Una mossa a sorpresa, non del tutto attesa, che ha spiazzato sia Tripoli che altri attori impegnati in Libia: la Francia non consegnerà le sei motovedette promesse alla Guardia Costiera libica nei mesi scorsi. Parigi si è dunque tirata indietro e questo proprio nel momento in cui tra Macron ed il premier libico Al Sarraj sembrava essere stata ritrovata una certa armonia.

Un “dispetto” all’Italia?

Ad annunciare l’improvviso diniego della Francia, è stato lo stesso ministero della difesa francese in una nota inviata al Consiglio di Stato: “Se inizialmente la cessione è stata prevista a beneficio della Libia – si legge – il ministro alla fine ha deciso di non consegnare le imbarcazioni a questo Stato”. In effetti, come ricordato da Le Monde, nello scorso mese di febbraio il ministro della difesa Florence Parly aveva promesso, dopo un incontro con il premier libico Al Sarraj, la donazione di sei motovedette alla Guardia Costiera di Tripoli. Il tutto nell’ottica di una collaborazione nella prevenzione delle partenze dei barconi dalle coste della Tripolitania. Una mossa in continuità con quanto già previsto dal nostro paese e dal memorandum siglato dall’Italia nel 2017 con Al Sarraj.

L’improvviso dietrofront, come detto, ha spiazzato il governo di Tripoli. Ma al tempo stesso, gli echi della mossa francese si stanno facendo sentire in queste ore anche a Roma. Qui il governo il mese scorso ha fatto in modo che venisse rinnovato tacitamente, senza il bisogno di nuovi passaggi parlamentari, il memorandum con la Libia. Una mossa che alla maggioranza giallorossa è costata settimane di dibattito e di destabilizzazione interna. Vi era infatti la spinta, da parte soprattutto della corrente più a sinistra del Pd, di non rinnovare le intese con la Libia. E questo per via dell’inaffidabilità emersa da parte della stessa Guardia Costiera libica, come sottolineato anche dal caso Bija saltato fuori ad ottobre dopo le inchieste di Nello Scavo su Avvenire. Giuseppe Conte ha dovuto mediare e non poco: il governo infatti, come più volte evidenziato dal ministro degli esteri Luigi Di Maio, ha sempre avuto l’intenzione di rinnovare gli accordi. E questo perché vi era, e vi è ancora oggi, lo spauracchio di una nuova impennata di sbarchi.

Alla fine, dopo intensi vertici di maggioranza, si è trovato il compromesso relativo al rinnovo del memorandum ma con la richiesta di alcune modifiche da concordare con i libici. Alla base di questa scelta anche un’altra paura: quella cioè di vedere una Francia pronta a sostituire l’Italia in caso di passo indietro da parte di Roma. Ora che il passo indietro è arrivato da Parigi, l’esecutivo Conte rischia di essere spiazzato. Ed in special modo a livello interno: infatti, la sinistra del Pd potrebbe plaudire al “coraggio” francese di non fare accordi con la Guardia Costiera libica, rinforzando la propria pressione affinché anche Giuseppe Conte faccia altrettanto. Quello francese dunque, potrebbe essere un “dispetto” verso questa direzione: mostrarsi cioè più attenti alle tematiche umanitarie di quanto non lo sia l’Italia. Con tutte le conseguenze politiche, interne ed esterne al nostro paese, del caso.

Possibile frattura tra Tripoli e Misurata?

Ciò che più ha sorpreso è la tempistica con la quale dall’Eliseo è stata presa la decisione di non inviare in Libia le motovedette promesse. Proprio in virtù dei tentennamenti italiani, Al Sarraj si è mostrato di recente diffidente nei confronti dell’Italia. Ed ha avviato contatti sempre più intensi con la Francia. A dimostrazione di tutto ciò, l’arrivo a Parigi nei giorni scorsi del suo vice Ahmed Maitig, uomo di fiducia del nostro paese la cui presenza in Francia ha destato molto clamore ed ha fatto presagire una Libia più orientata verso l’Eliseo. Perché, è dunque la prima domanda, proprio adesso da Parigi è arrivato questo improvviso stop? Possibile, è l’altra domanda ad emergere, che l’Eliseo oltre all’Italia abbia fatto un dispetto anche a Tripoli?

Ahmed Maitig infatti, è un potente uomo d’affari ed un’influente figura politica di Misurata, la città Stato da cui arrivano i più importanti sostegni militari a favore del governo di Tripoli. Maitig, vicino ai Fratelli Musulmani ma considerato anche un moderato con cui lo stesso generale Haftar potrebbe trattare, gode quindi di una personalità politica tutta sua. Nessuno in Libia in queste ore se la sente di escludere che il vice di Al Sarraj abbia rappresentato a Parigi la linea solo di Misurata e non di Tripoli. Ed a questo punto l’improvviso annuncio francese potrebbe anche svelare un contrasto tutto interno all’esecutivo di Al Sarraj, con la fazione misuratina pronta a rappresentare solo sé stessa e non il governo stanziato a Tripoli.