Dalla Russia a Taiwan: il gioco di sponda di Xi (in chiave anti Usa)

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Politica /

Sono settimane piene di incontri per Xi Jinping. A Pechino, da giorni, sta andando in scena un nutrito viavai di importanti personaggi della politica mondiale. Tutto è iniziato con il viaggio di Janet Yellen, la segretaria del Tesoro degli Stati Uniti, che, nella sua seconda personale visita oltre la Muraglia in appena nove mesi, ha criticato la sovrapproduzione della Cina in economia, soprattutto in ambito green.

In contemporanea, Vuong Dinh Hue, presidente dell’Assemblea nazionale del Vietnam, ha guidato una delegazione all’ombra della Città Proibita. “Cina e Vietnam sono compagni e fratelli”, ha dichiarato Xi lasciando intendere che il rafforzamento della cooperazione tra i due Paesi si sia ulteriormente concretizzato.

Ma non è finita qui, perché il leader cinese ha avuto altri due vis a vis rilevanti: uno con il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, l’altro con Ma Ying Jeou, ex presidente di Taiwan. Tanti, e altamente rilevanti, i dossier finiti dunque sul tavolo del presidente cinese. Chiamato ora a raccogliere quanto coltivato in questi pomeriggi, tra strette di mano, sorrisi e mezze promesse.

Cina-Russia: verso un rapporto 3.0?

In principio c’era la partnership senza limiti siglata tra Xi Jinping e Vladimir Putin nel febbraio 2022, alla vigilia dell’operazione militare speciale russa in Ucraina. Quel patto di ferro, pragmatico, flessibile e per niente ideologico, si sarebbe evoluto nel corso degli anni seguenti aggiungendo all’economia, collante principale dell’ intesa, altre dimensioni. Come una maggiore cooperazione nei settori tecnologici e militari, nonché nella gestione multipolare degli affari internazionali.

Adesso, in seguito all’attentato che ha insanguinato Mosca lo scorso marzo e alle crescenti tensioni con gli Usa, serviva un tassello in più. E non è mancato, almeno a giudicare dalla conferenza stampa congiunta tenuta da Lavrov e dal suo omologo cinese, Wang Yi, secondo i quali sia Mosca che Pechino combatteranno ogni comportamento egemonico e intimidatorio, in un chiaro ed esplicito riferimento agli Stati Uniti.

Ci sono altri due aspetti da considerare. Il primo: pare che Lavrov abbia gettato le fondamenta per una missione in Cina di Putin, nel primo viaggio all’estero del capo del Cremlino dopo la vittoria alle presidenziali. Il secondo: facendo leva sull’ombra del terrorismo islamico, e sulla minaccia rappresentata dall’Isis-K in Asia centrale, Pechino sarebbe ben disposta a collaborare con Mosca per estirpare questo nemico comune ad entrambi i Paesi. Magari inserendo la cooperazione nel cortile di casa russo – da tempo nel mirino del Dragone – all’interno della Nuova Via della Seta e della Global Security Initiative.

Il dossier Taiwan

Se, dunque, la Via della Seta potrebbe tornare ad essere rilevante in Asia centrale, di pari passo Xi ha maneggiato anche il dossier Taiwan. Il leader cinese ha infatti accolto nella Grande Sala del Popolo di Pechino a Ma Ying Jeou, ex presidente taiwanese dal 2008 al 2016 e figura di spicco dei nazionalisti del Kuomintang (KMT).

Ma, a differenza degli esponenti del Partito Democratico Progressista al governo sull’isola, sostiene legami più stretti con la Repubblica Popolare Cinese. Il faccia a faccia Xi-Ma, di per sé insolito, si è inoltre tenuto poche settimane prima che a Taipei salisse in carica l’erede di Tsai Ing Wen, il neo eletto Lai Ching Te. Xi, tra le altre cose, ha elogiato Ma per essersi opposto all’”indipendenza di Taiwan”, per aver promosso gli scambi attraverso lo stretto e per aver concordato che entrambi i lati dello stretto appartengono a “una sola Cina”.

“I compatrioti su entrambi i lati dello Stretto di Taiwan sono tutti cinesi. Non c’è rancore che non possa essere risolto, nessuna questione che non possa essere discussa e nessuna forza che possa separarci”, ha aggiunto il capo di Stato cinese al suo ospite. “Le interferenze esterne non possono fermare la tendenza storica del ricongiungimento della famiglia e del Paese”, ha concluso lanciando un chiaro avvertimento all’indirizzo di Washington. Il gioco di sponde di Xi è appena iniziato.