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Il pacifismo a stelle e strisce può tornare di moda. Bernie Sanders può sfruttare la scia di quella che i Democratici chiamano “la guerra di Trump”.

La premessa appena esposta, che sembra duplice ma che in realtà è unica, non si basa su ipotesi: i dati di Real Politics dimostrano come, in questa ultima settimana, il “vecchio leone” del Vermont abbia scalzato nei sondaggi Pete Buttigieg in Iowa e in New Hampshire, cioè nei due Stati che si recheranno al voto durante il mese di gennaio. Il contesto è quello delle primarie interne degli asinelli. Il giovane sindaco Pete Buttigieg è stato in testa per qualche tempo. Ora sulla piazza più alta del podio c’è l’uomo sconfitto da Hillary Clinton alle primarie di quattro anni fa. Alcuni analisti, notando la performance di Buttigieg, avevano iniziato a ragionare di “sorpresa”. C’era la speranza che la parabola di Obama venisse replicata a distanza di una decade, ma da un protagonista diverso. L’uccisione del generale Soleimani, con tutto quello che sta accadendo con l’Iran, può cambiare le carte in tavola. I Dem hanno facoltà di esibire la retorica antibellica. E Sanders, che è un fiero oppositore dell’intervento degli Stati Uniti in quelle zone del mondo, ha già iniziato a cambiare registro. Una tattica che funziona. Tanto che sui social del candidato socialista si parla di “momentum”. Come a dire che è il tempo di alzare l’asticella delle ambizioni.

Per quanto il quadro vada circostanziato e per ora non si possa parlare di una vera e propria “guerra”, sembra di essere tornati alle campagne organizzate dalla sinistra massimalista contro George W.Bush. Donald Trump, dopo la campagna elettorale che lo ha portato alla Casa Bianca – mesi in cui il Tycoon aveva battuto parecchio sulla necessità del non interventismo – ha progressivamente “bushizzato” la sua azione. La frangia neocon cui The Donald si è affidato in questa fase del suo mandato – quella descritta da Roberto Vivaldelli in questo articolo – proviene per lo più da quella esperienza amministrativa. La modifica del paradigma geopolitico può essere dettata da due esigenze: la messa in stato di accusa mediante l’impeachment, che costringe Trump ad appiattirsi sui repubblicani per evitare sorprese al Senato; l’opportunità di recuperare il consenso degli elettori duri e puri, che non concordano con Trump quando si tratta di politica estera. Per dirla con un’espressione utilizzata poco fa: i “bushiani”. Le due versioni non sono in contrasto. E i Dem? I Dem, come ogni altro partito politico, si adattano ad ogni evenienza.

Joe Biden è sempre in testa. Tutti i sondaggi nazionali concordano su come che l’ex vicepresidente degli Stati Uniti parta in vantaggio rispetto a tutti gli altri. La sua candidatura alle primarie non sembra scaldare troppo i cuori del popolo americano, ma le rilevazioni statistiche sono cristallizzate. L’avvento del pacifismo, però, è un fattore che va tenuto in considerazione. Paradossalmente: se la “guerra di Trump” dovesse continuare nel tempo, Sanders avrebbe maggiori possibilità di ottenere la nomination. Anche Elizabeth Warren è una conclamata pacifista, ma la narrativa del senatore, almeno fino a questo momento, ha attecchito meglio. Bernie ritiene quella di Trump una “escalation” destinata a perdurare nel tempo. Un altro Iraq, che costerebbe all’America vite umane e soldi investibili altrove. Il socialista, come ripercorso dalla Cnbc, ha spiegato pure come un conflitto possa ripercuotersi soprattutto sulle famiglie e sui lavoratori. Sono argomenti realistici, che possono anche convincere da un punto di vista elettorale. Se Bernie dovesse davvero trionfare nella tornata degli asinelli, Trump avrebbe una prateria al centro, ma perderebbe qualcosa nel campo sovranista, che rimane contrario alla “esportazione di democrazia”.

Un’ultima curiosità: stando agli ultimi sondaggi della Cnn per le elezioni presidenziali, Sanders batterebbe Trump, distanziandolo con quattro punti sul piano nazionale. I numeri risalgono al 20 dicembre. Le prossime cifre potrebbero raccontare di un distacco ancora superiore. I conti, comunque sia, si faranno a novembre. E Sanders, prima della sfida finale, deve battere Biden, la Warren e Buttigieg, tenendo un occhio a quello che accade a Teheran.

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