Israele starebbe stilando una lista segreta contenente i nomi del personale militare e governativo che finirebbe sotto inchiesta e che rischierebbe di essere arrestato all’estero se il Tribunale dell’Aja decidesse di procedere con il processo per crimini di guerra commessi nei Territori palestinesi. A rivelare l’esistenza di questa lista è stato il quotidiano israeliano Haaretz, secondo cui i nomi sarebbero tra i 200 e i 300. Tra di loro ci sono sia figure minori e poco note che nomi importanti della politica israeliana come Benjamin Netanyahu e Benny Gantz, la cui eventuale condanna metterebbe in pericolo la tenuta stessa dell’attuale Governo.

Il processo

Prossimamente la Corte Penale Internazionale (Cpi) dovrà decidere se approvare o meno la richiesta presentata dalla procuratrice Fatou Bensouda per indagare sui crimini di guerra commessi da Israele nei Territori occupati a partire dal 2014, anno dell’operazione Margine protettivo contro Gaza. Il processo si concentrerà anche sulle azioni compiute da Hamas nello stesso periodo di tempo sulla base di un rapporto delle Nazioni Unite del 2015. La notizia dell’apertura dell’inchiesta risale a dicembre del 2019, ma adesso spetta ai giudici Peter Kovacs (ungherese), Marc Perrin de Brichambaut (francese) e Reine Adelaide Sophie Alapini-Gansou (Benin) decidere se le conclusioni presentate da Bensouda sono sufficienti per procedere. Nel caso in cui la risposta dei tre giudici dovesse essere positiva, si porrebbe il problema di stabilire l’area di giurisdizione della Corte, che dovrebbe in teoria comprendere Cisgiordania, Gerusalemme est e Gaza. Israele si è opposto fin dal principio al processo, affermando che l’Autorità palestinese non è uno Stato sovrano e che pertanto non ha diritto a delegare alla Corte un’autorità giudiziaria di cui non è in possesso. Lo Stato ebraico tra l’altro non è membro – a differenza dell’Anp – della Corte Penale e il premier Benjamin Netanyahu aveva definito il lavoro di Bensouda un modo per “delegittimare lo Stato di Israele”. Secondo la procuratrice, invece, la Corte ha giurisdizione sui territori interessati, ma ha chiesto ai giudici di definire l’estensione territoriale di tale autorità a causa dell’assenza di confini stabili tra Israele e Palestina e per non rischiare che il lavoro svolto possa essere in seguito contestato. Per tutta risposta, Israele ha affermato che non riconosce l’autorità della Cpi su Cisgiordania, Gerusalemme est e Gaza e che pertanto non ha intenzione di prendere parte a un eventuale processo.

Chi è coinvolto

Secondo quanto riportato da Haaretz, nella lista stilata da Israele ci sarebbero: il primo ministro Benjamin Netanyahu; gli allora capi di Stato maggiore Benny Gantz e Gadi Eisenkot; gli ex ministri della Difesa Moshe Yaalon, Avigdor Lieberman e Naftali Bennett; l’attuale capo di Stato maggiore Aviv Kochavi; Yoram Cohen and Nadav Argaman, rispettivamente l’ex e l’attuale capo dello Shin Bet. Come detto, al centro del procedimento penale ci sono prima di tutti i presunti crimini di guerra commessi da Israele (e da Hamas) durante l’operazione Margine protettivo lanciata nel 2014 e durata 50 giorni. Secondo il report presentato dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), l’attacco contro Gaza ha comportato la morte di 2.251 palestinesi di cui 1.462 civili da una parte e di 67 soldati israeliani e sei civili dall’altra. La Corte però è chiamata a pronunciarsi anche sugli insediamenti realizzati da Israele in Cisgiordania: secondo Bensouda “nonostante i ripetuti richiami ad Israele per la sospensione delle attività contrarie alle leggi internazionali nei Territori occupati, non ci sono segni che tali comportamenti finiranno. Al contrario (…) Israele potrebbe procedere all’annessione di tali territori”. La procuratrice ritiene che l’inchiesta debba anche concentrarsi sui presunti crimini commessi dalle forze israeliane contro i civili che nel marzo del 2018 hanno protestato lungo il confine tra Gaza e Israele.

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