Emmanuel Macron non è più il brillante enfant prodige in grado di sbaragliare ogni avversario: la pandemia da Sars-Cov2 sembra essere stata l’ultima tappa di una crisi che parte da lontano. Dai gilet gialli alla sconfitta subita alle elezioni europee contro Marine Le Pen, passando per la stessa sorte subita alle amministrative: il ridimensionamento del macronismo è iniziato poco dopo l’insediamento all’Eliseo, ma il cigno nero degli ultimi mesi ha accelerato un processo che sta costringendo alla riflessione il leader di En Marche!

La procura di Parigi ha aperto un’inchiesta sugli eventuali errori di gestione delle istituzioni transalpine. C’è persino l’ipotesi di “omicidio volontario”. Si indaga anche sulla possibilità che le autorità sapessero dell’avvento del virus in largo anticipo rispetto all’ufficialità delle contromisure. Mentre il Sars-Cov2 imperversava in Nord Italia, a Parigi si votava per il primo turno delle elezioni municipali, con tutti gli assembramenti del caso.

Il presidente della Repubblica Emmanuel Macron è immune per legge, ma l’esecutivo guidato da Edouard Philippe può essere citato in giudizio presso la Corte di Giustizia, che ha ricevuto quasi cento denunce da quando il nuovo coronavirus è comparso Oltralpe. Anche seicento operatori sanitari hanno sporto una denuncia. Un’altra grana per una maggioranza progressista che sembra aver smarrito la fiducia di buona parte dei cittadini.

Per tutti questi motivi, Emmanuel Macron sta ragionando sul da farsi. Un retroscena di Le Figaro racconta di come il presidente transalpino abbia ammesso nel corso di un summit di essere disposto a “correre il rischio”. Dove per “rischio” bisogna intendere uno scenario drastico. Il leader di En Marche! è persino pronto a dimettersi, per poi confrontarsi in anticipo con le elezioni presidenziali, che naturalmente si svolgerebbero invece nel 2022.

La strategia può avere una ratio: misurarsi ora con il consenso degli elettori, prima che sia troppo tardi. In anticipo, insomma, rispetto ad un’ineluttabile discesa verso un baratro elettorale. Dimettersi e provare a farsi rieleggere sarebbe una mossa azzardata, ma un rimescolamento generale delle carte sul tavolo potrebbe rivelarsi salvifico. Soprattutto per via dei numeri presenti nell’assemblea legislativa. Numeri che raccontano una storia molto diversa da quella condita dall’entusiasmo iniziale. In termini tattici, sarebbe un “tutto per tutto”. Ma c’è anche una mossa meno drastica: la sostituzione di Edouard Philippe con un altro primo ministro.

Dalla ricerca di un capro espiatorio alla necessità di immettere nuovo ossigeno per poter gestire la riforma delle pensioni con meno criticità sociali: la sostituzione di Edouard Philippe consentirebbe ad Emmanuel Macron quantomeno di prendere tempo. La Republique En Marche! – come accennato – non è più il partito maggioritario dell’Assemblea Nazionale: la scissione che ha dato vita ad un partito ecologista non ha messo in discussione la tenuta del governo di centrosinistra, ma ha comunque fatto sì che Philippe debba avere a che fare con un nuovo interlocutore, che potrebbe alzare la posta o riservare sorprese inaspettate in aula.

L’opposizione è pronta? Marine Le Pen ha già dichiarato di volersi ricandidare per l’Eliseo. Dovrà vedersela con le velleità di Marion Maréchal e di Eric Zemmour, che nel frattempo hanno dato vita ad una scuola di formazione che ha assunto un ruolo considerevole nel dibattito pubblico francese. A Parigi, dove si vota a fine mese, dovrebbe vincere l’uscente Anne Hidalgo, con la riconferma di un Partito Socialista, che vive una crisi irreversibile ma che sta tentando a fatica un colpo di coda.

Il sistema partitico è in movimento. All’elenco manca Jean Luch Mélenchon, che dopo l’ottima performance delle presidenziali del 2016 si è rafforzato. A sinistra di Macron c’è un bel traffico. E l’erosione dei consensi potrebbe favorire il centrodestra, che potrebbe assecondare una scenografia cui nessuno tra gli attori politici ha mai voluto dare credito: un’alleanza tra le forze sovraniste e populiste ed il Partito Repubblicano, che è ancora impegnato nella ricostruzione dopo la sconfitta patita da Fillon.

Mentre scriviamo, però, non esistono le condizioni affinché Rassemblement National e Partito Repubblicano si alleino contro Macron.

Nel campo comunista di Goli Otok
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