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Anche Israele pronto a riconoscere la sovranità marocchina sul Sahara

Durante la visita del presidente della Knesset, è stato ribadito l'impegno di Israele a riconoscere la sovranità marocchina sulla regione

Marocco e Israele stanno intensificando i propri sforzi per giungere a una definitiva normalizzazione dei propri rapporti. Un percorso iniziato nel novembre del 2020, sotto la “benedizione” dell’allora presidente Usa Donald Trump. Quest’ultimo, dopo aver riconosciuto la sovranità di Rabat nella regione del Sahara , ha mediato tra Rabat e lo Stato ebraico per giungere a un primo accordo diplomatico tra i due Paesi.

La linea di Washington non è mutata con l’avvento di Joe Biden alla Casa Bianca e gli Usa hanno continuato a mediare tra le due parti. Un’ulteriore svolta si è avuta con la visita, iniziata alcuni giorni fa, del presidente della Knesset (il parlamento israeliano) Amir Ohana in Marocco. Da quest’ultimo sono arrivate rassicurazioni al regno nordafricano circa la possibilità che Israele riconosca la sovranità di Rabat sul Sahara.

Gli accordi tra Marocco e Israele

Il Marocco, così come gran parte dei Paesi arabi, non ha mai avuto relazioni ufficiali con lo Stato ebraico. Tuttavia tra le due parti sono sempre esistiti importanti rapporti ufficiosi, dettati non solo dagli scambi commerciali ma anche dal dialogo culturale tra le due popolazioni. Esiste infatti una consistente comunità ebraica di origine marocchina in Israele. Si tratta in parte di ebrei sefarditi, coloro cioè che emigrarono dalla Spagna al Magreb dopo l’espulsione decisa dai sovrani cattolici iberici nel 1492 con il cosiddetto Decreto dell’Alhambra. In parte si tratta di ebrei berberi, risedenti tra i monti della catena dell’Atlante per diversi secoli e poi emigranti verso il medio oriente nel ‘900.

Le radici marocchine di una parte della popolazione israeliana hanno contribuito a sviluppare un certo confronto con Rabat, specialmente negli ultimi anni. Di origine marocchina è ad esempio Amir Peretz, ex leader dei laburisti ed ex ministro della difesa. Così come di origine marocchina è anche lo stesso presidente della Knesset, il sopracitato Amir Ohana.

Per questo, all’indomani degli accordi di Abramo del 2020 con cui Israele ha normalizzato i rapporti con Emirati Arabi Uniti e Bahrein, in tanti hanno visto nel Marocco l’altro Paese arabo con cui lo Stato ebraico avrebbe potuto avviare un dialogo diplomatico. È maturato in questo contesto l’accordo mediato da Donald Trump e confermato poi da Joe Biden.

La visita del presidente della Knesset a Rabat

Nel recarsi a Rabat, Amir Ohana ha sottolineato proprio le sue origini marocchine. “Questo è un momento storico per me come presidente della Knesset e come figlio di marocchini – ha dichiarato Ohana al sito israeliano Lph Info – Sta sorgendo una nuova era nelle relazioni tra i nostri due Stati. La cooperazione politica, di sicurezza, civile e parlamentare è al suo apice”.

Nell’incontro con il suo omologo marocchino, Rachid Talbi El Alami, sono stati stabiliti alcuni punti inseriti in un memorandum di intesa tra i due parlamenti. “Con questo documento – ha proseguito Ohana – si apre la strada all’approfondimento dei rapporti tra i due Paesi e alla conversione delle nostre rappresentanze in ambasciate”.

Ma soprattutto, Rabat ha avuto rassicurazioni sulla questione più importante seguita dalla propria diplomazia. Ossia il dossier relativo al Sahara. Ohana ha dichiarato che a breve il governo israeliano approverà il riconoscimento della sovranità marocchina sulla regione. “Le discussioni – ha spiegato il presidente della Knesset – sono ben avviate e credo che a breve Israele procederà con il riconoscimento”. Probabilmente l’ultimo tassello prima della definitiva normalizzazione dei rapporti.

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