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	<title>Ansar al Islam Archives - InsideOver</title>
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	<title>Ansar al Islam Archives - InsideOver</title>
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		<title>Pakistan, nell&#8217;abisso dell&#8217;eroina</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/lislam-che-non-ti-aspetti/pakistan-nellabisso-delleroina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Jul 2017 08:58:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Ansar al Islam]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="902" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/fff.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/fff.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/fff-300x141.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/fff-768x361.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/fff-1024x481.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ecco l&#8217;abisso: assoluto, livellatore, inumano e stigmatizzato. Un abisso che esiste negli uomini, in uomini che sono tutti uguali, senza rotta e speranza. Ce l&#8217;hanno cucito sul corpo, impresso negli occhi e lo percorrono, trascinandosi incoscienti sui marciapiedi, giacendo sdraiati sotto i ponti e questuandolo, come in un paradosso, quando questo sembra scappargli via. Per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/lislam-che-non-ti-aspetti/pakistan-nellabisso-delleroina.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="902" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/fff.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/fff.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/fff-300x141.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/fff-768x361.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/fff-1024x481.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Ecco l&#8217;abisso: assoluto, livellatore, inumano e stigmatizzato. Un abisso che esiste negli uomini, in uomini che sono tutti uguali, senza rotta e speranza. Ce l&#8217;hanno cucito sul corpo, impresso negli occhi e lo percorrono, trascinandosi incoscienti sui marciapiedi, giacendo sdraiati sotto i ponti e questuandolo, come in un paradosso, quando questo sembra scappargli via.</p>
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<p>Per addentrarsi nell&#8217;eroina, nel mondo di chi la consuma, per immergersi in quello che è l&#8217;abisso della <strong>tossicodipendenza in Pakistan</strong>, occorre un preliminare abbandono di certezze e concetti assimilati a priori, occorre spogliarsi di catalogazioni che marchiano le debolezze e la disperazione, occorre essere vuoti da ogni stigmatizzazione e da ogni j&#8217;accuse: solo dopo avere accantonato tutto ciò, si può conoscere la realtà di coloro che sono partiti per la guerra, ma con sciente consapevolezza di venirne sconfitti.</p>
<p>Il Red Fort è sullo sfondo, un muezzin chiama alla preghiera e la sua voce riecheggia di minareto in minareto e la capitale del Punjab si tinge a poco a poco di rosso: è rosso il cielo di Lahore, sono rossi i tetti e pure i muri delle case, così come la terra, e rosso è un tramonto macchiato dall&#8217;<strong>eroina</strong>. Per le vie cittadine si osservano ovunque tossicodipendenti avvolti in coperte. Alcuni hanno mosche che sciamano sulla bocca, altri sulle palpebre chiuse, sotto le quali, menzogneri sogni di crudele evasione, si rincorrono propugnando il finto benessere dell&#8217;istante. Ovunque a Lahore si incontrano uomini, donne e ragazzini che siedono con una siringa in mano o perduti nei viaggi dell&#8217;oppiaceo. Hanno volti quasi mistici, a tratti da martiri. I capelli annodati, le guance scavate, gli occhi vitrei e spiritati. Sono eremiti nella massa, solidali nell&#8217;esigenza e perennemente soli nella pena.</p>

<p>Sapevi che in Pakistan c&#039;è il più alto tasso di consumo di eroina nel mondo?</p>
<p>Il paese asiatico vanta l&#8217;agghiacciante primato di essere il primo paese al mondo per consumo di eroina: <strong>800mila tossicodipendenti e 44 tonnellate di sostanza</strong> vengono consumate in un anno in Pakistan. Per rendersi conto della tragedia che la droga afghana produce nel Paese confinante, occorre spingersi nell&#8217; Alì park. E&#8217; qui, nella città vecchia, nel quartiere a luci rossi di Heera Mandi, all&#8217;ombra degli avelli e degli edifici di epoca Moghul di Lahore, che si ritrovano i consumatori cittadini. Da lontano è un normale parco ma, avvicinandosi e addentrandosi, ecco che la realtà si manifesta immediata. Due giovani di vent&#8217;anni stanno sciacquando l&#8217;ago di una siringa dentro una bottiglietta d&#8217;acqua. Uno rimbocca la manica della camicia e poi, con la cintura stretta intorno al braccio, fa gonfiare le vene; l&#8217;altro dunque appoggia l&#8217;ago e, con accuratezza da alchimista, guarda in controluce la siringa che, dopo che è stato pigiato un po&#8217; lo stantuffo, penetra il braccio del giovane amico, trafitto e perduto come un San Sebastiano di terra pakistana. Un uomo vaga spettrale, ha le braccia tagliate e gli occhi fissi nell&#8217; altrove, poco distante c&#8217;è un altro capannello con dei tossicodipendenti che si passano una siringa di mano in mano e, più appartati, ci sono due giovanissimi, Shabbaz e Muhammad, con degli stracci in mano, che stendono sul prato e cospargono di colla da scarpe.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-29767 aligncenter" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2017/07/GUM_20170524_pakistan_032.jpg" alt="GUM_20170524_pakistan_032" /></p>
<p>&#8221;Oggi non abbiamo abbastanza soldi per comprarci l&#8217;eroina. Usiamo la colla. E&#8217; vero: siamo dei tossici, ma non abbiamo altro nella vita. Siamo orfani e veniamo dalla periferia di Lahore, non abbiamo amici e neppure genitori. La famiglia siamo noi e gli altri che frequentano questo parco. Oggi abbiamo 24 e 26 anni, <strong>abbiamo iniziato a drogarci quando ne avevamo 12</strong>. Non smetteremo mai di farlo, finirà quando moriremo&#8221;. E poi, con un fatalismo cosciente e amaro, proseguono: &#8221;La nostra vita non è altro che cercare una dose e farcela in vena. A volte succede che arriva la polizia, ci sbatte in prigione per qualche giorno, ci picchia e, alla fine, ci rilascia. Noi torniamo qua e rifacciamo la vita di sempre. Non è un bel vivere e non sarà neanche un bel morire quando ci toccherà andarcene, ma è quello che ci attende&#8221;.</p>

<p>La morte non spaventa ed è vissuta come un&#8217;imprescindibile e imminente compagnia dell&#8217;oggi per gli eroinomani di Lahore. Non traspare paura dai loro racconti, piuttosto emerge un&#8217;esasperata accettazione della prigionia a cui sono costretti e un inaccessibile desiderio di libertà, prefigurato però soltanto nella morte. &#8221;Alcuni amici sono mancati. Sai, ogni volta che ci droghiamo di eroina può succedere qualcosa ed è capitato che alcuni ragazzi, come noi , siano morti qua, proprio nel parco dove stiamo parlando ora. Un&#8217;overdose, ed è tutto finito&#8221;. La violenza del racconto è accompagnata dalla violenza delle immagini intorno. Dove tutto porta i segni dell&#8217;eroina, del male che distrugge il mondo, ne affossa logiche e valori, affetti e religioni ed è così che uomini si trascinano come defunti, implorando la dose per vivere morendo poco a poco.</p>
<p>Tra loro c&#8217;è anche Safraaz, il quale non vuole parlare però in mezzo agli altri ed invita ad andare a casa sua, in un appartamento del centro. Safraaz è divorato dalla droga. Gli zigomi e le ossa sembrano voler uscire dalla pelle, cammina a fatica, ha 50 anni e da quasi 30 anni usa sostanze: &#8221;Quando ho i soldi compro l&#8217; eroina, se no tutto quello che riesco a procurarmi. Ormai io vivo qua e mi drogo. I soldi me li danno amici e parenti; io dico che mi servono per mangiare, ma li spendo per la dose. Ho bisogno di farmi e quando ho l&#8217;eroina consumo 2 o 3 grammi al giorno&#8221;. La casa è buia e anche i raggi del sole pakistano sembrano voler star lontani dai bovindi della sua dimora, lasciando Safraaz sprofondare nel buio che ha in sé e tutt&#8217;intorno. Smette di parlare all&#8217;improvviso, slaccia lo salwar kamiz e dalla corda dei pantaloni estrae una pacchetto di stagnola. Lo apre, ed eccola: è lì dentro l&#8217;eroina. Si infila 20 rupie nel naso e poi, con un gesto di prostrazione nei confronti di una divinità assoluta, si piega la sniffa e in un colpo solo l&#8217; eroina è nel suo cervello: è sdraiato per terra, le orbite sono riverse e non resta che assistere al momento, nel buio e nel silenzio della sua casa dove tutto ha un sapore, di sconfitta, pena e colpevolezza.</p>
<p>C&#8217;è una sensazione di personale vergogna nell&#8217;essersi affacciati a guardare nell&#8217;abisso, nell&#8217;osservare la vita degli ultimi. Uomini come Safraaz e ragazzi come Shabaaz e Muhammad sono pugili in rovina, che incassano colpi senza poterli restituire: uno dopo l&#8217;altro, dalla vita, dalla sorte, dal nichilismo. Vittime senza nemmeno la consolazione della pietà degli altri ma, anzi ,violentati nell&#8217;intimo dalla crocifissione inclemente del pubblico disprezzo, della comune indifferenza e della morale accusatrice dei più.</p>
<p><em><strong>Foto di Marco Gualazzini</strong></em></p>

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		<title>La svolta radicale del Bangladesh</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/la-svolta-fondamentalista-del-bangladesh.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Jul 2016 12:22:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/image.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/image.jpeg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/image-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/image-768x511.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/image-1024x682.jpeg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Paese per tradizione secolare, il Bangladesh non ha mai mostrato particolare simpatia per il fondamentalismo islamico. Ma negli ultimi anni, complice l’attivismo sia di Al Qaeda sia dell’Isis nel Paese,  entrambi i gruppi hanno iniziato a raccogliere proseliti, innescando una spirale di violenza che ha portato, tra gli altri, all’assalto all’Holey Artisan Bakery, un ristorante nel &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-svolta-fondamentalista-del-bangladesh.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/image.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/image.jpeg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/image-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/image-768x511.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/image-1024x682.jpeg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Paese per tradizione secolare, il <strong>Bangladesh</strong> non ha mai mostrato particolare simpatia per il fondamentalismo islamico. Ma negli ultimi anni, complice l’attivismo sia di Al Qaeda sia dell’Isis nel Paese,  entrambi i gruppi hanno iniziato a raccogliere proseliti, innescando una spirale di violenza che ha portato, tra gli altri, all’assalto all’<strong>Holey Artisan Bakery</strong>, un ristorante nel quartiere diplomatico Gulshan, a <strong>Dacca</strong>, in cui i terroristi hanno ucciso decine di persone, compresi molti nostri connazionali.L&#8217;estremismo in Bangladesh da Jamat al Islam all&#8217;IsisL’estremismo islamico in Bangladesh era rappresentato da partiti come <strong>Jamaat al Islam</strong>, il cui obiettivo era quello di istaurare uno Stato islamico nel Paese. Ma queste formazioni non hanno mai riscosso particolare successo tra la popolazione bengalese. Allo stesso tempo, molti bengalesi si unirono al network jihadista formatosi in seguito all&#8217;esperienza dei mujhaeddin contro i sovietici in Afghanistan nell’89. A partire da qui, alla fine degli anni ’90 furono molte le formazioni jihadiste e le comunità militanti locali ad abbracciare la fatwa di Bin Laden contro gli Stati Uniti e ad unirsi al <em>jihad globale</em> di al Qaeda. Nel settembre del 2014 il leader di al Qaeda centrale, <strong>Ayman al-Zawahiri</strong>, ha annunciato la formazione di una <a href="http://icct.nl/wp-content/uploads/2016/05/ICCT-Reed-Al-Qaeda-in-the-Indian-Subcontinent-May2016.pdf">nuova branca locale di al Qaeda, <strong>al Qaeda nel Subcontinente Indiano</strong></a>, frutto di “due anni di lavoro di reclutamento e dell’unione di tutti i gruppi jihadisti della regione”. Incluse le formazioni bengalesi come <strong>Ansar al Islam Bangladesh</strong>, la stessa che sembra aver rivendicato l’attentato di venerdì sera a Dacca, e Ansarullah Bangla Team (ABT). Sempre nel 2014, secondo le informazioni fornite in un<a href="http://www.jamestown.org/single/?tx_ttnews%5Bswords%5D=8fd5893941d69d0be3f378576261ae3e&amp;tx_ttnews%5Bany_of_the_words%5D=bangladesh&amp;tx_ttnews%5Bpointer%5D=1&amp;tx_ttnews%5Btt_news%5D=43510&amp;tx_ttnews%5BbackPid%5D=7&amp;cHash=1bfffb9359bb920b58c49eb17595806e#.V3efCdSLRkj"> report della <em>Jamestown Foundation</em></a>, iniziano ad arrivare in Bangladesh i primi reclutatori del Califfato. Alla fine di settembre dello stesso anno veniva arrestato, infatti, nel Paese un cittadino britannico di origini bengalesi, il quale confessò di essere a capo di una rete di reclutatori incaricati di reclutare jihadisti per conto dell’<strong>Isis</strong> e di al Nusra in Bangladesh e Myanmar.La spirale della violenza: 48 vittime in 18 mesiSecondo un bilancio reso noto dal <em>Site Intelligence Group</em>, negli ultimi 18 mesi sono state 48 le vittime del fondamentalismo islamico in Bangladesh. La maggior parte degli attacchi sono stati rivendicati dall’<strong>Isis</strong> e da <strong>Ansar al Islam</strong>. All’inizio di giugno a perdere la vita è stato un monaco indù, poi è stata la volta di un commerciante cristiano. Ad essere massacrati dalla furia omicida dei jihadisti sono stati poi un monaco buddista di 75 anni e un professore ateo, il cui assassinio è stato rivendicato dall’Isis. Tra le vittime anche diversi blogger considerati troppo “liberali”, e due cittadini italiani: <strong>Pietro Parolari</strong>, missionario italiano ferito gravemente in una aggressione lo scorso 18 novembre, e il cooperante <strong>Cesare Tavella</strong>, ucciso dall’Isis due mesi prima.Il leader del Califfato in Bangladesh è un ex cittadino canadeseChe il Bangladesh fosse una regione “altamente strategica” per il Califfato lo aveva detto pochi mesi fa il leader bengalese del sedicente Stato Islamico in un’intervista sul magazine del Califfato, <em>Dabiq</em>. Dalle colonne della rivista dei jihadisti aveva promesso che il Bangladesh sarebbe diventato una base dalla quale i soldati del Califfato avrebbero dovuto condurre attacchi contro gli “infedeli” in India. <strong>Shaykh Abu Ibrahim al-Hanif</strong>, questo il nome dell’emiro dei jihadisti bengalesi, sarebbe in realtà <strong>Tamim Chowdhury</strong>, un<a href="https://news.vice.com/article/the-islamic-states-leader-in-bangladesh-is-probably-canadian"> ex cittadino canadese</a>. Un ragazzo “tranquillo”, lo descrivevano così, di Windsor, <strong>Sud Ontario</strong>, che dopo essersi trasformato in predicatore d’odio, ora guida i miliziani del Califfato in Bangladesh.Nel Paese quindi, sia l’Isis sia al Qaeda sono fortemente attivi, e secondo alcuni analisti l’attivismo delle due formazioni potrebbe trasformarsi in scontro per la affermare la propria leadership nel Paese. Una competizione alla quale partecipano i gruppi e le milizie islamiche locali e che si potrebbe tradurre in un aumento degli attentati e del terrorismo nel Paese.</p>
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