Regno Unito e Unione Europea fanno squadra sulla Difesa e la sicurezza e iniziano a pensare nuove sinergie per una difesa comune del Vecchio Continente meno dipendente dalla tradizionale tutela statunitense. Al vertice del “reset” tra Londra e Bruxelles previsto oggi a Lancaster House, nella capitale britannica, sarà concluso anche l’accordo per una più integrata cooperazione strategica tra il Regno Unito e l’Ue e gli Stati membri, capace di approfondire le prospettive operative comuni, di favorire gli acquisti congiunti di armamenti e sistemi e di mettere a sistema competenze, capitali e visioni geopolitiche per rafforzare le sinergie partendo dalla base sostanzialmente comune della Nato.
Il primo ministro britannico Keir Starmer e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen hanno da tempo nel mirino una cooperazione bilaterale che apra la strada all’ingresso di Londra nel pacchetto da 150 miliardi di euro del nascituro fondo Safe per finanziare acquisti e sviluppi congiunti di tecnologie militari, mezzi e munizionamento. Anche il Regno Unito potrà partecipare a programmi congiunti e d’ampio respiro e entrare nel novero ristretto di Paesi che potrà essere destinatario di fino al 35% delle commesse e delle possibilità di investimento di ogni programma finanziato da Safe. Un passo in avanti netto, quasi cinque anni dopo la formalizzazione della Brexit.
Regno Unito e Unione Europea, patto a tutto campo
In futuro, nota il Center for European Reform (Cer), “il Regno Unito potrebbe essere al centro di una coalizione di paesi europei che si indebitano congiuntamente o che mettono a disposizione il capitale per finanziare una banca per la difesa”, facendo sistema con Bruxelles. Ad oggi la cooperazione diretta Bruxelles-Londra sulla Difesa è a macchia di leopardo, dato che l’Ue ha sviluppato la sua proiezione militare soprattutto nell’ultimo decennio, quando il Regno Unito si stava invece allontanando dall’Europa unita.
Ad oggi, nota il Cer, i rapporti sono soprattutto bilaterali e in ambito Nato: “il rapporto con la Francia è rafforzato dai Trattati di Lancaster House del 2010” e si fonda “sulla cooperazione in termini di capacità militari, in particolare nel settore missilistico e nucleare”, mentre quello “con la Germania si è tradizionalmente concentrata su carri armati e veicoli di fanteria, e sia il Regno Unito che la Germania fanno parte del consorzio Eurofighter con Italia e Spagna”. Friederich Merz, neo-insediato cancelliere tedesco, mira a una condivisione del deterrente nucleare franco-britannico con Berlino e tra Regno Unito e Germania una partnership a tutto campo sulla sicurezza è stata costruita nel 2024.
Con i Paesi del Nord Europa, Londra ha messo in campo la forza multinazionale della Joint Expeditionary Force, con la Polonia la guerra in Ucraina ha plasmato nuove sinergie e c’è poi il grande accordo con Roma per il caccia di sesta generazione Gcap (Global Combat Air Program). Ora la sfida sarà quella di mettere in sinergia tutte queste combinazioni di partnership, nate peraltro nel quadro complessivo di un sistema strategico in cui priorità di Londra era più parcellizzare che mantenere unita l’Europa a ventisette, facendo emergere le priorità del sistema a guida atlantica della Difesa comunitaria sulle tentazioni di programmi comuni e convergenti veterocontinentali.
Asimmetrie da superare
Ora il Regno Unito stesso è incerto sulla traiettoria: dagli Houthi all’Ucraina, si schiera per ricucire la linea europea con quella dell’amministrazione di Donald Trump su molti dossier, ma in fin dei conti è conscio che la sua prima linea di sicurezza resta quella comune al resto dell’Europa, in evoluzione in tempi incerti.
Dopo la Brexit, promossa con richiami sovranisti, è proprio la sfera più centrale della sovranità nazionale, quella securitaria, il campo su cui Londra cerca convergenza col resto dell’Europa. E un’Europa che presenta l’autonomia strategica come obiettivo, invece, riporta nei suoi progetti una potenza che dell’unità del Vecchio Continente raramente ha fatto una priorità sistemica. Sono tempi d’incertezza in cui queste asimmetrie, se superate, possono garantire economie di scala favorevoli alla cooperazione tecnologica, militare e industriale. Ma andranno tenute in conto dopo i sorrisi, le strette di mano e le dichiarazioni entusiaste di oggi.
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