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Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen, ha annunciato, nel corso di una riunione della Lega Araba in corso al Cairo, la rottura delle relazioni diplomatiche con Washington e Tel Aviv.

Uno sviluppo, quest’ultimo, che rischia di avere gravi conseguenze sulla stabilità della regione e che giunge in seguito alla diffusione del piano di pace proposto dal presidente americano Donald Trump. Abu Mazen ha espresso profonda delusione per i contenuti dell’accordo di pace, che assegnerebbe alla Palestina appena il 22 per cento dei suoi territori storici ed un quartiere periferico di Gerusalemme Est, dove dovrebbe sorgere la capitale del nuovo Stato. Il presidente dell’Autorità nazionale Palestinese ha poi aggiunto, come riferito dall’Agi, che lotterà affinché la proposta di Trump non venga legittimata dalla comunità internazionale.

Rischio instabilità

Secondo Abu Mazen, che ha riferito di aver rifiutato un colloquio telefonico con Trump, gli Stati Uniti non sono più un Paese amico e pertanto non dovrebbero poter più svolgere il ruolo di arbitro tra le parti. Il politico palestinese si recherà al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per spiegare meglio la propria posizione. I problemi per Abu Mazen, però, potrebbero essere appena cominciati. Alcuni Paesi arabi, infatti, hanno espresso il proprio supporto alla proposta americana e tra questi c’e l’Egitto, cruciale alleato di Washington nella regione.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno definito il piano come un punto di partenza mentre anche il Marocco, altra nazione filoccidentale, si è espressa in favore dell’iniziativa. Certo non sono mancate le reazioni ostili, come quelle della Turchia mentre l’Arabia Saudita ha ribadito il proprio supporto ai Palestinesi ma li ha, al tempo stesso, invitati ad iniziare i negoziati con Israele. Il Piano di Trump potrebbe, dunque, evidenziare le già esistenti fratture del Medio Oriente e radicalizzare le posizioni dei palestinesi che non lo accetteranno. La questione è ancora molto lontana da una sua conclusione.

Le prospettive

L’evoluzione dello scenario locale è anche legata all’esito delle elezioni israeliane che avranno luogo a marzo. Il premier Benjamin Netanyahu cercherà l’ennesima riconferma ma dovrà scontrarsi con l’acerrimo rivale Binyamin Gantz, che promette di dargli filo da torcere e che, secondo la maggior parte degli istituti demoscopici, è ancora in leggero vantaggio. Il futuro di Israele e dell’Autorità Nazionale Palestinese continua ad essere comunque strettamente legato ad uno scenario internazionale mutevole, complesso ed in grado di riservare sorprese. La risoluzione del conflitto tra le parti, che prosegue da decenni senza che sia mai stata trovata una vera e propria soluzione, dovrebbe essere uno degli obiettivi chiave della comunità internazionale per cercare di stabilizzare il Medio Oriente. L’idea di Trump, però, sembra destinata a terminare la sua corsa prima del tempo a meno che Israele non decida di implementarla in maniera unilaterale sganciandosi, definitivamente, dalla Palestina ed aprendo nuovi scenari