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	<title>Recep Erdogan Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Mon, 29 Jun 2026 07:32:55 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Recep Erdogan Archives - InsideOver</title>
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		<title>Israele scopre il genocidio degli armeni ma solo per colpire la Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/israele-scopre-il-genocidio-degli-armeni-ma-solo-per-colpire-la-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 07:32:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="armenia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-600x399.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Per decenni Israele ha evitato di riconoscere il genocidio armeno perché la Turchia era un interlocutore importante. Adesso, però...</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-scopre-il-genocidio-degli-armeni-ma-solo-per-colpire-la-turchia.html">Israele scopre il genocidio degli armeni ma solo per colpire la Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="armenia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-600x399.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il riconoscimento del genocidio armeno da parte di Israele non arriva nel vuoto della storia, ma nel pieno di una crisi politica, militare e diplomatica con la Turchia. Il ministro degli Esteri <strong>Gideon Saar </strong>ha annunciato l’intenzione di portare in governo una risoluzione che, se approvata, finirà poi davanti al Parlamento israeliano. La motivazione ufficiale è alta, quasi solenne: <strong>riconoscere lo sterminio degli armeni come dovere morale e storico.</strong></p>



<p>Il problema è che, in politica internazionale, anche i doveri morali hanno spesso un calendario. <strong>E questo calendario coincide con il crollo dei rapporti tra Gerusalemme e Ankara. </strong>Per decenni Israele ha evitato di riconoscere formalmente il genocidio armeno, non perché mancassero documenti, testimonianze o consapevolezza storica, ma perché la Turchia era un interlocutore troppo importante: ponte verso il mondo musulmano, attore della Nato, partner militare, snodo energetico, potenza regionale capace di pesare sul Mediterraneo orientale, sul Caucaso e sul Medio Oriente.</p>



<p>Oggi quel quadro è saltato. <strong>Erdogan ha trasformato la guerra di Gaza in un terreno di scontro diretto con Netanyahu, accusando Israele di genocidio e paragonando il premier israeliano a Hitler. </strong>Israele risponde colpendo uno dei nervi più sensibili dell’identità nazionale turca: il 1915, le deportazioni, le marce della morte, lo sterminio degli armeni dell’Impero ottomano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il passato che torna nel presente</h2>



<p>Il genocidio armeno cominciò nell’aprile 1915 e proseguì fino ai primi anni Venti. <strong>Circa un milione e mezzo di armeni furono uccisi o lasciati morire attraverso deportazioni, massacri, fame, malattie, </strong>persecuzioni sistematiche e conversioni forzate. La Turchia continua a negare la definizione di genocidio, sostenendo che si trattò di una tragedia legata alla guerra e non di un piano di sterminio.</p>



<p>Ma la questione non è solo storica. È politica. <strong>Ogni riconoscimento internazionale viene percepito da Ankara come un attacco alla legittimità della Repubblica turca </strong>e alla continuità narrativa con il passato ottomano. Per questo la proposta israeliana ha un valore che va molto oltre l’Armenia. È un messaggio alla Turchia: se Ankara usa Gaza per delegittimare Israele, Israele può usare la memoria armena per delegittimare Ankara. È diplomazia, ma è anche rappresaglia simbolica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La contraddizione del Caucaso</h2>



<p>C’è però un punto che rende la mossa israeliana molto meno limpida di quanto appaia. <strong>Israele è stato ed è uno dei principali fornitori di armi dell’Azerbaigian, il Paese che ha combattuto contro l’Armenia </strong>per il Nagorno-Karabakh. Nel 2020 Baku ha riconquistato ampie parti del territorio conteso; nel 2023 l’offensiva azera ha portato all’esodo di circa centomila armeni dal Karabakh.</p>



<p>Qui la retorica morale si scontra con la realtà strategica. Israele riconosce il dolore storico armeno, ma ha armato uno dei principali avversari geopolitici dell’Armenia contemporanea. Non è un dettaglio. È il cuore della contraddizione. Gerusalemme non sta rivedendo davvero la propria politica caucasica. <strong>Sta usando la questione armena come leva contro la Turchia, </strong>senza mettere in discussione i rapporti con Baku. Il motivo è semplice: l’Azerbaigian è utile. È vicino all’Iran, vende energia, compra armi, offre profondità strategica in una regione decisiva. Per Israele, Baku resta un alleato prezioso nella pressione su Teheran e nella competizione per il controllo degli equilibri caucasici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il calcolo militare</h2>



<p>Dal punto di vista militare, la crisi tra Israele e Turchia va letta su tre fronti. <strong>Il primo è Gaza,</strong> dove Ankara si propone come protettrice politica della causa palestinese e tenta di contendere ad altri attori regionali il ruolo di riferimento del mondo sunnita. <strong>Il secondo è la Siria post-Assad, </strong>dove Turchia e Israele hanno interessi divergenti: Ankara vuole profondità strategica, influenza sulle milizie e controllo del confine; Israele vuole impedire che la Siria diventi una piattaforma ostile collegata a Iran, Hezbollah o gruppi islamisti. <strong>Il terzo è il Mediterraneo orientale,</strong> dove gas, basi navali, rotte commerciali e alleanze marittime rendono ogni tensione politica un possibile moltiplicatore militare.</p>



<p>La proposta sul genocidio armeno non cambia da sola gli equilibri militari, ma segnala un deterioramento profondo. Israele e Turchia non sono semplici rivali verbali. Sono due potenze armate, tecnologicamente avanzate, inserite in reti di alleanze complesse e capaci di influenzare teatri che vanno dal Levante al Caucaso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo scenario economico</h2>



<p>Sul piano economico, il peggioramento dei rapporti pesa su commercio, energia e industria della difesa. La Turchia è una piattaforma naturale tra Europa, Asia e Medio Oriente. Israele guarda al Mediterraneo orientale come a uno spazio energetico e tecnologico da controllare insieme a Grecia, Cipro e altri partner. Ankara, invece, vuole impedire di essere aggirata nelle rotte del gas e nelle architetture regionali.</p>



<p><strong>In questo senso, il riconoscimento del genocidio armeno diventa anche uno strumento geoeconomico. </strong>Non produce sanzioni, non blocca porti, non chiude corridoi energetici. Ma aumenta il costo politico della cooperazione, irrigidisce le opinioni pubbliche, complica i margini diplomatici e rafforza l’idea che Israele e Turchia siano ormai in campi contrapposti.</p>



<p>Le conseguenze potrebbero vedersi nei contratti militari, nella cooperazione tecnologica indiretta, nei rapporti commerciali e nella competizione per le infrastrutture del Mediterraneo orientale. Non siamo ancora davanti a una rottura irreversibile, ma a una frattura che può diventare strutturale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Geopolitica della memoria</h2>



<p>La memoria, quando entra nella politica di potenza, smette di essere solo memoria. Diventa pressione, arma, messaggio, ricatto diplomatico. Israele ha sempre saputo che il genocidio armeno era una questione storicamente fondata. <strong>Ha scelto di non riconoscerlo finché la Turchia era utile. </strong>Ora che la Turchia è diventata un avversario politico, quella memoria torna improvvisamente necessaria. Questo non cancella la verità storica dello sterminio armeno. Al contrario, la conferma. Ma mostra quanto la politica internazionale sappia usare anche le tragedie più immense secondo convenienza.</p>



<p>Per l’Armenia, il riconoscimento israeliano sarebbe un successo simbolico importante. <strong>Per la Turchia, una provocazione intollerabile.</strong> Per Israele, uno strumento di pressione contro Erdogan. Per l’Azerbaigian, probabilmente un fastidio controllabile, finché Gerusalemme non toccherà davvero la cooperazione militare con Baku. Ed è proprio qui che si misura la sincerità della svolta israeliana. Riconoscere il genocidio armeno contro la Turchia è facile. Rivedere i rapporti strategici con chi oggi stringe l’Armenia ai margini del Caucaso sarebbe un’altra cosa. Molto più costosa. Molto più vera.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-scopre-il-genocidio-degli-armeni-ma-solo-per-colpire-la-turchia.html">Israele scopre il genocidio degli armeni ma solo per colpire la Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Un momento &#8220;Tonchino&#8221; per l&#8217;Iran?</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/un-momento-tonchino-per-liran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 15:48:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610173927827_ff7612b6964bede91d9ff530fc73b531.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un momento &quot;Tonchino&quot; per l&#039;Iran?" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610173927827_ff7612b6964bede91d9ff530fc73b531.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610173927827_ff7612b6964bede91d9ff530fc73b531-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610173927827_ff7612b6964bede91d9ff530fc73b531-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610173927827_ff7612b6964bede91d9ff530fc73b531-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610173927827_ff7612b6964bede91d9ff530fc73b531-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610173927827_ff7612b6964bede91d9ff530fc73b531-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La caduta di un elicottero al largo di Hormuz, che secondo l'esercito statunitense sarebbe stato abbattuto da Teheran, ha scatenato nuovi raid contro l'Iran. A sua volta Teheran ha risposto attaccando basi militari Usa nella regione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/un-momento-tonchino-per-liran.html">Un momento &#8220;Tonchino&#8221; per l&#8217;Iran?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610173927827_ff7612b6964bede91d9ff530fc73b531.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un momento &quot;Tonchino&quot; per l&#039;Iran?" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610173927827_ff7612b6964bede91d9ff530fc73b531.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610173927827_ff7612b6964bede91d9ff530fc73b531-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610173927827_ff7612b6964bede91d9ff530fc73b531-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610173927827_ff7612b6964bede91d9ff530fc73b531-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610173927827_ff7612b6964bede91d9ff530fc73b531-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260610173927827_ff7612b6964bede91d9ff530fc73b531-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La caduta di un elicottero al largo di Hormuz, che secondo l&#8217;esercito statunitense sarebbe stato abbattuto da Teheran, ha scatenato nuovi raid contro l&#8217;Iran. A sua volta Teheran ha risposto attaccando basi militari Usa nella regione.</p>



<p>Le autorità iraniane non ha confermato l&#8217;abbattimento dell&#8217;elicottero, come invece avrebbero dovuto fare. In altre circostanze, infatti, hanno sempre brandito i propri successi militari per dimostrare le proprie capacità. Il silenzio sulla vicenda interpella.</p>



<p>Non è raro che aerei ed elicotteri militari siano funestati da incidenti di percorso &#8211; l&#8217;U.S. Air force ne sa qualcosa &#8211; ed è possibile che un banale incidente aereo sia stato fatto passare per tutt&#8217;altro al fine di innescare un&#8217;escalation. Un&#8217;escalation che peraltro non sarebbe stata giustificata neanche se le cose fossero andate secondo la versione americana.</p>



<p>La presenza di una forza ostile che insiste sui propri confini, per di più a seguito di un&#8217;aggressione del tutto immotivata, può facilmente indurre la Difesa iraniana a percepire come minaccia un elicottero che vola dove non dovrebbe, magari pilotato da qualche elicotterista fan di Top gun, da cui la reazione (peraltro, se un elicottero iraniano si fosse avvicinato indebitamente a una nave militare americana sarebbe stato abbattuto).</p>



<p>Insomma, quanto avvenuto ricorda fin troppo da vicino il famigerato incidente del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Incidente_del_golfo_del_Tonchino">Tonchino</a>, che fu strumentalizzato per motivare l&#8217;intervento americano in Vietnam.</p>



<p>Ma se ieri le dichiarazioni di Trump sembravano limitare il bombardamento a una fiammata limitata (come limitata è stata la risposta iraniana), avendo dichiarato che i rinnovati raid non avrebbero inciso sul negoziato, oggi è tornato in modalità gangster riproponendo le usate minacce.</p>



<p>Teheran avrebbe allungato indebitamente i negoziati, così che ora &#8220;dovrà pagarne il prezzo&#8221;, ha detto Trump, aggiungendo che starebbe valutando nuovi attacchi.</p>



<p>Eppure qualcosa sembrava muoversi. E non solo per lo stop di Trump a Netanyahu sul conflitto libanese, come si evince dall&#8217;editoriale del <a href="https://www.washingtonpost.com/opinions/2026/06/09/iran-shooting-down-us-helicopter-makes-case-against-deal/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Washington Post</a> di ieri. Sebbene lo scritto abbia un tenore guerrafondaio, dal momento che sollecita Trump a non fare nessun accordo con l&#8217;Iran, vi si legge: &#8220;Nelle ultime settimane Trump è sembrato fin troppo ansioso di negoziare un accordo di pace per ritirare gli Stati Uniti dalla guerra che ha iniziato a febbraio&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.washingtonpost.com/opinions/2026/06/09/iran-shooting-down-us-helicopter-makes-case-against-deal/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A1-WP-11-1024x392.jpg" alt="The art of no deal with Iran" class="wp-image-82366"/></a></figure>



<p>&#8220;Sebbene l&#8217;amministrazione ripeta spesso che nessun accordo è meglio di un cattivo accordo, il presidente annuncia frequentemente che una svolta definitiva è imminente (di solito per rassicurare i mercati poco prima della loro apertura). Ha inoltre fatto intendere di non avere intenzione di riprendere i bombardamenti su larga scala e, nel fine settimana, ha fatto pressione su Israele affinché non rispondesse al fuoco in caso di attacco da parte dei gruppi filo-iraniani&#8221;.</p>



<p>&#8220;Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha respinto la richiesta di Trump di porgere l&#8217;altra guancia. Tutto ciò, però, ha incoraggiato l&#8217;Iran a sfruttare la propria superiorità nello Stretto, dove entrambi i paesi mantengono blocchi navali&#8221;.</p>



<p>&#8220;È evidente che il regime percepisce l&#8217;ascesa delle colombe all&#8217;interno dell&#8217;amministrazione Trump. Una risposta decisa all&#8217;attacco con gli elicotteri potrebbe far ricredere l&#8217;Iran, facendogli perdere la convinzione che Trump non abbia la volontà di continuare a combattere&#8221;.</p>



<p>Anche a stare alle dichiarazioni odierne, sembra che Trump abbia obbedito al diktat dei falchi ai quali il Wp ha dato voce. A questo punto si spera nella sua proverbiale incoerenza perché si eviti il peggio. L&#8217;arrivo di una delegazione qatariota in Iran stamane potrebbe favorire una de-escalation, ma l&#8217;incertezza domina.</p>



<p>Nella nebbia, due segnali importanti. Il primo è la <a href="https://asianews.network/lebanese-army-commander-calls-on-pakistan-army-chief-discusses-regional-security/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">visita</a> del Capo di Stato Maggiore libanese, il generale Rodolphe Haykal, in Pakistan dove ieri si è incontrato con il feldmaresciallo Asim Munir, il suo omologo pakistano attorno al quale gira il complesso gioco diplomatico del negoziato Iran-Usa.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://asianews.network/lebanese-army-commander-calls-on-pakistan-army-chief-discusses-regional-security/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A2-AN-1024x279.jpg" alt="Lebanese army commander calls on Pakistan army chief, discusses regional security" class="wp-image-82368"/></a></figure>



<p>Una visita dal valore simbolico perché finora Netanyahu e soci sono riusciti a dividere le trattative sul cessate il fuoco in Libano &#8211; in realtà alquanto grottesche a causa dell&#8217;esclusione di Hezbollah dal tavolo dei negoziati &#8211; da quelle più ampie tra Iran e Usa, nonostante Teheran abbia più volte ribadito che il conflitto del Paese dei cedri deve essere ricompreso nel negoziato più alto.</p>



<p>La pioggia di missili caduta su Tel Aviv in risposta al bombardamento di Beirut meridionale da parte dell&#8217;IDF ha reso la richiesta iraniana più stringente, da cui il viaggio a Islamabad del generale libanese. Detto questo è da vedere se il simbolo diventerà qualcosa di più o se la parola resterà alle armi.</p>



<p>Altra nuova degna di nota le <a href="https://www.alarabiya.net/arab-and-world/2026/06/10/%D8%A7%D8%B1%D8%AF%D9%88%D8%BA%D8%A7%D9%86-%D9%87%D8%AC%D9%85%D8%A7%D8%AA-%D8%A7%D8%B3%D8%B1%D8%A7%D8%A6%D9%8A%D9%84-%D8%B9%D9%84%D9%89-%D8%B3%D9%88%D8%B1%D9%8A%D8%A7-%D9%88%D9%84%D8%A8%D9%86%D8%A7%D9%86-%D8%AA%D9%87%D8%AF%D8%AF-%D8%AA%D8%B1%D9%83%D9%8A%D8%A7-%D8%A7%D9%8A%D8%B6%D8%A7-" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dichiarazioni</a> di Recep Erdogan. Parlando al Parlamento turco, ha affermato che &#8220;gli attacchi di Israele contro Siria e Libano minacciano la Turchia&#8221;, aggiungendo che &#8220;l&#8217;aggressione israeliana rappresenta una minaccia per il mondo intero e deve essere fermata&#8221;.</p>



<p>Non è la prima volta che il presidente turco critica Israele e la macelleria che ne promana, ma stavolta è andato oltre. Affermare che le guerre di Netanyahu minacciano il suo Paese non è certo una dichiarazione di guerra, ma la percezione di una minaccia esistenziale può innescare reazioni.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.alarabiya.net/arab-and-world/2026/06/10/%D8%A7%D8%B1%D8%AF%D9%88%D8%BA%D8%A7%D9%86-%D9%87%D8%AC%D9%85%D8%A7%D8%AA-%D8%A7%D8%B3%D8%B1%D8%A7%D8%A6%D9%8A%D9%84-%D8%B9%D9%84%D9%89-%D8%B3%D9%88%D8%B1%D9%8A%D8%A7-%D9%88%D9%84%D8%A8%D9%86%D8%A7%D9%86-%D8%AA%D9%87%D8%AF%D8%AF-%D8%AA%D8%B1%D9%83%D9%8A%D8%A7-%D8%A7%D9%8A%D8%B6%D8%A7-"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A3-ERD-1024x406.jpg" alt="" class="wp-image-82370"/></a></figure>



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		<title>&#8220;Terrorismo di Stato&#8221;. Il mondo arabo (e islamico) si ritrova in Qatar per organizzare la resistenza a Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/terrorismo-di-stato-il-mondo-arabo-e-islamico-si-ritrova-in-qatar-per-organizzare-la-resistenza-a-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2025 13:55:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="168" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Qatar.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Qatar" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>La riunione della Lega Araba a Doha ha sancito il principi della resistenza all'idea del Grande Israele e al genocidio di Gaza. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="168" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Qatar.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Qatar" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>L’attacco israeliano al palazzo dove risiedeva la delegazione dei negoziatori di Hamas a Doha ha dimostrato come Tel Aviv non sia assolutamente interessata a rispettare il diritto internazionale e la sovranità degli altri Stati. Il bombardamento di un edificio nel cuore della capitale del Qatar ha portato il conflitto a un nuovo livello, dove nessun luogo appare al sicuro dagli attacchi dell’aviazione e dell’esercito di Israele. Il primo ministro del Qatar, in una furiosa conferenza stampa, ha definito questo atto come &#8220;terrorismo di Stato&#8221;. &#8220;Questo è un messaggio all&#8217;intera regione: c&#8217;è un attore canaglia nella regione&#8221;, ha dichiarato alla stampa nazionale lo sceicco <strong>Mohammed bin Abdulrahman binJassim Al-Thani</strong>. </p>



<p>Il governo qatariota ha indetto una riunione di emergenza della Lega Araba e dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica ( OIC) a Doha per affrontare insieme la delicata situazione. Per tutta la giornata di domenica i capi di Stato dei 22 paesi aderenti alla Lega Araba e gli altri 40 che insieme vanno a comporre l’OIC sono arrivati a Doha, i primi ad atterrare all’aeroporto internazionale sono stati il premier della Malesia <strong>Anwar Ibrahim </strong>ed il presidente della Somalia, <strong>Hassan Sheikh Mohamud</strong> che hanno incontrato il ministro degli Esteri del Qatar. Nella serata sono sbarcati tutti gli altri compreso il presidente turco <strong>Recep Erdogan</strong>, il re di Giordania Abdallah II°, il presidente dello Yemen non controllato dagli Houthi <strong>Rashad Muhammad al-Alimi </strong>ed anche il presidente dell’Autorità Palestinese <strong>Abu Mazen</strong>. Tutti hanno avuto un breve incontro con lo sceicco padrone di casa, che ha anche voluto organizzare un meeting collaterale con tutti i ministri degli Esteri della nazioni coinvolte. Dopo una prima riunione a porte chiuse, molti dei partecipanti si sono concessi alla stampa, ma è stato il Qatar che ha monopolizzato l’attenzione. Majed Al Ansari, portavoce del ministro degli Esteri, ha parlato subito. <strong>“Il codardo attacco israeliano</strong> ha preso di mira edifici residenziali che ospitano diversi membri dell&#8217;ufficio politico di Hamas a Doha, lo stato del Qatar non tollererà questo comportamento sconsiderato e irresponsabile da parte di Tel Aviv. Tutti i fratelli arabi e musulmani sono accorsi qui per questa riunione di emergenza e per dimostrare la loro solidarietà.” </p>



<p>L&#8217;emiro del Qatar, lo sceicco <strong>Tamim bin Hamad Al Thani</strong>, che ha presieduto questo vertice di emergenza arabo-islamico, ha indetto una sua personale conferenza stampa. “La capitale del mio Paese è stata oggetto di un attacco a tradimento contro una residenza che ospitava le famiglie dei leader di Hamas e la loro delegazione negoziale. Israele non è interessato a porre fine alla guerra a Gaza, poiché sta cercando di ostacolare tutti i negoziati. Se vogliono insistere sulla liberazione degli ostaggi, perché allora assassinano tutti i negoziatori? Come possiamo ospitare nel nostro Paese delegazioni negoziali israeliane mentre loro inviano droni e aerei per un raid aereo contro il Qatar? Netanyahu sogna che l’intera regione araba diventi una sfera di influenza israeliana, ma questa è soltanto una pericolosa illusione. La guerra israeliana contro Gaza si è trasformata in una guerra di sterminio, si vuole rendere Gaza inabitabile come preludio allo sfollamento della sua popolazione. È tempo che la comunità internazionale ritenga Israele responsabile di tutti i crimini commessi, servono misure feroci e ferme:” </p>



<p>Parole fortissime davanti ad un platea che rappresenta oltre 2,1 miliardi di persone, <strong>circa il 26% della popolazione mondiale e l&#8217;8.5% del PIL globale</strong> e che comprende stati africani, asiatici, sudamericani, come la Guyana ed il Suriname e anche l’Albania, unico membro europeo. L’attacco di Israele ha rimesso in discussione gli equilibri geopolitici dell’intera regione e soprattutto del Qatar che ospita la più grande base militare statunitense della Penisola Arabica. Nonostante le rassicurazioni di <strong>Donald Trump</strong> che una cosa del genere non accadrà più e l’immediato arrivo a Doha del Segretario di Stato<strong> Marco Rubio</strong>, il Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG), di cui il Qatar è membro, si è impegnato ad attivare subito una serie di meccanismi di difesa congiunti. Il CCG, composto da Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, ha affermato che sono già in corso consultazioni urgenti tra gli organi militari, con istruzioni impartite al Comando militare unificato per adottare misure esecutive necessarie per attivare meccanismi di difesa congiunti e capacità di deterrenza. </p>



<p>La dichiarazione conclusiva ha ribadito la volontà di assumere una visione condivisa per la sicurezza, ma la proposta egiziana della creazione di una Nato araba, composta da 20mila uomini e pronta ad intervenire, è stata rinviata alle prossime riunioni. Si è comunque fatto cenno ad opporsi ai piani israeliani di imporre una nuova realtà regionale e di <strong>bloccare il sogno di una Grande Israele</strong>. Nel documento è prevista anche una più stretta collaborazione tra i paesi arabi per chiedere la sospensione di Israele dalle Nazioni Unite così come impedire l’annessione della Cisgiordania e fermare il genocidio di Gaza.</p>
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