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	<title>Mahmood Mamdani Archives - InsideOver</title>
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		<title>Usa, il voto dei musulmani alle midterm: un possibile effetto Mamdani</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/usa-il-voto-dei-musulmani-alle-midterm-un-possibile-effetto-mamdani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2025 13:32:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p>Da Dearborn al Queens, da Houston ad Atlanta, il voto musulmano è diventato una variabile decisiva e imprevedibile negli Usa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-il-voto-dei-musulmani-alle-midterm-un-possibile-effetto-mamdani.html">Usa, il voto dei musulmani alle midterm: un possibile effetto Mamdani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Nel cuore dell’America che tra un anno passerà dalle forche caudine delle <strong>midterm</strong>, serpeggia un’inquietudine nuova. Da Dearborn al Queens, da Houston ad Atlanta, il <strong>voto musulmano</strong> è diventato una variabile decisiva e imprevedibile. Non tanto per il peso numerico – poco più dell’1% della popolazione adulta – quanto per il suo significato politico. L’America che si specchia nelle sue urne musulmane non è più quella dell’<strong>11 settembre</strong>: è un Paese che comincia a fare i conti con la propria doppia coscienza, quella dei “noi” e dei “loro” che <strong>Mahmood Mamdani</strong>, padre del <a href="https://it.insideover.com/politica/il-volo-di-mamdani-batte-cuomo-ed-e-il-nuovo-sindaco-di-new-york.html">neoletto sindaco di New York</a>, aveva descritto vent’anni fa come la malattia costitutiva dell’Occidente post-terrorismo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giovani, istruiti, urbani</h2>



<p>Dopo due decenni di sospetto, discriminazione e sorveglianza, i musulmani americani sono passati dall’essere oggetto di politiche pubbliche all’essere soggetti politici. <strong>Giovani</strong>, <strong>istruiti</strong>, <strong>urbani</strong>, spesso di seconda generazione, si muovono ormai dentro la democrazia americana non come ospiti ma come interpreti. La loro partecipazione elettorale è cresciuta costantemente: nel 2016 solo sei musulmani su dieci risultavano registrati al voto, oggi quasi otto su dieci. Alle presidenziali del 2020, secondo il progetto Million Muslim Votes di EngageUSA, il 71% degli elettori musulmani registrati si recò alle urne. È un dato storico, confermato da un afflusso analogo anche alle <strong>midterm del 2022</strong>.</p>



<p>Eppure la fedeltà politica vacilla. Il Pew Research Center rileva nel 2025 che il 53% dei musulmani adulti si identifica o tende verso il Partito Democratico, ma il 42% dichiara simpatia o vicinanza al Partito Repubblicano: <strong>un equilibrio impensabile dieci anni fa.</strong> Nelle elezioni del 2024, un sondaggio del Council on American-Islamic Relations ha mostrato che più della metà degli elettori musulmani ha scelto <strong><a href="https://it.insideover.com/donne/verde-ebrea-idolo-dei-musulmani-jill-stein-lincubo-di-kamala-harris.html">Jill Stein</a></strong>, candidata dei Verdi; il 21% ha votato <strong>Donald Trump </strong>e il 20% <strong>Kamala Harris</strong>. È un terremoto politico: la comunità che un tempo era data per scontata dai Democratici si è divisa tra dissenso, protesta e ricerca di nuove coerenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una delusione morale?</h2>



<p>Dietro quei numeri non c’è una conversione ideologica, ma una <strong>delusione morale</strong>. L’appoggio al Partito Democratico si è incrinato con la <strong>guerra di Gaza</strong>, con la percezione di una doppia morale che <strong>predica diritti universali ma li applica a geometria variabile.</strong> Un’indagine dell’Institute for Social Policy and Understanding condotta nel 2024 nei tre Stati chiave – <strong>Michigan</strong>, <strong>Pennsylvania</strong> e <strong>Georgia</strong> – mostra che la maggior parte degli elettori musulmani considera la posizione di un candidato sul cessate-il-fuoco a Gaza un fattore decisivo per il voto. Nelle <strong>moschee del Midwest </strong>e nei <strong>campus del Nord-Est</strong> si parla di “coerenza”, non di identità: <strong>il voto musulmano, oggi, è meno religioso e più etico</strong>. Le nuove generazioni non vogliono essere la minoranza da proteggere, ma la cittadinanza da ascoltare.</p>



<p>Nel Michigan, dove <strong>Dearborn </strong>è la capitale simbolica dell’islam americano, questa metamorfosi si è fatta tangibile quando decine di migliaia di elettori hanno votato “<em><strong>uncommitted</strong></em>” alle primarie democratiche del 2024, rifiutando di legittimare la politica estera di Washington. È un gesto che non appartiene alla vecchia logica dell’appartenenza, ma a una nuova grammatica morale: non si vota contro, ma per un principio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La geografia del voto musulmano</h2>



<p>La geografia del voto musulmano non si limita però al Midwest. A New York, nel <strong>distretto di Astoria</strong>, un giovane di origini ugandesi e indiane ha trasformato quella grammatica in linguaggio politico. <strong>Zohran Mamdani</strong> è il nuovo sindaco della città che non dorme mai . La sua elezione nel 2020, in un’area a maggioranza non musulmana, ha mostrato che un candidato islamico può vincere non in quanto “minoranza” ma come voce universale di giustizia. La sua campagna ha intrecciato temi locali e globali – alloggi, diritti dei lavoratori, Palestina – in una visione coerente.</p>



<p>In Mamdani figlio, la teoria paterna sul superamento del <strong>binomio “noi/loro”</strong> si fa prassi politica. “Noi” non è più l’Occidente ma la cittadinanza plurale che abita le sue contraddizioni; “loro” non sono più i musulmani ma le strutture di potere che perpetuano disuguaglianza e ipocrisia. “<em>Non c’è contraddizione tra essere musulmano e chiedere giustizia per tutti</em>”, ha detto in un’intervista, “<em>la fede non delimita il nostro orizzonte, lo espande</em>. In questo senso Zohran Mamdani è il laboratorio politico dell’<strong>effetto Mamdani</strong>: la traduzione pratica di un pensiero che aveva annunciato la crisi della distinzione morale su cui si era costruito l’Occidente post-11 settembre.</p>



<p>Il suo successo non è isolato. Alle ultime midterm, <strong>Ruwa Romman</strong> in Georgia, <strong>Nabeela Syed</strong> e <strong>Abdelnasser Rashid </strong>in Illinois, <strong>Salman Bhojani </strong>e <strong>Suleman Lalani</strong> in Texas hanno conquistato seggi statali e municipali, segnando una diffusione inedita della rappresentanza musulmana. La loro forza non è l’identità confessionale, ma la capacità di legare la fede a un’etica pubblica condivisa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo spauracchio del voto uncommitted</h2>



<p><strong>Questa trasformazione inquieta entrambi i partiti</strong>. I Democratici scoprono che l’appello ai “valori universali” non basta più se le scelte concrete li contraddicono; i Repubblicani intravedono uno spazio nuovo, ma la retorica anti-immigrazione e l’<strong>islamofobia strutturale</strong> ne limitano la credibilità. Così il voto musulmano si colloca in una zona grigia di indecisione, protesta e astensione strategica. Alle midterm del 2022, la partecipazione musulmana è stata alta ma diseguale: in <strong>Michigan</strong> l’affluenza ha superato il 70%, mentre in Pennsylvania e Georgia molti hanno scelto di non votare, non per apatia ma per <strong>disillusione</strong>. In un Paese dove la vittoria spesso si gioca su un margine di due o tre punti, quella disillusione pesa come una forza politica.</p>



<p>L’effetto più profondo non è però numerico, ma simbolico. <strong>Il voto musulmano costringe gli Stati Uniti a guardarsi allo specchio.</strong> Per la prima volta, la minoranza che era servita da misura della paura diventa misura della coscienza. La comunità che un tempo cercava accettazione chiede ora reciprocità: non di essere “integrata”, ma riconosciuta come parte dell’universale che l’America proclama. È qui che l’effetto Mamdani potrebbe manifestarsi: non come slogan, ma come metamorfosi della cittadinanza.</p>



<p>Il prossimo anno, quando gli Stati Uniti torneranno al voto per le <strong>midterm del 2026</strong>, il comportamento dell’elettorato musulmano sarà uno degli indicatori più sensibili della salute morale del Paese. Tutto lascia pensare che non assisteremo a un ritorno all’automatismo partitico. L’elettorato musulmano potrebbe scegliere tre strade diverse: l’<strong>astensione etica</strong>, il <strong>voto di protesta</strong> verso candidati indipendenti o progressisti, oppure – nei distretti dove i Democratici sapranno ascoltare – un <strong>ritorno critico ma consapevole</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dove potrebbe verificarsi l&#8217;effetto Mamdani</h2>



<p><strong>Nel Michigan e in Pennsylvania</strong>, dove la mobilitazione “<em>uncommitted</em>” ha lasciato un segno, si prevede che la fedeltà democratica resti fragile: basterebbe un’assenza di segnali sul dossier Gaza per spingere migliaia di elettori verso il non voto. Nel Michigan, la densità di elettori musulmani e arabo-americani può trasformare <strong>Dearborn</strong> e <strong>Hamtramck </strong>in epicentri di una nuova cittadinanza etica: non enclave religiose, ma laboratori di pluralismo. Qui l’effetto Mamdani può concretizzarsi nella nascita di coalizioni locali tra musulmani, afroamericani, latini e giovani attivisti progressisti, capaci di ridefinire il voto non come appartenenza ma come giudizio morale sulle politiche nazionali.</p>



<p>In stati come<strong> Georgia e Texas</strong>, invece, il voto musulmano potrebbe diventare un fattore di equilibrio, soprattutto nei distretti urbani dove le coalizioni interetniche costruite dai giovani progressisti – sull’esempio di Mamdani – stanno prendendo forma. Qui, il possibile effetto Mamdani potrebbe manifestarsi come una sorpresa elettorale: un voto musulmano-latino-progressista capace di ribaltare i pronostici in distretti conservatori. Lì, dove le minoranze convivono in condizioni di marginalità ma anche di interdipendenza, la solidarietà può diventare la forma concreta di una nuova cittadinanza.</p>



<p>A <strong>New York</strong>, l’effetto è già in corso. L’esperienza di  Mamdani dimostra che il linguaggio etico e universalista elaborato all’interno di una comunità può essere adottato da altre: il suo distretto, Astoria, è diventato un microcosmo in cui la fede non divide ma articola la cittadinanza. È lì, e in città come <strong>Chicago</strong> o<strong> Philadelphia</strong>, che potremmo vedere il superamento pratico del binomio “noi/loro”: il passaggio da una politica di identità a una politica di solidarietà trasversale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-il-voto-dei-musulmani-alle-midterm-un-possibile-effetto-mamdani.html">Usa, il voto dei musulmani alle midterm: un possibile effetto Mamdani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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