È sprofondato nelle sabbie della penisola arabica sotto il peso delle bombe e del silenzio globale lo Yemen. Dimenticato dall’attenzione mediatica e condannato alla pena della guerra civile e del pubblico silenzio, il Paese arabo è sempre più isolato. E ora, a gambizzare lo Stato più povero della regione, non sono solo i combattimenti, i raid aerei, la presenza di nuclei jihadisti, ma anche una carestia e un’epidemia di colera che stanno falcidiando la popolazione.

[Best_Wordpress_Gallery id=”537″ gal_title=”Colera Yemen”]

Per comprendere l’orrore che sta verificandosi in Yemen, occorre fare un breve passo indietro. Riavvolgere il rocchetto della storia di soli 24 mesi e prendere coscienza di come il male sia inclemente, veloce e totalizzante, capace di condannare a morte una terra, un popolo e una storia di secoli, nell’arco di soli due anni.

Tutto ha avuto inizio nel 2014 quando gli Houti, un gruppo sciita anti governativo, ha dato vita a manifestazioni di protesta contro il governo accusandolo di posizioni filo statunitensi e di essere travolto dalla corruzione. Immediata c’è stata la risposta di San’a che ha arrestato i dimostranti e così gli insorti si sono organizzati e dalle proteste di piazza sono passati alla guerriglia. Hanno spodestato il presidente Hadi e hanno preso controllo della capitale. Il leader del Paese si è rifugiato in Arabia Saudita ed è così che a marzo 2015 una coalizione capeggiata da Riyadh, con l’appoggio dei Paesi del Golfo insieme a Marocco, Giordania, Sudan ed Egitto, ha iniziato a bombardare lo Yemen per fermare l’avanzata degli Houti supportati dall’Iran.

Il presidente Hadi è poi tornato ad Aden e la guerra civile è dilagata in tutta la nazione portando a uno scontro tra potenze sunnite e sciiti, a una guerra dove il tribalismo dilaga e dove gli interessi internazionali agiscono per procura facendo dello Yemen lo scacchiere su cui muovere guerriglieri e bombardieri a discapito di una popolazione ridotta alla fame. Stando ai dati delle Nazioni Unite infatti, in questi anni di guerra, i morti sono stati quasi 8mila, più di 42mila i feriti e oltre tre milioni gli sfollati, e ora, oltre alle armi, a falcidiare la popolazione yemenita ecco il colera.

Una notizia delle ultime ore, diffusa dalla Croce Rossa Internazionale, recita infatti: in Yemen ci sono 300mila nuovi casi sospetti di colera. Una cifra inquietante che diventa ancor più tragica se si leggono anche le parole dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha fatto sapere che il 41% di questi casi interessa i bambini. I morti a causa della malattia sono già 1600 e i dati sembrano poter solo aumentare dal momento che il sistema sanitario è al collasso, gli ospedali sono privi di qualsiasi strumento in grado di fronteggiare l’epidemia e mancano persino gli antibiotici, le soluzioni idratanti e gli strumenti basici per arginare una situazione apocalittica che sembra essere senza vie d’uscita stando allo stato attuale delle cose.

Guardando poi la posizione geografica dello Yemen si ha un’ulteriore conferma della tragedia che ha investito il Paese. Uomini, anziani, donne e bambini non hanno vie di fuga e in molti, mossi dalla disperazione, stanno fuggendo sui barconi in Somalia. I boat people solcano le acque del golfo di Aden e approdano nel Corno d’Africa, dove un’altra carestia e un ventennale conflitto è pronto ad accoglierli.

La storia e il destino dell’uomo sembrano quindi essersi avvitati su sé stessi costringendo innocenti a fuggire dalla guerra per cercare riparo in un’altra guerra. Protagonisti senza colpe, i profughi yemeniti, di un’Odissea di orrore, naufraghi senza rotta nell’inclemenza di un’epoca che non concede nemmeno il diritto agli ultimi di fuggire da morte certa.