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	<title>keir starmer Archives - InsideOver</title>
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		<title>Reset dopo la Brexit? Londra e Bruxelles firmano ma i fantasmi restano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2025 18:29:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/starmer.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ue e Gran Bretagna" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/starmer.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/starmer-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/starmer-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/starmer-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Keir Starmer cerca di "vendere" il recente accordo come un ritorno della Gran Bretagna nella Ue, anche se deve inchinarsi a Bruxelles. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/reset-dopo-la-brexit-londra-e-bruxelles-firmano-ma-i-fantasmi-restano.html">Reset dopo la Brexit? Londra e Bruxelles firmano ma i fantasmi restano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/starmer.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ue e Gran Bretagna" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/starmer.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/starmer-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/starmer-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/starmer-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>A Lancaster House, tra tappeti rossi e dichiarazioni solenni, l’Unione Europea e il Regno Unito hanno firmato il 19 maggio 2025 quello che Politico ha definito un<strong> accordo “storico”: difesa, energia, pesca e mobilità, tutti sotto un’unica cornice di normalizzazione. </strong>Ma dietro i <a href="https://it.insideover.com/difesa/regno-unito-e-ue-di-nuovo-insieme-per-difesa-e-sicurezza-un-asse-da-150-miliardi.html">sorrisi di Keir Starmer e Ursula von der Leyen</a>, si cela un’altra storia. Quella di un Regno Unito che torna in Europa non da protagonista, ma da comprimario. E di un’Unione che, in un’epoca di instabilità globale, ha imparato a usare la Brexit come leva più che come trauma.</p>



<p>Il nodo più visibile è stato quello della pesca: proroga di 12 anni dei diritti per le flotte UE nelle acque britanniche. Un tema simbolico, visceralmente legato alla Brexit, trasformato ora in concessione. Per Starmer, è una mossa pragmatica: <strong>in cambio della pace commerciale, qualche rete in più.</strong> Ma per <strong>Nigel Farage</strong> e i conservatori, è una resa. E le accuse di aver “svenduto i pescatori” non hanno tardato ad arrivare.</p>



<p>In realtà, è sul fronte della difesa che il patto mostra la sua vera posta in gioco. <strong>Londra cerca da tempo un modo per rientrare nella macchina industriale della sicurezza europea.</strong> Partecipare al programma SAFE, un maxi-piano da 150 miliardi per il riarmo europeo, significherebbe garantire un futuro all’industria britannica della Difesa e al tempo stesso riconoscere l’autorità politica – e giuridica – di Bruxelles. In gioco non c’è solo l’accesso a commesse militari, ma la ridefinizione del concetto stesso di “sovranità post-Brexit”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La preminenza di Bruxelles</h2>



<p>E così, tra <strong>riferimenti alla guerra in Ucraina e alla “più grande minaccia alla sicurezza del continente da generazioni”, </strong>Von der Leyen ha ribadito il concetto: l’unità europea ora si misura anche con Londra dentro. Ma a condizioni precise. Corte di Giustizia Europea come arbitro finale, supervisione sui sistemi di scambio delle emissioni, regole fitosanitarie comuni, passaporti biometrici, e forse un ritorno di Erasmus+. <strong>Bruxelles detta, Londra ascolta.</strong> Starmer, da parte sua, prova a vendere il tutto come un rilancio del ruolo internazionale del Regno Unito: “Siamo tornati”, ha dichiarato. Ma tra i banchi laburisti già serpeggia il dubbio: quanto resterà del mantra del “global Britain” se si torna a negoziare l’accesso all’e-gate degli aeroporti europei?</p>



<p>L’impressione è che questo accordo sia solo il primo passo verso un lento riavvicinamento che non osa dire il suo nome. <strong>Il Regno Unito vuole i vantaggi dell’integrazione europea</strong> – commercio, ricerca, mobilità – senza il costo politico dell’adesione formale. L’UE, dal canto suo, sa di avere il coltello dalla parte del manico. E sfrutta la posizione di forza per rafforzare il proprio sistema normativo, ora esportato oltre Manica.</p>



<p>La partita non è solo tecnica. È simbolica. È la resa dei conti tra una visione strategica continentale e l’illusione insulare di un’autonomia che, di fatto, non esiste più. Brexit è finita. Ma non la sua eredità.</p>



<p></p>
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