Julian Assange è finito in manette. Il fondatore di Wikileaks  è stato arrestato questa mattina dalla polizia britannica e portato fuori dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove aveva ricevuto asilo politico per quasi sette anni al fine di evitare l’estradizione in Svezia per un’indagine su presunte aggressioni sessuali.

Come riporta la Reuters, un video pubblicato online mostra un uomo agitato, dall’aria fragile con i capelli bianchi e una lunga barba portato fuori dall’ambasciata ecuadoregna da almeno sette uomini. “Julian Assange, 47 anni, oggi, giovedì 11 aprile, è stato arrestato dagli agenti del Metropolitan Police Service (Mps) presso l’Ambasciata dell’Ecuador”, ha confermato la polizia britannica. La Gran Bretagna ha garantito all’Ecuador e al presidente Lenin Moreno che il fondatore di Wikileaks non sarà estradato in un Paese che ha la pena di morte.

Julian Assange “è stato arrestato non solo per violazione delle condizioni del rilascio su cauzione ma anche in relazione a una richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti”. Lo annuncia l’avvocatessa del fondatore di Wikileaks, Jen Robinson, la quale aggiunge che “il mandato Usa è stato emesso a dicembre del 2017 ed è per cospirazione con Chelsea Manning all’inizio del 2010″.

“In linea con il nostro forte impegno per i diritti umani e il diritto internazionale, ho chiesto alla Gran Bretagna di garantire che Assange non venga estradato in un Paese in cui potrebbe essere sottoposto a tortura o essere condannato alla pena di morte”, ha spiegato Moreno in un video pubblicato su Twitter. “Il governo britannico l’ha confermato per iscritto” ha confermato il Presidente dell’Ecuador.

Lenin Moreno e la decisione su Assange

Julian Assange ottenne asilo politico e protezione sotto la presidenza di Rafael Correa. Con l’elezione di Lenin Moreno, però, la musica è cambiata. Già la lo scorso dicembre, Moreno, in un’intervista radio, aveva dichiarato di aver ricevuto sufficienti garanzie dal governo britannico per cui Assange non sarebbe stato estradato in nessun Paese dove avrebbe dovuto affrontare la pena di morte. All’inizio della settimana, Moreno ha accusato Assange di aver “ripetutamente violato” i termini dell’asilo nell’ambasciata dell’Ecuador dove è rinchiuso dal 2012.

Secondo il New York Times, Paul Manafort, l’ex capo della campagna elettorale del presidente Donald Trump, tentò di negoziare un accordo tra Washington e il governo dell’Ecuador sul futuro di Assange.

Le pressioni Usa sull’Ecuador

All’indomani dell’elezione di Lenin Moreno (24 maggio 2017), l’allora direttore della Cia Mike Pompeo, oggi Segretario di Stato, accusò Wikileaks di essere un “servizio di intelligence ostile”. Una settimana dopo, l’allora procuratore generale Jeff Sessions annunciò che arrestare Julian Assange era una “priorità”. Secondo quanto riferito dal New York Times, il Dipartimento di Giustizia stava lavorando a un memorandum che conteneva possibili accuse contro Wikileaks e Assange. Il 20 ottobre 2017, Mike Pompeo paragonava Wikileaks ad al-Qaida e allo Stato Islamico (Isis).

L’amministrazione Trump prese poi una posizione sempre più aggressiva nei confronti di Assange e del governo Moreno. Il Sottosegretario agli Affari Politici Thomas A. Shannon Jr. visitò l’Ecuador a febbraio 2018, e fu seguito a marzo dal vice comandante del Comando Sud degli Stati Uniti, il generale Joseph DiSalvo, il cui compito era discutere la cooperazione di sicurezza con il leadership militare ecuadoriana.

Assicurazioni economiche in cambio di Assange

Il giorno dopo la visita di Di Salvo, il governo di Quito prendeva la sua prima azione importante per ridurre la libertà di Assange presso l’ambasciata di Londra. Secondo l’Ecuador, Assange aveva violato un impegno scritto, sottoscritto nel dicembre 2017, di non “emettere messaggi che implicavano interferenze nei confronti di altri stati”. La conseguenza fu che i funzionari ecuadoriani interruppero il suo accesso a Internet e vietarono ogni visita. La dichiarazione del governo alludeva all’incontro di Assange con due leader del movimento indipendentista catalano.

Gli Usa, consci della difficile economica dell’Ecuador, soprattutto dopo la visita nel Paese dei funzionari del Fondo Monetario Internazionale, nell’estate 2018 fecero ulteriori pressioni sul governo di Lenin Moreno per arrivare all’arresto odierno. Poco dopo la visita del Fondo Monetario Internazionale a Quito, arrivò nel Paese con una visita ufficiale il Vicepresidente Usa Mike Pence che discusse del futuro di Assange con il Presidente Moreno.

Alla fine di luglio 2018, Moreno confermò di essere stato coinvolto in negoziati con il governo del Regno Unito sulla questione dello status di Assange. Glenn Greenwald di Intercept scrisse che una fonte vicina al ministero degli esteri ecuadoriano confermò che le due amministrazioni erano vicinissime a un accordo che avrebbe consegnato Assange al governo britannico. Greenwald ha inoltre spiegato che la consegna del fondatore di Wikileaks dipenderebbe da assicurazioni, probabilmente di natura economica, fornite dagli Stati Uniti al Presidente Lenin Moreno.

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