L’approvazione da parte della Knesset di una legge che introduce la pena di morte esclusivamente per i palestinesi rappresenta una chiara violazione dell’Accordo di Associazione tra l’Unione Europea e Israele. È quanto sostengono numerosi esperti di diritto internazionale, organizzazioni per i diritti umani e rappresentanti politici europei, mentre una petizione ha già superato le 500.000 firme chiedendo la sospensione totale del trattato.
La nuova norma, approvata ieri dal Parlamento israeliano, prevede l’applicazione della pena capitale nei tribunali militari della Cisgiordania per reati definiti “terroristici”. La legge si applica solo ai palestinesi e non ai cittadini israeliani, consolidando – secondo l’Onu – il regime di segregazione razziale e apartheid già denunciato a livello internazionale. L’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Palestina ha reagito con durezza: «Israele deve abrogare immediatamente questa legge discriminatoria, che contrasta con gli obblighi del Paese sotto il diritto internazionale. L’applicazione della pena di morte in questo contesto violerebbe il divieto di punizioni crudeli, inumane o degradanti e rafforza ulteriormente la violazione del divieto di apartheid».
L’Articolo 2 al centro della controversia
Al centro dello scontro c’è l’Articolo 2 dell’Accordo di Associazione UE-Israele, in vigore dal 1995, che recita testualmente:
«Le relazioni tra le Parti, così come tutte le disposizioni dell’Accordo stesso, si baseranno sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, che guidano la loro politica interna e internazionale e costituiscono un elemento essenziale di questo Accordo.»
Tale clausola rappresenta la condizione fondamentale su cui si basa l’accordo con l’Ue, e garantisce a Israele accesso privilegiato al mercato unico europeo, cooperazione scientifica, tecnologica e politica. L’europarlamentare irlandese Barry Andrews ha rivolto un appello diretto alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen:
La petizione che chiede la sospensione dell’accordo con Israele ha già superato le 500 mila firme
In parallelo, una European Citizens’ Initiative ha raccolto in pochi giorni oltre 500.000 firme. Il testo della petizione è particolarmente duro: «Secondo la Commissione europea, lo Stato di Israele è responsabile di un livello senza precedenti di uccisioni e ferimenti di civili, di operazioni su vasta scala di sfollamento della popolazione e della distruzione sistematica di ospedali e strutture mediche a Gaza. Israele ha inoltre messo in atto un blocco degli aiuti umanitari assimilabile all’uso della fame come arma di guerra».
Ciononostante, si legge, «l’Unione europea non ha ancora sospeso l’accordo di associazione con Israele, pietra miliare della cooperazione commerciale bilaterale, economica e politica tra l’UE e Israele. I cittadini dell’UE non possono tollerare che l’Unione continui ad applicare un accordo che contribuisce a legittimare e finanziare uno Stato responsabile di crimini di guerra e contro l’umanità.» La petizione invita formalmente la Commissione europea a presentare al Consiglio una proposta di sospensione totale dell’Accordo di Associazione.
Resta da vedere se l’Unione Europea applicherà con coerenza la clausola sui diritti umani scritta nel proprio accordo o se continuerà a privilegiare gli interessi strategici ed economici rispetto ai principi che dichiara di difendere. Dopo svariati pacchetti sanzioni contro la Russia e zero misure contro Tel Aviv, difficile attendersi molto da Bruxelles.
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