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	<title>Keir Starmer Archives - InsideOver</title>
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	<title>Keir Starmer Archives - InsideOver</title>
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		<title>Francia e Regno Unito coordinano il loro deterrente nucleare</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/francia-e-regno-unito-coordinano-il-loro-deterrente-nucleare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2025 23:32:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Armi nucleari]]></category>
		<category><![CDATA[Deterrenza nucleare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="909" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1280px-HMS_Vanguard_S28.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1280px-HMS_Vanguard_S28.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1280px-HMS_Vanguard_S28-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1280px-HMS_Vanguard_S28-768x545.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1280px-HMS_Vanguard_S28-1024x727.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Francia e Regno Unito hanno stabilito di allineare i propri arsenali nucleari: si apre la deterrenza condivisa, che non sarà solo per la NATO</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/francia-e-regno-unito-coordinano-il-loro-deterrente-nucleare.html">Francia e Regno Unito coordinano il loro deterrente nucleare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p><strong>Regno Unito</strong> e <strong>Francia </strong>si sono impegnate pubblicamente, per la prima volta nella storia, a coordinare i loro <strong>deterrenti nucleari</strong> in risposta a minacce estreme, segnando una nuova fase nella loro strategia nucleare, in quella della NATO e potenzialmente gettando le basi per la prima deterrenza nucleare dell&#8217;Unione Europea. </p>



<p>La dichiarazione congiunta, firmata durante la visita di Stato del presidente <strong>Emmanuel Macron</strong> a Londra, afferma che Regno Unito e Francia manterranno arsenali nucleari sovrani, ma sono ora pronti ad allinearli in caso di grave crisi. Si afferma inequivocabilmente che “qualsiasi minaccia estrema all&#8217;Europa indurrebbe una risposta da entrambe le nazioni”. Entrambi i Paesi hanno sottolineato più volte il mantenimento dell&#8217;indipendenza del proprio arsenale, ma l&#8217;accordo rappresenta <strong>una pietra miliare verso una deterrenza nucleare totalmente europea, slegata dagli Stati Uniti</strong>, originatasi per via della preoccupazione data dalla retorica nucleare della Russia e dalla diffusa instabilità nella regione euro-atlantica. Formalizzando il coordinamento al massimo livello di deterrenza, Londra e Parigi mirano a scoraggiare gli avversari attraverso un fronte nucleare unito, dimostrando al contempo l’<strong>autonomia strategica europea</strong> nel quadro della NATO.</p>



<p>Nei governi di <a href="https://www.france24.com/en/europe/20250710-france-uk-sign-historic-deal-to-coordinate-nuclear-deterrence-for-first-time">entrambe le parti</a> del Canale della Manica non si nasconde l&#8217;entusiasmo per questa decisione congiunta: il Segretario alla Difesa britannico John Healey, ad esempio, <a href="https://ukdefencejournal.org.uk/uk-and-france-pledge-nuclear-coordination-to-defend-europe/">ha affermato</a> che la nuova posizione sottolinea una determinazione condivisa: &#8220;Questa partnership rafforza la nostra leadership in Europa e invia un chiaro segnale ai nostri avversari: siamo più forti, insieme&#8221;. Nel Parlamento britannico, però, non tutti sono d&#8217;accordo con la decisione dell&#8217;esecutivo: giovedì scorso il deputato conservatore James Cartlidge in un intervento alla Camera dei Comuni <a href="https://ukdefencejournal.org.uk/commons-clash-over-uk-france-nuclear-coordination/?no_cache=1">ha criticato</a> il governo Starmer per non aver riferito in parlamento e per aver preso una decisione che rappresenta un “profondo paradosso” in quanto Londra non ha ancora accesso al fondo per il riarmo europeo. Cartlidge ha anche sollevato la questione delle armi nucleari tattiche: “Regno Unito e Francia prenderanno ora in considerazione la cooperazione sulle opzioni di lancio di armi nucleari tattiche attraverso il nostro complesso condiviso di armamenti?”. </p>



<p>Il ministro della Difesa <strong>Maria Eagle</strong> ha respinto qualsiasi insinuazione che il governo stesse perseguendo capacità nucleari tattiche quando ha risposto al deputato che “questo governo non considera tattico alcun uso di armi nucleari di alcun tipo” e ha tenuto a sottolineare che “in questo accordo non proponiamo lo sviluppo di nuovi tipi di armi nucleari. Si tratta di coordinare le opzioni che abbiamo insieme per rafforzare l&#8217;Europa e il Nord Atlantico”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La dottrina nucleare di Francia e Regno Unito</h2>



<p><strong>Il Regno Unito e la Francia sono le uniche potenze nucleari europee e due dei tre Stati dotati di armi nucleari indipendenti della NATO</strong>, insieme agli Stati Uniti. Sebbene entrambe le nazioni contribuiscano separatamente al deterrente atomico dell&#8217;Alleanza, la dichiarazione di messa a sistema dei due arsenali va oltre, sollevando la prospettiva di un <strong>processo decisionale integrato</strong> in scenari che comportano minacce esistenziali.</p>



<p>Londra e Parigi hanno da tempo <strong>ridimensionato il loro deterrente nucleare</strong>, che prima poteva contare su diversi sistemi di consegna, per affidarsi principalmente ai sottomarini lanciamissili balistici (SSBN) e ai missili da crociera aviolanciati. Il Regno Unito, in particolare, si affida esclusivamente agli <strong>SSBN </strong>avendo abbandonato i bombardieri strategici da lungo tempo, mentre per quanto riguarda il nucleare tattico solo da poco sta valutando di poter ritornare al <em>nuclear sharing</em> dell&#8217;Alleanza Atlantica, che vede però gli ordigni sotto la diretta dipendenza statunitense. </p>



<p>La Francia, oltre ad affidarsi agli SSBN, utilizza anche <strong>vettori da crociera</strong> aviolanciati (il missile ASMP – <em>Air Sol Moyenne Portée</em>), avendo chiuso i silo di vettori balistici basati a terra presso la base di Plateau d&#8217;Albion nel 1998. Si ritiene che la Francia abbia circa <strong>60 vettori ASMP</strong> e ha in servizio attivo 4 SSBN della <strong>classe Le Triomphant</strong> ciascuno dotato di 16 tubi di lancio verticali per missili balistici, mentre il Regno Unito ha in servizio 4 SSBN della <strong>classe Vanguard</strong> ciascuno dotato di 16 tubi di lancio verticali per missili balistici. La deterrenza francese, come quella britannica, contribuisce all&#8217;architettura di deterrenza complessiva della NATO.</p>



<p>Nonostante il rifiuto di Parigi di partecipare ai meccanismi di deterrenza condivisi all&#8217;interno dell&#8217;Alleanza – la Francia non è membro del Gruppo di Pianificazione Nucleare della NATO –, riconosce di contribuire alla sua sicurezza grazie a questa capacità indipendente. Questo è stato espresso in seno alla NATO fin dal 1974, quando il Comunicato di Ottawa indicava che “due dei membri europei possiedono forze nucleari in grado di svolgere un ruolo deterrente autonomo, contribuendo al rafforzamento complessivo della deterrenza dell&#8217;Alleanza”. </p>



<p>La <strong>dottrina nucleare francese</strong> si fonda su due pilastri: è difensiva e deve prevenire qualsiasi attacco agli interessi vitali del Paese. La deterrenza nucleare francese è nata con l&#8217;obiettivo di garantire la sopravvivenza della nazione di fronte alla minaccia di un avversario di gran lunga superiore in termini di potenza militare convenzionale come era l&#8217;Unione Sovietica con l&#8217;intento di arrecare il maggior danno possibile non tanto all&#8217;intero sistema Paese (<em>countervalue</em>) e nemmeno contro tutte le forze strategiche avversarie (<em>counterforce</em>) ma di bersagliare i centri vitali politico/militari/industriali sovietici. Con la fine della Guerra Fredda, la Francia ha sviluppato il suo arsenale attorno al concetto di “stretta sufficienza”, ovvero lo sviluppo solo di un volume minimo di armi, considerato sufficientemente credibile da causare in modo affidabile danni inaccettabili a un avversario. </p>



<p>Anche <strong>il Regno Unito persegue la stessa dottrina</strong> di impiego: le armi nucleari sono esclusivamente per scopi difensivi, da impiegarsi solo in caso di estrema minaccia esistenziale, anche per difendere gli alleati della NATO. Parimenti, Londra mantiene il minimo numero di armi per essere efficaci e credibili, ovvero per esprimere una deterrenza. La Royal Navy, per questo, mantiene sempre un SSBN in mare, in pattugliamento, mentre uno è in cantiere, uno è in addestramento, e uno in prontezza operativa, e Parigi procede allo stesso modo.</p>



<p>Il presidente Macron ha precedentemente affermato che avvierà un dialogo strategico per <strong>estendere la protezione offerta dall&#8217;arsenale nucleare francese</strong> ai suoi partner europei, ma non è chiaro come verrà esteso l&#8217;ombrello atomico, ed ora che Parigi e Londra hanno unito il loro arsenale, se pur in mondo indipendente, la stessa domanda si pone anche per il Regno Unito. I due Paesi metteranno a disposizione i propri arsenali anche per la difesa dell&#8217;UE? C&#8217;è da augurarselo visto il vento che soffia a Washington, ma questo significherà quasi sicuramente che il contribuente europeo dovrà sobbarcarsi i costi di gestione di tali arsenali. </p>



<p>Sappiamo, ad esempio, che <strong>la Francia spende circa 5,6 miliardi di euro all&#8217;anno per il mantenimento del suo arsenale di 290 armi nucleari </strong>lanciate da sottomarini e cacciabombardieri, il quarto più grande al mondo. La Gran Bretagna, che descrive il suo programma nucleare come “operativamente indipendente”, in realtà <strong>si rifornisce di tecnologia missilistica dagli Stati Uniti</strong> (gli SLBM tipo Trident) e dipende da loro per il supporto all&#8217;acquisizione e alla manutenzione. Siamo quindi sicuri che alla Casa Bianca piaccia questo coordinamento degli arsenali? Perché in caso contrario potrebbero decidere di “chiudere i rubinetti” dei missili a Londra.</p>
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		<title>Duello a Istanbul: Putin lancia la sfida, Zelensky la raccoglie, Trump lucida la stella</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/duello-a-istanbul-putin-lancia-la-sfida-zelensky-la-raccoglie-trump-lucida-la-stella.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 May 2025 22:50:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="467" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/putin.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="putin" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/putin.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/putin-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/putin-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Putin ha proposto un negoziato a Istanbul, Zelensky ha accettato. Appuntamento il 15 maggio sotto gli auspici di Trump ed Erdogan. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="467" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/putin.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="putin" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/putin.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/putin-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/putin-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il 10 maggio, a tarda sera (non a caso l&#8217;esordio è stato &#8220;Buona sera, ma forse dovrei dire buonanotte&#8221;), <strong>Vladimir Putin</strong> ha convocato una conferenza stampa e, tra le altre cose, ha scandito queste parole: &#8220;Proponiamo a Kiev negoziati diretti senza precondizioni e proponiamo di iniziarli il 15 maggio a Istanbul&#8230; Domani parlerò con Erdogan e gli chiederò di preparare una piattaforma per i negoziati&#8221;. Per molte ore tutti hanno fatto come se Putin avesse detto niente. Un po&#8217; perché l&#8217;ordine di scuderia è di fare come se tutto ciò che dicono i russi fosse una bugia o cosa di nessuna importanza. Un po&#8217; perché ci sono molti che proprio non capiscono: esilarante il titolo del solito Minculpop, &#8220;Putin prende tempo&#8221;, come se uno che l&#8217;11 sera ti dice vediamoci il 15 per far finire una guerra fosse uno che tira per le lunghe. Un po&#8217; perché la solfa del negoziato auspicato da <strong>Donald Trump</strong> stava ormai stufando, altro che risolvere tutto in 24 ore. E un altro po&#8217; perché, in effetti, mancava la vera notizia, dato che il Cremlino aveva proposto già prima, e non poche volte, una trattativa.</p>



<p>Ciò che ha trasformato il tutto non solo in una notizia, ma in una grossa notizia, è stato il fatto che <strong>Volodymyr </strong><b>Zelensky</b> abbia detto sì. Lo stesso Zelensky che, poche ore prima della conferenza-stampa di Putin, circondato dai &#8220;volenterosi&#8221;<strong> Keir Starmer, Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Donald Tusk</strong> per Gran Bretagna, Francia, Germania e Polonia, aveva rilanciato la richiesta di una tregua di 30 giorni prima di pensare a qualunque trattativa. Quella che il povero Merz aveva appena definito &#8221; la <strong>maggiore iniziativa diplomatica</strong> degli ultimi mesi se non degli ultimi anni, per mettere fine alla guerra in Ucraina&#8221; liquidata in qualche ora.</p>



<p>Zelensky, per chi non l&#8217;avesse ancora capito, è un politico improvvisato (forse, non sono convinto) ma molto abile. Basta vedere quanto ha tenuto in ballo Donald Trump con <strong>la questione delle terre rare.</strong> Perché, dunque, di colpo ha accettato non solo di trattare con la Russia (cosa che ha persino fatto vietare per legge), non solo di incontrare Putin (altra cosa che è stata per anni considerata una bestemmia) e di farlo rinunciando alla clausola dei 30 giorni di tregua che da mesi sembrava scolpita nel marmo?</p>



<h2 class="wp-block-heading">A quel che servono i &#8220;volenterosi&#8221;</h2>



<p>Be&#8217;, intanto la convinzione, al di là delle apparenze e delle cerimonie, che con i &#8220;volenterosi&#8221; non sarebbe andato lontano. Dei quattro leader che a Kiev gli hanno giurato amore eterno, <strong>due (Merz e Tusk) hanno già escluso di mandare truppe per formare la famosa &#8220;forza di garanzia&#8221;</strong> che, una volta siglata l&#8217;eventuale pace, dovrebbe proteggere l&#8217;Ucraina fida ulteriori aggressioni russe; gli altri due (Macron e Starmer) difficilmente riuscirebbero a mettere insieme, anche con qualche contributo minore, i 25 mila soldati che tale forza dovrebbe schierare. Gli europei, nella testa di Zelensky, servono a ottenere armi e denaro, e poco più. L&#8217;unica garanzia di cui davvero gli importa è quella degli Usa.</p>



<p> E qui qualcosa sembra in effetti essere cambiato da quando, il 30 aprile, Usa e Ucraina hanno firmato il famoso accordo sulle terre rare, già oggetto dell&#8217;ancor più famoso litigio tra Trump e Zelensky alla Casa Bianca. Al di là dei termini pomposi o specialistici, l&#8217;accordo più o meno dice questo: <strong>Usa e Ucraina costituiscono un fondo da 100 miliardi di dollari</strong> (50 a testa) per sfruttare le suddette terre ed estrarre i minerali preziosi che esse contengono. L&#8217;Ucraina non ha un dollaro quindi metterà i suoi 50 miliardi man mano che comincerà a guadagnare dall&#8217;estrazione e dallo sfruttamento. <strong>Gli Usa, in compenso, possono coprire i loro 50 miliardi anche in&#8230; armi. </strong>Poiché gli esperti veri della questione &#8220;terre rare in Ucraina&#8221; hanno già alzato due bandiere rosse. La prima è che, risalendo le prospezioni geologiche all&#8217;epoca sovietica (ed essendo parte dell&#8217;Ucraina occupata dai russi), nessuno sa con esattezza che cosa ci sia da quelle parti nel sottosuolo, che resterà comunque di proprietà di Kiev. La seconda è che, anche usando un certo ottimismo, è difficile che gli eventuali giacimenti producano un qualche profitto prima di dieci anni.</p>



<p>E quindi, concludendo: attraverso quell&#8217;accordo, Zelensky ha ottenuto dagli Usa le famose &#8220;garanzie di sicurezza&#8221; (nel caso specifico: un bonus armi e/o denaro da 50 miliardi valido dieci anni) che aveva a lungo chiesto agli Usa. I quali, ci vien da sospettare, devono aver fornito al Presidente ucraino anche qualche garanzia sul &#8220;dopo&#8221;, sul suo futuro personale e sull&#8217;assetto di potere che egli rappresenta per quando la guerra sarà finita. Niente più abboccamenti con oppositori come Poroshenko o la Tymoshenko, <strong>niente più richieste di tenere le elezioni al più presto&#8230;</strong> In più, la guerra va come va, cioè male, e le operazioni di cosmesi comunicativa (come l&#8217;ultimo tentativo di rientrare nella regione di Kursk, subito celebrato dal solito Minculpop) non bastano più a nasconderlo.</p>



<p>Gli Usa, a loro volta, ottengono di mettere entrambi i piedi in Ucraina, e di trasformarla di fatto in un protettorato politico. È vero, l&#8217;accordo stabilisce che l&#8217;Ucraina potrà comunque entrare nella Ue, quando sarà il momento. Bisogna però essere convinti che il momento arriverà davvero, cosa di cui si può dubitare. E in ogni caso, da qui ad allora&#8230; E poi qualcuno davvero può credere che il Governo americano sia così sprovveduto da pensare di tappare con l&#8217;Ucraina la falla per cui<strong> il 50% del fabbisogno di metalli strategici per la Difesa Usa arriva dalla Cina?</strong> È chiaro che l&#8217;interesse della Casa Bianca sta altrove.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La situazione sul terreno</h2>



<p>Rinfrancato dalla firma di Trump, dunque, Zelensky ha deciso di accettare la sfida di Putin: ci vediamo a Istanbul! Il duello sarà interessante, anche perché Mosca e Kiev continuano a parlare due lingue differenti. Dal Cremlino hanno spiegato chiaramente che la loro idea di negoziato è <strong>ripartire dalle trattative di Istanbul del 2022 tenendo conto la situazione odierna sul terreno.</strong> Nel 2022 la Russia chiedeva che l&#8217;Ucraina restasse fuori dalla Nato, che non avesse armi atomiche, che riducesse dimensioni e capacità del proprio esercito e revocasse alcune leggi considerate discriminatorie nei confronti della minoranza russa. I russi sembravano pronti ad alcune concessioni rispetto ai territori occupati, e della Crimea si sarebbe parlato in un successivo negoziato specifico. Di solito, poi, quando i dirigenti russi parlano di &#8220;tenere in conto la situazione sul terreno&#8221; intendono: stiamo occupando buona parte di quattro regioni ucraine, perché dovremmo restituirle?</p>



<p>Riesce difficile quindi capire, date le premesse, quale terreno comunque possano trovare Putin e Zelensky, con tutta la buona volontà di Erdogan. <strong>Rispetto al 2022, però, c&#8217;è anche una grossa differenza: Trump.</strong> Anche i sassi hanno capito che Trump vuole chiudere questa partita, importante in sé ma anche per le connessioni con altre e non meno importanti partite. La guerra dei dazi con la Cina, e tutto il mondo ha visto quanto Putin e Xi Jinping tenessero a celebrare la loro alleanza. La trattativa con l&#8217;Iran, da sempre vicino alla Russia che, a propria volta, sta pian piano tornando in gioco in Siria, dove un pezzo da novanta è la Turchia di quell&#8217;Erdogan che il 15 dovrebbe mediare tra Putin e Zelensky. Il tutto con enormi riflessi sulle relazioni con Israele, Paese che per non sbagliare ha mandato l&#8217;ambasciatore a presenziare alla sfilata sulla Piazza Rossa, del 9 maggio.</p>



<p>Anche da Istanbul, quindi, aspetteremo la vera notizia. Ovvero: poiché sappiamo che cosa più o meno dirà il Cremlino, conterà soprattutto ciò che dirà Kiev. Sempre che Zelensky, come ha già fatto con Trump alla Casa Bianca, non cerchi soprattutto lo show. Che sarebbe anch&#8217;esso, in ogni caso, una dichiarazione politica. </p>



<p>  </p>
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