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	<title>Michail gorbaciov Archives - InsideOver</title>
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	<title>Michail gorbaciov Archives - InsideOver</title>
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		<title>Da Mosca a Kiev, all&#8217;altezza (scarsa) del potere</title>
		<link>https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/da-mosca-a-kiev-allaltezza-scarsa-del-potere.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 10:26:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Newsletter di InsideOver]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/putin.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Russia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/putin.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/putin-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/putin-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/putin-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Perché i leader sovietici e russi, d Stalin a Putin, sono così bassi, in un Paese dove l'altezza media è invece notevole? </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/da-mosca-a-kiev-allaltezza-scarsa-del-potere.html">Da Mosca a Kiev, all&#8217;altezza (scarsa) del potere</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/putin.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Russia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/putin.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/putin-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/putin-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/putin-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Esiste il cosiddetto &#8220;fisico del ruolo&#8221;? Se uno osserva gli inquilini del Cremlino può arrivare a ragionevolmente dubitarne. Come tutti sanno, Vladimir Putin non è alto (gli si attribuiscono 170 centimetri) e <strong>Stalin</strong> lo era ancora meno, tra i 165 e i 168 centimetri, anche se in generale i monumenti a lui dedicati (quando c&#8217;erano) erano tagliati per dare l&#8217;impressione che madre natura l&#8217;avesse dotato di un po&#8217; d&#8217;altezza in più. Putin, per parte sua, viene spesso accusato di soffrire della &#8220;sindrome di Napoleone&#8221;, cioè di essere aggressivo per compensare la scarsa altezza. Anche se ormai tutti sanno che l&#8217;altezza (o la bassezza) di Napoleone, 168 centimetri, era perfettamente nella media della Francia della sua epoca, e che a sbeffeggiarlo come nanerottolo era solo l&#8217;efficacissima propaganda inglese.</p>



<p>Tra Stalin e Putin si sono succeduti, ai vertici dell&#8217;Urss e della Russia, <strong>Nikita Khruscev</strong> (altro piccoletto: 160 centimetri), <strong>Leonid Brezhnev</strong> (173), <strong>Jurij Andropov </strong>(un gigante: 182 centimetri), <strong>Konstantin Cernenko</strong> (169) e <strong>Michail Gorbaciov</strong> (175). <strong>Boris Eltsin</strong>, primo presidente della Federazione Russa, era un pezzo d&#8217;uomo (188 centimetri). Dopo di lui, appunto, Putin. E prima di tutti loro <strong>Lenin</strong>, che dal punto di vista fisico era un omino, con i suoi 165 centimetri.</p>



<p>E anche guardando fuori dalla Russia, per esempio a Kiev&#8230;</p>



<p> <strong>Per dare un&#8217;occhiata dietro le quinte del potere russo e non solo, segui InsideRussia, la newsletter di InsideOver dedicata alla Russia e dintorni. Riceverla puntualmente ogni giovedì è facile: <em><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">basta abbonarsi al nostro giornale e diventare uno di noi.</a></em> Fallo subito, non aspettare Natale! </strong></p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/da-mosca-a-kiev-allaltezza-scarsa-del-potere.html">Da Mosca a Kiev, all&#8217;altezza (scarsa) del potere</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Ucraina fuori dalla Nato? Ecco la &#8220;non vittoria&#8221; della Russia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lucraina-fuori-dalla-nato-ecco-la-non-vittoria-della-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Sep 2025 09:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="275" height="183" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/russia.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="russia" decoding="async" /></p>
<p>La Russia, per cessare la guerra, chiede che l'Ucraina non entri nella Nato. Ma questo non impedirà comunque che... </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lucraina-fuori-dalla-nato-ecco-la-non-vittoria-della-russia.html">L&#8217;Ucraina fuori dalla Nato? Ecco la &#8220;non vittoria&#8221; della Russia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="275" height="183" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/russia.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="russia" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p><em>Questa è la seconda puntata (di due) di un’analisi della situazione sul campo e dei risultati della guerra derivata dall’invasione russa del 2022. La prima puntata <a href="https://it.insideover.com/guerra/lucraina-la-russia-e-la-guerra-delle-non-vittorie-gli-obiettivi-mancati-dei-due-contendenti.html">qui.</a></em></p>



<p>Due giorni fa, <a href="https://it.insideover.com/guerra/lucraina-la-russia-e-la-guerra-delle-non-vittorie-gli-obiettivi-mancati-dei-due-contendenti.html">in una precedente puntata</a>, abbiamo provato a spiegare perché quella in Ucraina, più che dalla vittoria di Kiev o di Mosca, è una guerra segnata dalle &#8220;non vittorie&#8221; dell&#8217;una con dell&#8217;altra. <strong>Dell&#8217;Ucraina abbiamo segnalato la più profonda delle &#8220;non vittorie&#8221;</strong>: non aver potuto impedire alla Russia di trasformare una guerra di movimento in una guerra di logoramento, che ha provocato le tre grandi emergenze ucraine attuali: il logorio territoriale, quello demografico e quello finanziario (dei partner). Questa volta proviamo a esaminare quella che, secondo noi, è <strong>la principale &#8220;non vittoria&#8221; della Russia sul piano strategico</strong>. Sul piano tattico, lo abbiamo detto nella prima puntata, la più evidente &#8220;non vittoria&#8221; è stata la mancata conquista di Odessa, che ha impedito la realizzazione del progetto Novorossija.</p>



<p>L&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina del 24 febbraio del 2022 non ha nulla a che vedere con il presunto imperialismo innato nella cultura politica russa o le altre farneticazioni con cui la politica e la cultura occidentale, comprensibilmente, hanno cercato di garantirsi il consenso ai sacrifici che il confronto con la Russia ha comportato. L&#8217;invasione e la guerra sono arrivate <strong>in coda a un processo degenerativo delle relazioni tra l&#8217;Occidente a guida Usa e la Russia</strong> durato molti anni e che, non volendo riesumare la famosa e mai chiarita questione delle presunte &#8220;promesse&#8221; fatte a Michail Gorbaciov all&#8217;epoca della caduta del Muro di Berlino (ovvero: la Nato non avanzerà verso Est <a href="https://www.startmag.it/mondo/nato-est/">&#8220;nemmeno di un centimetro&#8221;</a>), ha un punto di svolta negli anni 2007-2008.</p>



<p>Nel 2007 Vladmir Putin, <strong>alla Conferenza internazionale sulla sicurezza di Monaco</strong>, ammoniva i vari Merkel e Hollande dell&#8217;indisponibilità della Russia ad accettare un mondo unipolare a guida americana. <strong>Nel 2008 l&#8217;amministrazione Obama</strong> firma un accordo con la Polonia per dispiegare in territorio polacco missili intercettori e un altro accordo con la Repubblica Ceca per un impianto radar-antimissile. Iniziative che cambiavano l&#8217;equilibrio di sicurezza in Europa, anche se Obama cercava di giustificarle come una difesa contro l&#8217;Iran (!!!), e che come tali furono prese al Cremlino. Nel luglio di quell&#8217;anno il ministero della Difesa russo emanava un comunicato per dire che &#8220;se l&#8217;accordo (con la Repubblica Ceca, n.d.r.) sarà ratificato saremo costretti a reagire non con mezzi diplomatici ma con strumenti tecnico-militari&#8221;. Prima mossa: il dispiegamento di missili Iskander a Kaliningrad. Seconda mossa: la guerra contro la Georgia di <strong>Mikhail Saakashvili</strong>, che annunciava l&#8217;intenzione di portare il suo Paese nella Nato e nella Ue. </p>



<p>Il 5 novembre del 2008 <strong>Dmitrij Medvedev</strong>, nel suo primo discorso da presidente della Federazione Russa, disse: &#8220;Da quello che abbiamo visto negli ultimi anni, la creazione di un sistema anti-missile, l&#8217;accerchiamento della Russia con basi militari, l&#8217;incessante espansionismo della Nato, abbiamo tratto la chiara impressione che <strong>stiano mettendo. alla prova la nostra forza&#8221;</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E diciotto anni dopo&#8230;.</h2>



<p>E poi sappiamo quello che è successo. Nel 2016 Obama <a href="https://ro.usembassy.gov/our-relationship/implementing-missile-defense-europe/">inaugura in Romania la base dotata di lanciamissili Mark 41 &#8220;Aegis&#8221;</a>, sistema difensivo ma anche offensivo, capace di lanciare missili Tomahawk con testate nucleari e raggiungere Mosca. Nel 2014 l&#8217;Euromaidan in Ucraina, l&#8217;occupazione della Crimea da parte dei russi, la rivolta filorussa degli indipendentisti di Donetsk e Lugansk, la guerra nel Donbass e infine l&#8217;invasione. Non era prevedibile che tutto questo diventasse una guerra. <strong>E nulla di tutto questo giustifica chi ha acceso una guerra che drammaticamente scivola verso il quarto anno.</strong> Ma anche questa guerra ha una storia, non è certo frutto dell&#8217;impulso di un momento.</p>



<p>Una lunga introduzione che in realtà è un argomento. Perché la più grande &#8220;non vittoria&#8221; della Russia sta proprio in questo: la guerra (prima nel Donbass, poi in Ucraina) non è riuscita a cambiare la situazione rispetto a ciò che Putin vedeva crescere già nel 2007 e che denunciava alla Conferenza internazionale di Monaco. In altre parole<strong> il Cremlino non sembra più vicino a ottenere un diverso e più favorevole assetto di sicurezza in Europa di quanto lo fosse diciotto anni fa.</strong> Ed è proprio per questo che il tentativo di trattativa impostato da Trump sta abortendo: perché è arrivato al nocciolo politico della questione e non sa come affrontarlo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il lavoro di Petro Poroshenko </h2>



<p>Ormai sappiamo ciò che, più o meno, chiede la Russia per arrivare a una tregua in Ucraina. Tutto il Donbass (la regione di Lugansk è tutta sotto il controllo di Mosca, quella di Donetsk tra il 75 e l&#8217;80%) e la Crimea, per quanto riguarda i territori. Ma soprattutto, e si torna appunto a quei diciott&#8217;anni, che <strong>l&#8217;Ucraina stia fuori dalla Nato (della Ue al Cremlino importa poco)</strong> e riduca il proprio esercito a una forza quasi simbolica. Da non trascurare, in connessione con quest&#8217;ultime condizioni, la richiesta di avere il russo come seconda lingua nel Paese e piena libertà di azione per la Chiesa ortodossa russa -Patriarcato di Mosca, due elementi considerati fondamentali per poter esercitare una certo <em>soft power</em>, almeno dal punto di vista culturale.</p>



<p><strong>Che l&#8217;Ucraina, alla fine di qualunque percorso, stia fuori dalla Nato è altamente probabile. Agli Usa di Trump va bene così</strong>, l&#8217;hanno detto e ridetto. La Nato dice il contrario ma fa poco per tramutare in realtà il desiderio di Kiev. E all&#8217;interno dell&#8217;Alleanza Atlantica non sono pochissimi i Paesi che nutrono più di una preoccupazione all&#8217;idea che il famoso Articolo 5 della Nato («un attacco armato contro uno o più» Paesi dell&#8217;Alleanza «sarà considerato come un attacco diretto contro tutti»), quindi l&#8217;impegno a farsi coinvolgere in un conflitto, possa domani dipendere dalle bizze di qualche super-nazionalista di Kiev (o di qualche falco anti-kieviano di Mosca). <a href="https://pagellapolitica.it/articoli/articolo-5-trattato-nato-ucraina">Preoccupazione nutrita anche con l&#8217;interpretazione italiana,</a> che prevede l&#8217;Ucraina fuori dalla Nato ma protetta dall&#8217;Articolo 5 come se ne fosse membra. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Nella Nato o con la Nato poco importa</h2>



<p>Però quale sarebbe la differenza? Nessuno a Mosca è così ingenuo da credere che la Nato, domani, non sarà decisiva per gli assetti di sicurezza dell&#8217;Ucraina. Dentro o fuori che questa sia dall&#8217;Alleanza. Anche in questo caso, siamo in coda a un lungo processo. Già <strong>Petro Poroshenko</strong>, pochi mesi dopo l&#8217;elezione a presidente del giugno 2014, fece aprire a Kiev una sede diplomatica della Nato. Fu lui nel 2019, <a href="https://www.ansa.it/nuova_europa/it/notizie/rubriche/politica/2019/02/19/ucraina-ingresso-in-ue-e-nato-in-costituzione_b7ad9ecb-f3ac-4015-a51d-6e3f29f42a2a.html">a inserire nella Costituzione ucraina l&#8217;obiettivo di entrare nella Nato. </a>E fu lui, durante la sua presidenza, a investire il 6% del Pil (l&#8217;Ucraina era allora con la Moldavia il Paese più povero d&#8217;Europa) per rafforzare le forze armate del Paese e, soprattutto, <strong>renderle interoperabili con le forze Nato.</strong> È stata la preparazione di allora a rendere così fluida la collaborazione tra le truppe ucraine e i &#8220;consiglieri&#8221; Nato dopo l&#8217;invasione russa e durante la guerra.</p>



<p>D&#8217;altra parte basta seguire le iniziative che il Governo di Kiev prende proprio nel settore della Difesa. <a href="https://it.insideover.com/difesa/lucraina-per-prepararsi-al-dopoguerra-punta-tutto-sullindustria-delle-armi.html">Ne ha ben parlato in queste pagine</a> Andrea Muratore. Gli accordi con il colosso degli armamenti tedesco<strong> Rheinmetall o il Brave 1</strong>, l&#8217;incubatore tecnologico nel settore della Difesa, con cui gli ucraini si propongono, in sostanza, di diventare gli sperimentatori dell&#8217;industria internazionale degli armamenti, la dicono lunga su <strong>quanto voglia essere stretto il rapporto anche futuro tra l&#8217;Ucraina e i suoi sponsor militari.</strong> Soprattutto se dovesse tenere la linea Trump, ovvero: gli Usa vendono le armi alla Nato o all&#8217;Europa e questi le &#8220;regalano&#8221; all&#8217;Ucraina. Che qualcosa, prima o poi, dovrà pur fare per contraccambiare. O no?</p>



<p>E dunque la &#8220;non vittoria&#8221; russa appare piuttosto evidente. <strong>Dentro o fuori della Nato, l&#8217;Ucraina resterà comunque un &#8220;Paese Nato&#8221;. </strong>Armato, legato da un cordone ombelicale all&#8217;industria della Difesa occidentale, protetto dalla rete di intelligence occidentale (Starlink non è Nato, no?) e facilmente riarmabile in caso di ulteriori complicazioni. In più, l&#8217;Ucraina ha una qualità che gli europei, siano tedeschi o inglesi, italiani o lituani, devono ancora dimostrare: se costretta, ha voglia di combattere.</p>



<p>(2.fine)</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>



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		<title>26 aprile 1986: i fumi di Chernobyl che annunciarono la fine dell&#8217;Urss</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/26-aprile-1986-i-fumi-di-chernobyl-che-annunciarono-la-fine-dellurss.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Apr 2025 10:06:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/chernobyl.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Chernobyl" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/chernobyl.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/chernobyl-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/chernobyl-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/chernobyl-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Tra irresponsabilità dei capi ed eroismo dei cittadini, la tragedia di Chernobyl faceva capire che il sistema sovietico era condannato. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/26-aprile-1986-i-fumi-di-chernobyl-che-annunciarono-la-fine-dellurss.html">26 aprile 1986: i fumi di Chernobyl che annunciarono la fine dell&#8217;Urss</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/chernobyl.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Chernobyl" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/chernobyl.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/chernobyl-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/chernobyl-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/chernobyl-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il pomeriggio non passa mai. Ho raggiunto l&#8217;Ingegnere, che era stato il numero quattro nella gerarchia operativa della centrale di Chernobyl, perché nessuno dei suoi superiori, a partire da <strong>Viktor Brjukhanov</strong>, primo e unico direttore della centrale fino al 1986, ha accettato di incontrarmi. L&#8217;Ingegnere ora vive in questa sperduta località a Nord di Mosca, accanto alla figlia, anche lei impiegata presso una centrale atomica. Anche se &#8220;vive&#8221; è una parola grossa. Da ore mi mostra carte, grafici, schemi tecnici di cui non capisco nulla, e soprattutto parla, parla senza interruzione, per cercare di spiegare che dell&#8217;esplosione del reattore numero 4, avvenuta all&#8217;1,23 del 26 aprile 1986 durante un test di sicurezza maldestramente eseguito, lui non ha alcuna colpa. Che ha solo eseguito le direttive dei capi. Che&#8230; È un pomeriggio sprofondato nell&#8217;ossessione di un uomo che, nel giro di poche ore e due esplosioni, era passato dal ruolo di tecnico-burocrate privilegiato a quello di capro espiatorio di una dirigenza politica (<strong>Michail Gorbaciov</strong> era diventato segretario generale del Pcus solo l&#8217;anno prima) che provò a negare il disastro, paria, colpevole, incompetente, degenerato. Una mente sconvolta che si era autoesiliata in un posto dimenticato dagli uomini, se non anche da Dio, per poter rimuginare in solitudine sulle proprie disgrazie e sulle ingiustizie subite.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Compilation of Rare 1986 Videos of Chernobyl Disaster. (English)" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/Cc-vvhWXL9Q?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_Cc-vvhWXL9Q");</script>
</div></figure>



<p><strong>Oggi ricorrono i 39 anni da quel disastro, il più grave incidente nucleare della storia</strong>, l&#8217;unico, con quella di Fukushima del 2011, a essere stato classificato al massimo livello della scala di catastroficità INES. Ed è facile prevedere che l&#8217;anno prossimo sarà un fiorire di ricordi, ricostruzioni e, in generale, meravigliose esibizioni del senno del poi. In questo più sommesso trentanovesimo, preferisco riportare alla luce alcune impressioni del tutto personali, e quindi contestabilissime. Eccole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una profezia sul futuro dell&#8217;Urss</h2>



<p>La prima è questa. Molti dicono che la tragedia di Chernobyl fece cadere l&#8217;Urss. Non l&#8217;ho mai pensato. E infatti ci vollero anni, e la consunzione dell&#8217;esperimento gorbacioviano seguito con interesse dall&#8217;Occidente, prima che ciò avvenisse. È vero, invece, che quanto accaduto alla centrale mostrò che <strong>quel sistema di potere e di organizzazione sociale non poteva più reggere</strong>: il mix di trascuratezza e incompetenza, di autoritarismo usato al posto del senso di responsabilità (i dirigenti della centrale coi sottoposti, i politici coi tecnici), di imprevidenza prima e menzogna dopo (per quasi due giorni le autorità sovietiche negarono di fronte al mondo), era la più chiara dimostrazione che il colosso sovietico aveva gambe di una ormai friabilissima argilla. Basti pensare che tra il 1971 e il 1981 la centrale aveva sofferto 29 avarie, 8 delle quali per errori del personale. E che un problema simile a quello fatale a Chernobyl si era già verificato in un&#8217;altra centrale nucleare sovietica, quella di Ignalina in Lituania, senza che se ne fosse minimamente tenuto conto. In un certo senso, Chernobyl dimostrava che la neonata <em>perestrojka </em>era comunque destinata a fallire: il sistema sovietico non poteva essere riformato, poteva solo essere eliminato. Non è mai stato di moda dirlo ma aveva ragione <strong>Boris Eltsin</strong>.   </p>



<p>La seconda impressione: lo straordinario spirito di sacrificio, fino all&#8217;eroismo, dei cittadini sovietici. prima di incontrare l&#8217;Ingegnere era stato due volte a Chernobyl, affrontando tutte le misure di sicurezza ancora previste contro le radiazioni. e ci sarei stato altre due volte. Chernobyl, come ormai tutti sanno, è il realtà il nome della cittadina a una ventina di chilometri dalla centrale, che sorge invece tuttora in un piccolo centro chiamato <strong>Pripjat&#8217;</strong>, dal nome del fiume che vi scorre. Un tipico insediamento industriale sovietico: la centrale qui, poco più in là le case dei tecnici, la scuola, l&#8217;asilo, il parco giochi, la mensa&#8230; <strong>Non ci voleva molto per immaginare lo spavento delle famiglie, </strong>sicuramente avvertite dai familiari impiegati nella centrale, O il terrore dei bambini al suono delle esplosioni (ce ne furono cinque in totale). E il panico generale all&#8217;evacuazione finalmente decisa dopo quasi ventiquattr&#8217;ore dall&#8217;incidente. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi non perse la testa e perse la vita</h2>



<p>In quel quadro, appunto, ci fu chi non perse la testa e per questo finì per perdere la vita. È stato calcolato che tra 600 e 800 mila persone, i cosiddetti &#8220;liquidatori&#8221;, abbiano nel tempo partecipato ai lavori per bloccare l&#8217;emergenza o mettervi riparo e che circa 10 mila di loro siano morte per le dirette conseguenze delle radiazioni. Ci furono storie meravigliose e tragiche al tempo stesso. <strong>Aleksandr Akimov </strong>e <strong>Leonid Toptunov</strong>, due giovani tecnici, provarono a contestare la conduzione del test da parte del dirigente <strong>Anatoly Djatlov</strong>, ma furono minacciati di. licenziamento. furono loro, però, ad andare ad aprire le valvole per immettere nel reattore l&#8217;acqua che avrebbe dovuto raffreddarlo, senza tute protettive o altre precauzioni. Morirono due settimane dopo.  </p>



<p>Al momento della prima esplosione, nella caserma dei pompieri di Pripjat&#8217;, a 500 metri dalla centrale, era di turno un giovane tenente di nome <strong>Vladimir Pravik</strong> che, senza esitare, guidò i suoi uomini sul tetto della centrale per spegnere le fiamme. Fu raggiunto un&#8217;ora dopo da un altro tenente dei pompieri, <strong>Viktor Kibenok</strong>,  arrivato con il suo reparto da Chernobyl. Lavorarono tutti per ore, per spegnere le fiamme, tra i detriti radioattivi. Loro non lo sapevano ma erano condannati: dopo quattro minuti avevano già assorbito un livello di radiazioni fatale. Morirono tutti nel giro di qualche settimana. E mentre loro vomitavano e si accasciavano al suolo, e dal buco sul tetto della centrale continuavano a uscire vapori letali, il comando dei vigili del fuoco di Kiev dichiarava ufficialmente che l&#8217;emergenza era terminata.</p>



<p>Una tipica storia russa (pensiamo alla seconda guerra mondiale e ai 25 milioni di morti), insomma, in cui la resilienza della gente e il senso di patria si offrono di sopperire alle incertezze e alle ipocrisie dei vertici. Noi sorridiamo su queste cose, ci sentiamo superiori. E magari, chissà, lo siamo. Ma non è detto che basti. La guerra in Ucraina dovrebbe avercelo insegnato. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/26-aprile-1986-i-fumi-di-chernobyl-che-annunciarono-la-fine-dellurss.html">26 aprile 1986: i fumi di Chernobyl che annunciarono la fine dell&#8217;Urss</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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