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	<title>Julius Nyerere Archives - InsideOver</title>
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		<title>Tanzania, 1000 morti in tre giorni: il massacro di fronte all&#8217;ignavia del mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2025 12:48:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1296" height="940" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/G4zmScoWAAAI1t3-e1762437111299.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/G4zmScoWAAAI1t3-e1762437111299.jpg 1296w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/G4zmScoWAAAI1t3-e1762437111299.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/G4zmScoWAAAI1t3-e1762437111299.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/G4zmScoWAAAI1t3-e1762437111299.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/G4zmScoWAAAI1t3-e1762437111299.jpg 600w" sizes="(max-width: 1296px) 100vw, 1296px" /></p>
<p>Dietro il silenzio della comunità internazionale sui massacri in Tanzania si nasconde l'economia, dall'oro ai giacimenti di gas. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/tanzania-800-morti-in-tre-giorni-il-massacro-di-fronte-allignavia-del-mondo.html">Tanzania, 1000 morti in tre giorni: il massacro di fronte all&#8217;ignavia del mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1296" height="940" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/G4zmScoWAAAI1t3-e1762437111299.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/G4zmScoWAAAI1t3-e1762437111299.jpg 1296w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/G4zmScoWAAAI1t3-e1762437111299.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/G4zmScoWAAAI1t3-e1762437111299.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/G4zmScoWAAAI1t3-e1762437111299.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/G4zmScoWAAAI1t3-e1762437111299.jpg 600w" sizes="(max-width: 1296px) 100vw, 1296px" /></p>
<p><strong>Mille morti in tre giorni.</strong> Quartieri assediati, Internet tagliato, obitori svuotati di notte. La <a href="https://it.insideover.com/economia/tanzania-cinesi-ferrovie-strade-zanzibar.html">Tanzania,</a> che per decenni era stata citata come esempio di stabilità africana, si è risvegliata in un incubo post-elettorale. <strong>La rielezione di Samia Suluhu Hassan con un incredibile 98% dei voti </strong>ha scatenato una repressione che il governo definisce “ordine pubblico” ma che molti diplomatici, e soprattutto gli abitanti di Dar es Salaam, riconoscono come un’autentica operazione di pulizia politica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un Paese intrappolato nella paura</h2>



<p>Le testimonianze, i video e i rapporti che riescono a filtrare dopo la riattivazione parziale di Internet parlano di un massacro sistematico. Le forze di sicurezza avrebbero aperto il fuoco contro i <strong>manifestanti del partito d’opposizione Chadema. </strong>Interi quartieri sono stati isolati, le comunicazioni interrotte, gli oppositori arrestati o scomparsi. “Il potere è garantito da una pistola”, ha detto l’avvocato Tito Magoti. Una frase che non è solo denuncia ma diagnosi: la Tanzania vive oggi sotto un regime che teme i suoi cittadini più di ogni altra minaccia esterna.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il silenzio che uccide due volte</h2>



<p>Di fronte a questa tragedia, la comunità internazionale tace. Nessuna condanna netta, nessuna sanzione, solo comunicati formali che invitano alla “moderazione”. Le cancellerie occidentali, solitamente pronte a puntare il dito contro Mosca o Pechino, scelgono la prudenza. <strong>Samia Suluhu Hassan</strong> è considerata un partner affidabile: ha mantenuto rapporti stabili con gli investitori europei, ha garantito la continuità dei contratti energetici e minerari, e ha consentito alle ONG occidentali di operare senza intralci. In altre parole, è utile. E in geopolitica l’utilità spesso pesa più della libertà.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’oro, il gas e la ragione del doppio standard</h2>



<p>Dietro il silenzio si nasconde l’economia. <strong>La Tanzania è uno dei principali esportatori africani di oro e possiede enormi riserve di gas </strong>naturale offshore nel bacino di Lindi, che attraggono interessi britannici, francesi e norvegesi. Bloccare i rapporti con Dodoma significherebbe compromettere investimenti miliardari e aprire spazi alla Cina, che negli ultimi anni ha già aumentato la sua presenza con progetti infrastrutturali e accordi di fornitura energetica. È questa la vera ragione del doppio standard: l’Africa può sanguinare purché resti economicamente docile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fantasma del panafricanismo tradito</h2>



<p>Quando Julius Nyerere fondò la Tanzania moderna, sognava un socialismo africano fondato sull’uguaglianza e la dignità collettiva. Quel sogno si è dissolto nella violenza di oggi. Il Paese, che fu mediatore nei conflitti regionali e simbolo di coesione, <strong>è diventato una nazione frammentata</strong>, governata dal timore e dal sospetto. Il tradimento del modello tanzaniano è anche il fallimento di una visione continentale: la democrazia africana, se non sostenuta da una vera indipendenza economica, resta vulnerabile al ricatto dei partner esterni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Africa come specchio del potere globale</h2>



<p>Il caso tanzaniano dimostra come l’Africa sia ancora terreno di proiezione dei poteri mondiali. Washington e Bruxelles chiudono un occhio davanti alla repressione perché temono di perdere influenza a vantaggio di Pechino o Mosca. Pechino, dal canto suo, non chiede riforme democratiche, ma garanzie commerciali. <strong>È il gioco delle potenze</strong> che, a suon di prestiti, armi o silenzi, decidono chi può governare e chi no. Il risultato è che i popoli africani, da Niamey a Dar es Salaam, restano prigionieri di una sovranità mutilata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un massacro che interroga tutti</h2>



<p>La strage di questi giorni non è solo una tragedia locale: <strong>è un test per la credibilità del sistema internazionale.</strong> Se ottocento morti non bastano a scuotere la coscienza delle democrazie, allora significa che i valori proclamati valgono solo quando non disturbano gli affari. La Tanzania ci mostra il volto di un mondo che, pur proclamando diritti e libertà, continua a selezionare le sue indignazioni in base alla convenienza.</p>



<p>Il silenzio dell’Occidente, come il colpo di fucile nelle strade di Dar es Salaam, è un atto di violenza. Uno uccide i corpi, l’altro le speranze. E insieme condannano un popolo a un futuro di paura e oblio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/tanzania-800-morti-in-tre-giorni-il-massacro-di-fronte-allignavia-del-mondo.html">Tanzania, 1000 morti in tre giorni: il massacro di fronte all&#8217;ignavia del mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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