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	<title>menachem begin Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sat, 18 Jul 2026 23:32:07 +0000</lastBuildDate>
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	<title>menachem begin Archives - InsideOver</title>
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		<title>Elena Basile: il conflitto israelo-palestinese, la morale e l&#8217;arbitrio della forza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/elena-basile-il-conflitto-israelo-palestinese-la-morale-e-larbitrio-della-forza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 23:32:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gaza" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/gaza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/gaza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/gaza-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/gaza-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/gaza-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/gaza-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non si può pervenire a una mediazione nel conflitto israelo-palestine se non si ammette il tentato genocidio da parte di Israele.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/elena-basile-il-conflitto-israelo-palestinese-la-morale-e-larbitrio-della-forza.html">Elena Basile: il conflitto israelo-palestinese, la morale e l&#8217;arbitrio della forza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gaza" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/gaza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/gaza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/gaza-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/gaza-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/gaza-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/gaza-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Alcuni intellettuali lamentano che <strong>l’analisi del conflitto israelo-palestinese</strong> sia deviata dalla compassione per le vittime palestinesi e sfugga a una razionale equidistanza, base della mediazione. In particolare temono&nbsp; che lo stigma rivolto a Israele quale “ Stato genocida” possa portare a un nuovo odio per Israele e il popolo ebraico.</p>



<p>Seguendo questa, si dedurrebbe che il riconoscimento dell’Olocausto sarebbe dovuto essere vietato al fine di non stigmatizzare l’intero popolo tedesco. Il percorso della tormentata storia occidentale ci insegna l’opposto. I valori umanistici hanno rappresentato un punto di riferimento nella lotta della civiltà contro la barbarie, a cominciare dall’apprezzamento della vita umana e dalla uguaglianza degli uomini davanti a Dio del Cristianesimo per giungere, attraverso i valori illuministici  di “ liberté, egalité , fraternité” e l’utopia marxista di una società senza ingiustizie sociali (a ciascuno secondo i suoi bisogni), alla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, al  <strong>Multilateralismo,</strong> alla convenzione per la prevenzione e la repressione del genocidio. <strong>I valori umanistici sono parte di una identità occidentale che dovrebbe coinvolgere il popolo ebraico</strong>, vittima dell’olocausto, e lo Stato di Israele che fu concepito dalla parte migliore dei sionisti come un rifugio delle popolazioni perseguitate e non come un progetto di dominio coloniale nel quale è stato subito trasformato, a partire dalla NAKBA.</p>



<p>Non si può pervenire a una mediazione nel conflitto israelo-palestinese,&nbsp; se si sotterra la compassione per le vittime e non si ammette il tentato genocidio da parte di Israele, la pulizia etnica iniziata ben prima del 7 ottobre 2023.</p>



<p>Il popolo ebraico recupera le tradizioni migliori dell’ebraismo se riconosce i crimini di Israele e non li nasconde sotto&nbsp; la polvere del tempo, tentando di giustificarli con <strong>l’esistenza di Hamas,</strong> una organizzazione per la lotta armata e la liberazione di un popolo, che compie attentati terroristici, e che è nata a causa dell’occupazione illegale dei territori palestinesi. <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-premier-del-qatar-svela-il-coordinamento-con-usa-e-israele-per-gestire-hamas.html" type="post" id="496751">Essa&nbsp; è stata finanziata e tenuta in vita dal Governo israeliano</a> al fine di non accettare un dialogo diplomatico per la nascita dello Stato palestinese.</p>



<p>La rinascita della Germania democratica  è stata possibile in virtù del riconoscimento dell’olocausto e dell’ammissione delle proprie colpe storiche da parte del popolo tedesco. <strong>Anna Harendt </strong>potrebbe essere citata in quanto insieme a tanti altri intellettuali ebrei prese le distanze da Israele ai tempi dell’ex Primo Ministro ( e terrorista) Begin.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il recupero dell&#8217;umanesimo cristiano</h2>



<p>Non mi sembra che la politica occidentale sia stata severa con la storia di Israele. Ha sempre condonato le violazioni del Diritto Internazionale, iniziate almeno nel lontano 1967, reiterate con le punizioni collettive dei palestinesi e con la creazione di un regime di apartheid in  Cisgiordania. Che alcuni esponenti illustri della chiesa cattolica, come il cardinale Pizzaballa, portino avanti il dialogo interreligioso, levino la loro voce per ricordare il dolore delle vittime, non è demagogia ma <strong>recupero dell’umanesimo cristiano che la politica internazionale tende a cancellare.</strong></p>



<p>Di fronte al genocidio di un popolo ancora in corso, non può essere citato quale giustificazione il dolore della diaspora ebraica, oppure la vulnerabilità di Israele accerchiato da Paese arabi nemici. Questi argomenti erano forse  credibili nei primi decenni dopo la seconda guerra mondiale. <strong>Oggi sono mistificazioni che non tengono conto dei rapporti di forza cambiati</strong>, dell’arroganza di uno Stato, avamposto della NATO in Medio Oriente, che perpetua i suoi crimini in virtù del sostegno militare e finanziario statunitense e della complicità politica ed economica europea. Certamente Hamas ha commesso innumerevoli errori politico-strategici e ha governato anche col terrore la Palestina. <strong>Sicuramente Hamas ha compiuto attentati terroristici.</strong> Considerare tuttavia l’organizzazione e l’intera asse della resistenza, Hezbollah, Houty e Iran, l’unico Stato che si è opposto non a parole al genocidio, quali cause del comportamento israelo-americano non risponde alla realtà storica dei fatti.</p>



<p>Il volto odierno, il più atroce del sionismo, è il risultato della potenza israeliana non certo della sua vulnerabilità.</p>



<p>Stento a comprendere i tanti intellettuali che <strong>credono la libertà di espressione significhi difendere l’arbitrio del potere.</strong> La nostra Costituzione vieta l’apologia del fascismo ma tutela il pluralismo democratico. Non ammetteremmo le esternazioni pubbliche dei negazionisti dell’olocausto. La condanna del genocidio è un imperativo a difesa dei valori fondamentali delle costituzioni democratiche. Siamo al paradosso di voci dell’intellighentia, che vengono in soccorso di Israele, Stato sostenuto da una potentissima lobby internazionale. Ci raccomandano di non esagerare nella protezione dei palestinesi, i paria dimenticati dalla Storia!</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/elena-basile-il-conflitto-israelo-palestinese-la-morale-e-larbitrio-della-forza.html">Elena Basile: il conflitto israelo-palestinese, la morale e l&#8217;arbitrio della forza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Einstein e Arendt: quella lettera del 1948 che metteva in guardia Israele contro l&#8217;autodistruzione</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/einstein-e-arendt-quella-lettera-del-1948-che-metteva-in-guardia-israele-contro-lautodistruzione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Sep 2025 17:53:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="853" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Declaration_of_State_of_Israel_1948.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Declaration_of_State_of_Israel_1948.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Declaration_of_State_of_Israel_1948-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Declaration_of_State_of_Israel_1948-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Declaration_of_State_of_Israel_1948-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Declaration_of_State_of_Israel_1948-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Nel dicembre 1948 alcune delle menti più brillanti del Novecento, fra cui Albert Einstein e Hannah Arendt, misero in guardia Israele.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/einstein-e-arendt-quella-lettera-del-1948-che-metteva-in-guardia-israele-contro-lautodistruzione.html">Einstein e Arendt: quella lettera del 1948 che metteva in guardia Israele contro l&#8217;autodistruzione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="853" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Declaration_of_State_of_Israel_1948.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Declaration_of_State_of_Israel_1948.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Declaration_of_State_of_Israel_1948-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Declaration_of_State_of_Israel_1948-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Declaration_of_State_of_Israel_1948-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Declaration_of_State_of_Israel_1948-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Nel dicembre 1948, pochi mesi dopo la nascita dello Stato di Israele, sulle colonne del New York Times apparve una lettera aperta destinata a scuotere l’opinione pubblica americana. Non era firmata da militanti di secondo piano, ma da alcune delle menti più brillanti del Novecento, fra cui <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/norman-finkelstein-netanyahu-e-trump-vogliono-liran-in-schiavitu-ma-non-ce-la-faranno.html">Albert Einstein</a></strong> e <strong>Hannah Arendt</strong>. Un gruppo di intellettuali ebrei che, all’indomani dell’Olocausto e della guerra, sentì il dovere di denunciare <strong>il pericolo rappresentato da Menachem Begin e dal suo partito, l’Herut</strong>, erede diretto dell’Irgun, organizzazione armata protagonista di azioni violente durante il Mandato britannico e della famigerata strage di Deir Yassin.</p>



<p>La lettera, datata 2 dicembre, definiva l’Herut un movimento «molto vicino ai partiti nazista e fascista per metodi, filosofia politica e base sociale». Parole pesanti, che oggi suonano quasi inconcepibili se si pensa che Begin sarebbe poi diventato Primo ministro di Israele e premio Nobel per la Pace. Ma in quel momento, quando il nuovo Stato cercava legittimità internazionale, Einstein, Arendt e gli altri intellettuali vedevano profilarsi il rischio di una deriva autoritaria travestita da liberazione nazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’ombra di Deir Yassin</h2>



<p>Il punto centrale della denuncia riguardava il massacro di <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/furono-le-mosche-a-farcelo-capire.html">Deir Yassin</a>, villaggio palestinese dove nell’aprile 1948 uomini dell’Irgun e del Lehi massacrarono circa 240 civili, comprese donne e bambini. <strong>Un episodio che scosse il mondo arabo e accelerò la fuga dei palestinesi</strong>, contribuendo a creare la questione dei rifugiati che ancora oggi pesa come una pietra sul conflitto mediorientale.</p>



<p>Per i firmatari della lettera, l’Herut era l’erede politico di quel crimine. E il problema non era solo morale, ma anche politico: permettere a Begin di presentarsi negli Stati Uniti come leader democratico, <strong>raccogliendo fondi e appoggi</strong>, significava dare legittimità a una forza che si vantava di azioni terroristiche e che mirava a trasformare Israele in uno Stato militarizzato, privo di autentici principi democratici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Israele tra idealismo e realpolitik</h2>



<p>È interessante notare come la giovane Israele fosse già divisa fra due visioni opposte. Da un lato il <strong>socialismo laburista di David Ben Gurion</strong>, che costruì lo Stato con kibbutz, esercito di leva e un’idea collettiva della difesa. Dall’altro la linea <strong>nazionalista e revanscista di Begin, </strong>convinto che solo la forza militare e la radicalità ideologica potessero garantire la sopravvivenza e l’espansione del Paese.</p>



<p>Einstein e Arendt, da cosmopoliti ebrei cresciuti in Europa, <strong>percepivano il pericolo di questo secondo modello.</strong> Sapevano bene cosa significasse trasformare la politica in culto della violenza, perché avevano vissuto sulla propria pelle la tragedia dei totalitarismi. Non a caso la loro denuncia assumeva toni così netti: volevano impedire che lo Stato nato dalle ceneri dell’Olocausto prendesse strade simili a quelle che avevano condotto l’Europa al disastro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Scenari economici e militari</h2>



<p>L’avvertimento aveva anche una dimensione strategica ed economica. <strong>Nel 1948 Israele era povero, isolato, privo di risorse naturali e costretto a dipendere dagli aiuti della diaspora ebraica.</strong> Se a guidarlo fosse stato un movimento radicale, incline all’uso della forza e privo di compromessi politici, il rischio era duplice: alienare il sostegno internazionale e precipitare in un conflitto senza fine con i Paesi arabi. Proprio ciò che accadde, in parte, nei decenni successivi, con guerre cicliche e una militarizzazione permanente che ha plasmato l’economia israeliana in senso bellico, lasciando in secondo piano lo sviluppo civile.</p>



<p>Militarmente, l’Herut e Begin rappresentavano la scelta della spada sopra l’aratro, della guerra preventiva invece della costruzione di istituzioni solide. La lettera sottolineava questo aspetto: affidare il futuro di Israele a chi si richiamava a Deir Yassin significava consolidare la logica della forza, condannando l’intero Medio Oriente a una lunga stagione di instabilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una lezione geopolitica ancora attuale</h2>



<p>Guardando oggi a quella lettera, colpisce la lucidità geopolitica. Einstein e Arendt avevano compreso che la nascita di Israele non era solo la soluzione a una tragedia storica, ma anche <strong>il punto di partenza di nuove tensioni globali</strong>. La loro preoccupazione era che l’Occidente, accecato dal senso di colpa per la Shoah, chiudesse gli occhi di fronte alla crescita di forze interne a Israele che non avevano nulla a che fare con i principi democratici.</p>



<p>In un mondo in cui gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica si spartivano le aree di influenza, <strong>lasciare spazio a un Israele nazionalista e aggressivo</strong> poteva trasformare il nuovo Stato in una scheggia impazzita, capace di destabilizzare non solo il Medio Oriente ma anche i delicati equilibri della Guerra Fredda.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Arendt e la politica della responsabilità</h2>



<p>Tra tutti i firmatari, <strong>la voce di Hannah Arendt merita un’attenzione particolare.</strong> Per lei la politica non era mai solo gestione del potere, ma esercizio di responsabilità. Denunciare Begin e l’Herut significava difendere l’idea che Israele dovesse nascere come Stato democratico e pluralista, capace di includere e non solo di escludere. Arendt aveva già espresso critiche radicali al sionismo più nazionalista, sostenendo che uno Stato ebraico esclusivamente per ebrei avrebbe prodotto nuove forme di conflitto. La lettera al New York Times fu un tassello coerente di questa visione: ammonire contro il rischio che la vittima di ieri diventasse l’oppressore di domani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione: una profezia rimossa</h2>



<p>Oggi, a distanza di oltre settant’anni, quella lettera resta un documento scomodo. <strong>È stata spesso rimossa o relegata nelle note a piè di pagina</strong>, perché mette in discussione la narrazione lineare della nascita di Israele come semplice trionfo di libertà e giustizia. Eppure, nella sua durezza, conserva una forza profetica: Einstein, Arendt e gli altri firmatari avevano visto con chiarezza che un Paese nato dal dolore immenso dell’Olocausto rischiava di imboccare una strada pericolosa se non avesse posto limiti all’uso della forza e al mito della violenza redentrice.</p>



<p>Quella voce rimane un monito: senza responsabilità politica, <strong>senza equilibrio tra sicurezza e democrazia</strong>, ogni Stato, anche quello nato per garantire la sopravvivenza di un popolo perseguitato, può diventare prigioniero delle stesse logiche che aveva giurato di combattere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/einstein-e-arendt-quella-lettera-del-1948-che-metteva-in-guardia-israele-contro-lautodistruzione.html">Einstein e Arendt: quella lettera del 1948 che metteva in guardia Israele contro l&#8217;autodistruzione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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