La Palestina è al centro dell’attenzione dei più attivi leader latinoamericani all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a partire dal presidente brasiliano Lula, che ha esordito nel suo discorso alla 79esima sessione proprio dedicando il suo saluto introduttivo alle autorità del Paese mediorientale. Mentre a Gaza continua a infuriare la guerra e i civili palestinesi continuano a morire nei raid israeliani e mentre il Libano preoccupa come prossimo fronte del conflitto scoppiato il 7 ottobre scorso il capo di Stato del Brasile guida una rinnovata spinta dell’America meridionale. Al suo fianco, i presidenti di Colombia e Cile, Gustavo Petro e Gabriel Boric.
Tre leader di stampo progressista, tre accorti sostenitori di un multilateralismo aperto a includere il “Sud Globale” nei processi decisionali delle organizzazioni internazionali, tre duri critici di Benjamin Netanyahu e delle sue politiche: Lula, Petro e Boric hanno preso una posizione chiara. Nella presa di posizione contraria a ogni forma di terrorismo e nella piena condanna della violenza compiuta da Hamas il 7 ottobre, i presidenti di Brasilia, Bogotà e Santiago hanno tracciato una linea chiara.
“Ciò che è iniziato come un atto terroristico da parte di fanatici contro civili israeliani innocenti è diventato una punizione collettiva per l’intero popolo palestinese“, ha detto Lula. Aggiungendo: “Il diritto alla difesa si è trasformato in diritto alla vendetta, il che impedisce un accordo per la liberazione degli ostaggi e posticipa il cessate il fuoco”.
In casi come la guerra di Gaza, ha aggiunto con enfasi Petro, si sta vivendo un “Armageddon contemporaneo” in cui sono a rischio le garanzie dei diritti essenziali: “il progetto democratico dell’umanità sta morendo”, ha sottolineato il capo di Stato colombiano denunciando il doppio standard con cui Israele è trattato dalla comunità internazionale. Tranchant il monito: “quando Gaza morirà, morirà l’umanità“. La Colombia ha aperto l’ambasciata a Ramallah, capitale dell’Autorità Nazionale Palestinese, rompendo i rapporti diplomatici con Israele a maggio.
Last but not least, Boric ha preso posizione sul tema delle occupazioni illegali di Israele in Cisgiordania. Il presidente cileno ha invitato la comunità internazionale a riconoscere lo Stato di Palestina, aggiungendo: “Denunciamo l’occupazione illegale del territorio palestinese e la negazione di fatto dell’esistenza di uno Stato palestinese indipendente da parte di un paese occupante”.
Lula, Boric e Petro incarnano una visione politica tipica della sinistra latinoamericana che in campo geopolitico si sta sostanziando nella ricerca di una forma di unità d’intenti del Sud Globale per chiedere una normalizzazione del sistema internazionale che tenga conto anche dei Paesi a lungo rimasti senza voce. La tragedia a Gaza, in quest’ottica, è emblematica di quello che Lula e alleati denunciano da tempo: un doppio standard tra varie crisi da parte di chi si fa paladino del diritto internazionale. Del resto, dice il presidente brasiliano, “la libertà è la prima vittima di un mondo senza regole”. E cambiare la situazione a Gaza può aiutare a un miglioramento generalizzato della capacità di dialogo su scala globale. A patto che se ne trovi la volontà politica.
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