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	<title>Jeb Bush Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 12 Jul 2026 07:53:09 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Jeb Bush Archives - InsideOver</title>
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		<title>La morte improvvisa di Lindsey Graham, l&#8217;avvocato di Ucraina e Israele al Congresso Usa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2026 07:53:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1352" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Stati Uniti" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham-1024x721.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham-768x541.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham-1536x1082.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham-600x423.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Colonnello della riserva, Graham era inflessibile nel sostenere senza se e senza ma la causa e le azioni di Israele e Ucraina. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1352" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Stati Uniti" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham-1024x721.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham-768x541.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham-1536x1082.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/graham-600x423.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A soli 71 anni appena compiuti, a causa di un infarto che l&#8217;ha colto nella sua casa di Washington, è morto <strong>Lindsey Olin Graham,</strong> senatore della Carolina del Sud e uno dei volti più noti della politica Usa. Posizione a cui era arrivato partendo da condizioni non certo privilegiate: figlio del gestore di una sala biliardi, era stato il primo della sua famiglia a frequentare il college. La fama del senatore era certo dovuta alla lunga carriera politica, a livello nazionale, cominciata nel 1993 con l&#8217;elezione alla Camera dei rappresentanti e proseguita dal 2003 in Senato, e all&#8217;intensa attività parlamentare che lo ha visto presiedere prima la Commissione Giustizia e poi quella Bilancio.</p>



<p>Il suo nome, però, aveva acquistato risalto soprattutto per altre ragioni. Intanto per <strong>essersi candidato senza successo alle primarie repubblicane del 2015</strong>, in vista delle elezioni presidenziali del 2016. Poi per essere stato uno strenuo oppositore della candidatura di <strong>Donald Trump </strong>(appoggiò tutti i suoi avversari nel Partito repubblicano, da Jeb Bush a Ted Cruz) salvo diventare in seguito il suo più strenuo alleato. E poi, proprio in questa veste, per <strong>essere diventato il pungolo del Presidente in politica estera,</strong> soprattutto sul fronte dell&#8217;appoggio a Ucraina e Israele.  </p>



<p>Colonnello della riserva (era stato in aviazione, ma come avvocato militare), Graham ha sempre seguito con passione e accanimento i temi della sicurezza nazionale. E <strong>l&#8217;infarto che gli è stato fatale l&#8217;ha colto quando era appena tornato dall&#8217;ennesimo viaggio a Kiev</strong>, dove aveva incontrato il presidente Zelensky per esaminare con lui due recenti sviluppi. La proposta di legge bipartisan di un&#8217;ottantina di parlamentari per allargare le sanzioni Usa contro la Russia, di cui era stato uno dei promotori, e per quale diceva di aver ottenuto l&#8217;assenso dello stesso Trump; e la decisione della Casa Bianca di concedere all&#8217;Ucraina la licenza per la produzione dei missili Patriot. <strong>In Ucraina Graham aveva anche visitato una fabbrica di droni</strong>, dichiarando che per gli Usa &#8220;sarebbe un grave errore non cooperare con l&#8217;Ucraina in questo settore&#8221;. La sua posizione sulla guerra era semplice e chiara: per far finire la guerra occorreva armare il più possibile l&#8217;Ucraina e rendere sempre più letale il suo armamento. </p>



<p>Praticamente speculare era <strong>la posizione di Graham a favore di Israele, Paese che visitava regolarmente</strong> e in cui aveva contatti di alto livello. Non a caso le autorità israeliane si sono dette &#8220;scioccate e rattristate&#8221; dalla sua improvvisa scomparsa. Il senatore sosteneva che Hamas andasse sradicato &#8220;politicamente e militarmente&#8221; (&#8220;Sono nazisti religiosi&#8221;, era la sua definizione), auspicava che gli Usa si schierassero con Israele nella campagna del Libano (&#8220;Vorrei che gli Stati Uniti partecipassero alle operazioni militari – per quanto riguarda la componente aerea – contro Hezbollah, se questo fosse necessario per neutralizzarli&#8221;) e ovviamente era molto scettico sula qualità e sulla tenuta dell&#8217;accordo raggiunto dalla Casa Bianca con l&#8217;Iran, ritenuto una minaccia che si poteva solo abbattere.</p>



<p>In queste sue battaglie Graham era tenace e inflessibile, e capace di mobilitare porzioni non indifferenti del Congresso, non solo tra i repubblicani. Proprio per questo può anche darsi che per Trump risultasse un alleato non sempre comodo. </p>



<p>  </p>
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		<item>
		<title>Guerra tra Trump e repubblicani Usa  L&#8217;establishment colpisce the Donald</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/guerra-trump-partito-repubblicano-cosi-lestablishment-colpito-the-donald.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Nov 2017 14:28:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Repubblicano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1046" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171120192519_25047402.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171120192519_25047402.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171120192519_25047402-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171120192519_25047402-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171120192519_25047402-1024x714.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Tra il Partito repubblicano e Donald Trump, il matrimonio è sempre stato di pura convenienza. E lo dice lo stesso curriculum politico di The Donald. Amico dei democratici, prima ancora dei repubblicani, il Tycoon, quando era un uomo d’affari, non ha mai fatto sfoggio di alcuna appartenenza politica, essendo ben consapevole che, per il bene &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/guerra-trump-partito-repubblicano-cosi-lestablishment-colpito-the-donald.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1046" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171120192519_25047402.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171120192519_25047402.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171120192519_25047402-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171120192519_25047402-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171120192519_25047402-1024x714.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Tra il Partito repubblicano e Donald Trump, il matrimonio è sempre stato di pura convenienza. E lo dice lo stesso curriculum politico di The Donald. Amico dei democratici, prima ancora dei repubblicani, il Tycoon, quando era un uomo d’affari, non ha mai fatto sfoggio di alcuna appartenenza politica, essendo ben consapevole che, per il bene dei suoi affari, non poteva tagliare  i ponti con uno dei due grandi movimenti che compongono la classe dirigente americana. E la classe dirigente, il famoso “establishment” non ha mai apprezzato l’arrivo di un parvenu come Donald Trump all’interno dei suoi ranghi. Tantomeno per candidarsi alle elezioni. Ed era chiaro sin da subito che non avrebbe avuto vita facile tantomeno come presidente degli Stati Uniti.</p>
<p></p>
<p>Analizzando il partito repubblicano, è evidente che Trump sconta un’ostilità di fondo di molti dei suoi membri. E non è solo una questione di ala “neo-con” contro il “populista” Donald, ma è tutta una struttura gerarchica e di potentati economici a remare contro il nuovo presidente sin dall’inizio della campagna elettorale. E lui non si è mai distaccato da questa narrazione di tutti contro uno, avendo compreso che anche grazie a questo assedio mediatico e politico avrebbe fatto breccia nel cuore dell’America profonda stanca e disincantata da logiche di partito e da beghe interne che hanno falcidiato l’intero sistema dei partiti. Se prima il Grand Old Party temeva l’avanzata di un uomo come Trump, così fuori le righe per essere considerato un degno rappresentante del Partito, dopo è subentrata anche la vendetta personale. In campagna elettorale, il nuovo presidente Usa non si è mai fatto amare ed ha attaccato indistintamente a destra e a sinistra, creando un vuoto intorno a lui che è stato colmato, il più delle volte, da personaggi di poco conto rispetto ai grandi vecchi del partito. E questo pesa, nell’attuale conformazione del governo e dei consiglieri di The Donald, che si ritrova a lottare contro il suo stesso partito prima ancora che contro i democratici. Quando vinse, tutti i contendenti si impegnarono formalmente a sostenerlo, così come la larga maggioranza del congresso repubblicano riunita a Cleveland nel luglio del 2016.</p>
<p></p>
<p>Ma è quella minoranza che si è rifiutata di sostenerlo che pesa come un macigno nei rapporti fra Trump e il partito e tutto l’establishment che la rappresenta. Il clan Bush, composto dai due presidenti Usa e Jeb, si è sempre rifiutato di sostenere Trump prima da candidato alle primarie e poi da candidato presidente. In particolare, fa discutere la scelta di George W. Bush che, privo di critiche per il suo successore, Barack Obama, nonostante la grande differenza di vedute, non ha mai smesso di attaccare la nuova amministrazione Trump. Ma non è stato solo il clan Bush a negare l’appoggio formale a The Donald. Anche altri membri eminenti del Partito hanno deciso, interrompendo la tradizione di unità (almeno formale) d’intenti, di negare la fiducia al nuovo corso: l&#8217;ex Ceo della Hewlett-Packard, Calry Fiorina, il senatore della Carolina del Sud, Lindsey Graham, il potenti senatori dell&#8217;Arizona John McCain e Jeff Flake, Susan Collins del Maine e Lisa Murkowski dell&#8217;Alaska. In questo senso, sono importanti le parole dello Speaker della Camera dei Rappresentanti, Paul Ryan, che annunciando il suo sostegno a Trump, affermò: &#8220;Non è un segreto che abbiamo le nostre divergenze. Non fingerò il contrario. E quando ne sentirò la necessità continuerò a dire la mia. Ma la realtà è che sulle questioni che costituiscono la nostra agenda, abbiamo più punti in comune che disaccordi&#8221;. E così è stato: l’amore non è mai sbocciato ed è sembrato sempre, e continua a esserlo, un matrimonio di pura convenienza.</p>
<p></p>
<p>La maggioranza repubblicana è sempre stata una spina nel fianco nella politica di Trump in questi mesi. Dalla Russia, alla Nato, all’Obamacare, alla politica sui migranti, Trump ha avuto sempre contro buona parte del Grand Old Party. E questo ha inciso profondamente sia la sua politica interna che la sua politica estera. Con la Russia, il pacchetto di sanzioni approvato dal Congresso con una maggioranza schiacciante di 92 contro 2 ha avuto l’effetto non soltanto di colpire nel profondo ogni tentativo di Trump di riavvicinamento con Mosca, ma anche quella di modificare radicalmente l’agenda politica del Paese nelle relazioni bilaterali con Mosca senza che la presidenza potesse fare granché. Il Senato ha poi approvato un emendamento per confermare l&#8217;impegno rispetto all&#8217;articolo 5 del Trattato Nato, che considera un attacco a un alleato come un attacco a tutta l’Alleanza. E questo pesa molto nella politica di un presidente che era partito con l’idea di rottamare la Nato in quanto obsoleta e costosa. Ma se questi attacchi repubblicani sono stati importanti, è sull’Obamacare che si è giunti alla vera grande prova di forza dell’opposizione interna, facendo fallire una riforma che per Trump continua ad essere di vitale importanza. L’ira del presidente non si è ancora placata e il fatto di circondarsi di uomini esterni al Partito dimostra la sua necessità di trovare appoggi al di fuori del Grand Old Party. L’unica speranza per ora è la riforma delle tasse e, in generale, la ventata liberista che spira dall’ingresso di Trump alla Casa Bianca. I repubblicani sono consapevoli che un abbassamento delle tasse e una deregulation generale saranno molto utili alle loro grandi aziende e ai loro sostenitori più forti.</p>
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		<title>Guerra aperta tra Trump e la Cnn</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/guerra-aperta-trump-la-cnn.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jul 2017 09:57:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Russiagate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1142" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/4-300x178.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/4-768x457.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/4-1024x609.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Settimana dopo settimana, la frattura tra il Presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump e il mondo dei corporate media a stelle e strisce va via via dilatandosi: l&#8217;inquilino della Casa Bianca e i principali network televisivi e giornali degli Stati Uniti si posizionano su due piani separati e proseguono un serrato braccio di ferro iniziato sin &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/guerra-aperta-trump-la-cnn.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1142" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/4-300x178.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/4-768x457.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/4-1024x609.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Settimana dopo settimana, la frattura tra il Presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump e il mondo dei <em>corporate media </em>a stelle e strisce va via via dilatandosi: l&#8217;inquilino della Casa Bianca e i principali network televisivi e giornali degli Stati Uniti si posizionano su due piani separati e proseguono un serrato braccio di ferro iniziato sin dai primi mesi di campagna elettorale. Trump non perdona a quelli che definisce i <em>fake news media </em>la rigidità della loro contestazione nei suoi confronti e l&#8217;elevato interesse mostrato per le numerose contraddizioni che hanno diviso le promesse elettorali dalle sue prime prese di posizioni concrete, mentre al tempo stesso numerosi componenti del sistema mediatico provano un aperto risentimento nei confronti del Presidente, il quale ha saputo vincere a sorpresa la corsa alla Casa Bianca nonostante la loro aperta ostilità e i loro dichiarati <em>endorsement </em>alla sua avversaria Hillary Clinton.</p>
<p></p>
<p>L&#8217;ostilità di Trump nei confronti del sistema mediatico, che in un primo momento era canalizzata in particolare misura verso il <em>New York Times, </em>appare da diversi mesi focalizzata nell&#8217;aperto contrasto alla CNN, come testimoniato <a href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/rivincita-trump-vecchio-video-prende-pugni-cnn-1415620.html" target="_blank">dal recente e oramai celebre video postato su Twitter dal Presidente </a>in cui Trump mette KO il <em>chairman </em>della WWE Vince McMahon, che appare col volto sostituito dal logo dell&#8217;emittente di Atlanta. La CNN è stata ribattezzata da Trump, in maniera sprezzante, FNN (acronimo di <em>Fake News Network</em>) ed ha effettivamente cavalcato da diversi mesi l&#8217;onda dell&#8217;opposizione al leader repubblicano. Nei suoi programmi, nella maggior parte dei casi, il contraddittorio politico è sostituito da una reiterata serie di attacchi alle politiche di Trump e numerosi suoi giornalisti non hanno fatto mancare, in passato, attacchi personali inequivocabili al Presidente: <a href="http://www.zerohedge.com/news/2017-06-04/cnn-host-calls-trump-piece-shit-over-renewed-travel-ban-call?page=12" target="_blank"><em>Zero Hedge </em></a><a href="http://www.zerohedge.com/news/2017-06-04/cnn-host-calls-trump-piece-shit-over-renewed-travel-ban-call?page=12" target="_blank">ha segnalato </a>ad esempio come i celebri commentatori Reza Aslan e Fareed Zakaria abbiano definito Trump nientemeno che un &#8220;pezzo di merda&#8221;. Al tempo stesso, la mediaticità della figura di Trump ha rappresentato per la CNN un&#8217;ottima occasione per aumentare notevolmente gli indici di ascolto rispetto al recente passato: il 2016, caratterizzato dalla lunga e accesa corsa alla Casa Bianca, <a href="http://www.adweek.com/tvnewser/2016-ratings-cnn-has-most-watched-year-ever/315014" target="_blank">ha infatti portato l&#8217;emittente di Atlanta a registrare il maggior numero di telespettatori della sua storia</a>, e non c&#8217;è dubbio che una percentuale significativa dell&#8217;incremento dell&#8217;audience della CNN possa essere ascritto all&#8217;ampia copertura degli eventi connessi alla campagna elettorale di Trump, che ha potuto giovare indirettamente della visibilità offerta da quello che ha finito per caratterizzarsi come uno dei suoi maggiori avversari mediatici. Jeffrey A. Zucker, Presidente della CNN, è stato <a href="https://www.nytimes.com/2016/12/01/business/media/trump-cnns-coverage-biased-presidential-candidates-aides-say.html" target="_blank">accusato dai portavoce degli ex candidati alla nomination repubblicana Marco Rubio, Jeb Bush e Ted Cruz</a> di aver distorto il dibattito interno al <em>Grand Old Party </em>garantendo, col pretesto della demonizzazione a tutti i costi, una platea di riguardo al loro principale avversario: la CNN ha contribuito attivamente alla creazione del fenomeno Trump, e questo fatto non potrà essere negato né dalle &#8220;scuse&#8221; di Zucker,<a href="https://www.buzzfeed.com/maryanngeorgantopoulos/cnn-president-mistake-to-air-so-many-trump-rallies?utm_term=.ksr5ZyJe7#.dlvrXPy89" target="_blank"> rilasciate ad ottobre a <em>BuzzFeed, </em></a>né dalla susseguente guerra totale dichiarata all&#8217;amministrazione Trump e condotta principalmente attraverso l&#8217;approfondimento della risonanza mediatica sul <em>Russiagate</em><em>.</em> La demolizione del <em>Russiagate </em>da parte del produttore della CNN John Bonifield ha rappresentato, in questo senso, lo stallo definitivo di <a href="http://www.linkiesta.it/it/article/2017/06/16/perche-il-russiagate-e-uno-scandalo-senza-prove/34616/" target="_blank">quello che Fulvio Scaglione ha definito uno &#8220;scandalo senza prove&#8221;, </a>nella cui narrazione testate di fama come la CNN stessa e il <em>New York Times </em>si sono ridotte al ruolo di &#8220;macchina del fango&#8221;, <a href="https://www.lindro.it/russiagate-campo-minato-giornalisti/" target="_blank">salvo poi battere precipitosamente in ritirata</a>.</p>
<p>L&#8217;ipocrisia dimostrata dalla CNN nel suo atteggiamento verso Trump non diminuisce, tuttavia, la misura di alcuni errori vistosi e notevoli commessi dal Presidente nei confronti del sistema dei <em>corporate media</em>: nell&#8217;entusiasmo del suo trionfo alle elezioni di novembre, infatti, Trump ha più volte ricordato come l&#8217;intera classe dei &#8220;<em>fake news media</em>&#8221; andasse etichettata come sconfitta e superata e, nominando nel suo entourage ristretto il direttore di <em>Breitbart </em>Steve Bannon, ha sembrato incentivare un&#8217;aperta battaglia tra i media <em>mainstream </em>e il più ristretto, ma agguerrito, complesso di media a lui favorevole. Inoltre, ridurre il problema del declino dei media alla loro ostilità nei confronti di Trump non potrà senz&#8217;altro giovare all&#8217;azione del Presidente: in questo senso, il fatidico video postato su Twitter non porterà acqua al mulino di Trump, dato che rappresenta la massima manifestazione della personalizzazione di uno scontro che, nella percezione del grande pubblico, potrebbe danneggiare sul lungo periodo la credibilità di entrambi i contendenti. </p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/guerra-aperta-trump-la-cnn.html">Guerra aperta tra Trump e la Cnn</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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