Alla fine in Israele si torna sul serio al voto: dopo l’esito delle elezioni dello scorso 9 aprile e la mancata formazione di un nuovo governo ad opera di Benjamin Netanyahu, la Knesset (il parlamento israeliano) si auto scioglie per far fissare al presidente della Repubblica elezioni il prossimo 17 settembre. Soltanto nelle ultime settimane si prova a salvare la legislatura, annullando il voto fissato per i prossimi mesi grazie alla possibilità della formazione di un governo di unità nazionale. Ma alla fine il tentativo fallisce e dunque la strada verso le elezioni appare oramai spianata. Con tutte le incognite del caso.

I due principali partiti manterranno i consensi?

I sondaggi non sembrano al momento premiare Netanyahu: il suo Likud perde terreno, forse anche per questo l’attuale primo ministro nelle settimane appena trascorse prova disperatamente a formare un governo. Hareetz, in un’analisi pubblicata lo scorso 1 agosto, parla di “caccia al voto russo”: la comunità di cittadini israeliani provenienti dall’ex Unione Sovietica potrebbe essere in grado di orientare l’esito delle elezioni. Per di più che il partito di riferimento degli israeliani di origine russa oggi è in attrito con Netanyahu. Yisrael Beiteinu, questo il nome della formazione politica, è guidato da quel Avidgor Lieberman che con le sue dimissioni da ministro della difesa genera la crisi di governo ancora oggi irrisolta nonostante le elezioni anticipate.

Hareetz fa notare, non a caso, che nella sede del Likud da alcuni giorni è apparsa una gigantografia con le immagini di Netanyahu e di Putin, segno di come l’attuale premier ricerchi consenso dalla comunità russa. Una strategia però che al momento non dà i frutti sperati dalla dirigenza del principale partito di centro – destra. Yisrael Beiteinu infatti, grazie ad una linea giudicata intransigente in grado di non fare sconti a Netanyahu in fase di trattative per la formazione del governo, vede crescere la propria percentuale di consenso nei sondaggi.

Fin qui dunque la situazione che riguarda il Likud ed il centro destra. Ma, ed è questa forse la domanda principale che si pone Hareetz, quali sono le chance di tenuta dei principali antagonisti di Netanyahu? Nelle elezioni del 9 aprile scorso, il Likud ottiene lo stesso numero di seggi della lista “Blu&Bianco“, formazione di centro guidata dall’ex capo di stato maggiore dell’esercito Benny Gantz. Per i due partiti scattano, tramite il proporzionale, 35 seggi a testa nella Knesset. Se il Likud appare in discesa, anche Blu&Bianco non sembra comunque in ottima forma. La tenuta di questa lista, nata soltanto a febbraio, è in forte discussione. In primo luogo perché nella nuova campagna elettorale in vista del voto di settembre, lo stesso Gantz appare più in difficoltà. In secondo luogo, perché il voto dell’elettorato di centro in Israele è molto volubile. Qualora nessuno dei due principali partiti delle consultazioni di aprile riesca a confermare la propria performance, il rischio è quello di avere una Knesset ancora più frazionata.

Lista unica per i partiti arabi

Le opposizioni però non stanno meglio: il Partito Laburista, un tempo antagonista nel Likud in un semi perfetto bipolarismo israeliano in vigore fino alle elezioni del 2006, è molto indietro. Ad aprile ottiene solo 6 seggi, nei sondaggi non sembra particolarmente in ascesa. Ago della bilancia invece potrebbe essere il sopra citato Yisrael Beiteinu di Lieberman, tra i pochi partiti che potrebbe recuperar terreno. Shas e Giudaismo Unito nella Torah, le due formazioni della destra religiosa, dovrebbero mantenere i loro 8 seggi a testa conquistati ad aprile ed entrare in un eventuale governo trainato dal Likud.

La vera novità di settembre potrebbe derivare invece dalla decisione presa dai tre principali partiti arabi. Se ad aprile queste formazioni si presentano distaccate, adesso invece annunciano la composizione di una lista unica:  Hadash, Raam e Taal sono infatti pronti a correre all’interno di un blocco unico per provare ad ergersi come quarta o quinta formazione politica nella futura Knesset, proprio come accaduto nelle elezioni del 2013. La campagna elettorale è comunque solo all’inizio ed attraverserà un’estate che in Israele, climaticamente e non, si prevede molto rovente.