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	<title>Petro Poroshenko Archives - InsideOver</title>
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	<title>Petro Poroshenko Archives - InsideOver</title>
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		<title>Governo e agenzie anticorruzione: Zelensky tratta con Trump il futuro dell&#8217;Ucraina (e il suo)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jul 2025 15:07:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/zelensky.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="zelensky" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/zelensky.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/zelensky-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/zelensky-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/zelensky-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il rimpasto di Governo e l'azzeramento delle agenzie anticorruzione sono le mosse di Zelensky per trattare il futuro dell'Ucraina. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/governo-e-agenzie-anticorruzione-zelensky-tratta-con-trump-il-futuro-dellucraina-e-il-suo.html">Governo e agenzie anticorruzione: Zelensky tratta con Trump il futuro dell&#8217;Ucraina (e il suo)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/zelensky.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="zelensky" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/zelensky.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/zelensky-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/zelensky-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/zelensky-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Ho sempre detto e scritto che <strong>Volodymyr Zelensky</strong>, classe 1978, al netto della macchietta cui l&#8217;hanno ridotto sia i contro sia i pro, <strong>è un personaggio fuori del comune</strong>. A tal punto che ho impiegato un intero libro (<em>“Zelens’kyj – L’uomo e la maschera”</em>, Meltemi Editore) per raccontarne la parabola, da figlio della borghesia sovietica&nbsp;&nbsp;“bene” a vindice della libertà ucraina, anzi di quella dell’Europa intera. Da comico a presidente. Da grande evasore con 14 scatole cinesi societarie nei paradisi fiscali a paladino del rigore altrui. Da amico e socio degli oligarchi a nemico degli oligarchi. Il tutto con enorme determinazione e altrettanto coraggio: da quando si lanciò dalla natia e provinciale Krivyj Rih alla conquista dello show business a Mosca a quando, nelle prime ore dell’invasione russa, rifiutò di abbandonare Kiev e rimase per incitare alla resistenza.</p>



<p>I fatti degli ultimi giorni confermano lo spessore e il cinismo di questo politico nato, per un certo periodo occasionalmente prestato al cinema. Rimettiamo in fila i fatti. <strong>Donald Trump</strong> è in difficoltà rispetto alle promesse sulla guerra in Ucraina fatte durante la campagna elettorale. La pace è molto lontana, i russi sono all’offensiva (anche la regione di Zaporizhzhia è ormai per tre quarti sotto il loro controllo) e <strong>Vladimir Putin</strong> non cede. Il Cremlino non vuole rompere con Trump ma nemmeno rinunciare agli obiettivi politici che si era posto con l’invasione del 2022. Nello stesso tempo anche il fronte interno è in subbuglio per Trump: a parte la battaglia sui dazi e il “caso Epstein”, il Congresso è pronto ad approvare una proposta del senatore <strong>Lindsey Graham</strong> per imporre sanzioni secondarie del 500% ai Paesi che commerciano gas e petrolio con la Russia. Il che vorrebbe dire, per gli Usa, aprire un contenzioso molto insidioso con <strong>Paesi come Cina, Turchia, India e molti altri.</strong> Prendiamo la sola India: <strong>quasi il 37% del petrolio che importa viene dalla Russia</strong>, che le pratica un buon prezzo. In più, i media indiani parlano con insistenza di un accordo preliminare per l&#8217;acquisto da parte di Nuova Delhi di 42 caccia russi Su-57 e 50 Su-35.&nbsp;E l’India è un Paese alleato degli Usa…</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il penultimatum di Trump</h2>



<p>Trump vara allora un penultimatum contro la Russia: più armi all’Ucraina (ma solo difensive, e chissà quando arriveranno) e 50 giorni di tempo al Cremlino per arrivare a più miti consigli. Un passo avanti, uno di fianco e mezzo indietro, alla Trump. <strong>E qui si vede Zelensky.</strong> Non quello delle magliette grigioverdi e dei discorsi ai vari Parlamenti del mondo, della pur necessaria e a tratti inevitabile messa in scena. Ma quello vero, quello dell’astuzia e della tempra. <strong>Atto primo</strong>: vara un rimpasto di governo (palesemente ispirato da Andrij Yermak, il capo dell’amministrazione presidenziale e il presidente-ombra dell’Ucraina, nonché l’uomo dei contatti con Washington) mirato a promuovere uomini e donne che hanno avuto contatti approfonditi con l’amministrazione Usa. Diventa premier <strong>Yulia Svyrydenko</strong>, già ministro dell’Economia, e all’ambasciata a Washington va <strong>Ol’ha Stefanishyna</strong>, già ministro per l’Integrazione nella Nato e nella Ue.&nbsp;</p>



<p>Potrebbe sembrare un gesto di debolezza. Ma Zelensky è un pesce molto difficile da prendere con le mani. E non concede nulla per nulla. Così (<strong>atto secondo</strong>), qualche giorno dopo, usa il solito sistema (accuse di tradimento e di intesa con i russi, come in centinaia e centinaia di altri casi, peraltro quasi mai arrivati a sentenza) per far arrestare diversi uomini delle agenzie anti-corruzione <strong>NABU</strong> (Ufficio nazionale ucraino anti-corruzione) e <strong>SAPO</strong> (Procura speciale anti-corruzione). Poi fa approvare in tutta fretta dal Parlamento dominato da Servo del Popolo una legge che mette le due agenzie sotto il controllo della Procura generale. Il procuratore generale (di nomina presidenziale) è, ovviamente, un suo uomo: <strong>Ruslan Kravchenko</strong>, un ex procuratore militare, attivo al fronte da Debaltsevo (la disfatta ucraina nel Donbass del febbraio 2015) a Bucha (la strage di civili ucraini da parte dei russi del marzo 2022). Un soldato passato al doppiopetto, a ennesima conferma che sono le forze armate e i servizi di sicurezza la vera base, oggi, del potere zelenskiano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché c&#8217;entrano gli Usa</h2>



<p>Che cosa c’entrano gli Usa? Erano stati gli americani, all’epoca di<strong> Joe Biden</strong>, a chiedere l’istituzione delle due agenzie, preoccupati per la sparizione di una parte sensibile delle armi e dei fondi inviati a Kiev per sostenere la resistenza, come testimoniato da diverse indagini avviate dallo stesso Pentagono (vedi <a href="https://it.insideover.com/difesa/armi-usa-allucraina-caos-e-sprechi-rivelati-dal-pentagono.html/amp">qui</a>&nbsp;e <a href="https://it.insideover.com/guerra/dove-sono-finite-le-armi-e-i-soldi-mandati-allucraina-il-governo-usa-ora-indaga.html">anche qui</a>). E così da un lato (il nuovo Governo) Zelensky va incontro agli Usa e dall’altro (castrazione delle agenzie anti-corruzione) manda un messaggio preciso: qui in Ucraina comando io. E stop.</p>



<p>A Zelensky importa poco, in questo momento, <strong>delle manifestazioni di protesta degli ucraini</strong>, che da trent&#8217;anni sognano una società meno corrotta e ladronesca, gli stessi ucraini che nel 2019 l&#8217;avevano scelto come presidente proprio credendo alla sua promessa di lottare contro il malaffare. Gli importa solo di trattare con gli Usa, l&#8217;elemento decisivo di tutte le equazioni che riguardano il presente e il futuro dell&#8217;Ucraina.<strong> E Trump ha constatato a proprie spese che razza di negoziatore sia Zelensky</strong>, con la rissa alla Casa Bianca, quando il Tycoon credeva che l&#8217;ucraino fosse andato a baciargli la pantofola e a mettere la firma sull&#8217;accordo sulle terre rare, e invece si è trovato di fronte uno che gli chiedeva armi e denari e la penna non la tirava fuori. Mesi a minacciare, ha passato Trump, per arrivare infine a un accordo che molti ucraini considerano una bufala: <strong>Zelensky avrebbe promesso a Trump minerali della cui esistenza non si è nemmeno certi</strong>, su terre che in parte sono ora sotto il controllo russo e in parte già appaltati ad altri. In più, Zelensky può sempre appoggiarsi sui (da Trump) detestati europei, che hanno così paura della Russia e sono così interessati alla resistenza ucraina che gli perdonerebbero qualunque cosa. Compresa l&#8217;umiliazione delle agenzie anticorruzione per la quale ora spendono qualche ininfluente borbottio.</p>



<p>Anche Zelensky, naturalmente, ha bisogno degli Usa. La guerra va male, un accordo con Putin bisognerà prima o poi trovarlo, e a quel punto si riaprirebbe una serie di giochi politici che, se non governati, potrebbero avere serie conseguenze. <strong>Così tutti questi recenti maneggi sanno tanto di trattativa</strong>. Forse non è un caso se dalla Casa Bianca non si sente più parlare della necessità di tenere al più presto elezioni parlamentari e presidenziali in Ucraina. Se nessun emissario americano parla più con avversari storici di Zelensky come <strong>Petro Poroshenko o Yulija Tymoshenko</strong>. Se a parlare con gli inviati di Trump, sia a Washington sia a Kiev, è ormai il solo Yermak, altro che il pallido ministro degli Esteri Sibiha. Qui c&#8217;è sotto il futuro del potere di Zelensky e dei suoi. E chi crede di potergli scavare la tomba (politica, s&#8217;intende) non si faccia troppe illusioni. Nella gara dei furbi, Zelensky arriva sempre nei primi posti.        </p>
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		<title>Ucraina: così gli oligarchi preparano il dopo-Zelensky. Anche se lui&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ucraina-cosi-gli-oligarchi-preparano-il-dopo-zelensky-anche-se-lui.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Apr 2025 09:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Zelensky.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Zelensky" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Zelensky.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Zelensky-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Zelensky-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Zelensky-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Poroshenko, Akhmetov, Firtash... I soliti noti dell'economia e della politica ucraina ragionano sul "dopo Zelensky". Ma con cautela perché... </p>
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<p>Dopo tre anni passati a santificare Volodymyr Zelensky e a esaltarne gesti e parole, nascondendo accuratamente ogni possibile spunto critico, i media sembrano non far caso al coraggio e all&#8217;abilità con cui il Presidente ucraino sta gestendo questa fase della sua esperienza politica, forse la più complicata da quando, nel 2019, il 72,3% dei voti lo proiettò alla presidenza. Oggi Zelensky deve guardarsi dalle mire della Casa Bianca di <strong>Donald Trump</strong>, che palesemente non lo ama e lo vorrebbe fuori dai piedi. Dalle manovre (politiche) e dalle offensive (militari) di <strong>Vladimir Putin</strong>, che punta ad approfittare di quanto appena detto e della prolungata difficoltà delle truppe ucraine sul campo. E dalle incertezze dell&#8217;Europa, che promette e invia aiuti ma non trova la compattezza necessaria per fornire quelle &#8220;garanzie di sicurezza&#8221; che Kiev considera indispensabili per avviare una qualunque trattativa.</p>



<p>È una battaglia, quella attuale, che Zelensky combatte per il futuro del suo Paese e anche per il futuro suo, politico e personale. Tra i tanti fronti su cui essa si svolge c&#8217;è, meno indagato ma non meno importante, quello interno. È chiaro che finché resterà in vigore la legge marziale <strong>(ai primi di maggio dovrà eventualmente essere rinnovata)</strong> l&#8217;attuale assetto di potere sarà intoccabile, a meno di eventi traumatici (per esempio, un colpo di Stato militare nel caso che il fronte dovesse tracollare) che al momento non sembrano alle viste. Il dato più significativo, in questo periodo, è il ritorno in pista degli oligarchi, da sempre una delle più significative forze motrici della politica ucraina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ritorno di Poroshenko</h2>



<p>Nell&#8217;autunno del 2021 Zelensky aveva fatto approvare dal Parlamento le due leggi cosiddette &#8220;anti-oligarchi&#8221; che, oltre a risollevare il suo rating allora piuttosto depresso, sembravano aver risolto, o almeno ridimensionato il problema. In sostanza, chi rispondeva a una serie di caratteristiche (fortuna personale oltre 80 milioni di dollari, posizione dominante nei media, ecc. ecc.) veniva definito &#8220;oligarca&#8221; e penalizzato da una serie di provvedimenti: divieto di partecipazione alle privatizzazioni, divieto di assumere cariche pubbliche, fiscalità sfavorevole e così via. Il punto fondamentale della legge stava nel fatto che a decidere chi fosse o non fosse un &#8220;oligarca&#8221; (e quindi dovesse essere o non essere penalizzato) <strong>era il Consiglio di sicurezza, i cui membri erano e sono di nomina presidenziale.</strong> Di fatto, quindi, era lo stesso Zelensky a distribuire o ritirare la patente di correttezza ai super-ricchi dell&#8217;Ucraina. Questi, ovviamente, si erano inchinati. Poi l&#8217;invasione russa e la legge marziale avevano fatto il resto, trasformandoli quasi tutti in impeccabili patrioti.</p>



<p>Gli oligarchi ucraini, però, come dei bambù, si erano solo piegati sotto la bufera, aspettando il momento buono per raddrizzarsi. Momento che, a quanto pare, ora sentono in avvicinamento. Il caso più evidente è quello dell&#8217;ex presidente <strong>Petro Poroshenko</strong>, storico oppositore di Zelensky. Clamorosamente sconfitto nel 2019, Poroshenko era stato emarginato e più volte messo sotto processo, negli ultimi anni, con le solite accuse di &#8220;tradimento&#8221; o di collaborazione con il nemico secessionista del Donbass. Poco importava che, di fronte all&#8217;aggressione russa, Zelensky avesse adottato la piattaforma politica (esercito, religione e lingua) che aveva portato Poroshenko a perdere la presidenza. Con la guerra che va male e la prospettiva di una pace &#8220;non giusta&#8221; che sembra farsi sempre più concreta, però, <strong>il nazionalista intransigente Poroshenko è pian piano tornato al centro della scena.</strong> E qualche settimana fa gli emissari di Donald Trump l&#8217;hanno incontrato (insieme con Julija Tymoshenko, altra avversaria di Zelensky), badando bene a farlo sapere. Risultato: Solidarietà europea, il partito di Poroshenko, nei più recenti sondaggi sopravanza Servo del popolo. E lo stesso oligarca non è poi così distante dallo stesso Zelensky.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;attivismo di Akhmetov</h2>



<p>Carriera politica o no, Poroshenko era e resta un oligarca. Un collega, quindi, di <strong>Rinat Akhmetov</strong>, un altro oligarca<a href="https://letteradamosca.eu/2025/03/17/akhmetov-e-gli-oligarchi-per-il-post-zelensky/"> molto attivo in questo periodo</a>. Akhmetov, un tataro del Volga di fede musulmana sunnita, è originario di Donetsk. Secondo Forbes, nel 2024 era ancora tra i mille uomini più ricchi del mondo (785°, per la precisione) ed è titolare di <strong>Metinvest, uno dei primi 50 gruppi al mondo nel settore della metallurgia e dell&#8217;acciaio.</strong> Ha tantissimi interessi nelle regioni ora occupate dalla Russia, a partire da Azovstal, l&#8217;acciaieria di Mariupol in cui si erano asserragliati e avevano a lungo resistito gli uomini del famoso Battaglione Azov.</p>



<p>Non può quindi stupire se le voci da Kiev lo danno impegnato a cercare di ricucire i contatti con il mondo politico e imprenditoriale russo, sfruttando un canale privilegiato: <strong>Roman Abramovich</strong>,  l&#8217;oligarca russo che è un suo vecchio sodale e che nel 2022-2023 sembrava poter giocare un certo ruolo <strong>nelle trattative, poi fallite, tra Russia e Ucraina.</strong> L&#8217;idea di Akhmetov è di proporsi al Cremlino come una specie di &#8220;garante&#8221;, fin nome degli affari, dei buoni rapporti futuri tra i due Paesi. E per questo appoggia le ambizioni di <strong>Oleksy Arestovich</strong>, un tempo agguerrito consigliere di Zelensky diventato leader militare e da tempo, invece, trasformatosi in suo critico all&#8217;insegna del realismo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La lobby del gas e del petrolio</h2>



<p> Un&#8217;altra frangia dell&#8217;oligarchia ucraina interessante dal punto di vista politico è quella che si è raccolta intorno ad alcuni tycoon del gas e del petrolio, in particolare <strong>Dmytro Firtash</strong>, già molto influente durante le presidenza di Viktor Jushenko e Viktor Janukovich. Gli Usa lo accusano di legami con la criminalità organizzata e hanno emesso nei suoi confronti un mandato di cattura. firtash combatte da Vienna la richiesta di estradizione ed è curioso che i suoi avvocati siano due associati di <strong>Rudolph Giuliani</strong>, già avvocato personale di Donald Trump. Comunque sia, Firtash ha raccolto dietro di sé ex esponenti del partito filorusso Piattaforma di opposizione &#8211; Per la vita come Jurij Bojko e Serhiy Ljovochkin sulla base di un manifesto intitolato <a href="https://lannyjdavis.medium.com/why-cant-ukraine-be-the-switzerland-of-eurasia-b401c37baaf3">&#8220;Perché l&#8217;Ucraina non può essere la Svizzera dell&#8217;eurasia?&#8221;</a>. Facile intuire quale sia la proposta: citando, &#8220;un&#8217;Ucraina neutrale, partner economica e commerciale di tutti, alleata militare di nessuno&#8221;. Una vecchia proposta che, qualche anno fa, avrebbe forse potuto evitare la guerra ma che oggi presuppone uno scontro frontale con le posizioni di Zelensky e con quelle dell&#8217;Europa, che immagina una &#8220;Ucraina porcospino&#8221;, armate e concentrata sul ruolo di primo baluardo di un espansionismo russo che viene dato per inevitabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ma Zelensky non è finito</h2>



<p>Pare proprio, insomma, che gli oligarchi si stiano preparando a raccogliere l&#8217;eredità di Zelensky per indirizzare, come sempre hanno fatto, le sorti del Paese. Devono stare attenti, però, a non fare i conti senza l&#8217;oste: <strong>Zelensky sta affrontando sfide difficili ma non è certo finito.</strong> In più, ha mostrato, sia da imprenditore dello spettacolo sia da presidente, di saper cavalcare i marosi generati dagli oligarchi: quando, appena insediato, nominò il tecnocratico Governo Honcharuk, che aveva la <em>mission</em> di combattere gli oligarchi; quando, dopo pochi mesi, lo sostituì con una compagine di volti noti guidata dall&#8217;attuale premier Shmyhal, ch&#8217;era stato un manager di Akhmetov; e quando, come ricordato, ha fatto approvare le leggi anti-oligarchi.</p>



<p>Anche individualmente i super-ricchi ucraini devono fare attenzione. Akhmetov, a fine 2021, fu lambito da accuse orchestrate dallo stesso Zelensky, che lo vedevano potenziale finanziatore di un tentativo di colpo di Stato. Firtash, accusato di essere in torta coi russi, ha avuto molte proprietà sequestrate. Zelensky è un osso duro. E, secondo quanto dicono alcuni, avrebbe per gli oligarchi un piano B: un accordo per mandare alla presidenza, quando si tenessero elezioni, una figura di compromesso individuata nell&#8217;ex generale <strong>Valerij Zaluzhny</strong>. Soldato capace, personaggi assai popolare in patria ma politico di ridotto spessore. Un re travicello che potrebbe ottimamente fare da schermo ai patti tra i veri poteri forti dell&#8217;Ucraina: Zelensky con le forze armate e i servizi di sicurezza, gli oligarchi con la forza del denaro e delle competenze economiche.</p>



<p></p>



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