Skip to content
Politica

Il Congresso Usa approva nuove sanzioni contro Mosca in onore del neocon Graham: ora tocca a Trump

La Camera Usa ha approvato con 262 voti a 159 il pacchetto di sanzioni anti-Russia ispirato da Lindsey Graham

Il fantasma del senatore neocon Lindsey Graham continua a riecheggiare nelle stanze del potere di Washington, DC. Com’era ampiamente stato annunciato nelle scorse settimane, il Congresso Usa ha dato il via libera definitivo a un ampio pacchetto di sanzioni contro la Russia, che ora attende soltanto la firma del presidente Donald Trump per entrare in vigore. Il testo è stato approvato nella giornata di ieri, mercoledì 16 settembre, dalla Camera dei Rappresentanti con 262 voti favorevoli e 159 contrari. Un voto che ha diviso entrambi i partiti.

Obiettivo: strangolare economicamente Mosca

Il provvedimento, che trae origine proprio dalla volontà del defunto Graham, ha come obiettivo quello di intensificare la pressione sull’economia russa con l’obiettivo dichiarato di costringere il presidente Vladimir Putin a porre fine alla guerra in Ucraina. Le nuove misure colpiscono funzionari, società e istituzioni finanziarie russe accusate di sostenere lo sforzo bellico di Mosca.

A sostenere con forza la legge è stato il repubblicano del Texas Michael McCaul, che ha parlato di una responsabilità storica del Congresso: il deputato ha invocato il «coraggio» necessario per poter dire, un domani, di aver fatto tutto il possibile per fermare la guerra e costringere Mosca a sedersi al tavolo dei negoziati.

Va tuttavia precisato che la versione finale del pacchetto si differenzia in maniera sostanziale da quella originaria di Lindsey Graham, soprattutto per due aspetti: da un lato introduce eccezioni più definite, come quella per i Paesi che importano meno del 15% del proprio gas dalla Russia e che stanno riducendo la dipendenza da Mosca; dall’altro amplia il raggio d’azione includendo, oltre ai dazi, anche sanzioni contro funzionari russi, banche, progetti energetici e la cosiddetta “flotta ombra”, nonché disposizioni riguardanti l’Iran.

La modifica più rilevante resta comunque quella relativa ai dazi: si passa da una minaccia tariffaria potenzialmente indiscriminata del 500% a un sistema più mirato, con tariffe del 100% sui principali acquirenti di energia russa, mentre l’aliquota del 500% viene mantenuta solo per le importazioni dirette dalla Russia.

La spina nel fianco: i dazi ai partner commerciali di Mosca

Il punto più controverso del pacchetto riguarda la facoltà, concessa al presidente, di imporre dazi ai Paesi che continuano a importare petrolio e gas naturale dalla Russia, a partire da Cina e India. È proprio questa clausola ad aver diviso il fronte democratico: diversi esponenti dem temono che l’inquilino della Casa Bianca possa usare quest’ipotesi come un grimaldello per colpire con tariffe doganali e dazi qualsiasi nazione ritenga opportuno. Il deputato democratico della Virginia Don Beyer ha parlato apertamente di una «scappatoia normativa» che consentirebbe alla Casa Bianca di etichettare praticamente qualunque Paese come «facilitatore dell’elusione delle sanzioni», aprendo la strada a dazi fino al 100%, senza alcun tetto, controllo o scadenza temporale.

Il senatore democratico Richard Blumenthal, del Connecticut, che ha redatto il disegno di legge insieme a Graham, si è detto fiducioso che le sanzioni possano contribuire a costringere Putin al tavolo delle trattative, ponendo fine alla guerra. «A Vladimir Putin: abbiamo il tuo numero», ha dichiarato Blumenthal. «E all’Ucraina: non sei sola».

Una maggioranza trasversale, ma con evidenti divisioni

Alla Camera, 58 deputati del partito democratico Usa si sono uniti alla maggioranza repubblicana per approvare il testo, mentre sette esponenti repubblicani hanno votato con la maggioranza dem per bloccarlo: un segnale di come il sostegno all’Ucraina sia diventato, negli ultimi anni, un tema divisivo nel mondo conservatore e, in particolare, nell’universo Maga. Il provvedimento era già stato approvato dal Senato lo scorso agosto con un margine molto più ampio, 86 voti a 11. Il testo attende ora solo la firma del presidente per diventare legge.

Fonti:

Martin Fornusek e Tim Zadorozhnyy, “Updated US Russia sanctions bill eases tariffs on Russian oil, gas buyers,” The Kyiv Independent, 14 luglio 2026, https://kyivindependent.com/us-lawmakers-unveil-russia-sanctions-bill-spearheaded-by-late-senator-graham/.

“House Passes Russia Sanctions, Sending Bill Named for Lindsey Graham to Trump’s Desk,” NPR, 16 settembre 2026, https://www.npr.org/2026/09/16/nx-s1-5971289/russia-sanctions-house-vote-lindsey-graham.

Al Jazeera Staff e Associated Press, “Congress Passes Sweeping US Sanctions Bill Targeting Russia,” Al Jazeera, 17 settembre 2026, https://www.aljazeera.com/news/2026/9/17/congress-passes-sweeping-us-sanctions-bill-targeting-russia.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto