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	<title>Larry Bacow Archives - InsideOver</title>
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		<title>Dagli Usa alla Francia all&#8217;Italia, la sfida delle Università per la libertà d&#8217;espressione</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dagli-usa-alla-francia-allitalia-la-sfida-delle-universita-per-la-liberta-despressione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 May 2025 17:18:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="840" height="560" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/universita-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="università" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/universita-1.jpg 840w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/universita-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/universita-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/universita-1-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></p>
<p>La battaglia per il libero pensiero è cominciata negli atenei di primo piano degli Stati Uniti ma è presto diventata un problema globale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dagli-usa-alla-francia-allitalia-la-sfida-delle-universita-per-la-liberta-despressione.html">Dagli Usa alla Francia all&#8217;Italia, la sfida delle Università per la libertà d&#8217;espressione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="840" height="560" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/universita-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="università" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/universita-1.jpg 840w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/universita-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/universita-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/universita-1-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></p>
<p>Il mondo contemporaneo sembra un intreccio di contraddizioni e conflitti, un puzzle globale in cui ogni pezzo – dalle tensioni geopolitiche alle battaglie ideologiche – si incastra con un altro, generando reazioni a catena che attraversano confini e culture. <strong>Una prima pagina de Le Monde Diplomatique, datata 6 maggio 2025,</strong> cattura perfettamente questa complessità, offrendo uno spaccato di un fenomeno che sta scuotendo il cuore del mondo accademico: un’ondata di arresti di studenti e professori negli Stati Uniti, accusati di antisemitismo, intrecciata con le recenti <strong>dichiarazioni incendiarie di Donald Trump</strong>, che non perde occasione per alimentare la polarizzazione globale. Aggiungiamo il contesto internazionale – la guerra in Ucraina, le tensioni in Medio Oriente, le recenti elezioni in Francia – e il quadro diventa un mosaico che merita un’analisi approfondita, capace di cogliere le sfumature di una crisi che va ben oltre le aule universitarie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La repressione nelle Università che non ha precedenti</h2>



<p>Al centro della notizia c’è un fenomeno che sta scuotendo il mondo accademico statunitense: <strong>centinaia di studenti e professori universitari sono stati arrestati con l’accusa di antisemitismo.</strong> La foto sulla prima pagina de Le Monde Diplomatique mostra una protesta, probabilmente in un campus, con una folla di giovani che sventolano cartelli e bandiere – tra cui si intravede quella palestinese – in un’atmosfera di tensione palpabile. Secondo quanto riportato, l’ondata repressiva ha colpito atenei di primissimo piano: <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/harvard-respinge-le-richieste-di-trump-lo-scontro-su-inclusione-e-antisemitismo.html">Harvard, Columbia, l’Università della California</a></strong>, ma anche istituzioni meno note come l’Università del Wisconsin e quella del Michigan.</p>



<p>Il motivo di queste proteste? La crescente indignazione degli studenti per le politiche israeliane, in particolare dopo l’escalation del conflitto con Hamas e le operazioni militari a Gaza, che hanno causato migliaia di vittime civili. Gli studenti, spesso organizzati in gruppi come Students for Justice in Palestine o Jewish Voice for Peace, hanno denunciato quello che definiscono un “genocidio” in corso, chiedendo alle loro università di tagliare ogni legame con Israele, sia accademico che finanziario. <strong>Le richieste includono il disinvestimento da aziende israeliane,</strong> la fine di programmi di studio all’estero in Israele e la rottura di partnership con istituzioni accademiche israeliane. A Columbia, per esempio, gli studenti hanno occupato il campus per giorni, chiedendo che l’università smetta di investire in aziende che forniscono tecnologia militare a Israele. A Harvard, un gruppo di studenti ha organizzato un sit-in davanti alla biblioteca principale, distribuendo volantini che accusavano il governo israeliano di crimini di guerra.</p>



<p>Ma la risposta delle autorità è stata durissima. La polizia è intervenuta con arresti di massa: a <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/usa-chi-e-miriam-adelson-la-miliardaria-che-sostiene-la-repressione-nei-campus.html">Columbia,</a></strong> 150 studenti sono stati fermati in una sola giornata; a Harvard, una studentessa di origini palestinesi, <strong>Nour Al-Farra</strong>, è stata arrestata per aver organizzato una protesta pacifica. A UCLA, un professore di Scienze politiche, <strong>Mark Levine</strong>, è stato sospeso per aver pubblicato un articolo in cui criticava apertamente le politiche israeliane. Le accuse di antisemitismo, spesso vaghe e generiche, sono diventate un’arma per silenziare il dissenso. In molti casi, gli studenti arrestati sono stati rilasciati dopo poche ore, ma non senza conseguenze: sospensioni, espulsioni e procedimenti disciplinari che mettono a rischio il loro futuro accademico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra libertà di pensiero e accuse di antisemitismo</h2>



<p>Le università si trovano in una posizione impossibile. Da un lato, hanno il dovere di garantire la libertà di espressione, un principio cardine del mondo accademico; dall’altro, sono sotto un fuoco incrociato di accuse di antisemitismo, alimentate da politici, media e gruppi di pressione. <strong>Il Congresso statunitense, in particolare i repubblicani, ha intensificato la sua campagna contro gli atenei.</strong> Negli ultimi mesi, i rettori di Harvard, Columbia e Penn sono stati convocati in audizioni pubbliche, dove sono stati accusati di non fare abbastanza per combattere l’antisemitismo nei campus. L&#8217;ex presidente di Harvard, Larry Bacow, ha cercato di difendere il diritto degli studenti a manifestare, ma ha anche promesso “tolleranza zero” verso qualsiasi forma di discriminazione. Una posizione di equilibrio che, però, non ha soddisfatto nessuno: gli studenti si sentono criminalizzati, mentre i critici – tra cui figure di spicco come il senatore repubblicano <strong>Ted Cruz</strong> – accusano le università di essere troppo permissive.</p>



<p>A complicare il quadro ci sono le pressioni economiche. Molte università dipendono da donazioni di ricchi finanziatori, alcuni dei quali hanno minacciato di ritirare il loro supporto se le proteste non vengono represse. <strong>A Penn, per esempio, un donatore miliardario, Marc Rowan, ha pubblicamente chiesto le dimissioni del rettore</strong> dopo che l’università ha ospitato un festival letterario con ospiti palestinesi. Questo clima di paura ha spinto molti atenei a cedere alle pressioni, adottando misure draconiane contro studenti e professori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trump e la guerra alla libertà di pensiero<br></h2>



<p>Ed ecco che entra in scena Donald Trump, il cui nome domina il titolo principale de Le Monde Diplomatiche: “Trump in guerra contro la libertà di pensiero”. L’ex presidente, che secondo il quotidiano sta preparando il terreno per una nuova candidatura nel 2028, ha colto l’occasione per cavalcare l’onda della repressione. In un recente comizio in Florida, Trump ha attaccato le università, definendole <strong>“nidi di radicali di sinistra” </strong>che “indottrinano gli studenti con propaganda anti-israeliana e anti-americana”. Ha promesso che, se eletto, introdurrà leggi per tagliare i fondi federali agli atenei che non reprimono con sufficiente durezza le proteste considerate antisemite. Non solo: ha anche proposto di introdurre un “sistema di monitoraggio” per identificare e punire gli studenti che partecipano a movimenti di boicottaggio contro Israele, come il BDS (Boycott, Divestment, Sanctions).</p>



<p>Le parole di Trump hanno trovato il plauso di una parte dell’elettorato conservatore, ma hanno anche scatenato un’ondata di critiche. <strong>L’American Civil Liberties Union (ACLU) ha definito le sue proposte “un attacco frontale alla libertà di parola”</strong>, accusandolo di voler trasformare le università in strumenti di propaganda politica. Anche alcuni commentatori conservatori, come <strong>David French</strong> del New York Times, hanno espresso preoccupazione, sottolineando l’ipocrisia di un politico che, durante il suo mandato, non ha mai brillato per sensibilità verso le minoranze. Trump, d’altronde, non è nuovo a questo tipo di retorica: già nel 2020, aveva firmato un ordine esecutivo che <strong>equiparava le critiche a Israele a una forma di antisemitismo</strong>, una mossa che molti avevano interpretato come un tentativo di silenziare il dissenso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il contesto internazionale: un mondo in ebollizione </h2>



<p>Il caso degli arresti universitari non può essere compreso senza considerare il contesto internazionale, che Le Monde Diplomatique descrive con dovizia di dettagli. <strong>La guerra in Ucraina, che continua a destabilizzare l’Europa, ha rafforzato l’asse tra Stati Uniti e Israele</strong>, entrambi impegnati a contrastare l’influenza di Russia e Iran nella regione. In questo scenario, le proteste universitarie vengono viste da molti come un ostacolo alla narrazione ufficiale, che dipinge Israele come un baluardo contro il terrorismo. Ma non è solo l’Ucraina a preoccupare: <strong>le tensioni tra Stati Uniti e Cina, il conflitto latente in Libano, e le recenti elezioni in Francia</strong> complicano ulteriormente il quadro. In Francia, il Rassemblement National di Marine Le Pen ha guadagnato terreno, vincendo un numero record di seggi alle elezioni legislative del 2025. Le Pen, che ha fatto della lotta all’immigrazione e del sostegno a Israele due pilastri della sua campagna, ha espresso solidarietà alle autorità americane, definendo le proteste universitarie “un attacco ai valori occidentali”.</p>



<p>In Italia, il governo di Giorgia Meloni – che Le Monde Diplomatique descrive come “allineato” con le posizioni di Trump – ha seguito una linea simile. Meloni ha dichiarato che “l’antisemitismo non può essere tollerato, in nessuna forma”, e <strong>ha promesso di introdurre nuove leggi per punire chi partecipa a movimenti di boicottaggio contro Israele.</strong> Una posizione che ha suscitato le critiche della sinistra, guidata da Elly Schlein, che ha definito la repressione degli studenti “un attacco alla democrazia”. Schlein, in un’intervista citata dal quotidiano, ha accusato il Governo Meloni di usare l’antisemitismo come pretesto per restringere le libertà civili, un’accusa che trova eco in molti ambienti accademici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Voci dal mondo accademico: un dibattito polarizzato </h2>



<p>Non mancano le voci di chi, nel mondo accademico, cerca di riportare il dibattito su un piano più razionale. <strong>Guido Saraceni</strong>, docente di filosofia del diritto all’Università di Teramo, citato nell’articolo, parla di “un cortocircuito pericoloso”: “L’accusa di antisemitismo viene usata come arma politica per silenziare il dissenso. Ma così si rischia di alimentare davvero il risentimento, invece di combatterlo”. Saraceni sottolinea come la repressione delle proteste stia creando un clima di paura tra gli studenti, molti dei quali si sentono costretti a censurarsi per evitare ritorsioni. Una posizione condivisa da altri intellettuali, come la storica Joan Scott, che in un editoriale per The Guardian ha definito questa ondata di arresti “un precedente inquietante per la libertà di pensiero”.</p>



<p><strong>Anche in Italia, il dibattito è acceso.</strong> Un box a parte de Le Monde Diplomatique cita il caso di un collettivo studentesco dell’Università La Sapienza di Roma, che ha organizzato una manifestazione di solidarietà con gli studenti americani. “Non possiamo tacere di fronte a questa repressione”, ha dichiarato uno degli organizzatori. Ma la manifestazione è stata duramente criticata da esponenti di Fratelli d’Italia, che hanno accusato gli studenti di “propaganda anti-israeliana”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso di Glenda Cos: una storia emblematica</h2>



<p>Un altro box dell’articolo racconta la storia di <strong>Glenda Cos,</strong> una studentessa di origini palestinesi arrestata a Chicago durante una protesta. Glenda, 22 anni, stava manifestando pacificamente davanti alla sua università, la DePaul University, quando è stata fermata dalla polizia. “Non sono antisemita, sono contro l’occupazione”, ha dichiarato al momento dell’arresto, come riportato da un video che è diventato virale sui social. <strong>La sua vicenda ha scatenato un’ondata di solidarietà, con l’hashtag #FreeGlenda</strong> che ha raccolto migliaia di condivisioni su X. Ma ha anche attirato l’attenzione di gruppi di estrema destra, che l’hanno presa di mira con insulti e minacce. Il caso di Glenda è emblematico di un fenomeno più ampio: molti studenti di origini arabe o musulmane si sentono doppiamente vulnerabili, stretti tra le accuse di antisemitismo e il razzismo crescente nei loro confronti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Europa e il paradosso dell’intolleranza</h2>



<p>Le Monde Diplomatique non manca di sottolineare un paradosso: mentre negli Stati Uniti si reprime il dissenso in nome della lotta all’antisemitismo, in Europa si assiste a un aumento di episodi di intolleranza, spesso alimentati da Governi che strizzano l’occhio all’estrema destra. La Francia di Le Pen, l’Ungheria di Orbán, e persino l’Italia di Meloni vengono citate come esempi di questa deriva. In Francia, per esempio, un recente rapporto dell’ONG Collectif contre l’Islamophobie en France ha denunciato <strong>un aumento del 30% degli episodi di islamofobia nel 2024</strong>, spesso giustificati con la retorica della “sicurezza nazionale”. In Italia, il governo Meloni è stato criticato per aver introdotto nuove leggi che limitano il diritto di manifestare, usando come pretesto la lotta al terrorismo e all’antisemitismo.</p>



<p>Questo circolo vizioso rischia di trasformare la lotta contro l’antisemitismo in un’arma a doppio taglio. Come sottolinea un editoriale citato da *Le Monde Diplomatique*, “se si usa l’accusa di antisemitismo per reprimere il dissenso, si finisce per alimentare il risentimento e l’intolleranza, invece di combatterli”. Una riflessione che trova eco nelle parole di <strong>Mahmoud Darwish</strong>, poeta palestinese citato in un box a parte: “La libertà non è un dono, è una conquista. E chi la reprime in nome della giustizia, finisce per tradire entrambe”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lezioni da trarre: un futuro incerto</h2>



<p>Cosa ci insegna questa vicenda? Che il confine tra giustizia e repressione è sottile, e che in un mondo sempre più polarizzato, le parole – come “antisemitismo” o “libertà” – possono diventare strumenti di propaganda. Gli studenti arrestati, i professori sospesi, e le università sotto assedio sono solo l’ultimo capitolo di una storia che, purtroppo, sembra destinata a ripetersi. E mentre Trump e i suoi alleati continuano a soffiare sul fuoco, il rischio è che a bruciare siano proprio quei valori – la libertà di pensiero, il dialogo, la tolleranza – che dovrebbero essere il cuore di ogni democrazia.</p>



<p>Ma c’è anche un altro aspetto da considerare: la resilienza degli studenti. Nonostante la repressione, le proteste continuano. A Columbia, gli studenti hanno organizzato una nuova manifestazione pochi giorni dopo gli arresti, sfidando le minacce di sospensione. A UCLA, un collettivo di professori ha lanciato una petizione per chiedere l’amnistia per gli studenti arrestati. Questi segnali ci ricordano che, anche nei momenti più bui, la lotta per la giustizia e la libertà non si ferma. E forse, in questo spirito di resistenza, possiamo trovare una speranza per il futuro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dagli-usa-alla-francia-allitalia-la-sfida-delle-universita-per-la-liberta-despressione.html">Dagli Usa alla Francia all&#8217;Italia, la sfida delle Università per la libertà d&#8217;espressione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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