Non è certo un mistero che Bruxelles, città sede della Commissione Europea, del Consiglio Europeo e del Parlamento Europeo, con i suoi 25.000-30.000 lobbisti stimati da organizzazioni come Transparency International e Corporate Europe Observatory, sia un crocevia di influenze, seconda solo a Washington D.C. per concentrazione di professionisti del lobbying. In questo contesto, lo scandalo Huawei-gate sta scuotendo in queste ore il Parlamento europeo, portando alla luce i legami opachi tra lobbisti, aziende tecnologiche e gli europarlamentari di un’istituzione che faceva della trasparenza un pilastro prima che un altro recente scandalo – il “Qatargate” – ne mettesse in discussione il primato.
Cos’è lo scandalo Huawei-gate
Nella mattinata di giovedì 13 marzo, le autorità hanno perquisito oltre 20 indirizzi e sigillato due uffici all’interno del Parlamento Europeo, nell’ambito di un’indagine sempre più ampia su presunte attività di lobbying illecite da parte del gigante tecnologico cinese Huawei. Secondo quanto riportato da Politico, l’indagine si concentra su accuse di corruzione, falsificazione di documenti e riciclaggio di denaro, con Huawei indicata come beneficiaria delle presunte tangenti.

Un portavoce dell’ufficio del procuratore belga ha dichiarato in merito all’inchiesta: “C’è un’indagine in corso su accuse preliminari di corruzione, falsificazione di documenti e riciclaggio di denaro al Parlamento europeo”. Lo stesso ufficio ha successivamente precisato che “la presunta corruzione” avrebbe favorito il colosso cinese Huawei; le operazioni di polizia hanno coinvolto 21 perquisizioni a Bruxelles, nelle Fiandre, in Vallonia e in Portogallo, con l’arresto di diverse persone, come confermato dai procuratori.
Secondo quanto scoperto da Politico, due uffici del Parlamento Europeo sono stati sigillati dalla polizia giovedì. Uno apparteneva ad Adam Mouchtar, funzionario di lungo corso e attuale assistente del neo-eletto eurodeputato Nikola Minchev. Mouchtar è anche co-fondatore di EU40, un gruppo che aveva come presidente la politica greca Eva Kaili, figura centrale nello scandalo Qatargate.
Mancanza di trasparenza
Lo scandalo solleva ulteriori quesiti sulla trasparenza che il Parlamento europeo e l’Ue nel suo complesso affermano di garantire. Nel 2011 è stato introdotto il Registro di Trasparenza volontario dell’Ue, che fornisce informazioni su chi fa lobbying presso la Commissione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Ue. Secondo un rapporto della Corte dei Conti Europea (ECA) pubblicato nel 2024, tale registro ha avuto senza dubbio un impatto positivo, pur facendo emergere molti lati oscuri che devono essere affrontati.
Il rapporto evidenzia che il registro non è una soluzione definitiva: molte interazioni di lobbying con i parlamentari europei rimangono nascoste al pubblico, con buona pace della trasparenza. Diverse le problematiche registrate nel report, tra le quali il fatto che i lobbisti devono registrare solo incontri programmati, mentre molti incontri sono “spontanei”; inoltre, solo gli incontri con il personale di alto livello richiedono registrazione, mentre gli altri no. Evidentemente c’è molto da rivedere in questa “governance” perché più che il regno della trasparenza l’Europarlamento sembra essere il paradiso degli scandali.
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