inchiesta su Brisard si inserisce <strong>in un momento in cui la Francia sta intensificando la lotta contro i reati finanziari.</strong> La Procura finanziaria nazionale (PNF), creata nel 2013 proprio per contrastare frodi complesse e riciclaggio, ha dimostrato di non fare sconti, neanche a personaggi di spicco. Negli ultimi anni, casi simili hanno colpito nomi noti, da <strong>Gérard Depardieu</strong>, accusato di frode fiscale per aver dichiarato una residenza fittizia in Belgio, <strong>a grandi aziende come Netflix e Binance</strong>, finite nel mirino per sospetti di evasione fiscale e riciclaggio. Questo clima di rigore riflette la determinazione delle autorità francesi a colpire i “colletti bianchi” che sfruttano le pieghe del sistema per eludere le leggi.</p>



<p>Nel caso di Brisard, <strong>l’accusa ha dipinto un quadro di abuso sistematico</strong>: trasferimenti di denaro attraverso conti offshore, fatturazioni fittizie e strutture societarie create ad arte per mascherare i guadagni. La richiesta di una pena detentiva, seppure in parte sospesa, segnala la gravità attribuita al caso dalla Procura, che vuole mandare un messaggio chiaro: nessuno è al di sopra della legge, nemmeno chi si è costruito una carriera sotto i riflettori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le ombre sulla lotta al terrorismo</h2>



<p>Il processo a Brisard non è solo una questione legale, ma <strong>solleva interrogativi più ampi sul mondo degli “esperti” di terrorismo</strong>. In un’epoca in cui la sicurezza globale è una priorità, figure come Brisard hanno guadagnato visibilità offrendo analisi e soluzioni a governi, media e organizzazioni internazionali. <strong>Ma quanto sono affidabili questi esperti?</strong> E come si concilia la loro autorevolezza con accuse di comportamenti illeciti? Il caso di Brisard rischia di alimentare lo scetticismo verso una categoria di professionisti che, in alcuni casi, potrebbero sfruttare la complessità del tema per costruirsi un’immagine, mentre dietro le quinte si muovono in acque torbide.</p>



<p>La Francia, che ha vissuto sulla propria pelle la tragedia del terrorismo – <strong><a href="https://it.insideover.com/terrorismo/bataclan-sei-anni-dopo-molenbeek-continua-a-far-paura.html">dagli attentati di Charlie Hebdo nel 2015 a quelli del Bataclan</a></strong> – guarda con attenzione a questo processo. L’idea che un “esperto” in materia possa essere coinvolto in attività illecite non solo mina la fiducia nelle istituzioni, ma getta un’ombra sul dibattito pubblico, già polarizzato, sulla sicurezza e sull’etica di chi la promuove.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un verdetto atteso</h2>



<p>Mentre il Tribunale di Parigi si prepara a emettere la sentenza il 2 ottobre, il caso Brisard rimane un monito. In un mondo in cui l’immagine pubblica e la realtà privata possono divergere in modo drammatico, le accuse contro l’esperto di terrorismo ricordano che<strong> la credibilità si costruisce non solo con le parole, ma con i fatti.</strong> La Procura ha chiesto una punizione esemplare, e il verdetto sarà un banco di prova per il sistema giudiziario francese, chiamato a bilanciare la necessità di giustizia con il peso mediatico di un caso che coinvolge un personaggio noto. Nel frattempo, Brisard tace, in attesa di un giudizio che potrebbe ridefinire non solo la sua carriera, ma anche la percezione pubblica di chi, come lui, si presenta come custode della sicurezza in un mondo sempre più complesso. La Francia, e non solo, osserva con attenzione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-francia-e-il-caso-brisard-il-super-esperto-di-terrorismo-alla-sbarra-per-frode.html">La Francia e il &#8220;caso Brisard&#8221;, il super esperto di terrorismo alla sbarra per frode</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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